Marco Malvaldi Samantha Bruzzone.
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La regina dei sentieri.
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2004. Sellerio Editore, PALERMO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Dai risvolti di copertina:
Corinna Stelea, sovrintendente di polizia giudiziaria, e l'amica Serena Martini, chimica mamma ed esperta sommelier, si trovano a collaborare a un cold case ridiventato attuale, avvenuto in quella zona, la Maremma toscana, ricca di tradizioni e arricchita dalla modernit agricolo-turistica. Corinna, un metro e novanta di professionalit e tenacia, deve occuparsi del caso per lavoro; Serena, multidimensionale per necessit, cercando lavoro si ritrova per caso invischiata nella medesima faccenda.
Cos, all'inizio dell'indagine, mentre la sovrintendente insegue strenuamente indizi di reato, la chimica  assorbita in giornate turbinose, tra figli adolescenti, il marito, e incursioni della suocera, che all'improvviso vengono interrotte da illuminazioni investigative e azioni arrischiate. Poi le strade delle due si intrecciano e avventurosamente convergono. Succede che un vecchio Ape riemerge da un laghetto prosciugato all'interno della Cantina alla Tegolaia, un'enorme tenuta vinicola nei pressi di Bolgheri, rilevata da una multinazionale olandese.
 il motocarro che percorreva filari di vigne guidato dal pittoresco marchese Crisante Olivieri Frangipane, proprietario (vignaioli dal mille e dugentoquaranta si legge nel blasone di casa) di un'azienda molto pi piccola ma con una produzione di bottiglie di altissima qualit. Il ritrovamento dell'Ape, tanti anni dopo la scomparsa del nobiluomo,  conferma della sua probabile morte.
Ma che morte? Corinna, chiamata a far luce, e Serena coinvolta suo malgrado, non hanno dubbi, anche perch il Frangipane aveva un'indole e delle abitudini lontanissime da quell'ambiente dei manager della viticoltura. L'indagine si concentra quindi sul conflitto tra marketing e tradizione; e questo permette alla coppia Malvaldi-Bruzzone di divertirsi e divertire il lettore con digressioni e ragguagli di teoria e pratica dell'enologia. E sar proprio il vino, il vino propriamente usato, degustato in adeguata compagnia, a mostrare la strada verso la soluzione.
Anche questo secondo romanzo della serie con Corinna e Serena  un giallo di impianto logico, con l'andamento della commedia e l'ambientazione nella immaginifica provincia toscana. A questo gli autori aggiungono i loro tratti distintivi: la via dell'ironia e il rimando puntuale alle scienze, alla chimica e alla fisica che rendono pi meravigliose sia le vite quotidiane sia l'esperienza del delitto.
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GLI AUTORI.
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Marco Malvaldi (Pisa 1974) e Samantha Bruzzone (Genova 1974) hanno pubblicato due libri per ragazzi. La serie con Corinna e Serena  iniziata con il giallo Chi si ferma  perduto (2022). Marco Malvaldi  l'autore dei romanzi della serie del BarLume.
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La regina dei sentieri.
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Dedica.
A nonno Eugenio, e alla gioia di trovare la via giusta.
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Il tempo si biforca perpetuamente verso innumerevoli futuri.
Jorge Luis Borges, Il giardino dei sentieri che si biforcano.
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Tra mercoled e gioved.
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Fin da quando ero giovane, mi capita piuttosto spesso di non riuscire a dormire. Come a molti, intendiamoci. Per sono convinta che il mio caso sia pi ostico del normale. Anche qui, mi sa che non sono da sola.
La cosa che mi d pi fastidio  quando non riesco a capire il motivo per cui non sono in grado di prendere sonno; allora inizio a pensarci, mi ci arrovello, e l'agognato momento in cui dovrei perdere conoscenza e cominciare a sbavare sul cuscino come un neonato si allontana ulteriormente.
Per va anche detto che, quando lo capisco, dopo poco riesco ad addormentarmi, come se il mio cervello mi avesse dato il permesso di collassare. Non se lo capisco, intendiamoci bene. Quando lo capisco. Perch un motivo c' sempre, e prima o poi a furia di pensarci ci arrivo o mi convinco di esserci arrivata. A volte sono preoccupazioni semplici, come i voti di Pietro o l'allergia di Martino; altre volte sono un po' pi articolate, come la consapevolezza che il giorno dopo andremo a mangiare dalla suocera e so gi che dopo la frutta tirer in lungo il pi possibile a preparare il caff cos da riuscire a sequestrarci un quarto d'ora in pi che
a noi non costa nulla ma alla sua et, sola come si ritrova, povera donna, sono momenti preziosi. La seconda parte della frase  di Virgilio, sia chiaro. Io ho un serbatoio piuttosto piccolo per la piet, ma per fortuna non la uso quasi mai. A volte invece, e sono le peggiori,  semplicemente la sensazione di aver passato un'altra giornata inutile e di essermene resa conto solo la sera, al momento di andare a letto, quando prendi in mano il libro e ti accingi a goderti un po' di sacrosanto riposo, e ti viene il dubbio che quel riposo non sia poi cos meritato, visto che te a lavorare non ci vai. Questo, ovviamente, di solito lo ricorda la suocera.
Quella notte, invece, era abbastanza semplice elencare i motivi per cui non riuscivo a prendere sonno. La situazione era chiara. Erano le due e mezzo di notte ed ero sola, a cento chilometri da casa, chiusa in una cantina, cinque metri sottoterra, nella quale il cellulare non aveva nemmeno un accenno di segnale. Mi sto scordando qualcosa? Ah, s. La cantina era nella fattoria dove lavorava un tipo che conoscevo da parecchi anni e che cercavo di non frequentare da quasi lo stesso numero di anni, dopo che aveva tentato di baciarmi mentre ero un po' alticcia.
Insomma, non so voi, ma a me sembrava di aver inquadrato perfettamente il problema.
Eppure non riuscivo a dormire lo stesso.
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Luned.
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Le cinquantenni si dividono in due categorie: quelle che si lamentano della cellulite e quelle che si lamentano perch da vicino non ci vedono pi un cavolo. Ecco, io non ho ancora cinquantanni, ma al momento dell'esame di ammissione so per certo quale casella indicare.
E quel giorno mi far fare anche un paio di lenti bifocali uno dei regali di compleanno pi mesti del creato. Ma, fino a quel giorno, quando non riesco a leggere una scritta troppo piccola mi tiro su gli occhiali e faccio prima. Il che al supermercato pu creare dei problemi.
Una mano per tenere il cellulare con la lista della spesa, una per reggere il barattolo e una per tirarsi su gli occhiali: se fossi un polpo mi avanzerebbero cinque arti, siccome sono Serena me ne manca uno. Di solito ne nasce un balletto da giocoliere sbronzo, con conseguente crollo di uno dei tre oggetti quasi sempre, non so perch, sono gli occhiali.
Se poi qualcuno, mentre sei l che giocoli, ti chiama al telefono,  un casino.
Ciao Corinna.
Ciao Serena. Come stai?
Tutto bene.
Sicura? E questo rumore?
Nulla,  cascato un vasetto di latte di cocco. Sopra la mia testa, sentii l'altoparlante del supermercato scandire segatura alla corsia quattro.... Senti, ti posso chiamare fra cinque minuti?
Hai voglia.
Misi via il cellulare, mentre mi chiedevo se dovessi aspettare l'inserviente, se non altro per scusarmi. Era luned, tre giorni prima di ritrovarmi chiusa in una cantina, ma ero comunque in una situazione imbarazzante. In quel momento avrei dato chiss che cosa per essere da un'altra parte, in qualsiasi luogo, senza sapere che qualche giorno dopo sarei stata costretta a smentirmi da sola. Ancora mi chiedo cosa sarebbe successo se non le avessi risposto, a Corinna.
Mi scusi, mi  scivolata dissi al ragazzo con secchio e sacco mentre si inginocchiava ai miei piedi.
Capita... rispose il ragazzo, col tono cortese di chi pensa che se volevo veramente aiutarlo piuttosto che scusarmi era meglio se mi toglievo dalle scatole, ma non me lo pu dire perch senn il direttore del supermercato lo scuoia.
Davvero, mi dispiace... riprovai, tenendomi gli occhiali sulla fronte. Era pi facile evitare di imbarazzarsi se lo vedevo sfocato.
Si fa in un attimo mi tranquillizz il ragazzo. Guardi, se mi toglie il carrello da l mi fa un favore.
Ah, s, certo. Ecco.
Presi il manico del carrello, lo spostai e ne approfittai per proseguire oltre, sempre con gli occhiali sulla fronte. Cos, se anche qualcuno mi avesse riconosciuta, io perlomeno avrei evitato di saperlo. E poi dovevo controllare la listina. Dunque, vediamo.
Yogurt ellenico, preso. Latte, preso. Biada da colazione, preso. Baccal automatico...
A volte, il modo di Virgilio di fare la lista della spesa mi confondeva un pochino. Alcune cose erano ovvie, come yogurt ellenico, biada da colazione (i fiocchi d'avena) o mele anziane (melanzane). Ma con baccal automatico intendeva quello gi sfilettato, spellato e imbustato oppure lo voleva anche precotto? Io avevo preso quello ancora da cuocere, ci son tanti modi di cucinare un baccal, ma molti meno per farlo tornare crudo. Cetrioli, sedano, polpa di pomodori, paprika. Avevo tutto. Tutto tranne il latte di cocco col cavolo che torno indietro a prenderlo. Per avevo una cosa in pi. Una bottiglia di Guado al Tasso.
Non per cena, no. Ormai io e Virgilio stappiamo solo nei weekend e nei giorni speciali, e il giorno dopo per l'appunto saremmo andati a festeggiare un compleanno. Un settantesimo compleanno. Una di quelle occasioni in cui stappare una bottiglia  necessario. Il genetliaco, nella fattispecie, era quello della suocera, Augusta Viterbo vedova Rossi, meglio nota come Augusta Pino per la sua vaga ma inequivocabile somiglianza somatica e comportamentale con il generale Augusto Pinochet, la quale per festeggiare ci aveva invitato a cena a casa sua. Una di quelle occasioni in cui la bottiglia, dopo averla aperta, va scolata.
Torniamo al presente, va'. Cio, in questo caso, all'imperfetto. Avevo tutto, potevo andare verso le casse. Anche senza occhiali, riconobbi il mio cassiere preferito e mi misi in fila al numero sette.
Non conosco i nomi dei cassieri del supermercato, ma per fortuna esistono i soprannomi, e soprattutto so benissimo quali sono quelli da evitare: Biscardi, un omino sulla sessantina con un parrucchino rosso mogano che  lento come il bradipo di Zootropolis ma in compenso quando parla non si capisce una mazza, e la Moribonda, una tizia dall'et indefinibile che commenta ogni singolo acquisto mettendolo in relazione con una delle centosei malattie che la perseguitano da anni. I croissant (eeeh, io 'un me li posso permettere, ci il colesterolo a duessettanta...), il caff (ma lo sai a me l'espresso mi fa veni' l'acidit di stomaco, basta un gocciolino e sto coi fortori tutto il giorno...), e qualsiasi altra cosa. Una volta, mi ricordo, mi ero scordata la base per il soffritto e mi sono presentata alla cassa solo con un mazzetto di carote e un cespo di sedano.  andata in crisi.
Al sette invece quel giorno c'era il Gigante Buono, un signore altissimo e grassissimo che avevo sempre visto dietro la sua cassa e mai in giro per il paese; la prima volta mi ero chiesta come facesse a entrare dietro la cassa con quella mole, poi ero giunta alla conclusione che probabilmente prima si sedeva e poi gliela montavano intorno. Ad ogni modo il Gigante Buono era sorridente, gentile e velocissimo e di una pazienza disumana, anche con quelli che arrivavano senza aver pesato la frutta alla bilancia.
Io, devo ammetterlo, un po' meno. Poche cose mi piacciono meno dello stare in fila. A volte, per, per distrarmi, mi basta dare un'occhiata a quello che mettono sul nastro le persone prima di me.
La ragazza due posti avanti a me aveva nel carrello detersivo per pavimenti, candeggina (riconosco la bottiglia), scottex, un mocio, forse una scatola di guanti, sacchi della spazzatura extralarge e una bottiglia di rum. O si era trasferita da poco in un appartamento nuovo o aveva appena commesso un omicidio. Immediatamente prima di me, invece, un antropoide con la barba di tre giorni, in pantaloni della tuta e giacca a vento del Filettole Calcio, in una mano due confezioni di pizza surgelata, nell'altra un cartone da tre birre, e una faccia che escludeva che una delle due pizze fosse per qualcun altro.
Niente in confronto alla spesa che era gi stata posata sul nastro. Quattro vaschette di petti di pollo, quattro confezioni di insalata in busta, un sacchetto di mandarini, un pacco di crackers e uno di pan carr. E una cassetta d'acqua naturale. Unica concessione all'allegria, due pacchetti di patatine. Chiunque fosse il proprietario di quella spesa, per il bene dell'umanit speravo che non invitasse mai nessuno a cena.
Serena!
Alzai le sopracciglia, e gli occhiali dalla fronte mi ricaddero sul naso.
In fondo alla cassa, con una mano alzata tipo statua di tribuno romano, c'era Augusta Pino.
Ma non mi avevi vista?
Sai, con gli occhiali sulla fronte il mondo  un po' sfocato.
Tenendo la busta aperta con una mano, tentando di evitare che si insaccasse su se stessa, ci misi dentro lo yogurt e il baccal.
E perch avevi gli occhiali sulla fronte?
Avena, cetrioli, vino.
Perch dovevo leggere una scadenza e con gli occhiali le cose vicine non le vedo.
E perch invece di darti una mano a imbustare la spesa me ne sto qui a braccia conserte a farti il terzo grado su una roba di nessuna importanza? Questa secondo me era la vera domanda che Augusta Pino avrebbe dovuto farsi.... e questo. Mi d la tessera? chiese il Gigante Buono, mentre passava l'ultimo articolo. Finalmente una domanda sensata.
Ecco qua.
Grazie. Novanta e sessantacinque.
Novanta e sessantacinque? chiese Augusta Pino. Con queste tre cose?
Eh s. Tieni conto che c' il vino.
Ho capito, ma quanto mai pu costare una bottiglia di vino?
Dipende. Se  una bottiglia di bianco per cucinare anche meno di quattro euro. Se  un Bolgheri superiore top di gamma, anche pi di quattrocento.
Ha fatto un affare sua figlia, signora disse il Gigante Buono, sorridendo come sempre. Fuori da qui questa bottiglia costerebbe il doppio.
Non  mia figlia precis Augusta Pino con lo stesso tono con cui una marchesa avrebbe detto al guardarobiere non  la mia pelliccia. Come  possibile, scusi?
Queste bottiglie qui di pregio le tengono nell'armadio in fondo e non hanno mai cambiato il prezzo da anni.
Ho capito. Chiss se son sempre buone, allora.
Solitamente i grandi vini migliorano invecchiando, beati loro rispose il Gigante Buono, dandomi lo scontrino. Arrivederci.
Novanta euro per una bottiglia di vino...
C'erano anche altre cose risposi, sempre con lo scontrino in mano, mentre ci avviavamo verso il parcheggio. Se vuoi ti dico quanto costa esattamente.
No, grazie. Ma Virgilio lo sa?
Di avere una moglie alcolizzata?
Serena, dico solo che in quattro con uno stipendio solo forse si pu stare un po' pi attenti.
Anche in una casa da quattro stanze con una persona sola si deve stare attenti. Potrebbe capitarti un incidente. Un piede che scivola nella doccia, un tappeto che slitta in cima alle scale, tua nuora che ti d una padellata in testa.
Non lo dissi, chiaramente, ma altrettanto chiaramente lo pensai.
Uno stipendio da professore ordinario in una delle universit che pagano meglio in Italia risposi senza guardarla.
In fondo Augusta Pino ha un funzionamento semplice. E come Big Jim, con il tasto sulla schiena: se mi
toccano mio figlio, picchio. Fortunatamente, al contrario di Big Jim, ha anche il movimento contrario; se parlano bene di Virgilio, allora passa tutto. Gli altri possono solo parlare bene di Virgilio, l'unica che lo pu infamare  lei.
Ragazzi, lo sapete voi disse, facendo finta di essere convinta, mentre metteva la spesa nel bagagliaio. Allora, domani vi aspetto a che ora?
Mi ricordai di quello che c'era nelle buste, e annuii senza tentare di mostrare un entusiasmo ingiustificato. Vista la roba che hai comprato per la cena, ti direi verso le sei. Di solito all'ospedale cenano a quell'ora.
Domani  marted, Martino esce da judo alle otto. Doccia e tutto quanto... ti direi per un quarto alle nove.
Allora benissimo per un quarto alle nove. A domani.
Augusta entr in auto, ingran la retromarcia e part.
Oddio, part...
Tutta la dignit e il vago terrore che ispira Augusta Pino si dileguano, o meglio, si sbriciolano a terra quando si mette al volante. Mia suocera guida pi o meno come vive il resto della sua vita: senza ascoltare. Mette il piede sull'acceleratore e usa il cambio come la leva di una slot machine, tiriamo forte e speriamo in bene. E se va bene, non tocchiamola pi.
La macchina fece retromarcia, rombando come una Formula 1, poi si ferm e cominci ad avanzare lentamente, ma a tutto motore. Mancavano solo gli amici a sventolare i fazzoletti, altrimenti come varo del Titanic sarebbe stato perfetto.
Dopo aver mollato gli ormeggi, si diresse con incedere da transatlantico verso l'uscita, sempre rigorosamente in seconda. Se in quel momento non avesse squillato il telefono, probabilmente sarei rimasta l a guardare l'auto capitanata da Augusta Pino che solcava la statale, chiedendomi come facesse una persona laureata in matematica ad ignorare che dopo il due viene il tre; solo che, in quel preciso momento, il telefono effettivamente squill di nuovo.
Ciao Serena.  un buon momento?
Sicuramente meglio di prima. Ho le mani libere e mia suocera  appena andata via, quindi s, direi di s.
Se Corinna fosse stata un'altra persona, avrei aggiunto beata te che una suocera non ce l'hai. Visto che si trattava di Corinna, avevo capito da tempo che non era il caso. Avevo notato gi due o tre volte come qualsiasi accenno alla vita matrimoniale la irrigidisse, e quando il discorso cadeva sui bambini piccoli chiaramente cercava di diventare trasparente. Se sei alta uno e novantaquattro non  facile.
Bene. Senti, tu lo conosci un certo Alberto Papa?
 fatta cos, Corinna. Come stai, tutto bene, dove
sei stata tutto questo tempo, e tutte le altre formule lubrificanti che servono solo a introdurre l'argomento della chiamata le sono del tutto inutili. Sar il lavoro. Per me, casalinga, parlare con qualcuno di solito  un piacere; per lei, sovrintendente di polizia giudiziaria, parlare con qualcuno di solito  un interrogatorio. S, lo so che la frase precedente  sgrammaticata. Voi
quando pensate completate tutte le frasi in modo corretto? Ecco, nemmeno io.
Alberto Papa, s, lo conosco.  un enologo. L'ho conosciuto parecchi anni fa, quando ho fatto il corso da sommelier.
S, ho visto una foto dove lavora, in un posto che si chiama Tenuta della Tegolaia. Ci sei anche te.
La Tegolaia? Per.
Lo conosci? Il posto, intendo, questa tenuta?
Be', sono dei grossi produttori. Molto grossi. E anche abbastanza importanti.
E questo Papa, invece?
Restai un paio di secondi senza parlare. Se avete presente che persona sono, sapete che non capita spesso.
In che senso?
Ho visto una foto dove ci sei anche te, ma risale a una decina d'anni fa.
Anche quindici.
Diciamo che volevo capire se vi conoscevate bene continu Corinna, se vi sentite ancora, che tipo di persona , in che rapporti siete, ecco.
Rimasi ferma, con il telefono all'orecchio, per un attimo.
Non sapevo da dove cominciare.
A voi adesso lo posso dire pi facilmente. Avete presente, prima, quando vi raccontavo che qualche giorno dopo mi sarei ritrovata chiusa in cantina in una tenuta dove lavorava un tizio che anni prima aveva tentato di cacciarmi in bocca mezzo metro di lingua?
Ecco, quel tizio era Alberto Papa.
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Disposizioni per la ricerca delle persone scomparse
(legge 203 del 14 novembre 2012).
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Art. 4.
Ferme restando le competenze dell'autorit giudiziaria, l'ufficio di polizia che ha ricevuto la denuncia promuove l'immediato avvio delle ricerche e ne d contestuale comunicazione al prefetto.
Una delle caratteristiche essenziali per essere un buon poliziotto  la capacit di mantenere la calma.
Nei film, questo significa fare irruzione in una casa dalla quale ti stanno sparando addosso e tu procedi lucido & impavido, nascondendoti dietro automobili rovesciate o altri ostacoli appositamente preposti dallo sceneggiatore mentre giochi a scacchi con il tuo partner urlandoti le mosse ad alta voce.
Nella realt, invece, significa riuscire a respirare profondamente dopo che il questore in persona ti ha fatto convocare nel suo ufficio.
In polizia, come in qualsiasi altra impresa organizzata, la normale catena di funzionamento segue una logica gerarchica: il capo supremo chiama il dirigente, il dirigente chiama il capoufficio e il capoufficio chiama l'impiegato. Se  il capo supremo a chiamare nel suo ufficio direttamente l'impiegato, di solito sono guai.
Per cui, dato che il sovrintendente Stelea Corinna era stata convocata direttamente dal questore dottor Ernesto Gubitosi senza che il suo dirigente di sezione, dottor Chiariello Enrico, n i sottoposti intermedi laureati o meno ne sapessero nulla, non c'era molto da stupirsi che il sovrintendente Stelea Corinna fosse parecchio nervosa.
Stelea?
Avrei tanta voglia di rispondere di no, pens Corinna alzandosi. Aveva passato la mezz'ora precedente nell'anticamera del questore, ripercorrendo all'indietro tutto quello che aveva fatto nei mesi precedenti cercando di capire in quale circostanza avesse potuto fare del casino, ed era arrivata pi o meno all'inizio della pandemia epoca durante la quale il dottor Gubitosi era ancora questore a Trieste e quindi probabilmente poco interessato ai dettagli investigativi di un sovrintendente della costa opposta senza trovare nulla di oggettivamente rilevante. Ci nonostante, si alz dalla sedia con la stessa serenit d'animo di un tacchino a Natale.
Stelea? chiese da dietro la scrivania il questore, alzando la testa, con tutt'altro tono rispetto a quello usato in precedenza dall'usciere. Un tono quasi di curiosit, giustificato peraltro dal fatto che i due non si erano praticamente mai incontrati prima di quel momento.
Ai comandi, signor questore.
Per carit, Stelea, niente formalit Il questore si alz, le tese la mano e gliela strinse in modo garbato. Piacere di conoscerla. Si sieda, la prego.
Il che Corinna fece, continuando a guardare il suo interlocutore e cercando di capire da che parte sarebbe arrivato l'attacco. Il dottor Gubitosi era un cinquantenne di altezza media e che sarebbe stato molto bello, a quanto poteva vedere Corinna, se solo un combinato disposto di barba e occhiali quadrati da funzionario statale non avesse impedito l'accesso alla zona. Solo il naso, diritto e regolare, sfuggiva al presidio e rimaneva esposto, a trattare con i manifestanti.
Dunque, Stelea, lei conosce la zona di Bolgheri? chiese il questore, mentre si risedeva.
Non molto, signore.
La risposta pi esaustiva, nella fattispecie, sarebbe stata ci andavo al mare con mio marito, quando ancora ero sposata, ma tale frase avrebbe introdotto un numero di informazioni sulla vita privata di Corinna che sicuramente al signor questore non interessavano, e che Corinna non intendeva condividere con una persona che vedeva per la prima volta, questore o presidente della repubblica che fosse.
Non molto ripet il questore, lentamente, come se la risposta l'avesse deluso. E, mi dica, per curiosit, lei si intende di vino?
Corinna si trattenne dall'alzare le sopracciglia.
Non molto, signore.
Dove non molto significa riconosco il bianco dal rosso.
Ma beve, talvolta? Le piace?
Corinna guard il questore, ormai completamente confusa, cercando di capire se quella fosse una convocazione per motivi disciplinari o un invito a cena.
Sono praticamente astemia, signore disse, dopo un attimo, sperando di chiudere la questione, qualunque delle due fosse.
Capisco. Quindi il nome della Tenuta della Tegolaia non le dice nulla, immagino.
Mi dispiace ma no, signore.
E invece il nome Crisante Olivieri Frangipane le dice qualcosa?
Vi  mai capitato di andare in un ristorante di quelli che fanno cucina alternativa, tipo fusion nippo-molisana, dove quando aprite il men trovate piatti incogniti ma minacciosi come le zengarielle con vrucculare e katsuobushi o la frliffela de bujan con cimarole e brodo dashi, e poi a un certo punto trovate pizza di mais con baccal ammullecate e pensate almeno questo ho una vaga idea di cosa potrebbe essere? Ecco, Corinna ebbe esattamente quella sensazione.
Crisante Olivieri Frangipane, s, questo mi dice qualcosa, signore.  quell'industriale che  scomparso una decina d'anni fa. Era a Bolgheri, ha ragione.
Se Crisante Olivieri si sentisse definire industriale, sovrintendente Stelea, probabilmente ricomparirebbe solo per mandarla a quel paese disse sorridendo il questore.
Lei lo conosce meglio di me, direi.
Il questore guard Corinna, intrecci le mani sulla scrivania e annu due o tre volte, lentamente.
Crisante Olivieri era un produttore di vino, il proprietario e l'erede di una grande casa vinicola.
La Tenuta Tegolaia di cui parlava prima, signore?
Il dottor Gubitosi alz le mani.
Per carit. Questo per Crisante Olivieri sarebbe quasi peggio che sentirsi dare dell'industriale. Cio, sarebbe come dargli dell'industriale della peggior specie. Li odiava, letteralmente.
Capisco. Allora, mi perdoni, signore, ma come mai...
Come mai le ho chiesto se conosceva la tenuta? Ha ragione, sovrintendente.
Il questore intrecci di nuovo le mani sulla scrivania, picchiettando i pollici l'uno contro l'altro.
Crisante Olivieri Frangipane, settantacinquenne, vedovo,  uscito da casa sua il 20 ottobre del 2013. Gli ultimi ad avere notizie certe sono il figlio Oreste, la figlia Ramona e il domestico, che lo hanno visto da due punti diversi salire sul proprio motocarro e uscire dal cortile della propria casa intorno alle sette di sera.
Motocarro?
Il marchese Crisante era un vero e proprio viticoltore, e per i piccoli spostamenti in paese e nei dintorni della tenuta usava sempre il suo motocarro personale, un Ape. Era un Ape un po' particolare, e molto riconoscibile, perch il marchese aveva fatto asportare la capote e il parabrezza.
Ho capito, pens Corinna. Il marchese Crisante aveva l'Ape coup. Un autentico dandy. Ad ogni modo, quello era un vero status symbol. Tutti buoni, se hai i soldi, a farti la Porsche coup, ma l'apino decappottabile era tutta un'altra storia.
Poco dopo la figlia, Ramona, esce per recarsi a una cena di lavoro. Il figlio Oreste rimane invece in casa.
Il domestico va a casa propria. Alle otto e quarantadue minuti la figlia Ramona riceve una chiamata. Trentaquattro secondi, stando ai tabulati. E la prima chiamata che il marchese fa dopo essere uscito di casa e anche l'ultima.
Il questore parlava come se leggesse dati e cifre direttamente sulla parete alle spalle di Corinna, senza gettare minimamente uno sguardo ai fogli che aveva sparsi sulla scrivania.
Che cosa disse alla figlia, signore?
Secondo quanto riportato dalla figlia, il padre le chiese semplicemente se fosse arrivata a Firenze. Pare che il marchese fosse un maniaco della puntualit. Non sappiamo se si siano detti questo, ma la durata della chiamata  coerente. Ad ogni modo, come dicevo, questa  l'ultima chiamata che il marchese effettua dal proprio cellulare. La figlia, Ramona, rientra verso le due di notte e va a letto. Il giorno dopo, si rende conto che il padre non  in casa. Entrambi i fratelli chiamano il cellulare del padre lungo tutto l'arco della mattina. Alle dodici circa, si presentano alla caserma dei carabinieri di Castagneto Carducci e sporgono denuncia per la scomparsa.
Corinna annu, lentamente, e chi scrive approv a sua volta. In seguito all'approvazione della legge 203 del 14 novembre 2012, entrata in vigore il 29 novembre dell'anno stesso, chiunque venga a conoscenza dell'allontanamento di una persona dalla sua abitazione e ritiene, per le circostanze in cui il fatto  avvenuto, che dalla scomparsa possa derivare un pericolo per la vita e per l'incolumit personale della stessa, pu denunciare il fatto alle forze di polizia. A proposito, giacch nel corso della narrazione avremo modo di interloquire spesso, permettetemi di presentarmi: chi vi scrive non  altri che il senso del dovere del sovrintendente Stelea Corinna, permanentemente in servizio 24 ore su 24, come si conviene a un obbligo morale di qualsivoglia genere, e al quale Corinna demanda ogni spiegazione a terzi e, talvolta, anche a se stessa, sulle motivazioni riguardanti il proprio comportamento sul lavoro.
Tutto questo accadeva nel 2013. Partirono le ricerche, vennero allertate le forze preposte, si batt la campagna, si misero manifesti nelle zone limitrofe anche se il volto del marchese Crisante era noto agli abitanti del Bolgherese, ma magari qualche turista...
A fine ottobre, signor questore?
In questi casi non si lascia nulla di intentato. E comunque la zona, essendo di produzione vinicola, ha un particolare interesse proprio in quel periodo, non creda. Ad ogni modo, tutto questo accadeva nel 2013, come le dicevo prima.
Corinna tacque, in attesa di quello che doveva essere successo dieci anni dopo. Qualcosa doveva essere successo.
Ieri sera, durante il drenaggio di un bacino artificiale nella zona, dalla fanghiglia  cominciato ad emergere la sagoma di un motocarro. Un motocarro piuttosto particolare, senza la capote e il parabrezza. E lo sa dove  situato questo bacino artificiale, sovrintendente?
La Tenuta Tegolaia di cui parlava prima, signore?
 sorprendente come la stessa domanda, fatta alla stessa persona ma in due momenti e in due contesti differenti, possa generare due risposte diametralmente opposte; il giorno in cui quel pappagallo elettronico dalla memoria sterminata che chiamiamo ChatGPT riuscir a comprendere questo aspetto, potremo forse cominciare a parlare di intelligenza artificiale. Se vi ricordate, alla stessa domanda precedentemente il questore Gubitosi aveva risposto Per carit, mentre invece stavolta si limit ad annuire col capo, come del resto era largamente prevedibile che facesse.
Il relitto  emerso completamente stamattina, dopo ore di lavoro. Il corpo dello scomparso non  in loco, n nell'abitacolo n sul fondo del bacino. Il questore rimase un momento in silenzio, ma con la bocca semiaperta, prima di completare. Vorrei che fosse lei a recarsi sul luogo e a fare i primi accertamenti. Ho condiviso questo desiderio con il prefetto, il quale si  detto completamente d'accordo sulla mia valutazione.
Corinna rimase un attimo in silenzio. Era entrata preparata a farsi fare il mazzo e adesso le sembrava di essere James Bond nella stanza di M.
Posso fare una domanda, signor questore?
Prego.
Se la denuncia all'epoca  stata fatta ai carabinieri, perch adesso  la polizia a doversene occupare?
Il questore guard un attimo verso il soffitto, dondolando lievemente la testa, come chi deve dare una spiegazione assolutamente inverosimile ma sa che, per motivi di gerarchia e di rispettivi ruoli istituzionali, l'interlocutore non pu fare altro che far finta di crederci.
Il momento preciso in cui avvenne la scomparsa era piuttosto ingarbugliato a livello istituzionale. Il commissario straordinario per le persone scomparse, dottoressa Basilone, era decaduta dalla carica alla fine di settembre, e il nuovo commissario, dottor Piscitelli, venne incaricato solo alla fine di dicembre dell'anno stesso. Il coordinamento delle ricerche non fu, diciamo cos, ottimale.
Ho capito.
Bene. Ha altre domande?
Date le mie prerogative, ho il dovere di sottolineare che se fosse stata completamente sincera con il proprio superiore Corinna avrebbe dovuto rispondere affermativamente. Nella fattispecie, la domanda che veramente il sovrintendente avrebbe voluto fare al questore Gubitosi era, testualmente: Scusi, dato che non conosco la zona, non mi intendo di vino e sono un semplice sovrintendente che lei prima di adesso non aveva mai visto, posso chiederle perch cazzo ci volete mandare me?.
Nessuna domanda, signor questore.
Ottimo. Il dottor Casetti ha gi preparato il dossier. Lo trover qui fuori.
...
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...
Luned, un pochino dopo.
...
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...
Insomma,  una situazione complicata, come ti dicevo. Non lo vedo da una quindicina d'anni.
Capisco. Comunque, scusa se te lo chiedo, non  stato violento o...
No, no, per carit. Solo, diciamo cos, molto maldestro. Forse un tantino approfittatore, forse. Non ero del tutto sobria.
Ero in auto, sulla strada verso casa, la voce di Corinna che risuonava nelle casse della mia macchinina nuova nuova. Avevo comprato da poco un'auto ibrida, e mi divertivo come una scema a percorrere le strade del paese cercando di usare il meno possibile il motore a benzina. Anche parlando al telefono, era veramente difficile non farsi ipnotizzare dal monitor con le freccine rosse e azzurre che andavano dal motore alla batteria e dalla batteria all'automobile. Ma in quel momento non era il caso di lasciarsi distrarre.
E tu non lo avevi incoraggiato in nessun modo?
Risi, per dissimulare il nervosismo.
Scusa, cos', un processo?
No, scusa te, Serena.  che stavo cercando di capire in che rapporti eravate, cosa succederebbe se tu lo rivedessi ora, ecco.
Cosa succederebbe se lo rivedessi ora...
Sempre ripetere la domanda a voce alta, quando  difficile rispondere. Sia che non sappiate la risposta, sia che la conosciate, ma non abbiate nessuna voglia di dirla. Nel mio caso, era la prima. Era un sacco di anni che non vedevo Papa.
Credo niente di che. Un po' di imbarazzo, forse. Ma magari manco si ricorda chi sono. Oppure nemmeno mi riconosce. Sai, sono passati una quindicina d'anni e un paio di figlioli.
Il che mi fa chiedere, per la quinta volta da quando  iniziata la conversazione, per quale cavolo di motivo Papa conservi una foto in cui siamo insieme.
Comunque, Corinna, a parte l'incidente che ti dicevo, che  stato solo un approccio un po' maldestro,  una gran brava persona. Nel senso...
Nel senso cosa?
Cio, se vi state frequentando, non vorrei che tu prendessi male quello che...
Non avevo mai sentito ridere Corinna fino a quel momento. Esplose in una specie di nitrito aspirato, che dur qualche secondo.
Mamma mia, Serena, cos disperata no, eh! Sar una gran brava persona e tutto ma scusa, a parte il fatto che  alto un metro e un barattolo, mi sembra uno degli uomini pi tristi del creato.
Non potevo che confermare. Alberto Papa, a dispetto del nome, pi che un pontefice sembrava un prete 
di quelli ante Concilio Vaticano Secondo. Tranquillo, precisino, sempre vestito uguale (camicia, maglioncino in tinta unita, jeans), abitudinario come un parroco e con la stessa espressione facciale di un sagrestano. Insomma, il marito ideale, secondo vostra nonna.
Ah bene, mi consolo. Scusa, sai, ma da come l'avevi presa larga... adesso per sono curiosa. Perch lo dovrei rivedere, nel caso?
Ecco, appunto. Come ti dicevo, questo Alberto Papa lavora nella Tenuta della Tegolaia. Sono stata a farci un sopralluogo stamani perch, non so se lo hai letto sui giornali, ieri mattina durante le operazioni di drenaggio di un laghetto artificiale  emerso un veicolo un po' particolare.
Un veicolo un po' particolare?
S. E un Ape, un motocarro, ma senza la capote e il parabrezza.
Un Ape senza capote e parabrezza. Mi ricordava qualcosa, ma molto vagamente. Per ce lo vedevo bene, in mezzo alla Tegolaia, a alzare la polvere tra i vitigni. Per un attimo mi trastullai mentalmente pensando a quanto terrore potrebbe seminare Augusta Pino alla guida di un apino, rombando in mezzo alle vigne a sette all'ora. Poi Corinna disse un nome e tornai sull'asfalto.
Quell'Ape era di propriet del marchese Crisante Olivieri Frangipane.
Nooo... il vecchio Crisante? Hanno ritrovato Crisante?
No, per ora solo il suo motocarro. Per capisci che dopo dieci anni...
Aspetta, aspetta. Hanno ritrovato il suo apino alla Tegolaia? Dentro la Tenuta della Tegolaia?
 tanto strano? afferm Corinna domandando.
 tanto strano...
Stavolta, era il secondo caso. Cio, conoscevo la risposta, ma non sapevo se era il caso di esplicitarla.
Diciamo che il marchese Crisante e la Tenuta della Tegolaia non erano in rapporti idilliaci. Cio, diciamo proprio che si odiavano. Cio, meglio ancora, diciamo che alcuni dei dirigenti apicali della Tenuta della Tegolaia odiavano il marchese Crisante.
Questa cosa la sai per sentito dire o...
No, no, la so per sentito dire direttamente. Cio, ho sentito direttamente l'amministratore delegato della Tegolaia dire al marchese Crisante che se lo avesse rivisto dentro la tenuta gli avrebbe fatto sparare.
Addirittura. E quando sarebbe successo, questo?
Era una di quelle situazioni che a volte mi chiedevo se avessi vissuto davvero. Saranno stati dieci anni fa. L'anno era il 2013, ne sono sicura perch Martino era nato da pochi mesi. Ancora non avevo mai lavorato come sommelier, era solo una passione. Era la mia prima serata libera, e Virgilio si era organizzato con sua madre e mi aveva spedito in patria, a Castagneto Carducci, per una orizzontale di Bolgheri superiore.
Che cos' una orizzontale?
 una degustazione comparativa. Praticamente, prendi un certo numero di bottiglie della stessa tipologia, dello stesso vitigno, della stessa annata, ma tutte di produttori diversi. Cos puoi confrontarle e capire meglio l'effetto del terroir, del suolo, e dello stile di vinificazione delle varie aziende. Nella degustazione verticale, invece...
Atteniamoci alla degustazione orizzontale, per favore. Quella di cui parlavi.
Come vuoi. Insomma, in questa occasione avevo conosciuto di persona il marchese Crisante. Ne avevo sentito parlare, ovviamente, ma non lo avevo mai incontrato prima. Era un tipo strambo, affascinante. Sembrava Peter O'Toole, hai presente, l'attore... no, eh? Comunque, il classico gentiluomo di una volta. Era arrivato in moto, su una Norton degli anni '50, sai, una di quelle moto da ufficiali inglesi... va bene, va bene. E ci eravamo trovati simpatici, anche perch avevamo in comune un paio di cose fuori dal comune. Nella fattispecie, il naso e il palato. Chi mi conosce lo sa, io ho un olfatto piuttosto sviluppato; un po'  nascita, un po'  chimica, nel senso di laboratorio di chimica, uno di quei posti dove distinguere un odore correttamente ti pu risparmiare tante seccature, dal dover rifare un'analisi al dover rifare una parete, al posto di quella crollata in seguito all'esplosione. Ma anche il marchese Crisante non scherzava. La degustazione era alla cieca, e lui indovin nove bottiglie su nove io solo sette, due le scambiai. Devo ammettere che ci rimasi un po' male. Questione di esperienza, mi disse lui, signorilmente. Non si deve preoccupare, lei  molto pi capace della media. Poi indic una bottiglia, una di quelle in degustazione, e disse: pensi che, ad esempio, l'amministratore delegato di questa azienda qui non distinguerebbe il sangiovese dalla maionese. Questa cosa la disse a voce abbastanza alta, e la persona in questione sent benissimo.
Ti ricordi come si chiamava?
La faccia l'ho presente, ma il nome non me lo ricordo. Si chiamava Chiari, o Gori, una cosa cos. Ad ogni modo, mi ricordo che non la prese bene.
Non la prese bene per nulla. Cominci a dire a voce alta che lui portava rispetto a tutti e non vedeva perch uno invitato a una degustazione trovasse giusto insultare gli altri ospiti. Al che il marchese Crisante replic che non era un insulto bens una constatazione, ed era cosa nota e cognita all'universo mondo, giuro che disse proprio cos, che lei Walter di vino ci capisce pi o meno quanto io ci capisco di semiconduttori. Al che Walter replic che visto quanto poco ci capiva, trovava lusinghiero aver ricevuto un voto cos generoso per il vino che produceva. Avevo dato un'occhiata, e in effetti il marchese aveva dato una valutazione molto alta a quel vino.
Ah, davvero?
Me lo ricordo bene. Era il top di gamma della Tegolaia, un Bolgheri superiore con una piccola percentuale di schiava gentile, si chiama Alcielo. Anche io gli avevo dato un voto alto, mi sembra otto su dieci. Il marchese invece gli aveva dato nove.
E come mai?
Ma lei infatti, Walter, fa un ottimo vino, aveva risposto il marchese. Promettente, robusto, fatto a regola d'arte. Ottimo. Come quello dell'anno scorso, e come quello dell'anno prossimo, sicuramente. Preciso identico spiccicato, sarei pronto a giurarlo. E Walter cominci a diventare rosso di rabbia.
Ma perch, non era un complimento?
Per un vino?  proprio la cosa pi lontana da un complimento. La cosa veramente distintiva del vino  che  sempre diverso. La stessa vigna, in anni diversi, d un vino diverso. Lo stesso vitigno, la stessa annata, della stessa zona, della stessa collina, coltivato su due versanti diversi della collina d due vini diversi. Se dici a uno che fa sempre lo stesso vino lo stai accusando nemmeno troppo implicitamente di barare. Di aggiustarselo a colpi di chimica.
Mi ritrovai a parlare con il marchese, dopo la degustazione, in quei piccoli gruppetti che si formano per frammentazione spontanea in questo tipo di eventi. Gli dissi che era un piacere conoscerlo e che era ancora di pi un piacere non essere il bersaglio della sua attenzione, perch mi sembrava un tipo bello diretto. Chi cerca trova, rispose il marchese. Questi tangheri della propriet nuova rovineranno questo posto, con tutta la loro chimica e le loro porcherie. Non fanno vino, fanno la Coca-Cola col tappo di sughero. Vedr, ancora qualche anno e cominceranno ad aggiungere anche anidride carbonica e a vendere il Bolgheri superiore frizzante. Cos la transizione sar completa. S, per senza chimica il vino non si fa, obiettai. Io sono sommelier ma sono anche chimica, pi o meno lo so quello che succederebbe alle bottiglie se non si aggiungesse qualcosina. Mi aspettavo che a questo punto lui cominciasse a disquisire di quantit e qualit, c' modo e modo, c' chi compra ogni anno le botti nuove e chi trita nel vino direttamente i trucioli di legno.
Trucioli di legno?
Si fa per far acquisire al vino il sapore del passaggio in legno, della botte.  un modo un po', diciamo, estremo, ecco. Comunque, cosa stavo dicendo? Ah, s, io mi aspettavo che partisse a fare questi discorsi qui.
E invece?
E invece, non avevo capito che il marchese Crisante fosse, pi che un uomo di parola, un uomo di azione. Lei  chimica? Laureata e dottorata. Che tipo di chimica? Chimica inorganica. Ah, disse lui. La chimica, quella vera. Senta, potrei farle una proposta?
Vai forte con i vignaioli, tu.
Ma per cortesia. E comunque casomai mille volte meglio lui di Papa.
Ad ogni modo la proposta era un'altra. Me la spieg, gli dissi che non sapevo se ne ero capace. Lui insinu che se non ci avessi provato non lo avrei mai saputo, e io accettai la sfida. Mi lasci il suo numero di telefono. Un paio di settimane pi tardi lo chiamai, e gli comunicai che c'ero riuscita. Ottimo, rispose. Andai a casa sua e gli portai quanto richiesto. Ottimo, ripet. Quello che  successo dopo, ancora me lo ricordo.
Il marchese organizz una degustazione ristretta a una decina di persone, e c'era anche Mori. Chi? L'amministratore delegato della Tegolaia. Adesso mi ricordo, si chiamava Mori. Era una specie di ramoscello d'ulivo, un'offerta di pace, o almeno cos sembrava. Una degustazione informale, formaggi della Val di Cornia e vini della sua azienda. Inizi con una sorpresa, disse lui. Come primo vino vi faccio provare una bottiglia di un giovane produttore di qui, della Val di Cornia, che ha iniziato da poco. Ancora sconosciuto, molto particolare, e il vino non  certo eccelso, ma credo che sia promettente. Le bottiglie vennero portate, aperte e servite. Ci fu un circospetto sorseggiare. Un paio annuirono, un paio sembrarono lievemente spiazzati, gli altri rimasero composti.
Come vi sembra?
Particolare  particolare aveva detto uno della tavola.
S, particolare, ma non poi cos tanto aveva risposto Mori, l'amministratore delegato della Tegolaia, da vero uomo di mondo. Ho bevuto cose pi strane.
Ha una punta di dolce.
 il petit verdot.
Bravo Mori, petit verdot. E quello che ho subito pensato anch'io quando l'ho assaggiato aveva detto il marchese, annuendo. Secondo lei in purezza o c' dell'altro?
Sicuramente il petit verdot  preponderante aveva continuato il Mori dopo aver assaggiato di nuovo. Il mirtillo si sente,  bello netto. E c' questo dolce lievemente avvolgente, appunto, che  abbastanza tipico.
Sciroppo d'acero.
Come dice?
Il dolce che lei sente, Mori,  dato dallo sciroppo d'acero. E il sapore di mirtillo  dato dal succo di mirtillo. Quello che lei sta bevendo, Mori, non  vino. Il giovane produttore di cui parlo  un chimico, e ha ottenuto il miscuglio che lei sta bevendo
miscelando... 
il marchese aveva inforcato gli occhiali e aveva cominciato a leggere dal foglietto che io stessa avevo scritto ... acqua, succo di mirtillo, succo di melagrana, alcol etilico, glicerina, t Earl Grey, sciroppo d'acero, una infusione di cavolo viola e una ciliegia sotto spirito. Se lei si intendesse un minimo di vino, Mori, avrebbe notato l'assoluta incoerenza degli aromi secondari e l'assenza di sfumature porpora nel colore tipica del vitigno che lei ha citato.
Fino a quel momento, mi ero sentita abbastanza orgogliosa di me. Il marchese non aveva detto nulla rispetto al mio ruolo aveva detto genericamente un chimico, se avesse detto una chimica su di me si sarebbe acceso un riflettore. Ma quando vidi Mori alzarsi e impallidire, credo di essere diventata color Petit Verdot. Mori mi aveva guardato, e credo che avesse capito senza che ci fosse bisogno di dire nulla. Ma non ero io, in quel momento, il suo problema principale.
Sempre pallido, Mori aveva rimesso a posto la sedia sotto il tavolo ed era andato verso la porta. Prima di uscire, si era voltato:
Per quanto mi riguarda, questa  l'ultima volta che metto piede nella sua azienda. In quanto a lei, marchese, metta anche solo un piede nella mia e prometto qui di fronte a tutti che le faccio sparare.
 stata l'ultima volta che ho visto il marchese Crisante. Mesi dopo venni a sapere che era scomparso, nel periodo in cui capit avevo gi abbastanza da fare con il raddoppio della prole.
Ho capito.
Corinna rimase un attimo in silenzio. Nel frattempo, io ero arrivata al parcheggio davanti casa. Adesso il problema era se scendere e prendere le buste mettendomi il cellulare tra spalla e guancia, tipo torcicollo le mani, nel frattempo, non erano aumentate oppure rimanere a parlare nell'auto ferma, come una scema.
E dell'azienda Olivieri, conosci qualcuno?
No, di loro nessuno risposi, spegnendo l'auto e rimanendo dentro. Anche il vecchio Crisante l'ho visto tre volte in tutto.
Ho capito. Oltre a Papa, e a questo Mori, ti viene in mente qualcuno che sia ancora attivo nell'ambiente?
Qualcuno conosco, certo. Ma di altre aziende. Non so per te quanto sarebbe utile.
Guarda, Serena, in questo momento  utile tutto. Questo caso me l'ha appioppato personalmente il questore. Lei conosce Bolgheri? mi ha chiesto, e io gli ho detto: per nulla. Lei sa qualcosa di vino? mi ha domandato, e io di nuovo: ancora meno che di Bolgheri. Dopodich mi ha detto che sono la persona perfetta e mi ha spedito qui, e a me sembra di essere un alieno in mezzo alle tufaie.
Ma di cosa avresti bisogno?
Qualsiasi cosa riesci a sapere, sarebbe buono. Come funziona la ditta, che rapporti ci sono, in che situazione sono, se vanno d'amore e d'accordo... cose che a un sovrintendente di polizia non si dicono. Se tu fossi stata in buoni rapporti con Papa, come sembrava dalla foto, sarebbe stato un punto di partenza. Per quello avevo pensato a te.
Eh, certo dissi. Hai fatto bene.
Le detti tre o quattro nomi, i primi che mi venivano in mente, e ci salutammo, ognuna gi con la testa ai propri problemi.
Aprii la portiera, poi la richiusi.
Perch Alberto Papa conserva una mia foto?
...
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...
Dispositivo dell'art. 348 codice di procedura penale COMMI 1-2.
...
.
...
Anche successivamente alla comunicazione della notizia di reato, la polizia giudiziaria [...]procede, fra l'altro:
a) alla ricerca delle cose e delle tracce pertinenti al reato nonch alla conservazione di esse e dello stato dei luoghi,
b) alla ricerca delle persone in grado di riferire su circostanze rilevanti per la ricostruzione dei fatti.
Una capacit essenziale per il buon poliziotto  quella di sapersi muovere sulla scena del crimine.
Nei film e nei romanzi, questo significa arrivare mentre tutti i tecnici della scientifica rilevano impronte e ogni altro tipo di tracce biologiche, destreggiandosi fra nastri gialli e neri come un ladro intorno ai laser del sistema di allarme di un caveau, mentre si nota l'unico particolare che sta sfuggendo ai tecnici e che permetter di risolvere il caso.
Nella vita reale, questo significa rendersi conto che le strade che portano nel luogo dove hanno ritrovato l'apino del marchese in realt non sono affatto strade, ma degli sterrati fangosi con una pendenza media del 64%, sui quali l'unico mezzo a ruote in grado di salire dovrebbe avere Pantani in sella. Cos, a un certo punto, Corinna aveva parcheggiato l'auto in uno dei rarissimi punti in piano e si era avviata a piedi verso il laghetto, cercando di orientarsi con il cellulare e con il sole. Non facile, anche perch il posto non solo era sterminato, ma anche disuguale, un mare di colline che fronteggiava il mare propriamente detto con verde tranquillit.
Quanto  grande la Tenuta della Tegolaia, pi o meno? Sarebbe possibile avere accesso alla propriet senza che nessuno si accorga di nulla? Corinna lo aveva chiesto a Serena un'ora prima.
Stavolta era toccato a Serena mettersi a ridere. La Tegolaia era la tenuta della famiglia Colantoni. Ne so quanto prima. Hai ragione, aveva risposto Serena. Tanto per capirci, hai presente quando arrivi di fronte alla traversa per Pianetti? Davanti vedi una chiesetta, al di l dell'Aurelia. Mettiti la strada alle spalle e guarda verso le colline. Tutto quello che vedi sono terreni della famiglia Colantoni.
Qui intorno non c' pi nulla della famiglia Colantoni disse Scalzo, le mani sui fianchi, annuendo e poi scuotendo la testa.
Sui cinquantanni, sguardo franco, testa diritta, la barba e i capelli curatissimi e le mani quadrate, dalle dita grosse e con le unghie orlate di un nero decennale, Scalzo lavorava alla Tegolaia da pi di trent'anni. Al momento, come fattore, ovvero il modo in cui in Maremma chiamano il general manager; ma ai tempi dei Colantoni, quasi trent'anni prima, poca voglia di studiare ma nessuna possibilit di stare a casa, aveva cominciato come manovale.
 partito alla fine degli anni Novanta, quando  entrato di moda il Bolgheri, i supertuscan, queste robe qui. La tenuta ha cominciato a marciare, il signor Mauro ci ha investito tanto, ha fatto la cantina nuova, quella che vede laggi. Disegnata dall'architetto Gilardi, mica nulla.
Nel frattempo, Claudio Scalzo da manovale era diventato vignaiolo, e aveva cominciato a seguire l'intero processo produttivo.
Poi sono arrivate due annate, mi scusi, di merda. Il 2002 e il 2003. Il 2002 dove si  messo a piovere il primo di giugno e ha smesso a fine luglio, e a settembre l'uva era talmente gonfia che non sapeva di nulla, non abbiamo nemmeno vinificato. E poi il 2003, dove non s' capito cosa sia successo. La stagione era anche stata decente. Alcuni hanno tirato fuori dei gran bei vini, qui da questa parte non n' andata bene una. Ma siccome le temperature erano state alte si confidava nell'anno dopo, che le gemme fossero belle fertili. E cos siamo arrivati al 2004. Grande annata, il 2004. Germogliamento proprio al momento giusto, intorno a fine marzo. E alla fioritura s' visto che le gemme erano fertili. Sarebbe stata una resa da record.
Scalzo si guard intorno, e scosse la testa nuovamente.
Noi gli s' detto, al signor Mauro. Troppi grappoli, troppi. Bisogna diradare.  una questione di concentrazione, se la terra  tot e i grappoli sono tanti, non c' sostanze nutritive a sufficienza. Gli acini maturano male. Nulla, non n'ha voluto sapere. Dobbiamo riprenderci da due annate balorde, quest'anno bisogna spingere. Abbiamo spinto talmente tanto che  venuto gi il muro. Come quantit, se n' fatta tantissima.
Come qualit, lasciamo perdere. Non si raggiungeva il grado zuccherino necessario, abbiamo cercato di rabberciare un po' la cosa usando lieviti diversi, ma niente. Mezza produzione  andata in malora.
L'uomo inizi a contare, aprendo le dita, uno col pollice, due con l'indice e cos via.
Fra la cantina nuova, gli investimenti per le macchine nuove, e le tre annate storte, duemiladue, duemilatr e duemilaquattro medio anulare e mignolo in rapida successione, la situazione non era pi sostenibile. L'azienda era vicina alla bancarotta. Sono arrivati gli olandesi, hanno fatto la loro offerta, ed eccoci qua.
L'uomo apr un poco le braccia, i palmi all'ins, non  chiaro se per accettare quello che veniva dall'alto o per ringraziare per ci che era venuto dal nord. Come Corinna gi sapeva, la Tenuta la Tegolaia era effettivamente dal 2006 di propriet della Oreng, multinazionale olandese nel campo del food, e sotto la sua guida i fatturati erano cresciuti in maniera decisa.
Tanto peggio di prima?
Diverso. Si lavora in modo diverso. La produzione  molto diversificata. La produzione grossa  destinata quasi tutta all'estero. Vendiamo tanto da quelle parti l.
Scalzo fece un cenno verso un borgo che sporgeva da dietro una collina, e Corinna annu senza sorridere. Un pochino, quella zona la conosceva; pi il mare che l'entroterra. E per andare al mare, in superstrada, vedeva sempre l'indicazione per quel paesino, La California; forse il nome di una antica osteria fondata da un emigrante di ritorno, forse un'amara presa in giro a ricordo di quelli che partivano dalla Sicilia convinti di arrivare a New York e venivano sbarcati sotto Cecina. Sia come sia, gli abitanti della California prendono molto sul serio il loro nome, tanto da votare ogni quadriennio per l'elezione del presidente degli USA; i risultati vengono poi consegnati al console generale degli Stati Uniti, a Firenze, con una piccola e scherzosa cerimonia.
In America, quindi.
In gran parte, s. E anche Giappone. Un po' di Nord Europa, Inghilterra quasi niente. Poi ci sono i top di gamma, Alcielo e Vignabuia, quelli sono Bolgheri superiore e vanno bene anche qui. Alcielo ha preso tre bicchieri per tre anni di fila, due anni fa 94 su Wine Spectator,  la nostra punta di diamante. A livello quantitativo sono nemmeno il dieci per cento della produzione, se l'annata non  buona non lo produciamo nemmeno, usiamo l'uva per rinforzare i rossi da esportazione.
Ho capito.
Corinna smise di guardarsi intorno, di vagare lungo le onde di erba e di terra che scendevano sotto, nella piccola conca dove si trovavano lei e il fattore. Di fronte a loro il laghetto del Pippolo, il piccolo bacino che era stato prosciugato il giorno prima. In mezzo al laghetto, ormai completamente emerso e uniformemente coperto da uno strato di fango molle e tenace, l'apino cabriolet che era appartenuto al marchese Crisante. Intorno all'apino, in stivali di gomma e inutile
tuta di carta anticontaminazione con cappuccio, il tecnico della scientifica girava, scuotendo la testa.
Dunque, quando  stato deciso di prosciugare il laghetto?
Una settimana fa. Era gi da un paio di settimane che ci pensavamo, quest'anno le piogge sono state veramente scarse e avevamo bisogno di riorganizzare il sistema di approvvigionamento idrico. E stata una decisione un po' estrema.
Chi l'ha proposta?
Io insieme a Cipriana, l'agronoma. Invece l'enologo, Papa, non sembrava convinto, ma ha riconosciuto che su queste cose eravamo pi competenti noi. Abbiamo fatto una riunione, io, Mori e il rappresentante in Italia della Oreng, l'ingegner Kuit.
Tutti e tre favorevoli?
Scalzo abbass lo sguardo. Fino a quel momento aveva tenuto la testa alta, controllando ora vicino ora lontano, quasi come se fosse personalmente responsabile del colore di ogni singolo filo d'erba delle colline.
Insomma disse, guardandosi la punta delle scarpe rinforzate.
Cio, glielo pu confermare anche l'ingegnere, Mori era contrario.
Mori era contrario?
Parecchio contrario.
In quel mentre, il tecnico si lev il cappuccio dalla testa, segno inequivocabile che aveva finito di tecniche, e si incammin fuori dal laghetto con aria mesta. Pi largo che alto, con la faccia glabra e i muscoli che appena si indovinavano infagottati sotto la tuta, la testa china, pi che un tecnico della polizia scientifica sembrava un bambino ultraripetente messo in punizione dalla maestra.
Io ho finito. Niente da fare disse, arrivato a due metri da Corinna.
Non ce la fai a farlo ripartire, eh?
Gigliotti, finendo di pulirsi le mani con uno straccio, guard Corinna di traverso, oltre che da sotto in su. Non in senso burocratico, giacch erano pari grado, ma proprio in senso fisico: tra il metro e novantaquattro di Corinna e il metro e settantacinque del tecnico c'erano pur sempre quasi venti centimetri di spazio concreto. In realt, Gigliotti era orgoglioso del fatto che il sovrintendente scherzasse con lui, perch sapeva che era un attestato di fiducia: Corinna scherzava solo con le persone che la prendevano sul serio.
 rimasto sotto il fango dieci anni. L'unica cosa che ti posso dire per certo  che  un Ape 50. Dobbiamo aspettare che il fango secchi e poi lo dobbiamo portare in laboratorio, farlo ripulire, fare tutte le analisi del caso. Se  il caso. Ti dico gi che non troveremo nulla.
Ho capito. Senti, io vado a parlare con il direttore generale. Ci sentiamo dopo per eventuali aggiornamenti. Te intanto non lo muovere.
E chi lo tocca? Ho gi preso un paio di vibrioni solo a girarci intorno...
Che ruolo ha Walter Mori all'interno dell'azienda?
Direttore generale e direttore del marketing. , diciamo, s, nell'ambito della Tenuta della Tegolaia  il capo, via.  quello che decide.
Ed  da molto in questo ruolo?
Cambiando marcia, Scalzo annu. L'Ape ebbe un balzo in avanti, come se fosse inciampato in una buca, mentre Corinna batteva la nuca sul retro dell'abitacolo per la sesta volta nel giro di manco un chilometro.
Eh,  un po'. Dal duemila e nove, le direi. E uno che ha sempre lavorato nell'ambito del vino.
Lei ci si trova bene?
Scalzo continu a guardare la strada, mentre pensava a una risposta. C'era tutto il tempo, visto che la cantina distava tre chilometri dal laghetto del Pippolo e l'apino 50 su cui il fattore l'aveva fatta salire andava a una velocit intorno ai quindici all'ora. Un po' la strada, un po' la pendenza, un po' il fatto che gi il mezzo vibrava e sussultava talmente tanto che sembrava di andare su una lavatrice a rotelle, se il fattore avesse accelerato ulteriormente probabilmente a Corinna sarebbero saltate un paio di otturazioni. Ma in cantina l'aspettava Walter Mori, per l'appunto, e bisognava arrivarci il prima possibile. E il prima possibile, per quelle stradine, significava andarci in Ape. A Corinna sembrava di essere precipitata negli anni '80; l'Ape, i braccianti chinati nei campi, Scalzo che per avvertire Mori aveva tirato fuori un walkie-talkie militare, di quelli con una portata di una ventina di chilometri, con tanto di pulsante SOS (da queste parti i cellulari non prendono tanto, questi son
molto meglio) e aveva detto stiamo arrivando con tono da colonnello.
Per un'azienda cos grossa,  una figura necessaria disse dopo un pochino.
E lei si accontenta di fare il fattore? Come diplomatico sarebbe eccezionale.
Scalzo sorrise. Corinna continuava a tenerlo d'occhio, quasi distrattamente, nonostante in teoria si stesse guardando intorno, in un alternarsi di pensieri e doveri che si agitavano nella testa del sovrintendente, e che un buon poliziotto deve saper tenere a bada. Anche se in quel frangente non era facile, con le colline che scorrevano accanto a loro, un mare di onde calme e stabili che sembravano dire tranquilli, non ci date noia con tutto questo casino, noi siamo qui da prima che ci foste e ci saremo quando sarete spariti, ci vuole altro che un apino smarmittato a farci perdere la pazienza.
Ha fatto tante cose buone e alcune cose su cui, diciamo, non sono d'accordo. Quando  arrivato, per dire, ha tagliato un paio di teste. Avevamo due agronomi giovani, di qui della zona, il Meldolesi e il Raspanti. Mandati via tutti e due, dall'oggi al domani, e sostituiti. Non s' mai capito perch. Non che la Cipriana non sia brava, tutt'altro. Espertissima, la meglio che ci s' mai avuta. Per insomma, si pu essere d'accordo nel merito, ma sul metodo si poteva fare meglio.  uno bello deciso, insomma.
Scalzo guard Corinna e alz un sopracciglio.
La maggior parte delle volte  un bene, non mi fraintenda continu tornando a guardare la strada. Di
sicuro da quando c' lui ci s' guadagnato parecchio tutti. Tanto per dirne una, siamo stati la prima azienda in Toscana ad avere il selezionatore ottico per gli acini, con l'intelligenza artificiale. Scarta gli acini che non son buoni, uno per uno, automaticamente. Sa, ne basta uno con la muffa per mandare a schifo un tino di roba. Ci pigliavano per il culo anche i gabbiani, ora ce l'hanno tutti. Come direttore marketing ha fatto tante belle cose. Come direttore generale, ha le sue idee. Alcune son giuste, altre non le condivido. Ma insomma, c' tanto di peggio al mondo.
Il marchese Crisante non era tanto d'accordo con lei, mi sembra di aver capito.
Scalzo, girando quasi a centoventi gradi, lasci lo sterrato per approdare sull'asfaltato che portava alla cantina. Scosse la testa.
Eh, no. No davvero. S'erano lasciati proprio male.
Lasciati male?
Eh, s. Mori era il direttore marketing del marchese Olivieri. Fino al 2009, poi...
Lo hanno licenziato?
Diciamo che l'hanno fatto licenziare.
E come mai?
Il fattore spense il motore e guard Corinna, poi indic verso nord, con il mento.
Li vede i cipressi, laggi?
Corinna non ebbe bisogno di aguzzare la vista. I cipressi, i famosi giganti giovinetti, che a Bolgheri alti e schietti van da San Guido in duplice filar, indicavano il cielo sopra alla collina esattamente di fronte a lei.
Lo sa perch si piantano i cipressi nei cimiteri? continu il fattore.
Perch non perdono le foglie?
Per via delle radici. Un albero, come  fatto sopra,  fatto sotto. Se lei vuole sapere per quanto si stendono le radici di un albero, guardi la cima e se la immagini sottoterra. Le radici del cipresso vanno gi diritte, e non ribaltano le tombe.
Scalzo scese dall'apino e and ad aprire la portiera a Corinna, in un gesto di cortesia contadina che non era il primo e che, ne era certa, non sarebbe venuto meno neanche se il sovrintendente gli avesse arrestato l'intera famiglia.
Al marchese Crisante gli ci voleva i cipressi: alti, diritti, ma soprattutto che stessero dove li piantava lui. Il Mori invece cercava di prendersi il suo spazio, sia sotto che sopra. Non gli andava bene, al marchese. Gli ribaltava le tombe dei suoi avi.
...
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La sera stessa.
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Alberto Papa Tegolaia Bolgheri, digitai sulla barra di Google.
La prima pagina che si apr era di un articolo di due anni addietro.
Alberto Papa dichiarato miglior enologo italiano.
Cliccai, mentre la porta si apriva.
Ciao mammaaaa... disse la voce di Martino entrando.
Ciaooo... salutai. Il luned Martino va a judo dalle quattro alle sei, e lo va a prendere la mamma di una sua compagna di violenza (il gioved restituiamo il favore, se  necessario), per cui il luned sera  uno dei momenti meno caotici della settimana.
La pagina si apr con una foto di Alberto Papa di tre quarti di fronte a una parete piena di bottiglie, fotografato nell'atto di prenderne una dalla sua sede.
Alberto Papa, enologo titolare di Tenuta Tegolaia, e stato nominato Miglior Enologo Italiano dalla prestigiosa rivista di settore Vinoway. Nel corso di...
 buffo, ogni volta che cerco su Internet qualcuno delle mie vite precedenti trovo sempre delle grandi storie di successo. Premi, riconoscimenti, menzioni. A volte mi sembra di essere l'unica sfigata che se
si cerca in rete trova solo articoli scientifici in cui il
proprio nome compare in mezzo a altri nove. E strano, o forse no. In fondo, non  che trovi tutte le persone che cerchi, e non  che su Internet ci siano pagine con titoloni tipo: Anche oggi Davide Benedetti ha parcheggiato davanti alla Conad. E chiaro che se trovi qualcuno in rete con Google,  perch ha fatto qualcosa di fuori dal comune, nel bene o nel male c' un mio compagno di corso che fa il pornoattore, il nome non lo trovate in rete, ma la faccia s. Vabb, anche la faccia.
Mammaaaa...
Eeeeehh...
Devo lavarmi anche i capelli?
 una settimana che non te li laviii...
L'indice and automaticamente in alto a destra, sulla colonna che elencava tutte le voci del sito con un font elegante ma al tempo stesso tradizionale.
La tenuta.
Clic.
Una elegante T bianca in campo nero apparve e scomparve mentre la pagina si caricava, poi lasci lo schermo a una distesa di filari che scendevano lungo la collina, verso una valle verde.
Tenuta Tegolaia si estende su alcune tra le colline pi alte del territorio di Castagneto Carducci, patria della denominazione Bolgheri DOC. Un luogo dove la terra si abbraccia col cielo e respira il mare, e dove la luce si fonde con la terra per dare origine alle nostre vigne.
Le nostre vigne si estendono per pi di 160 ettari, alternandosi con la macchia mediterranea che le protegge dai venti e le nutre con la sua sterminata biodiversit...
Vabb, le solite puttanate di marketing. Andai oltre, in preda all'ipnosi da cellulare.
I vini.
Quello non avevo bisogno di cliccarlo. Conoscevo i vini che faceva la Tegolaia, e non sono quel genere di feticista che guarda su Internet bottiglie che non pu permettersi (quello lo faccio su Westwing con le lampade).
La cantina.
La nostra cantina, completamente ristrutturata nel 2014 da parte dello studio Matteini & Moles, si integra nel paesaggio fino a divenirne parte, e accoglie il visitatore in un connubio di tradizione e innovazione...
S, come no. Tornai sulla barra, dove la voce successiva era Tegolaia for Africa. Quasi sicuramente si trattava di una degnissima fondazione per costruire scuole, a meno che non fosse una organizzazione che si occupava di impiantare vigne per fare il vino in posti in cui non hanno nemmeno l'acqua. La ignorai.
Lavora con noi. Che.
 attualmente libera una posizione part-time come sommelier per le degustazioni relative alle visite dei fine settimana.
Mammaaaa...
Che c'...
Io ho finitooo...
Ne ho piacereee...
Mi aiuti a asciugarmi i capelliii?
Non  pigrizia da parte di Martino, o meglio, non solo: il mio secondogenito ha i capelli lunghi fino a met schiena. E iniziata quando era in prima elementare, ogni volta che lo portavamo dal parrucchiere per spiumarlo erano berci e strida tipo canto terzo dell'Inferno, per cui un giorno Virgilio ha detto senti, per me gli possono arrivare ai piedi, io tutte le volte che lo porto a tagliarsi i capelli ho paura che mi denuncino al telefono azzurro. Anche suo padre intendo Virgilio ha sempre avuto i capelli lunghi pure ora li ha lunghi, ma li porta con la riga in mezzo molto larga per cui, nonostante la disapprovazione di parte del parentado, Martino ha i capelli che gli arrivano a met schiena e, soprattutto, gli nascondono completamente le orecchie. Lo so,
sono una madre orribile, ma  un dato di fatto: sembrano i manici di un vaso, grosse ed esattamente perpendicolari. Quando ha cominciato a fare judo, unico cinquenne in mezzo a ragazzini di sette, otto o anche dieci anni, questo tappetto in costume bianco che sembrava la coppa dei Campioni con le gambe, mi sono immaginata scene orribili con gli altri allievi che lo afferravano per i padiglioni e lo brutalizzavano. Sono bastate due o tre lezioni, in una delle quali riusc a mordere a sangue un bambino attraverso il kimono, per capire che in realt erano gli altri a dover avere paura di lui.
Arrivooo...
Piantai l il cellulare e mi incamminai.
Il primo indumento che trovai fu la cintura, marrone, che pur intonandosi perfettamente alla ringhiera gialla mi caus ugualmente un certo fastidio. Segu, con ammirevole coerenza, la giacca del kimono, stesa in cima alle scale. I pantaloni erano in corridoio, ovviamente anche loro in terra; le mutande invece erano nel lavandino. Fradicie, come del resto tutta la superficie esposta del bagno.
Martino!
Che c'? mi chiese, mentre si allacciava la cintura dell'accappatoio.
Come, che c'? Ma ti sembra il modo?
Che  successo?
Dimmelo te che  successo. C' acqua in posti dove non credevo che ci fossero nemmeno i posti. Hai lasciato il vetro della doccia aperto?
Avevo caldo.
Ma Marti, ma porca puttana, pensaci...
Hai detto una parolaccia.
Io ho detto una parolaccia? ribattei, mettendogli le mani intorno alla testa e cominciando a strusciare. Te m'hai lasciato il bagno che sembra tu abbia disperso una manifestazione con gli idranti. E hai seminato vestiti in tutta la casa. Ha ragione tua nonna, tu e tuo padre siete dei barbari.
Ohia mamma, anche pi piano. Cos mi stacchi le orecchie.
Tranquillo che anche se cascano le ritroviamo facile.
Mamma, pianooo...
Senti, strusciati un attimo da te dissi, lasciandogli libera la chiorba. Io vado a prendere il phon.
Mentre andavo nel bagno di sotto, quello dove teniamo il phon, passai di fronte al cellulare sulla libreria, ancora aperto sul sito della Tegolaia.
 attualmente libera una posizione part-time come sommelier per le degustazioni relative alle visite dei fine settimana.
Eh, magari. Vorrei vedere come fareste se non ci fossi io, qui, a star dietro ai barbari. I barbari. Com'era, quella poesia?
Che aspettiamo, raccolti nella piazza?
Oggi arrivano i barbari.
E i senatori smettono di fare leggi, tanto stanno per arrivare i barbari. E i consoli sono vestiti di rosso, per
fare impressione sui barbari. E poi a un certo punto si fa notte, e la piazza si svuota. Non sono arrivati, i barbari;  arrivata della gente dai confini, e ha detto che di barbari non ce ne sono pi.
E adesso, senza barbari, cosa sar di noi?
Era una soluzione, quella gente.
Eh gi.
Potevano essere una soluzione, i barbari.
Oppure, nel mio caso, forse erano un alibi.
Ripresi il cellulare in mano, e feci scorrere lo schermo verso l'alto con il pollice.
Contatti.
Pronto? S, buonasera, mi chiamo Martini, Serena Martini. Ho visto sul vostro sito che state cercando un sommelier, e mi chiedevo se per caso avevate gi trovato... ah, no? Ah. Senta, potrei allora eventualmente passare da voi per lasciare un curriculum, o... certo, perfetto. Benissimo. A dopodomani, allora.
...
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...
Dispositivo dell'art. 378 codice penale.
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...
Chiunque, dopo che fu commesso un delitto per il quale la legge stabilisce l'ergastolo o la reclusione, e fuori dei casi di concorso nel medesimo, aiuta taluno a eludere le investigazioni dell'Autorit, [...]  punito con la reclusione fino a quattro anni.
Uno dei requisiti indispensabili per essere un buon poliziotto  cercare di riconoscere e combattere i propri pregiudizi.
Nelle opere letterarie o cinematografiche, questo significa che un poliziotto bianco, cattolico e regolarmente divorziato, indagando su un presunto omicida afroamericano, omosessuale e di religione islamica, nel corso della storia scopre che l'indagato, ex promessa del basket liceale, in realt allena gratuitamente i ragazzi disagiati del suo quartiere e l'unico reato che ha commesso risale a trent'anni prima, quando ha fatto il pieno all'automobile ed  andato via senza pagare.
Nella vita reale, questo significa sorbirsi pomeriggi di corsi di aggiornamento nei quali ti spiegano che la definizione di profili etnici pu diminuire il tasso di successo delle ricerche e ti obbligano a eliminare la specificazione dell'etnia dal profilo di ogni indagato, in modo tale che quando ti arriva la scheda (rigorosamente priva di profilazione etnica) di un signore che si chiama Wang Yonghong, nato a Chongqing, tu possa fare ricerche senza farti influenzare da alcun pregiudizio razziale.
In realt, forse anche perch figlia di rumeni e giocando in una squadra di basket in cui met delle atlete erano di origine senegalese, Corinna non aveva pregiudizi di tipo etnico; era per consapevole di averne ben altri.
Quelli che ascoltano i trapper.
Quelli che guardano Fabio Fazio.
Quelli che stanno per la Juventus.
Quelli che, quando parlano, infilano il pronome io pi o meno in ogni frase.
E, molto vicino alla cima della classifica, che non riveleremo per questioni di privacy, quelli che quando ti stringono la mano devono dimostrare che, se volessero, potrebbero fratturartela.
Questa parte qui l'ho fatta rifare io, prima era tutta a mattoni a vista che fa tanto cantina rustica ma dove non si vinifica serve solo a far venire il raffreddore. Una bella intonacata e via. Per resta comunque un posto piuttosto freddo, se vuole stare al caldo le consiglierei di andare nel mio studio. Posso offrirle qualcosa? Un caff?
La ringrazio, sono a posto rispose Corinna, continuando a massaggiarsi la mano destra. Casomai un paracetamolo.
Prego, allora continu Mori, svoltando a sinistra lung o il corridoio ed aprendo una porta su cui c'era scritto Tenuta della Tegolaia Ufficio marketing. Eccoci. Isa, me lo faresti un caff?
La ragazza alla scrivania accanto alla porta alz gli occhi dallo schermo, guardando il Mori come una che il
caff glielo avrebbe fatto volentieri, ma con la ricetta antica di Lucrezia Borgia; ma il Mori non era quel tipo di persona che perde tempo a cogliere certi particolari, o a dare loro importanza. Proseguendo, attravers la stanza fino a una parete a vetri, sulla cui porta era scritto in carattere maiuscolo WALTER MORI. Porta che apr mettendoci una mano sopra, non usando la maniglia, e palesando cos che non era certo lui a pulirli.
Prego disse il Mori, accennando a una sedia e mettendola davanti alla scrivania, per poi sedersi dietro alla medesima. Alle sue spalle, una parete stracarica di poster, cartoline, locandine di mostre, mentre la sedia stessa, cucita allo schienale aveva una maglia bianconera di spalle, con il numero 21 ed il nome ZIDANE, attraversata da un autografo arabescato con un pennarellone.
Grazie. Allora, signor Mori, la sua qualifica precisa qui nell'azienda  direttore generale, giusto?
S, formalmente s. In realt faccio un po' di tutto. Sono pi di vent'anni che lavoro nel mondo del vino. Sono entrato come direttore del marketing e continuo principalmente a fare quello. Mori si appoggi allo schienale della poltroncina, intrecciando le mani dove la maggior parte dei quarantenni maschi ha la pancia. Il Mori no, sia ben chiaro. Si farebbe prima a dire quello che non faccio.
Il caff da solo non se lo fa di certo, disse la faccia di Isa, che era appena entrata dalla porta, riflessa nel vetro di una delle locandine appese alle spalle del Mori.
Quindi si occupa anche di gestione delle risorse agricole?
In maniera collaterale, le direi. Grazie, Isa. Quello che faccio io  mettere in contatto la propriet con il settore operativo, che fa capo a tre persone: Claudio Scalzo, il fattore, Alberto Papa che  l'enologo e la Cipriana Mattei che  l'agronoma.
Quindi lei  uno di quelli che ha deciso di far drenare il laghetto del Pippolo? Quello dove  stato ritrovato il motocarro del marchese Crisante?
Mori, che aveva appena finito di dare l'ultimo sorso al caff, pos la tazzina con la faccia di quello a cui in realt servirebbe un bel digestivo.
Il marchese Crisante ripet, guardando Corinna con aria vagamente bovina.  incredibile. Quell'uomo riesce a rompere i coglioni anche da morto. Perdoni la digressione, ma s, certo, sono uno dei tre che ha preso la decisione.
Come  stata presa?
Come sempre. Il fattore, o l'agronomo, o l'enologo, propongono, io valuto, la propriet decide.
Lei era d'accordo con la proposta?
Mori vag con lo sguardo lungo la parete a vetri, come se oltre al suo nome potesse trovarci scritta una risposta convincente.
All'inizio, quando Scalzo ne ha parlato, non mi sembrava la primissima cosa da fare, ecco. Per non era nemmeno una cosa assurda. Se non avesse avuto senso non l'avrei nemmeno proposta alla propriet, avrei detto semplicemente di no.
Evidentemente, sulla porta a vetri c'era rimasto scritto solo il nome.
Lei ha l'autorit di farlo, quindi?
Ha voglia lei. Qui mica siamo nel medioevo, questa  un'azienda seria. Organizzata e seria. Facciamo pi di centotrentamila bottiglie l'anno, vendiamo in America, in Giappone, anche in Arabia Saudita. Qui ci sono dei ruoli ben stabiliti, tutti si fidano di tutti e ognuno si prende le proprie responsabilit. Non ci arrivi a certi numeri se hai il monarca assoluto che regna sovrano.
Quando dice medioevo e monarca assoluto, intende per caso l'azienda del marchese Crisante?
Guardi, togliamoci il dente subito, tanto prima o poi lo verr a sapere. Prima di venire chiamato qui ho lavorato per la Tenuta Olivieri, cio per Crisante. Mi sono licenziato nel 2009, a giugno. Non  stata una separazione di quelle piacevoli. A luglio sono stato assunto qui. Non aspettavano altro, erano anni che mi facevano la corte.
E come mai si  licenziato?
Adesso la faccio ridere. Per un tappo.
Il top di gamma della Olivieri, il Basileus, era stato appena recensito per la prima volta da Wine Spectator. Cominciavamo un pochino ad affacciarci al mercato internazionale, e c'era bisogno di distinguersi.
Appoggiato alla scrivania con i gomiti, Walter Mori si apprest ad esibirsi nel rituale di corteggiamento del maschio alfa della specie umana quando incontra una femmina disponibile; un rituale complesso, fatto di ostentazione dei trofei che denotano il potere (da fotografie in compagnia di autentici potenti a vetrate che affacciano su grattacieli), durante il quale l'esemplare spesso emette a intervalli regolari il verso tipico del maschio, ovvero le tre parole Te Lo Spiego pronunciate prima di ogni frase.
Le spiego: uno dei problemi principali dell'imbottigliamento  la carenza di sughero continu il Mori. I tappi in sughero sono di varie tipologie, c' il birondellato, la microgranina, il monopezzo che  il pi pregiato, fatto da un singolo pezzo di sughero.
Sorprendente, visto il nome. Mori intrecci le mani sopra la scrivania, un i pollici e inizi a muoverli avanti e indietro, i polsi fermi e i gomiti ben appoggiati.
Il marchese Crisante usava tappi di sughero monopezzo per tutte le bottiglie, sia il Bolgheri top di gamma che la fascia media. Un tappo del genere gi a cose normali costa parecchio, in quel periodo cominci ad aumentare. Si sarebbero potuti usare anche i tappi in microgranina, cio quegli agglomerati di particelle di sughero di piccola dimensione incollati insieme, ma al marchese Crisante non piacevano.
Ogni volta che pronunciava il nome del marchese Crisante, Mori rallentava impercettibilmente il ritmo e i pollici si separavano, per poi richiudersi piano piano poco dopo.
Allora, visto che andavamo sul mercato internazionale, mi venne l'idea di proporre un tappo a vite. Qui li usiamo per il vino base e anche per il bianco fascia media. Sono tappi in alluminio con una guarnizione in Poliaccoppiato, stagno, polietilene espanso e cellophane, che permette al vino di respirare correttamente ed evita la possibile contaminazione del sughero. Pensavo di proporli per il vino fascia media, Archn. Al marchese Crisante non piacevano le presentazioni fatte col proiettore i pollici si separarono per l'ennesima volta, quindi mi sono fatto fare una factis, una bottiglia facsimile, con l'etichetta nuova che avevo pensato, e mi ero fatto disegnare il tappo a vite. Inizia la riunione, puntuale come un treno giapponese, guai ad arrivare in ritardo anche di trenta secondi col marchese Crisante, e io illustro il progetto e faccio girare la bottiglia. La prende in mano per ultimo, dopo tutti gli altri.
I pollici si staccarono e rimasero fermi.
La tiene per il collo, la rigira tra le dita, mi guarda e mi fa: caro Walter, vedere un Bolgheri con un tappo a vite  come vedere Angelina Jolie con dei mutandoni di lana. Passa la voglia. Che io la paghi per non fare un cazzo potrebbe anche andar bene, ma che la paghi perch mi remi contro mi sembra eccessivo.
Mori allarg le mani, disintrecciandole.
Ha ragione, gli ho detto io. Allora facciamo cos, la libero del mio stipendio e della mia presenza. Mi sono alzato e sono andato via.
Ed  finita l comment Corinna.
Per me era finita l. Per lui no. Ogni occasione era buona per tormentarmi. Lei non ha idea di cosa ha organizzato quel figliol di troia pur di mettermi i bastoni fra le ruote.
A voler essere puntigliosi, qualcosina in realt Corinna la sapeva.
Gliene racconto solo una continu Mori, infervorandosi. Noi la domenica facciamo le visite guidate con degustazione. Le facevamo anche all'epoca. Si paga una cifra adeguata, si visita la cantina e la tenuta e alla fine si fa una degustazione guidata con sommelier professionista di tutti i prodotti dell'azienda. Chiaramente,  una degustazione. Si beve vino, tre o quattro bicchieri. Ecco, il signor marchese si era messo d'accordo coi carabinieri, e ogni volta che facevamo la degustazione guidata c'era la pattuglia con il palloncino che fermava tutti quelli che uscivano dalla tenuta. Multe a raffica. Gli sono andato sul muso e gli ho detto che, se ritrovavo i carabinieri sull'Aurelia per le degustazioni, andavo a casa sua e gli sparavo.
Corinna annu, ripensando a quello che aveva raccontato Serena. Evidentemente, il modo del Mori di risolvere i problemi era quello: vado da una persona e gli dico che gli sparo. O gli faccio sparare.  sempre piacevole, per un inquirente, trovare concordanza tra le diverse fonti di informazione.
Come spiega la presenza del motocarro del marchese Crisante nel laghetto all'interno della tenuta?
Il risentimento e l'aggressivit sulla faccia del Mori sembrarono scorrere via, cadendo, come il getto d'acqua di una fontana che viene spenta. L'uomo si appoggi sulla sedia e guard Corinna con quello che sembrava sincero sgomento.
Io, guardi, non ne ho idea di cosa avesse in testa quell'uomo l. Le dico la verit, quando era sparito ho pensato anche a uno dei suoi scherzi. Era un simpaticone, lo avr capito, il marchese. Ma poi dopo qualche giorno l'ha realizzato tutto il paese che non poteva essere uno scherzo.
Lei si ricorda di aver visto il marchese nei giorni precedenti la scomparsa? So che  passato del tempo, ma qualsiasi cosa si ricordi...
Il Mori scosse la testa.
Non vedevo Crisante da tempo, ma ero con la figlia la notte che non  tornato a casa.
 sicuro?
Me lo ricordo bene. Avrebbe dovuto essere una sera di festa. No, scusi,  stata davvero una sera di festa. Avevamo preso i tre bicchieri del Gambero Rosso con il nostro vino di punta, Alcielo. Li avevamo presi anche l'anno prima, ma ogni volta  un'emozione. Pure la Tenuta Olivieri li aveva presi, sempre con il Bolgheri rosso, Basileus. Su ventidue premiati, sei erano Bolgheri rosso. Era una soddisfazione enorme per tutta la zona. Il marchese non  venuto, pare non stesse bene, aveva mandato Ramona.
Ramona. Che  la figlia, giusto?
La figlia primogenita.
Ha altri figli, il marchese?
Uno, il secondo. Oreste. Tutto il contrario, sia della sorella che del padre. Un uomo serio serio, l'ha presente? Rispetto al babbo e alla figlia, sembra il figlio del Perozzi in Amici miei.
La sorella quindi assomiglia al padre, mi sta dicendo?
S, nel senso che  una persona scherzosa, allegra. Ci si sta bene insieme. Siamo sempre stati amici,  mezza matta ma  una persona speciale. Cio, per darle un'idea di che tipa  Ramona, lei pensi che una volta Ramona e una sua amica sono venute a trovarmi a casa mia in auto, da sole, con il Duetto. Da Bolgheri a Castiglioncello.
 una strada tanto impervia?
Anche, ma pi che altro avevano quindici anni entrambe. Ramona ne dimostrava trenta, ma ne aveva quindici lo stesso. Ecco, tanto per darle un'idea. Era una casinista di prima forza.
Era? Non vi frequentate pi?
 un modo di dire. Ci si vede per lavoro, principalmente. Ormai siamo tutti e due pieni di impegni ma s, si va parecchio d'accordo. Abbiamo anche lo stesso enologo.
E in famiglia? C'erano questioni, o disaccordi, fra il marchese e i figli?
Disaccordi, non direi. Le cose erano abbastanza chiare. Il marchese aveva programmato le cose a modo suo, Ramona aveva studiato economia e Oreste enologia, tutti e due sotto indicazione del padre. Erano entrati in azienda da quando avevano l'et della ragione, e avevano fatto pi o meno tutti i lavori. Vendemmia, vinificazione, vendita, fieristica. Sanno tutti e due come funziona l'azienda, per filo e per segno.
Ho capito. A proposito di funzionamento dell'azienda, lei ha idea di qualcuno che potrebbe avere dei motivi di risentimento verso la vostra?
Cio, lei dice che qualcuno potrebbe aver affondato l'apino del marchese nella propriet per farci un dispetto?
Visto quello che mi ha raccontato fino a ora, la sorprenderebbe?
Il Mori guard Corinna, che era esattamente nella stessa posizione nella quale si era messa a inizio colloquio. Se c'era qualcuno, in quella stanza, il cui linguaggio del corpo non forniva nessun appiglio per continuare la conversazione, era decisamente quello del sovrintendente.
S, capisco cosa vuol dire. Mah, motivi di astio ci possono essere. Sa, siamo grossini, voglio dire, magari noia a qualcuno s' data, ma da qui a laggi...
Dipendenti scontenti? Ex dipendenti licenziati?
Quello, certo. Come in ogni posto. Pu sempre capitare, non  mai un piacere.
Le  mai capitato di licenziare direttamente qualcuno?
Decisioni di questo genere vanno prese di comune accordo con la propriet neg il Mori. Certo, se c' qualcuno che viene meno ai suoi doveri, o che fa cose che non dovrebbe, ecco, diciamo che il nome non me lo scordo.
E lei ha mai, diciamo cos, ricordato alla dirigenza i nomi di qualche dipendente?
 capitato, s.
Si ricorda per caso i nomi?
Ora come ora...
Qualcuno in paese mi ha fatto il nome di un tale Meldolesi.
Walter Mori non fece nemmeno finta di pensare.
Lui non l'ho licenziato,  andato via da solo.
Avevo capito il contrario.
Aveva avuto dei comportamenti inappropriati Il Mori allarg le braccia. Diciamo che gli ho fatto capire che era meglio se la mattina non lo ritrovavo al lavoro.
Potrebbe essere coinvolto, secondo lei, in quello che  successo?
Walter Mori stavolta dette l'impressione di pensare per davvero. Se fossimo all'interno di un corso di aggiornamento come quelli che Corinna aveva seguito e seguiva annualmente, come da direttiva interna nr. 25/3 del 12 marzo 2019, l'istruttore avrebbe sottolineato che tale impressione derivava dalla frequenza e direzione dei movimenti oculari, dall'impercettibile cambiamento di angolazione della seduta e dall'aver appoggiato entrambe le mani sul bordo della scrivania, come ad allontanarsi e a cercare un proprio spazio privato per poter pensare in tranquillit, e soprattutto dalla coerenza tra questi tre elementi e dalla loro contemporaneit. Siccome al momento siamo in una narrazione poliziesca, e siccome Corinna durante tali corsi si era sempre fatta delle solenni dormite sentendo raccontare da un istruttore maschio cose che lei e quasi tutte le altre femmine presenti avevano capito da sole gi verso la fine delle scuole medie, sar sufficiente dire che Corinna ebbe immediatamente la certezza che in quel momento il Mori stava pensando per davvero.
No, non vedo proprio perch.
E quella fu la risposta che avrebbe dato Corinna stessa.
Cio: vedo che sei sincero, quando mi dici che non vedi perch il Meldolesi dovrebbe entrarci qualcosa. Ma,
dato quello che mi hai detto fino a ora, non vedo proprio perch hai dovuto pensarci cos tanto.
E lei, personalmente, che... mi scusi.
Corinna tir fuori di tasca il cellulare, e gli arpeggi di chitarra dell'inizio di Don Raffa riecheggiarono sonoramente, grazie al riverbero delle pareti a vetri. Con la modalit privacy, che Corinna metteva sempre, la potevano raggiungere solo il pm e il suo dirigente, commissario di divisione Enrico Chiariello. Cio esattamente il nome che era scritto sul display.
Pronto, dottore?
Buongiorno Stelea disse il dottor Chiariello. Ha un minuto?
S, un attimo. Corinna copr il microfono con la mano. Abbia pazienza,  il dirigente. Le spiace se...
Prego... disse Mori, alzandosi e aprendo una porta alla sua destra, che dava direttamente sull'ingresso della cantina. Qui prende ed  tranquillo.
Grazie, dissero mute le labbra di Corinna mentre si incamminava.
Mi dica, dottore.
Dove si trova al momento, Stelea? No, perch  tutta la mattina che la cerco...
Eh, dunque, al momento sono alla Tenuta della Tegolaia, a Bolgheri.
A Bolgheri. E cosa ci fa a Bolgheri?
Se avesse saputo rispondere alla domanda con precisione, Corinna sarebbe gi stata a buon punto.
Dunque, lei avr letto che  stato ritrovato il motocarro del marchese Crisante Olivieri, il viticoltore scomparso nel 2013 proprio qui in zona...
Mi scusi, Stelea, ma a Bolgheri c' il comando dei carabinieri. Se ne dovrebbero occupare i carabinieri.
No, pare che ci sia stata una ridestinazione. Cio,  stato il questore in persona a dirmi di occuparmene.
Cio, il questore in persona l'ha mandata a Bolgheri, mi sta dicendo?
Eh, s, io di mia iniziativa non...
E lei quando pensava di dirmelo?
E anche questa non era una domanda alla quale, cos com'era stata formulata, fosse facile provare a rispondere.
Io credevo che il signor questore l'avesse avvertita. Non  nelle mie prerogative di...
A me nessuno ha detto nulla, tantomeno il questore Gubitosi.
Mi spiace, dottore. Io ero sinceramente convinta che lei fosse stato avvertito.
Ho capito. Vado subito dal Gubitosi. Lei quando torna?
A tale quesito, invece, Corinna sapeva dare la risposta giusta.
Ho appena finito. Dovrei sentire un altro paio di persone, ma se crede in un'ora sono in sezione.
Se meglio non si pu fare... Vabb, Stelea, faccia quello che deve fare e poi la aspetto qui.
Corinna chiuse la chiamata e si guard intorno, con sconforto.  gi difficile, per una persona dotata di un vigile e costante senso del dovere, dover ottemperare
a delle istruzioni di un superiore che non comprende; e ancora Corinna non capiva perch il questore Gubitosi avesse mandato proprio lei a indagare su un caso del quale non sapeva nulla. Se poi oltretutto i superiori sono due, uno diretto (il commissario) e uno ancora pi su (il questore), e se il commissario (cio il diretto superiore) si sente prevaricato dal proprio diretto superiore (cio il questore), pu interpretare la cosa in maniera soggettiva (cio si incazza). Da l a scaricare la propria rabbia con la persona che ha fatto solo il proprio dovere, e cio Corinna, il passo  breve; e se il sovrintendente Stelea ambisce alla promozione a viceispettore, e a stilare le note caratteristiche necessarie per la promozione ci deve pensare il commissario, potrebbero sorgere dei problemi.
Mi scusi ma la devo lasciare, dovrei... cominci Corinna, rientrando, e trovando il Mori al telefono.
Scusa un attimo, Cipriana disse, per poi coprire il microfono con la mano. Va bene. Noi per qualsiasi cosa siamo qui. Isa, puoi accompagnare il sovrintendente?
Isa si alz dalla sedia con un sorriso di circostanza e indic la porta dicendo: Prego.
Era la prima sillaba che le sentiva pronunciare.
Grazie rispose Corinna.
Mentre la ragazza apriva la porta, prese uno dei biglietti da visita sulla scrivania e se lo infil in tasca, dopo avergli dato una rapida occhiata, poi usc dalla porta e volt verso destra.
Scusi, di l si va nella cantina di vinificazione disse la ragazza. Per il parcheggio di qua, prego.
 da molto che lavora qui? chiese Corinna con fare cortese, mentre camminava a fianco della ragazza lungo il corridoio.
Sedici anni, sono rispose la ragazza.
E si trova bene?
Il lavoro mi piace rispose senza compromettersi la ragazza.
E che cosa fa, di preciso, se posso chiederle?
Sono l'assistente di Mori.
Corinna le rivolse uno sguardo complice.
Fa tutto quello che Mori non ha il tempo di fare?
Si potrebbe dire cos, s rispose la ragazza sorridendo, con il suo accento saltellante.
Tipo anche fare la spesa?
Nei cinque minuti seguenti, mentre camminava accanto a Corinna, la ragazza apr le cateratte. Altro che spesa. Dal portare i figli dal dentista ad appendere le ghirlande per la sua festa di compleanno (Erano gi sei anni che lavoravo qui e mi trattavano ancora come un garzone, era domenica e invece di andare fuori con il mio fidanzato mi  toccato rompermi le palle, mi scusi il termine, tutto il giorno con i miei colleghi...). Corinna raccolse un campionario horror delle mansioni extralavorative della ragazza.
Grazie disse Corinna quando furono sul piazzale, davanti alla collina, e tirando fuori di tasca il cartoncino. Senta, ho preso il suo biglietto. Posso disturbarla, in questi giorni, anche al telefono, per alcune informazioni?
Quando vuole disse la ragazza, sorridendo.
Mentre andava via, Corinna guard il cartoncino con circospezione, come se la scritta sopra potesse essere scomparsa. Ma era sempre l.
Isadora Covali, junior product manager.
Non dovremmo dirlo, perch come abbiamo gi ricordato all'inizio di questo capitolo il bravo poliziotto non dovrebbe avere pregiudizi, e non dovrebbe mai farsi un'opinione sulla base delle poche informazioni presenti sulle note burocratiche di una persona.
Tuttavia, mentiremmo se non dicessimo che Corinna cominciava ad avere un sospetto sul perch il signor questore avesse mandato l proprio lei.
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Marted mattina e poi marted sera.
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Sapete quanti chilometri percorrono gli italiani in automobile ogni giorno? Ogni auto italiana percorre in media circa 11.000 km l'anno o, se preferite, circa 30 km al giorno. Quante sono le auto immatricolate in Italia? Al momento, circa 40 milioni. Ne consegue che, ogni giorno, gli italiani in totale percorrono 1,2 miliardi di chilometri. Per dare un'idea,  pi o meno la distanza tra la Terra e Saturno.
Se raddrizzassimo e mettessimo in fila tutte le nostre traiettorie, una dopo l'altra, quello che  in cima alla fila alla fine della giornata arriverebbe su un altro pianeta. Nella realt non sfioriamo nemmeno l'atmosfera; ognuno di noi fa avanti e indietro, casa lavoro scuola supermercato, dei tassisti dei nostri interessi, ognuno per s e la stessa strada per tutti, mezzi di qua e mezzi di l. Le nostre distanze saranno pure enormi, ma i tragitti sono veramente miseri: si parte, e dopo dieci chilometri si fa inversione e si torna indietro.
Camminare  molto diverso. Quando cammino, la mattina, con Giulia e Debora, anche se sto facendo avanti e indietro lo stesso, ho la sensazione di andare davvero da qualche parte. Forse perch, quando torno a casa, non sono quasi mai la stessa che  partita. Non per i discorsi che facciamo, o non solo. Le cose di cui parliamo di solito sono talmente futili che il silenzio  di gran lunga pi significativo.
A volte, infatti, facciamo anche un chilometro senza che nessuna delle tre parli. Come se fossimo attrici, camminiamo lungo la strada con la colonna sonora dei rumori tutto intorno: gli uccellini che cinguettano e si richiamano, i tosaerba e gli aspirapolvere di appartamenti lontani, i gridolini del bambino Filippo figlio del panaio Bruscolotti, le urla di nonna Bruscolotti che dice Filippo vieni qui che sei in mutande e di nonno Bruscolotti che bercia il mi' nipote m'ha rimpiattato il mitra, non trovo il mitra, dove me l'avete messo il mitraaa (non so se nonno Bruscolotti abbia mai avuto un mitra, so che ora ha l'Alzheimer).
 una specie di magia, un momento che potrebbe durare anche tutta la giornata, se non fosse che se davvero durasse per tutta la giornata ci sarebbe da spararsi col mitra del Bruscolotti. Quindi capita sempre, in questi momenti, che prima o poi qualcuna colga il momento giusto per uscire dalla modalit silenziosa e dire qualcosa.
Ah bene, come si sta bene qui fuori disse Giulia, dopo un respiro profondo.
Attenzione. Non si interrompe la natura per dire bimbe certo che bella giornata, lo sappiamo da sole che  una bella giornata. Quando si rompe il silenzio, occorre un motivo che sia valido. Si sta bene qui fuori, ha detto Giulia. Quindi, c' qualche motivo per cui dentro si starebbe male?
Pensare che ora torno a casa e trovo la mi' socera sdraiata sul divano...
Ah ecco, ora ci siamo.
Ma non se n' ancora andata?
Fosse quello... il problema  che quell'altro me la vuole mettere in casa.
Mi voltai verso Giulia. Ci sono quattro modi in cui Giulia si riferisce a Daniele Parenti, l'uomo con cui  sposata da diciannove anni e con cui (a quanto ne posso sapere io) ha fatto quattro figli. Quando  Daniele  l'uomo che ha sposato e ne va orgogliosa, quando  Dani  l'uomo che ha sposato e va bene cos, quando  il mi' marito sta pensando che non  pi l'uomo che ha sposato, quando  quell'altro  l'uomo che non avrebbe mai dovuto sposare. Quattro persone diverse, tutte in uno stesso essere umano anche piuttosto minuto, pure se in gran forma.
Ma sei sicura? chiese Debora.
Certo che mamma  anziana, mi dice l'altro giorno. Prima che capitasse questa cosa non mi c'ero mai fermato a pensare. L'hai presente come  fatto lui, no? Non te lo dice mai direttamente, inizia a girarci intorno come gli squali. Solo che invece di sentire tontntontn-tontnton io sento mammanzianamammanziana....
Questa cosa era l'incidente domestico in cui la suocera di Giulia nonch mamma di Daniele era incorsa cercando di tirare gi l'affettatrice dalla mensola pi alta della dispensa. L'oggetto, obbedendo alla legge di gravit, era effettivamente sceso, solo un pochino troppo, sfuggendo alle mani della signora Deianira Bozzi vedova Parenti e atterrando direttamente nel punto a energia potenziale zero, cio sul dorso del piede della vecchia signora, fratturandole due metatarsi. Essendo un attrezzo di quindici chili con una lama circolare in dotazione, l'opinione comune era che le fosse andata parecchio bene. Dopo venti giorni di degenza pressoch obbligata a casa Parenti (mamma sei da sola, hai bisogno di continuo e una badante ora come ora non ce la possiamo permettere) in cui la detta Deianira era rimasta immobile sul divano mettendo bocca in qualsiasi attivit dei sei restanti abitanti della casa, Giulia cominciava a fantasticare di un passato alternativo in cui l'attrezzo le era arrivato in testa, o di un futuro prossimo in cui glielo avrebbe tirato lei stessa.
E poi ieri sera mi fa: sar il caso che mamma torni a stare da sola? O lei o io, n'ho risposto. Tanto lo sapevo che si andava a fini' l. Senti, Giulia, fa lui, una badante non ce la possiamo permettere. Non ci possiamo permettere una badante, gli dico io, figurati se ci possiamo permettere due avvocati. Guarda che un divorzio costa parecchio, eh?
Dipende comment Debora. Lei ne sa qualcosa. Il marito era un calciatore di serie A. Nel senso, credo che giochi sempre in serie A, ma non  pi suo marito da qualche annetto. L il problema, pi che una anziana di troppo, erano due o tre ragazzine di troppo.
Guarda, non mi ci far pensare. Raccontatemi qualcosina di allegro voi, dai...
Domani forse vado a sentire per un lavoro mi feci sfuggire.
Al comment Giulia. Dove?
A Bolgheri.
Pi lontano no? Case farmaceutiche in provincia non ce n' pi?
No, no, non  per una farmaceutica. Sarebbe un posto da sommelier.
Sarebbe, forse... not Debora. Ti vedo parecchio decisa.
Vabb, ricominciare a stare fuori tutte le sere in effetti...
No, sarebbe un part-time per il sabato e la domenica pomeriggio. Per fare le degustazioni guidate.
E allora de', ci pensi anche?
Non  che ho un colloquio. Non ho una convocazione, un orario... So che cercano, mi chiedevo se era il caso di provare.
Se non ci vai ti ci porto io a forza ridacchi Debora.
Non ho scelta, via...
Il problema era proprio quello, pensavo una volta tornata a casa. In realt quello che mi attirava, quello a cui non smettevo di pensare, era la possibilit concreta di tornare a fare qualcosa e di uscire di casa con un obiettivo.
Mi sarebbe piaciuto tornare a fare il sommelier? Certo.
Era quello, il lavoro che volevo?
Nella mia testa il sommelier va in giro, assaggia, scopre, costruisce piano piano una cantina. In una parola, sceglie. Ma nel dire fruttato o sentirete aromi di mora, nocciola e un lieve sentore di sottobosco a un gruppo di americani in pantaloni pi corti e dal girovita pi largo di quello che la decenza suggerirebbe, nel passare e ripassare sempre dagli stessi vini, scelti da altri, non ci vedevo tutto questo costrutto.
Era questa, la motivazione autentica?
No, in realt la cosa che mi metteva veramente dei dubbi addosso era un'altra. Cio, se avessi accettato il lavoro (il che implicava che mi avrebbero preso, ma quello step ormai nella mia testa lo davo per scontato) mi sarebbe toccato di stare gomito a gomito con Alberto Papa.
Mettiamola cos, ci sarebbe stato del disagio.
Capisci, ci sarebbe del disagio.
S, ci sarebbe del disagio disse Virgilio, aprendo il finestrino.
Non mi sembri convinto dissi, mentre sporgevo il capo oltre la maledetta macchina rossa parcheggiata accanto all'incrocio, per cercare di capire se arrivava qualcuno.
No, no, sono convinto.
Grande capo Orso Calvo parla con lingua biforcuta.
No, Sere,  che in qualsiasi posto di lavoro c' del disagio. Fatti un giro nella triremi uno di questi giorni e ne vedi parecchio.
S, mi ci manca anche un giro nella triremi. Gi qui dovr girare come una scema per trovare un posto. Eravamo nei dintorni della scuola di musica di Pietro, che  in un punto della citt in cui oltre alla scuola suddetta ci sono due palestre e una gastronomia, per cui la durata media della vita di un parcheggio libero  di circa sedici secondi.
Scusate, forse non vi ho ancora presentato la persona con cui sto parlando, e che accanto a me ora scruta l'orizzonte come un pellerossa alla ricerca di un possibile giaciglio per il nostro cavallo di ferro. Virgilio Rossi, per quindici-sedici ore al giorno professore ordinario di Intelligenza Artificiale presso l'Universit di Pisa, per altre otto collaudatore di materassi e divani presso la nostra abitazione. Nelle briciole di tempo restanti interagisce con me e con i nostri figli. In poche parole, siamo sposati.
La triremi invece  la stanza del dipartimento di Virgilio dove stanno i dottorandi: due file da sei scrivanie separate da un corridoio, ognuna dotata di un computer, di una tastiera e di un dottorando chino su quest'ultima. Il nome le era stato affibbiato da un ragazzo siciliano, tale Michele, quando il dipartimento aveva deciso che i dottorandi sarebbero stati raggruppati tutti insieme in via provvisoria nella stanza pi bassa e scomoda dell'edificio. Questo accadeva nel 1995; da allora sia la posizione dei dottorandi che il soprannome si erano istituzionalizzati, ed entrambi erano rimasti l.
S, ma  una cosa diversa. Stiamo parlando di antipatie personali, e comunque sono dottorandi, fra due anni al massimo se ne andranno.
Il problema  che rimarranno i peggiori.
Scossi la testa. Sia perch capivo Virgilio, sia perch lui non capiva me, sia perch nemmeno i parcheggi intorno capivano le nostre esigenze.
Nelle universit, cos come in parecchie altre organizzazioni umane, il potere vero non  dato dalle cariche, ma dai soldi. Nella fattispecie, non conta tanto se sei professore ordinario, direttore di dipartimento, prorettore alla Ricerca o Gran Camerlengo del Rettore: conta principalmente quanti finanziamenti tu o il tuo gruppo di ricerca portate al tuo ateneo. Questo, in proporzione, decide quali dottorandi potranno varcare le sacre porte del tempio e iniziare la Luminosa Carriera Universitaria: ricercatore, associato, ordinario, pensionato che nonostante non ne abbia pi alcun diritto non molla quella che considera la propria stanza fino alla morte si dice che, per alcuni, le assi della bara siano state ricavate direttamente dalla scrivania.
 un'altra cosa. E un altro genere di disagio.
S, ma  un disagio indeed.
Ormai ci sono abituata, Virgilio come tutti i nerd ama infilare parole inglesi laddove in italiano ci sarebbe un modo di dire equivalente. Un tempo lo facevano gli yuppie, con i sostantivi, ed era tutto un brunch, un briefing e un leasing, mentre invece i nerd lo fanno con gli avverbi, e in the meanwhile Serena ancora un parcheggio non lo trovava.
E anche noi abbiamo i nostri casi di molestie, non ti credere. Il Morello  da un anno che iscrive d'ufficio il povero Geremia a qualsiasi convegno a cui va anche lui e gli prenota la stanza nel suo stesso hotel con i fondi di ricerca.
Ottimi gusti, il professor Morello. Approvo. Questo Geremia  veramente un bel ragazzo.
Ma  comunque una cosa diversa, Virgi. A parte il fatto che Geremia  il doppio del Morello.
Hai ragione disse Virgilio, annuendo lentamente. Devo suggerirgli di prenderlo a testate, la prossima volta che gli si siede accanto e gli mette una mano sulla coscia. Come ho fatto a non... zittazitta, lui se ne va!
L'automobile parcheggiata esattamente davanti a noi mise il muso fuori e si insinu lentamente nel traffico. Ringraziando il Grande Spaghetto avanzai, mi fermai, misi la retromarcia e iniziai la manovra. Mentre parcheggiavo, silenzio completo. Io riesco a parlare praticamente in qualsiasi situazione, e anche ad ascoltare, ma se qualcuno mi chiacchiera mentre parcheggio divento idrofoba. Una volta che l'auto fu parallela al marciapiede, spensi e Virgilio riprese:
Quello che volevo dire, Sere,  che in ogni luogo di lavoro c' del disagio. Se  con il tuo capo  anche peggio, sono d'accordo. Papa sarebbe il tuo capo, nella fattispecie?
No, e forse non  nemmeno la notizia migliore. Il capo assoluto credo che sarebbe Mori.
L'ho gi sentito, questo Mori?
Quello dello scherzo del vino finto.
Lo scherzo del vino finto... quello che gli hai fatto lo scherzo del vino finto?
Quello l.
Ah. Eh.
Mentre monosillabavamo, la porta della scuola di musica si apr e ne usc Pietro con il violoncello a spalle. Misi una mano fuori dal finestrino e la agitai.
Pietroooo...
Pietro volt appena lo sguardo verso la macchina e si incammin, con passo elastico e noncurante, mentre io lo guardavo e mi mancava quasi il fiato. Era uno di quei momenti meravigliosi e terrificanti in cui ti rendi conto che i figli crescono. L'anno precedente, da quella porta usciva un violoncello con un bimbo intrappolato sotto, tipo Atlante alle prese con il mondo. Invece ora... Insomma, fino a prima dell'estate sembrava che un violoncello alieno stesse tentando di rapire un bambino, mentre ora era chiaro che era il ragazzino a portare lo strumento, e non viceversa.
Ciao Pietro.
... oooo... rispose Pietro, aprendo il bagagliaio e tentando di metterci dentro il violoncello con una mano sola, mentre con l'altra continuava a smanettare sul cellulare.
Ne segu una lite familiare di media entit, con Virgilio che metteva dentro il cello mentre io sbraitavo verso Pietro che avendo due mani poteva provare a usarle entrambe, lui che non mi rispondeva, io che siccome non mi rispondeva mi incazzavo vieppi e poi fermiamoci qui, se avete dei figli adolescenti sapete benissimo come funziona e se non ne avete presumibilmente vi sembreremmo un trio di squilibrati. Insomma, di vino e lavoro per un po' non si parl pi.
Abbiamo ricominciato a cena, tranquilli.
Me ne passi un altro pochino, Sere, per piacere?
Eccolo dissi, porgendo a Virgilio la bottiglia di vino che, essendo a fine cena, mostrava ormai entrambe le etichette anche guardandola da dietro.
Grassie. Virgilio continu a parlare, con il liquido borborigmo di sottofondo del vino che dalla bottiglia si lasciava andare nel bicchiere. Scusate se non sono stato molto loquace, stasera, ma oggi mi hanno sbriciolato.
S, guarda, mi sa che fra tutti... dissi, guardando Pietro e Martino che, alzatisi da tavola che ancora masticavano, erano tracimati sul divano in una di quelle pose da pupazzo rotto che solo gli adolescenti riescono ad assumere, ed erano immersi nei loro cellulari, a giocare a Brawl Stars tra loro o con qualcun altro, non so. Comunque questa cosa dei finanziamenti ora l'avete finita, giusto?
Ma s, credo di s.
Per  roba da non credersi, anni fa ti lamentavi che non avevate fondi, ora vi lamentate che ne avete troppi.
Troppi da spendere male disse Virgilio, dopo una annusata soddisfatta al bicchiere. Di assumere gente a tempo indeterminato non se ne parla.
Eh s... dissi, prendendo la bottiglia a mia volta.
Avete presente quando cercate di coinvolgere qualcuno in una conversazione, ripetendovi fra voi in modo colloquiale cose che sapete benissimo cos da invitare questa persona a partecipare e farla sentire parte della tavolata? Ecco, era esattamente quello che stavamo tentando di fare io e Virgilio con Augusta Pino, la quale mentre noi eravamo seduti a tavola era in piedi, davanti al lavandino, a ordinare i piatti nella lavastoviglie. Quello era il terzo argomento di conversazione che tentavamo di imbastire da quando era finita la cena. In precedenza avevamo provato a palleggiare fra noi parlando dei voti di Pietro e del modo di insegnare la matematica al liceo nel 2023, soggetto che solitamente suscitava un grande interesse nella suocera, che da insegnante in pensione e da rompicoglioni in carica non mancava mai di dare il proprio inesorabilmente pessimo giudizio. In quel caso, invece, la reazione di Augusta Pino era stata uno sconfortato scuotere di testa mentre impilava i piatti sulla tovaglia prima di toglierli.
Eravamo quindi passati, per analogia, a un altro grande classico sempre in grado di destare l'attenzione della congiunta, cio la presenza di elementi nel corso di Virgilio che rallentavano lo svolgimento del programma ( questi avrebbero dovuto ripetere otto volte la prima superiore, altro che Ingegneria Informatica...), e conseguente scambio di opinioni sulla attuale difficolt di bocciare e sul grande valore propedeutico e didattico di stiacciare gli alunni impermeabili a ogni conoscenza prima che sia troppo tardi; tale ambito risvegliava sempre nella vecchia gorgone i sopiti trascorsi di insegnante, e non di rado si concretizzava
nei ricordi del proprio passato universitario, quei begli esami condotti con modalit asburgiche nei quali se facevi schifo non ti buttavano fuori, come si fa oggi, ma ti scrivevano quindici sul libretto in inchiostro rosso, e quel quindici (o, in certi casi, dodici) te lo portavi sul gobbo fino alla laurea e faceva media, altro che tentare gli esami. Se in particolare forma, Augusta Pino avrebbe sicuramente citato con malcelata nostalgia il padre di Virgilio e suo defunto marito, maresciallo Socrate Rossi, il quale con orgoglio diceva spesso che lui aveva fatto il '68 e poi, indicando sinistramente alla propria destra, aggiungeva dalla parte giusta. Invece, quella sera, nisba.
A questo punto toccava tirare fuori la provocazione nucleare, quella a cui Augusta Pino non poteva non rispondere.
Domani Serena ha un colloquio di lavoro.
Augusta pos il piatto e mise le mani sui fianchi, sorridendo.
Oooh bene, questa  una cosa da festeggiare. Non i settant'anni di una povera vecchia. E dove sarebbe?
A Bolgheri. Un po' lontanuccio, ma non sarei la prima.
Direi di no ridacchi la suocera. Augusta era stata la mia insegnante di matematica al liceo, e pur abitando a Ponte San Giacomo veniva a Campiglia Marittima tutte le mattine (un'ora e mezzo di treno all'andata e una e mezzo al ritorno, all'epoca). Lo so, ho sposato il figlio della mia prof del liceo, come suocera me la sono andata a cercare veramente bene. Vai alla Bax?
Scossi la testa. La Bax era un'industria chimica gigantesca, specializzata in composti di bario la x stava per qualsiasi cosa si leghi al bario, fluoruri, cloruri, carbonati o ossidi e dalle politiche aziendali che definire aggressive  poco. Avevo fatto un colloquio l, quando ero giovane, e mi ero resa conto che le probabilit che assumessero me erano pi o meno quelle che ha il Ponte San Giacomo di andare in Champions League.
No, alla Tegolaia. L'azienda vinicola.
Ah. L'azienda vinicola.
Forse c'era una zanna di meno nel sorriso di Augusta Pino.
Sono diventati veramente grossi, e si stanno espandendo.
E quindi cercano un chimico? chiese Augusta Pino, pi o meno con lo stesso tono con cui Torquemada avrebbe chiesto e quindi questa scemenza  scritta nella Bibbia?.
No, o almeno non lo so. Il posto  da sommelier.
Sommelier... Il tono era lo stesso con cui Torquemada avrebbe pronunciato musulmano.
 un lavoro come un altro. Provai a buttarla sul ridere. Magari mi pagano anche. Ma non so ancora se ci vado.
Ah, ecco.
Ah, ecco, cosa?
Cio, non sono fatti miei, per uno studia, si laurea, dottorato, e poi va a fare il sommelier...
Allargai le braccia. I laureati in chimica erano mille l'anno, i posti di lavoro per un chimico erano a dir tanto una cinquantina. Se Augusta non riusciva a capire dov'era il problema, mi chiedevo come l'avesse presa lei, la laurea in matematica.
Io non te lo volevo dire, Serena...
Per te lo sto dicendo lo stesso.
Ma anche questa cosa del vino, io ci farei attenzione. Prima lo hai fatto anche assaggiare ai ragazzi.
Vabb, Augusta... hanno annusato e dato un sorsino microscopico.  per il tuo compleanno. Io non ero nemmeno in prima media quando ho assaggiato il vino per la prima volta.
Augusta mi guard con l'aria di chi si spiegava tante cose.
Non esiste una dose minima innocua per l'alcol, Serena. Lo dicono i medici. Tu che sei chimica dovresti saperlo.
No, veramente non lo so. Forse proprio perch sono una chimica, e non un medico. Ho studiato come fabbricare le molecole, non come avvelenare le persone.
O la loro esistenza.
Comunque, se ci vai fai bene.
Bont vostra. La mia vecchia prof sar negata a cambiare marcia dell'automobile, ma quanto a cambiare discorso  maestra.
S,  quello che le ho detto anche io approv Virgilio.
Pi che altro perch cos riprendi l'abitudine a fare i colloqui. Cos poi quando ne fai uno serio sei gi pi sul pezzo, ecco.
Cos quando ne fai uno serio sei gi sul pezzo. Non c' nulla di peggio che essere d'accordo con una persona per motivi diametralmente opposti ai suoi.
Non lo so, vedo domani.
Io non cambio discorso. O parlo troppo, o smetto di parlare.
Mamma, ma  vero che il vino fa male come dice nonna?
Dipende, Martino. Se ne bevi troppo, s. Quello fa male davvero.
Infatti, in quel momento stavo guidando io. Virgilio, forse per il relax conseguente alla giornata lavorativa particolarmente infame, forse per fare qualcosa mentre io e sua madre ci mandavamo signorilmente affanculo l'un l'altra, aveva finito quel che restava della bottiglia praticamente da solo. Al momento di tornare a casa, anche se erano un paio di chilometri scarsi, aveva detto che in quelle condizioni il fosso era pi largo della strada e mi aveva dato le chiavi.
Ma nonna diceva che anche se ne bevi un goccio fa male. Star male stanotte?
No, tesoro, non starai male stanotte asserii, poi continuai rivolta a Virgilio: Invece secondo me tua mamma ha qualcosa che non va. Non ha detto nulla tutta la sera, e poi quando ha aperto bocca...
Mamma, come fai a saperlo che non star male?
Perch ne hai bevuto un gocciolino microscopico. Se ti avesse dovuto fare male lo sentiresti gi.
Ma allora perch nonna dice che fa male?
 un discorso diverso iniziai io, esattamente nel momento in cui Virgilio, a occhi chiusi e con la nuca sul poggiatesta, diceva: A volte nonna dice un sacco di puttanate.
Babbo ha detto una parolaccia disse Pietro con tono notarile, continuando a smanettare sul cellulare.
S, tesoro, babbo ha detto una parolaccia conferm il soggetto.
Se le dico io mi fate il mazzo replic il primogenito, continuando a diteggiare.
Tu non hai ancora una suocera, che  uno dei motivi riconosciuti validi dalla societ civile per abbandonarsi al turpiloquio contestualizz Virgilio.
Ma nonna Augusta  tua mamma, mica tua suocera.
Avendo io sposato mamma e passando pi tempo con Serena che con Augusta, tua nonna a volte  madre e a volte  suocera. Stasera  stata parecchio suocera.
Allora te ne sei reso conto anche te chiesi a Virgilio.
S, non pi del solito.
Forse anche parecchio pi del solito.
Mah...
S, babbo, ma ascolta... cominci Pietro, e poi si ferm.
O parli con babbo o giochi al cellulare, Pietro.
Non sto giocando al cellulare rispose egli, continuando a prendere lo schermo a colpi di pollice.
Quello cos', un cubo di Rubik?
Pietro alz finalmente gli occhi dallo schermo.
Non sto giocando, sto messaggiando. Sto rispondendo a Luca. Dice che hanno fissato la prima prova di musica d'insieme.
Ah, ottimo. Luca  l'insegnante di violoncello di Pietro. E quando l'hanno fissata?
Aspetta... Pietro guard il cellulare. Domani alle cinque.
Domani alle cinque? E quando pensavi di dirmelo?
Te l'ho appena detto rispose in modo inoppugnabile il primogenito.
E quanto dura?
Eh, dura... un'ora e mezzo. Dalle cinque alle sei e mezzo.
E che cavolo, e come si fa, che Martino domani ha lo stage? A che ora hai lo stage, Marti?
Cinque e mezzo.
La scuola di musica era in localit Le Canne, cio a sud-est di Ponte San Giacomo. La palestra dello stage, a meno che non la smontassero durante la notte, era in localit Felciaino, cio a sud-ovest di Ponte San Giacomo. Distanza tra le due localit: approssimativamente sedici chilometri, il che tra le cinque e le sei di un pomeriggio di ottobre significava mezz'ora imbottigliata nello stradone tra macchine agricole e non. L'unica era partire alle sedici e quarantacinque; depositare Pietro a musica, alle cinque; ripassare da casa, prelevare Marti gi pronto in strada con il rampino e portarlo in palestra, cinque e mezzo; tornare alla scuola, dove sarei arrivata alle sei; aspettare come una scema fino alle sei e mezzo, cio quei tre-quattro minuti restanti dopo aver trovato parcheggio, perch una volta l non c'era niente altro che potessi fare; prendere Pietro e fiondarmi verso la palestra, dove sarei arrivata alle sette.
Ma porca troia...
Mamma, anche te con le parolacce...
Perdonami, tesoro mio dolcissimo flautai. Riformulo: perdindirindina, come cazzo facciamo domani?
Eh,  un casino disse Virgilio. A che ora ce l'avresti il colloquio?
Fu quel condizionale a farmi decidere.
Poi posso anche descrivervela in modo razionale come e quanto mi pare, ma fu il ce l'avresti, invece del ce l'avrai. Una sillaba che scatt come un interruttore, e la situazione divent chiara.
Fino a quel momento ero in dubbio, ero realmente e sinceramente in dubbio se andare o no, uno sciatore indeciso tra due possibili piste; ma la prospettiva di quel pomeriggio da tassista, oltretutto sottolineata dal condizionale di Virgilio, mi dette una spinta vigorosa.
Vi ricordate di quello che dicevo all'inizio? Del fatto che, a botte di decine di chilometri, in un giorno gli italiani fanno in automobile la distanza da qui a Saturno, ma in realt la maggior parte di noi manco si schioda da dove  partito? Magari, ogni tanto si potrebbe anche osare di pi. Cento chilometri, pi o meno: la distanza tra qui e Bolgheri. Un ordine di grandezza. Per il momento, poteva bastare.
Eh, mi hanno detto verso le cinque... dissi, sentendomi contemporaneamente un genio e una merda.
E allora domani porto tutti e due io, non c' altro da fare.
Potresti?
Eh, trovami un'altra soluzione...
...
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...
Articolo 58 codice civile.
...
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Quando sono trascorsi dieci anni dal giorno a cui risale l'ultima notizia dell'assente, il tribunale competente secondo l'art. 48, su istanza del pubblico ministero o di taluna delle persone indicate nei capoversi dell'art. 50, pu con sentenza dichiarare presunta la morte dell'assente nel giorno a cui risale l'ultima notizia.
La storia del vino  la storia d'Europa.
L'uomo appoggiato alla scrivania annu, con aria
ispirata, come se avesse detto una verit profonda. Quindi si alz e, seguito dalla telecamera, cominci a camminare per la stanza, declamando con voce cantilenante e solenne, tipo canzone di Branduardi:
E venne la peste, e stermin tanta gente, perch mor met della popolazione d'Europa. E venne la ricchezza, figlia della peste, perch meno persone voleva dire meno bocche da sfamare e pi lavoro per tutti. E venne la brama, figlia della ricchezza, perch quando hai pi soldi di prima ti senti ricco e li vuoi spendere. E venne il vino, figlio della brama, perch prima della peste il vino toccava solo ai benestanti, ai nobili e ai monaci. E venne la vite, madre del vino, perch noi tutti sradicammo alberi e trasformammo i granai in cantine per fare spazio alla pianta e per soddisfare la brama. E ancora oggi piantiamo la vite, per produrre il vino, per soddisfare la brama, per usare la ricchezza, per dare un senso alla peste e alla morte.
A questo punto l'uomo abbandon il tono aulico e, guardando nell'occhio della telecamera con aria arguta, sorrise a se stesso e allo spettatore, e concluse con tono leggero:
Si direbbe che abbiamo trovato un equilibrio, no?
Era fatto cos, babbo disse Ramona Olivieri, mentre il video cambiava e partiva una pellicola ottocentesca in cui alcuni contadini, con i gesti scattanti tipici dei filmati d'epoca, scaricavano ceste d'uva dentro una vasca di cemento interrata. Per lui tutto era uno spettacolo, un'occasione per giocare e per parlare.
Corinna, distogliendo gli occhi dalla proiezione, volt lo sguardo verso la donna che le stava di fronte, in piedi, con le mani intrecciate davanti. Accanto a lei, ma un impercettibile passo indietro, c'era il fratello, Oreste Olivieri Frangipane, la stessa persona che le aveva aperto il portone quando aveva suonato il vecchio ma lucido campanello di bronzo con scritto il nome della famiglia in corsivo. (Buonasera, sovrintendente. Grazie per essersi disturbata a venire. Mia sorella la aspetta accanto al chiostro. Da questa parte, prego).
E la stessa voce molto seria che le aveva risposto al telefono, la mattina, quando aveva chiesto se era possibile incontrare la famiglia del marchese Olivieri. Mia sorella e io saremmo ansiosi di parlare con lei, aveva detto la voce, e di condividere tutto ci che sappiamo. Ci dica pure quando e dove vederci.
Occhio, Corinna, aveva sussurrato all'orecchio della ragazza chi vi scrive, cio il suo sempre vigile senso
del dovere. Convocare i parenti di una persona scomparsa in questura potrebbe essere preso come una grave indelicatezza, e questo andrebbe a probabile detrimento delle tue note caratteristiche. Sarebbe possibile potervi venire a trovare in azienda? Senza dubbio, aveva risposto la voce seria seria. Noi saremo in cantina tutto il giorno.
Quindi anche lei  convinta che sia morto? chiese Corinna, guardando la donna.
Ramona osserv Corinna da dietro il ciuffo. Era raro, per Corinna, incontrare lo sguardo di una persona alta quanto lei, al di fuori delle sue compagne di squadra; ma la figlia del marchese Crisante era almeno un metro e novanta. A differenza di Corinna, per, Ramona Olivieri era massiccia, larga, un donnone, le spalle ampie e i fianchi quasi altrettanto.
Accanto a loro due il secondogenito del marchese, Oreste, quasi spariva: gi era un uomo di proporzioni lievemente ridotte rispetto allo standard, ma tra Corinna e sua sorella sembrava un bambolotto con la barba.
Intorno a loro, la sala di accoglienza della cantina Olivieri Frangipane, vignaioli dal mille e dugentoquaranta, come diceva la scritta sull'ampia parete dietro le spalle dei due; sotto la scritta, una lunga vetrina mostrava dei volumi antichi, aperti a illustrare cartine, parcelle, capitolati di produzione e altri aspetti dell'ampelografia cio della disciplina che, come chi scrive ha imparato il giorno stesso, studia, identifica e classifica la variet dei vitigni e delle uve.
Da quando  sparito disse, incamminandosi verso un'arcata. Non serviva ritrovare l'Ape, mi creda. Mio padre viveva per questo posto, per il suo lavoro, per il suo vino.
La sala, uscendo, immetteva in un piccolo chiostro, con un loggiato a colonne che racchiudeva un giardino con in mezzo un pozzo. Difficile immaginare qualcosa di pi classico e, insieme, di pi tranquillo. Oreste, con il suo tono serio, conferm:
Qualsiasi cosa fosse successa, se fosse stato in grado sarebbe tornato qui. Non  pi tornato, quindi  morto.  semplice.
Corinna si guard intorno. Ogni lato del chiostro era dedicato a un vino delle cantine Olivieri Frangipane. Per ogni vino c'era una vetrina contenente una bottiglia, una mappa che indicava la parcella di terreno da cui veniva l'uva per produrlo, la storia di quella particolare bottiglia e i premi che aveva ottenuto. Di fronte alle vetrine, appese al muro interno del chiostro, correvano torno torno delle fotografie del marchese Crisante che sovrastavano alcune frasi, con tutta evidenza delle massime del marchese Crisante stesso.
Per esempio, in quel momento accanto a Corinna c'era l'immagine del marchese in coppola rossa, di profilo nella cornice di una bifora, in una evidente presa in giro del ritratto di Federico da Montefeltro, mentre la didascalia diceva tra virgolette: I nobili italiani si dividono in due categorie: quelli che fanno il vino e quelli che si sfanno di whisky.
Queste sono frasi di suo padre?
Sono frasi che diceva spesso, s conferm Ramona, mentre Oreste annuiva. Le abbiamo messe qui per ricordarlo.
Corinna si ferm, sempre guardandosi intorno. In effetti, il chiostro aveva l'aria di un monumento funebre al povero Crisante Olivieri Frangipane, eretto con tutta evidenza ben prima che ci fosse certezza che il poveruomo fosse morto davvero.
Le abbiamo messe qui come le diceva lui si inser Oreste, con l'aria di chi disapproverebbe ma, non contando una ceppa, ormai si  messo il cuore in pace. Camminando, erano passati sotto un'altra foto, di un marchese Crisante in tenuta da lavoro, cappello di paglia e guanti, mentre sotto la didascalia asseriva: Il vino industriale  come un travestito: ti adesca con la sua apparenza esterna e poi al dunque te lo butta in culo.
Abbiamo fatto quello che avrebbe voluto lui comment Ramona.
Come sempre chios Oreste, con un sorriso che sembrava carico di nostalgia.
In realt quello ci ha aiutato tanto continu Ramona, mentre continuavano a camminare dentro il chiostro. Quando babbo  scomparso, era il capo effettivo dell'azienda. Anche se eravamo sicuri che non sarebbe tornato, non potevamo aprire il testamento.
Per sapevamo come si sarebbe comportato babbo , che cosa aveva in mente, e ci  venuto naturale spartirci i compiti continu Oreste, seguendo le due donne mezzo passetto indietro intorno al loggiato.
Ramona ha continuato a seguire la parte gestionale, e io sono rimasto su quella enologica.
Prima vostro padre si occupava di entrambe, mi sembra di capire disse Corinna, passando sotto la foto di un marchese Crisante vestito da salumiere, con in mano un enorme fiasco impagliato, e la scritta sotto: Noi non chiediamo al cliente cosa gli piace, e poi ci adeguiamo;  chi si rivolge a noi che impara col tempo, da solo, cosa  buono.
Avevamo gi cominciato da qualche anno. Prima babbo faceva quello che gli sembrava giusto. Punto. E non dava retta a nessuno. Oreste, con le mani dietro la schiena, si era messo accanto alla sorella. La maggior parte delle volte, aveva ragione. Quando aveva torto, bisognava far finta che avesse ragione e aspettare che se ne dimenticasse.
Noi cerchiamo di ricordarci le volte in cui aveva ragione, e litigare su quelle in cui non siamo d'accordo concluse Ramona, ridacchiando, mentre giungevano sotto alla fotografia del marchese atteggiato alla maniera di Federico da Montefeltro. Rendendosi conto che fino a quel momento avevano girato in tondo, Corinna decise che era l'ora di partire per la tangente.
E riguardo alla Tenuta della Tegolaia, aveva ragione o aveva torto?
La Tenuta della Tegolaia son tante cose... disse Ramona, guardandosi intorno. Ce n' che funzionano, ce n' che noi le facciamo in modo diverso...
Riformulo: su Walter Mori aveva ragione o aveva torto?
Ramona continuava a guardarsi intorno. Sembrava quasi sperasse che da dietro a una delle colonne del loggiato spuntasse fuori il marchese Crisante, magari un po' sporchino e un po' dimagrito dopo dieci anni passati a girare per i macchioni, ma vivo e vegeto.
Lei lo sa, quindi, che Walter lavorava per noi? chiese dopo qualche secondo.
Mi ha detto che  stato licenziato per aver proposto un tappo a vite conferm Corinna, tentando di andare oltre.
Su certe cose babbo aveva le sue idee disse Ramona.
Fai sentire la musica di Beethoven e chiunque diventa un cavaliere al galoppo contro il nemico comment Oreste, con la faccia di chi ha sempre pensato che su quello babbo aveva idee dimolto giuste.
Che significa?
Lo dicono in un film di Fellini spieg Ramona. E babbo continuava: dai a qualcuno una bottiglia con lo stemma di una casata nobiliare e un tappo di sughero vecchio di vent'anni da togliere con il cavatappi, e chiunque diventa un nobile che si gode il frutto dei propri possedimenti. Noi non vendiamo vino, noi vendiamo nobilt.
Ecco, appunto disse Oreste con voce che sapeva pi d'aceto che di vino. Spiegagli come lo usava, il Mori, lo stemma della casata Olivieri Frangipane.
Ramona congel Oreste con uno sguardo che solo ottocento anni di marchesato potevano conferire. Non di fronte a estranei, fratello mio. Siamo pur sempre dei nobili, e che cazzo.
 roba di tanto tempo fa. L'ha fatto togliere quasi subito.
Io per intanto l'ho visto coi miei occhi, davanti al suo ufficio, lo zerbino con lo stemma di famiglia.
Babbo ha fatto ben di peggio, lo sappiamo entrambi.
Corinna tossicchi. La domanda che aveva posto
aveva ricevuto risposta: era chiaro che Ramona si confermava amica di Walter Mori ed era altrettanto chiaro che Oreste lo detestava. Non fu certo un pensiero formulato in maniera cos articolata, n cos ricco di assonanze, ma comprenderete che talvolta anche un senso del dovere ha diritto a svagarsi un po'.
Mi dicevate prima che avete cominciato a gestire l'azienda dividendovi i compiti senza aprire il testamento. L'avete fatto, in seguito?
In realt non ancora rispose Oreste, riprendendo automaticamente il contegno da nobile, sia pur cadetto. Ormai per noi la cosa era accettata, e non essendoci problemi tra noi a livello di successione...
Sono passati dieci anni, sarebbe vostro diritto.
Dieci anni... disse Ramona, guardando il fratello con quello che era uno sguardo che colp Corinna per la sua sincerit. Come a voler escludere il resto del mondo, a ricordare che solo loro sapevano quello che avevano passato.
Venti ottobre duemilatredici conferm Corinna.
Venti ottobre duemilatredici segu Oreste, ripetendo esattamente le parole di Corinna, ma al tempo stesso dicendo una cosa completamente diversa.
Cosa vi ricordate di quella giornata?
Non era nemmeno andato alla partita cominci Ramona. Era domenica e la Fiorentina giocava in casa, di solito babbo non se ne perdeva una. Era abbonato dall'ultimo scudetto, andava in tribuna ma urlava come se fosse in curva.
Voi andavate con lui?
Nemmeno sotto tortura disse Oreste, inorridendo. Ci sono andato due volte, quando ero piccolo. Una vergogna... lei non ha idea, sedere accanto al proprio padre che insulta la madre di una ventina di persone a caso, circondato da qualche migliaio di animali preistorici che fanno come lui.
Insomma, mi dicevate che non era andato alla partita si inser Corinna cercando di instradare la conversazione.
Esatto conferm Ramona. Babbo non era in gran forma, in quel periodo. Era caduto salendo le scale, una decina di giorni prima, ed era ruzzolato gi. Sosteneva di non essersi fatto nulla.
Lei non ha idea, per convincerlo ad andare al pronto soccorso prosegu Oreste. Babbo, hai battuto la testa. Devi farti vedere. E lui nulla. Ci son volute due ore ma poi, picchia e mena, s' convinto e lo abbiamo portato al pronto soccorso. E anche l... Voleva andarci da solo, e noi a spiegargli che magari era meglio se si faceva accompagnare, che andare in moto dopo che uno ha battuto la testa anche no.
E poi a farlo salire sull'automobile, non le dico... prosegu Ramona. Babbo era claustrofobico, non sopportava di stare in auto, abbiamo dovuto tenere i
finestrini aperti anche se pioveva. E poi una volta fatte tutte le visite, radiografie, tac, tutto quanto, ha cominciato a prenderci per il culo. Hai visto che non m'ero fatto niente? Oggi posso dormire da solo o mi prendete la badante? Oh, se mi prendete la badante mi raccomando, meno di trent'anni e non meno di una quarta, senn m'addormento davvero.
Faceva lo spavaldo, ma secondo me s'era preso una bella strizza comment Oreste. Non s' mosso di casa per qualche giorno. Poi ha rimesso il naso fuori, ma con cautela.
E il giorno in cui  scomparso, cosa ha fatto?
Io l'ho visto a pranzo, s' mangiato tutti insieme in casa, come si faceva la domenica disse Ramona. Poi lui s' incamminato e  andato a vedere la partita al bar, qui alle Bandite, sullo stradone.
Ha preso la moto? O l'Ape?
No, no. E nemmeno due chilometri, c' sempre andato a piedi.
Ed  tornato a casa, giusto? Verso che ora?
Saranno state, non lo so... le cinque e mezzo, le sei. Poi... poi...
Poi l'abbiamo visto andare via. Verso le sette. L'ora precisa non gliela saprei dire. Io ero alla finestra, ho visto che saliva sull'Ape.
Erano le sette e sei minuti intervenne Ramona. Io sono andata a salutarlo e lui per tutta risposta mi ha detto che era meglio se mi sbrigavo, perch dovevo essere a Firenze alle nove. Ho guardato l'orologio e gli ho detto babbo, ci vuole meno di due ore per arrivare a Firenze. S, ma ti ci vuole anche due ore a truccarti, ha risposto lui. L'ho mandato a fare in culo, scherzosamente.
Lo ha pi sentito, da quel momento?
Verso circa un quarto alle nove, pi o meno. Mi ha telefonato e mi ha chiesto se ero arrivata a Firenze. Gli ho detto di s, lui mi ha detto fai ammodo, finita l. Non immaginavo...
Perch le ha detto di fare ammodo?
Ramona sorrise, in maniera fuggevole.
Era una cena per festeggiare i tre bicchieri del Gambero Rosso. C'erano tutti i produttori toscani che avevano preso tre bicchieri. Una ventina, in tutto. Noi l'avevamo preso per il secondo anno di fila. Basileus 2010. E lui ci aveva mandato me per la prima volta.
Era una specie di investitura, insomma intervenne Oreste. Ramona fece una smorfia.
Io non l'avevo vista cos. Secondo me non voleva vedere... non voleva vedere alcuni degli altri vincitori, via.
Per esempio, Walter Mori?
Per esempio.
Anche lui tre bicchieri?
Alcielo 2010. Tre bicchieri anche lui, per la seconda volta di fila. Prima che arrivasse lui, non ci erano mai riusciti. Nemmeno una volta.
...
.
...
Mercoled pomeriggio.
...
.
...
Quando la pallottola colpisce il cranio da una determinata angolatura, lo fa esplodere.
Non c' niente da fare: quando abbiamo una destinazione, si guida con tutto un altro spirito.
Fuori piove, ma dentro l'auto c' la luce, la luce portata dalla voce sabauda e rassicurante del professor Alessandro Barbero che racconta la vita e le opere di Marc Bloch. Che poi, come possa essere rassicurante e confortevole uno le cui frasi pi iconiche sono andiamo a bruciargli la casa e interrogateli di nuovo sotto tortura, per me rimane un mistero. Confortevole anche quello, anzi proprio comodo: non ho nessuna intenzione di ragionarci su, ascolto e mi lascio permeare dalla sua saggezza. Se anche Barbero dicesse avete mai fatto caso a quanto  stronza Serena Martini? annuirei e penserei che non lo avevo mai realizzato prima.
 un po' di tempo che non sento pi musica in auto. Forse perch quando sono con Virgilio la scelta cade sempre sulla sua musica da ingegnere, metal o prog rock, che all'inizio mi piaceva ma  pur vero che negli ultimi vent'anni di musica rock decente ne  venuta fuori pochina, e dopo due decenni anche gruppi geniali come i Muse ti fanno venire il latte alle ginocchia; quando siamo con i bimbi invece facciamo scegliere loro, e l la faida  assicurata. Pietro, da violoncellista e soprattutto da adolescente,  in quella fase dell'esistenza in cui deve mostrare che le cose belle e intelligenti sono solo quelle che lui capisce e noi no, per cui in questo momento per il mio primogenito si definisce musica solo la roba composta da gente nata ad Eisenach nel 1685 e morta a Lipsia nel 1750; non contento, mentre la musica va, la voce di mio figlio sottolinea con razionalit il significato dei passaggi pi pregnanti, cos mentre tento di seguirli la sua chiacchiera me li copre. Martino, per converso, ogni volta che tocca a lui propone perfidamente i Mneskin, che oltretutto piacciono anche a Virgilio (e, devo confessarlo, anche a me, che per devo fare finta di appoggiare Pietro senn siamo tre contro uno). Risultato, quando sono sola apro il podcast di Barbero e mi adagio tranquilla allo schienale, lasciandomi cullare da racconti di sgozzamenti rispettosi delle fonti.
E delle testimonianze di chi c'era... ecco, il professor Bloch scopre che non ci si pu fidare delle testimonianze.
Ecco, per esempio: Corinna ha detto di aver visto una mia foto insieme con Papa. Solo che io non mi ricordo di aver mai fatto una foto con Papa. A questo punto per mi devo fidare, perch altrimenti come avrebbe fatto Corinna a sapere che lo conoscevo?
Certe volte le testimonianze sono molto precise nei particolari. C'era il sole... Sono proprio i particolari che sono inaffidabili. In dieci persone giurano che c'era il sole, e lui invece sa che pioveva.
E mentre procedo, a un certo punto, vedo comparire di fronte a me il miracolo; per dirla con il professore, la linea gotica. All'altezza di Cecina, la campagna diventa Maremma, ed  il cielo prima ancora della terra a segnalare il confine: il grigio sopra di me si interrompe nettamente, e al di l di un punto ben prima dell'orizzonte si vede un azzurro chiaro e sicuro di s. Come evocata dalla voce del professor Barbero, vedo la luce del sole mentre ancora sono sotto le nubi. Capita spesso, pi di quanto sembrerebbe logico: il paese dove vivo e quello dove sono nata, pur essendo a meno di ottanta chilometri l'uno dall'altro, hanno due meteorologie differenti. Anni fa, quando il meteo non era cos accurato come oggi, per sapere che tempo avrebbe fatto l'indomani guardavamo il meteo della Sardegna, non quello della Toscana: era pi affidabile.
Non conosco nessuno, dice l'ex militare ad Etienne, che sia entrato nell'esercito da sergente e ne sia uscito, quattro anni dopo, come capitano....
La voce di Barbero continuava, ma non ero pi completamente disposta a seguirlo come prima. No, non  un errore: lo so che sono passata dal presente all'imperfetto, ma la verit  che quel momento precedente
era presente, ero immersa nella realt che stavo vivendo e completamente a mio agio con le mie sensazioni. Da quel momento in poi, da quando ero entrata in Maremma, cominciai a rimuginare, a raccontarmela e a tentare di convincermi, e i due tempi si separarono: pensavo al presente e me la raccontavo al passato.
 strano come la gente si convince di certe cose che non stanno n in cielo n in terra. Tra i soldati girano delle notizie assurde, e tutti ci credono.
E man mano che mi avvicinavo a Bolgheri, cominciavo a cambiare umore anch'io, come il cielo sopra Cecina, ma al contrario.
Perch Papa ha ancora una mia foto?
Bloch si chiede: ma perch ci credono tutti? E scopre una cosa fondamentale: ci credono perch corrisponde a quello che si aspettavano.
Cio, davvero Papa conserva una mia foto perch  convinto di avere delle possibilit? O che io non me lo sia mai scordato, e col tempo abbia scoperto di amarlo e lo attenda in trepida e virginale attesa?
Comunque, mi dissi, non era certo obbligatorio incontrare Papa. Anzi, essendo un posto da sommelier, era pi logico che parlassi con qualcuno che si occupava dell'organizzazione che non con un tecnico. Cio, presumibilmente, con Mori. Oddio, non che quello migliorasse molto le mie possibilit. Anche vero che magari non si ricordava minimamente chi fossi, erano passati anni da quello scherzo e non ero certo io, allora, l'oggetto della sua attenzione.
Insomma, man mano che ci pensavo, il nervosismo dovuto alla prospettiva di entrare alla Tegolaia cominciava a soverchiare la gioia frizzante di fare di nuovo un colloquio di lavoro. Nervosa ero sempre nervosa, ma adesso era un nervosismo con cui non ero pi a mio agio. Prima non vedevo l'ora di arrivare, in quel momento invece mi rendevo conto che non ero pi pronta come credevo. Tanto che, giunta di fianco all'entrata della tenuta, la oltrepassai ed andai a parcheggiare in uno spiazzo un centinaio di metri dopo, dalla parte opposta della strada. Avevo bisogno di camminare un pochino, prima di entrare. Fermai l'auto, mi levai la cintura e rimasi seduta, respirando a fondo e guardandomi intorno.
Chiedo scusa per chi gi lo sa, ma forse voi non avete idea di cosa voglia dire Bolgheri. Nei vostri ricordi scolastici probabilmente  la patria del Carducci, borgo in Maremma ormai disabitato ma popolato da nonne Lucia, davanti San Guido e tra filari di cipressi che risalgono le colline. Vi tranquillizzo: il borgo, le colline, San Guido, i cipressi e persino nonna Lucia, anche se diventata statua, ci sono sempre. Solo che quando ero piccola era zona depressa, agricola, raggiungibile solo attraverso la vecchia Aurelia di consolare memoria; i residenti erano nati qui o erano nati in Svizzera da famiglia di banchieri, e avevano fatto l'affare della vita acquistando un casolare in una campagna educata ma ancora sincera, con vista mare e lontana dalle folle.
Adesso invece questa zona si fa chiamare Costa degli Etruschi, vanta paesi medievali, spiagge lunghe, selvagge o attrezzate a seconda dei gusti, un numero di locali di ristorazione, pure questi per tutti i gusti ma non tutte le tasche, secondo solo al numero di campi destinati alle viti. Da quando sono andata all'universit chi non era svizzero ma aveva una struttura composta da quattro pareti coperte ha inaugurato un B&B, molti sono scesi dal trattore e si sono scoperti trattori, e i pi intraprendenti hanno coltivato e accresciuto la fattoria di famiglia, per trasformarla in azienda agricola biologica a km 0 secondo tradizione e secondo i dettami dell'UE. Del posto in cui ho vissuto da ragazza sono rimasti la luce, le colline, gli scorci sul mare e le innumerabili sfumature di verde sempre di commovente (per me) bellezza in tutte le stagioni. In questo tripudio, il comune di Castagneto Carducci ha pescato un jolly: l'invenzione dei supertuscan, vini privi di doc ma dal prezzo VIP. Poi la doc, la denominazione di origine controllata,  arrivata: Bolgheri superiore, assegnata solo ai vini fatti con le uve del comune di Castagneto Carducci, e nemmeno tutto, ma solo la parte a est dell'Aurelia. Quella dove ero adesso io, circondata da cantine pregiate e da vigne pettinate.
La faccio troppo lunga? Pazienza.
Spensi l'auto e aprii la portiera, la voce del professor Barbero dovette suo malgrado obbedire alla
mia volont. Porti pazienza lei, caro professore, ma ogni tanto quando si fa troppo lunga bisogna darci un taglio.
Scesi e mi incamminai verso il cancello, guardandomi intorno con aria che speravo risultasse proattiva e professionale, ed ero quasi arrivata al piazzale d'ingresso quando vidi sbucare dalla cantina un uomo di una cinquantina d'anni, sbarbato, con la faccia seria di chi  appena uscito dall'ufficio, ma  consapevole che il lavoro lo pediner fino a casa.
L'uomo alz la testa. Ci guardammo.
La memoria sar anche inaffidabile. Quella dei testimoni di Marc Bloch. Perch evidentemente sia io che lui ci ricordavamo benissimo dell'ultima volta che ci eravamo visti.
Mi fermai, tipo coniglio inquadrato dai fari di un camion sulla statale, e lui mi venne incontro con le mani in tasca.
Cerca qualcuno?
Era identico a come me lo ricordavo, Walter Mori. Stessa faccia, stessa andatura, stessa postura vagamente invadente, di quelli che non si rendono conto di quando ti stanno troppo vicini. Chiss che cosa stava pensando lui di me.
Buonasera. S, cio, sono qui perch ho visto sul sito che cercate un sommelier per le degustazioni guidate, e avevo pensato di passare...
Ah, s, s, le degustazioni disse, tirando fuori le mani e mostrandomi l'ingresso con gesto da agente immobiliare. Guardi, entri da qui, giri a destra e vede
il banco della reception. Chieda del signor Papa, Alberto Papa. Con permesso.
E, rimettendo entrambe le mani in tasca, se ne and, con l'aria preoccupata come prima. Be', almeno eravamo in due.
Buongiorno disse la ragazza della reception, con un accento saltellante. Come posso aiutarla?
Buonasera. Mi chiamo Martini, sono qui per l'annuncio da sommelier che avete pubblicato sul sito. Mi hanno detto di chiedere di Alberto Papa.
Certamente. Se si vuole un attimo accomodare nella hall, vado subito a chiamare il signor Papa.
La stanza nella quale avrei dovuto accomodarmi si sarebbe potuta definire eleganzissima: un open space finto rustico, fatto di pareti e mensole di legno intervallate da settori di vetro, con una moquette shabby chic e delle poltroncine ricavate da dei pallet, per piallati da un chirurgo plastico, con dei cuscini sopra che costavano in totale quanto un mese di stipendio del chirurgo in questione. Sulle mensole le bottiglie della tenuta comparivano in maniera discreta, come se fossero capitate l per caso, mentre sull'immancabile schermo gigante in fondo scorrevano foto e brevi filmati atti a mostrare al visitatore adorante Quanto Siamo Esperti in Questo Posto Qui.
E in quel momento, proprio sullo schermo, la vidi.
Una decina di persone sedute a un tavolo, con un bicchiere di champagne in una mano e una spilla tra le dita dell'altra, che mostravano con orgoglio o con sufficienza a seconda dei casi. Io la sfoggiavo con il mio solito sorriso spastico da foto ufficiale, che sembro appena uscita da un'anestesia del dentista, mezza faccia che sorride e l'altra mezza che cola dal teschio, mentre Papa, accanto a me, guardava l'obiettivo come a dire che il vino  una cosa troppo seria per distrarsi anche solo un attimo. Intorno a noi altre sette persone, mentre sotto campeggiava la scritta WSET Certified Leve! 4 Award in Wines London, 10-15 January 2010.
Cio, era quella la foto che aveva visto Corinna. Una foto di gruppo.
E io mi ero fatta tutte quelle fisime per una foto di gruppo?
L'immagine si dissolse, lasciando il posto alle mani artritiche di un contadino che mostravano un grappolo, e io sentii l'adrenalina scorrermi via di dosso e cadermi ai piedi, come una sottoveste a cui avessero ceduto le spalline. Era ovvio che l'azienda mostrasse quella foto. Il livello 4 del Wine and Spirits Education Trust  uno dei pi alti livelli di certificazione che esistano per un sommelier. Per dire, credo che attualmente siamo pi o meno diecimila al mondo ad avere quella qualifica. Il fatto che il tuo enologo sia un sommelier di livello internazionale  una roba di cui andare parecchio fieri. Accidenti a Corinna e alle sue informazioni, poteva dirmelo che era una foto di gruppo.  mezz'ora che mi ci impasto le viscere...
Serena?
Ciao!
Ero talmente rasserenata che andai incontro a Papa e gli detti due accenni di bacio sulle guance. Lui mi guard con aria lievemente sorpresa.
Non era cambiato molto, o meglio, era praticamente uguale: sempre vestito con maglione e camicia, sempre il pizzetto e gli occhiali con le lenti fum. Coerente con se stesso, Alberto Papa. A venticinque anni ne dimostrava quaranta, e a quaranta ne dimostrava quaranta. Probabilmente a settant'anni ne dimostrer ancora quaranta, senza che la cosa lo abbia reso interessante in alcun modo.
Ma lavori qui? Non lo sapevo... cominciai, finta come una tetta di soubrette.
Da parecchio, ormai ammise. E te? Cosa ci giri per qui?
Eh, io... Ho visto sul sito che cercavate una sommelier, e... non so se state ancora cercando...
Papa mi guard un secondo, poi le sopracciglia si alzarono, come impressionate dalla fortuna che avevano avuto ad incontrarmi.
Anzi, ne avremmo parecchio bisogno. Certo, in questo momento non so quando ripartiremo con le degustazioni, siamo in una situazione un po' kafkiana, per a breve sicuramente.
Kafkiana? mi stupii, autentica come l'altra tetta.
S, guarda, una storia veramente allucinante. Non so se hai letto qualcosa sul giornale.
No, nulla.
Questa mi usc ancor meno convincente di una terza tetta, ma Papa sembr non farci caso.
Meglio, guarda. Una roba abbastanza triste, siamo tutti un pochino sconvolti continu Papa, cercando di andare oltre. Comunque, mi dicevi, saresti davvero interessata a fare le degustazioni?
Se vi andassi bene...
Andresti pi che bene. Sei un po' sovradimensionata, se mi posso permettere.
E anche per ricominciare in modo soft. Di rientrare nel settore Horeca ancora non me la sento... Non lavoro da quasi quattro anni, e ho due figli. Te, invece?
Io cosa?
Deglutii. Mi ero ripromessa di investigare con discrezione sulla sua situazione, ed eccomi l a mettere i cartelloni. Io ho due figli, e te? Hai figli, sei sposato, o sei ancora lo sfigato che annegava nel vino la propria disperata carenza di topa? Se fossi James Bond, non sarei arrivata nemmeno alla fine del primo tempo.
Cio, se sei sposato, o fidanzato...
Per fortuna, Nostra Signora dei Fessi aveva deciso di proteggermi.
Guarda disse, tirando fuori il telefonino e mostrandomi la foto di un infante che inglobava una M di gommapiuma. Ti presento Marcello,  arrivato sei mesi fa.
Ma che dolcezza... Che bello...  il primo?
Tre, fece con le dita Papa mentre riponeva il telefonino.
Tre?
Anche per quello non ce la faccio pi a fare le degustazioni. Sto qui dal luned al venerd, non potrei mai
fermarmi anche nei weekend, Ernesta mi chiude fuori di casa.
Ridacchiai, annuendo. Un po' perch il modo in cui aveva pronunciato il nome della moglie, o compagna, palesava un quantitativo di affetto non scontato anche in una coppia con tre pargoli, un po' perch il nome Ernesta mi sembrava adeguatissimo a qualsiasi donna avesse deciso di fare dei figli con Papa.
Se avessimo qualcuno a darci una mano sarebbe l'ideale disse Papa, avviandosi verso un corridoio. Siamo cresciuti tanto, da quando sono tornato.
Be', si vede dissi, guardandomi intorno. Qui la voce mi usc sincera, e forse non esattamente lusinghiera.
Guarda, siamo cresciuti tanto sia come numeri che come qualit mi intercett Papa, continuando a camminare. Non  che grossa azienda voglia per forza dire qualit in declino, pensa agli Antinori.
No, certo, me lo immagino...
Papa fece di no col ditino, senza rallentare il passo., Se te lo immagini non basta. Cio, visto che hai in programma di lavorare qui,  meglio se ne sei sicura. Ti va di assaggiare qualcosa?
...
.
...
Mercoled pomeriggio, pi o meno all'ora dell'aperitivo.
...
.
...
Ecco, questo invece  Alcielo. Merlot, cabernet frane e schiava gentile, che gli d quel bordo di amaro che ti ripulisce la bocca bene alla fine del sorso. Cos non ti resta il palato asfaltato, senn con queste concentrazioni te ne bevi mezzo bicchiere e non senti pi nulla per una settimana.
Assaggiai, piano. Il gusto era molto diverso da quello che prometteva l'odore. Cio, intendiamoci: era merlot e cabernet, non  che sapesse di polenta. Per gli odori erano di frutta matura, dolci e pieni, tipo pane e marmellata, e invece il gusto era pi adulto, meno dolce e con un finale di mandorla amara che lo completava. Era un gran vino, effettivamente.
Lo conoscevo, ma me lo ricordavo diverso dissi, mentre annusavo di nuovo. O forse lo avevo bevuto in un altro contesto, insieme ad altri grandi vini, per cui era pi o meno al pari dei suoi colleghi insigniti, quelli degni dei tre bicchieri, dei novanta punti e dell'armadietto chiuso a chiave della Conad. Qui, invece, era arrivato alla fine di una carrellata: eravamo partiti dal bianco base, un vermentino senza infamia e senza lode, indi eravamo passati al rosso base, un cabernet sauvignon dignitoso. Da l, dopo una breve digressione nel rosato su cui era meglio stendere un velo pietoso e anche parecchio spesso, avevamo assaggiato l'intermedio e infine i due top di gamma. Il primo, Vignabuia, era il classico dolcione fatto apposta per piacere agli americani: cabernet frane, vigne giovani, botti nuove, etichetta classica. Era buonissimo, ma non mi era piaciuto. Quest'altro invece era decisamente un signor vino, particolare anche nell'etichetta: una cornice di carta color tortora, con il vetro che restava esposto al centro, e accanto all'angolo in basso a destra un piccolo cartellino come quelli delle pinacoteche, con scritto semplicemente Alcielo (2019).
Anche l'etichetta  diversa commentai, senza sbilanciarmi. A me piaceva, attirava l'attenzione pur restando elegante, non  facile.
Questa l'ha pensata Walter disse Papa, annuendo ed accennando alla bottiglia. Come anche quella nuova di Vignabuia.
A me sembra identica a quella di prima dissi, guardando l'altra bottiglia.
Te ne porto una vecchia disse, alzandosi e andando nel caveau, mentre io rimanevo seduta nell'anticamera della cantina, a guardarmi intorno.
Oddio, cantina... A me la parola cantina evocava antri bui e umidissimi, con muri ispessiti da muffe medievali, dove accanto alle bottiglie pendevano prosciutti. L, invece, eravamo nel trionfo del design: ovunque legno e vetro, bilanciati con sapienza, attenzione e cura. In quel momento eravamo nella sala degustazioni, un
ambiente con delle vetrate a giorno che davano sulle vigne pettinate dal parrucchiere, seduti a un tavolo in rovere con le zampe di cristallo che quando ero entrata sembrava lievitare in mezzo alla stanza. Per arrivare alla sala eravamo passati nella cantina propriamente detta, quella con i tini e le botti per intendersi, e mi ero un poco stupita nel vedere che in terra non c'era il parquet. Come posto di lavoro, se paragonato alla tristezza industriale della CGN, non c'era paragone. Scusatemi, magari qualcuno fra voi non lo sa: la CGN, acronimo di Catalysis by Gold Nanoclusters, era la ditta in cui lavoravo fino a qualche anno prima, quando mi ero licenziata dandomi una pedata nel culo da sola. Con era non intendo che siano falliti, significa che per me quella roba  il passato. Non mi dispiacerebbe un giorno tornare a fare la chimica, e non so nemmeno se ne sarei ancora capace, ma una cosa la so, come Socrate: so di non voler tornare l. Mi hanno cercato, un paio di volte, in questi anni. Una volta non mi hanno trovato, e l'altra mi hanno trovato pronta.
Ecco disse Papa, rientrando e riportandomi al presente, nella mia chimica preferita, quella che si assaggia. Aveva una bottiglia tenuta con due dita, medio e indice intorno al collo, a bilanciare il corpo. La appoggi sul tavolo.
Bastava un'occhiata, in effetti, adesso che le due compagne erano accanto. Nella prima, quella pi anziana, la parola Vignabuia era scritta in corsivo, minuscolo, in caratteri ariosi e ricercati, mentre la pi giovane mostrava il proprio nome in stampatello maiuscolo.
Vabb, questo  un cambiamento proprio minimo...
Come concetto magari s, ma come effetto tutto il contrario. In mercati come il Giappone o la Cina, dove i caratteri europei in corsivo non vengono letti con facilit da tutti, avere il nome in stampatello significa essere riconoscibili ed individuabili anche dall'ultimo dei magazzinieri. Sembra una cazzata, lo so. Prima, con l'etichetta vecchia, ne vendevamo una quantit irrisoria. Da quando c' l'etichetta nuova ne vendiamo pi in Giappone che in Italia.
Tutto merito del Mori, via...
Tutto merito del Mori annu Papa, con aria compunta, voltandosi. Lo guardai.
Non avrei saputo immaginarmi due persone pi diverse, sia nella sostanza che nella forma. E quando dico forma intendo forma. Papa, visto in piedi, aveva le spalle strette e le gambe grosse; restando in ambito di vini sembrava una bottiglia borgognotta. Non so se ci avete mai fatto caso, ma il tipo di bottiglia vi dice gi molto del vino che ci troverete dentro; la borgognotta  quella bottiglia che si allarga gradualmente dal collo, a forma un po' di calice rovesciato, e quasi sempre protegge un vino delicato, un bianco da invecchiamento o un Pinot noir. La bordolese, invece,  la bottiglia maschio, dalle spalle larghe, un po' arrogantella, ma in fondo facile da stoccare e da gestire;  la bottiglia pi usata e pu contenere di tutto, dai grandi bordeaux ai supertuscan fino al vinaccio da bancarella del luna park. Ecco, Mori era decisamente una bordolese.
S, anche del Mori. Vedrai che se il vino faceva schifo ve lo compravano una volta sola.
Era un complimento, e meritato, ma Papa era quel genere di persona che quando gli fanno un complimento si guarda intorno cercando di dare la colpa a qualcun altro.
Vabb, lavorare qui  facile. Hai una tenuta enorme, hai tantissime possibilit, e sei robusto. Anche per tenere i vini in equilibrio peschi un po' di qua, un po' di l. E poi hai dei terreni versatilissimi. Anche l'idea della schiava gentile, quando c' venuta sembrava una stronzata gigantesca. Mettere un vitigno dell'Alto Adige a Bolgheri...
Il marchese Crisante ti avrebbe fucilato, se glielo avessi proposto.
Lo so, anche questa uscita non era il massimo della discrezione. D'altronde, era esattamente la frase che avrei detto a cose normali, lo sapevamo entrambi.
A Crisante non lo avrei mai proposto, per carit, ma nemmeno a Ramona lo proporrei, ora come ora. Non hanno degli appezzamenti adatti. Con loro bisogna comunque muoversi sul classico. Ora sono tutti sul filone vini naturali, pochi solfiti, vigne carezzate a mano...
Ma perch, lavori anche per loro?
Anche. Dal 2016. Mi hanno richiamato.
Annuii con un mezzo inchino della testa. Non  cos comune che gli enologi lavorino per pi di una casa vinicola;  una cosa che capita solo ai pi bravi. Ci sono gli archistar, avete presente? Ecco, evidentemente Papa era diventato un enostar.
Ma eri andato via dopo che...
No, parecchio prima. Nel 2011. Qui le cose stavano partendo a bomba e non riuscivo a tenere entrambi gli impegni, e Mori mi aveva fatto una proposta che insomma, non la vedi tutti i giorni. C'erano cose nuove da sviluppare, tanto lavoro da fare. E poi, l'hai conosciuto, lavorare con Crisante non era facile. Trattava chiunque come se non capisse un tubo, gli ho visto fare delle parti ai figli come se fossero dei dodicenni. Ma comunque ci siamo sempre tenuti in contatto, non c'era quell'aria di faida tra clan di casalesi che raccontano. Con Ramona ed Oreste siamo sempre stati in ottimi rapporti. Qualche anno fa mi hanno chiesto se ce la facevo a dargli una mano, e sono tornato. Vado anche da altri, Mori mi lascia parecchia libert, sa che mi ci diverto e che torna utile a tutti.
Be', mi conforti... dai racconti che sentivo in giro, Mori come capo mi sembrava uno piuttosto tignoso.
Allora cominci Papa, col tono perentorio di uno che se le deve dire chiare le dice, e poi abbassando un pochino la voce, come uno che si rende conto che quando le dici chiare le sentono tutti, non  il massimo del savoir faire, pu essere piuttosto brusco, ma  anche giusto e ha in testa solo l'azienda. Non  di quelli che tutti sono utili ma nessuno  indispensabile, sa dare il giusto peso alle persone e se vuole una persona non si ferma di fronte a nulla. A volte  brusco, per esempio anni fa aveva saputo che si era liberata Cipriana Mattei, che  la meglio agronoma d'Italia secondo
me e non solo secondo me, e per prenderla ha dovuto fare un po' di magheggi.
Magheggi tipo?
Tipo che al Meldolesi, l'agronomo che c'era prima, gli ha detto non abbiamo pi bisogno di te, da domani non tornare, grazie e arrivederci. E non l'abbiamo pi visto.
Il Meldolesi... ma Fabrizio, dici? Quello di Venturina?
Lui. Lo conosci?
Lo conoscevo. O meglio, sapevo chi era. In paese era un personaggio. Tornando all'analogia con le bottiglie, se Mori era una bordolese e Papa una borgognotta, Meldolesi era un fiasco. Sia dentro che fuori: obeso e grezzo, di quelle persone che non sarebbero cattive ma si incazzano con una facilit sorprendente, tipo Virgilio quando non si collega il bluetooth della soundbar con la televisione.
Ecco, questo mi conforta un po' meno. Poter essere cacciata dall'oggi al domani cos senza che nessuno dica nulla...
Papa alz le sopracciglia.
Al contrario. Scusa se parlo per esperienza personale, chi si loda si imbroda, ma quelli bravi sono proprio quelli che possono stare tranquilli. Una come te, per cacciarla, dovrebbe trovare qualcuno meglio. Magari, se posso darti un consiglio, non gli dire che per te sarebbe una cosa di transizione.
S, quello certo... assentii, annusando.
Non ti vedo troppo convinta.
Detti un'ultima annusata, ma ormai le narici erano sature. Dovevamo prendere aria, loro ed io.
Sai cosa?  il tipo di lavoro. Cio, mi spiego: fate dei vini veramente notevoli a parte il rosato che sa di benzina zuccherata, e comunque questo posto ha una sua storia, una profondit di annate che ti permette di diversificare molto, ma non c' la possibilit di creare una cantina. Lo sai, la cosa veramente divertente di questo lavoro, del sommelier intendo,  quella di poter crescere una cantina, di fare delle scelte, di scommettere su dei vini che oggi non conosce nessuno e che...
Vidi Papa sorridere, il sorriso di quello che ha visto un buco nella trama della tua argomentazione e sta per metterci un dito dentro.
Scusa, prima che tu continui e dica cose di cui ti pentiresti, verresti un secondo con me nel caveau?
Dunque, come ti dicevo, l'azienda  in espansione, e una delle ultime idee di Walter, che io ho appoggiato in pieno, sarebbe quella di aprire il nostro ristorante. Non una sala degustazioni, proprio un ristorante autentico.  un'idea che ci  venuta in mente un paio di anni fa, e l'intenzione sarebbe di mettere su qualcosa che non fosse una roba ecumenica, autocelebrativa, con vini che vanno dal Bolgheri bianco al Bolgheri rosso passando dal Bolgheri rosato.
Annuii. Anche perch se fate passare il cliente dal vostro Bolgheri rosato poi non torna pi.
Quindi abbiamo incominciato a costruire, qualche anno fa, una piccola cantina disse Papa, tirando fuori di tasca un portatessere e dirigendosi verso una porta non a vetri, la prima che vedevo. La porta era spessa, di quelle a tenuta termica, e anche blindata, e Papa la apr con una tessera che poi, una volta dentro, inser in un interruttore a fessura, tipo quelli degli alberghi. Una luce fredda e tecnica inond l'ambiente, mentre Papa continuava:
Io per ora ho fatto la parte storica, ho comprato i grandi campioni, i Maradona e i Ronaldo, a chi viene toccherebbe la parte pi importante, quella di talent scout. Scovare i supermegavinoni del futuro, via. Con permesso.
Eravamo nell'anticamera della cantina, una grande stanza vuota con una botola di legno al centro. Papa si chin e apr la botola.
Faccio strada disse, cominciando a scendere gli scalini.
Attenzione, non  tanto illuminato qui sotto.
Feci i primi gradini con aria circospetta, poi cominciai a guardarmi intorno. Fino a quel momento aveva vinto il design, adesso si andava veramente alla sostanza. Di fronte a me c'era un corridoio lungo, freddo e semibuio che sarebbe stato spaventoso, se fosse stato vuoto. Ma vuoto non era, anzi. Lungo le due pareti erano scavate centinaia di nicchie, e in ogni nicchia stava sdraiata una bottiglia. Ne presi una, a caso.
Domaine de la Romane-Conti, 2017.
La rimisi a posto badando a non farla strisciare sui bordi, con la medesima cautela che avrei usato con un innesco nucleare. Dai ricordi del mio quarto livello WSET
(Wine and Spirits Eccetera ecceTera), quella bottiglia valeva pi o meno diecimila euro.
Scusa, se questo  quello che tenete all'inizio, alla fine cosa c'?
Guarda, vai in fondo e apri quel frigo. Dai un'occhiata alle bottiglie sull'ultimo ripiano. Papa guard l'orologio e alz le sopracciglia. Io per ora devo andare. Ti spiace se...
Tranquillo. Al limite mi prendo un souvenir. Nello zaino ho spazio per due o tre bocce.
Le conosco una per una e so dove trovarti, l'hai scritto sul curriculum disse lui salendo le scale. Ti mando subito la ragazza dalla reception. A domani.
Lo sentii aprire la porta dell'anticamera e uscire, ma non chiuderla. Ero curiosa. Cosa ci poteva essere, in fondo a quel frigo?
Andai, aprii. L'interno del frigo si illumin di una luce fredda e netta. Sul primo ripiano, quello in alto, stavano sdraiate una ventina di bottiglie tutte uguali, senza etichetta. Abbassai gli occhi verso l'ultimo ripiano, come aveva detto Papa.
Non so bene come descrivervi le mie sensazioni.
Se siete esperti di vino, forse potrebbe bastarvi sapere che la prima bottiglia che vidi era uno Chteau Lafite 1959 bianco, credo lo producano una volta ogni vent'anni. Il vino accanto, alla sua sinistra, era un Cros Parantoux 1993 di Henri Jayer.
Se non siete esperti di vino, invece, credo potrebbe interessarvi di pi il fatto che, mentre contemplavo queste e altre meraviglie che ero sinceramente convinta che
non avrei mai visto con i miei occhi dal vero, la luce della cantina d'improvviso and via e le mie orecchie sentirono distintamente in lontananza un rumore molto pi comune e molto pi terrificante, quello di una serratura automatica che scattava.
Chiusi sbattei, per essere precisi la porta del frigo, feci a passo di marcia tutto il corridoio, salii le scale pi velocemente che potevo, corsi lungo l'anticamera verso la porta e provai ad aprirla.
Chiusa.
Urlai.
La porta rimase chiusa.
Quello me l'aspettavo, ma mi aspettavo anche che qualcuno rispondesse.
Nessuno rispondeva.
Provai a prendere la porta a pugni, nella speranza che qualcuno mi sentisse.
Nulla.
Meno male che hanno inventato il cellulare, mi dissi, e lo tirai fuori dallo zaino.
Avete presente quello schemetto in alto a destra, nell'angolo nord-nord-est dello schermo, che vi dice quanto campo avete? Quattro tacche campo pieno, tre tacche sufficiente, due scarso? Ecco, il mio telefonino di tacche ne aveva zero.
...
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Articolo 146.
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CONFERIMENTO DELL'INCARICO DI INTERPRETE.
1-2) L'autorit procedente accerta l'identit dell'interprete, [...], lo ammonisce poi sull'obbligo di adempiere bene e fedelmente l'incarico affidatogli, senz'altro scopo che quello di far conoscere la verit, e di mantenere il segreto su tutti gli atti che si faranno per suo mezzo o in sua presenza. Quindi lo invita a prestare l'ufficio.
Il bravo poliziotto ha il dovere, quando  in servizio, di essere nel pieno delle proprie capacit fisiche ed intellettive.
Nelle opere di fantasia, questo stato di prestanza cognitivo-comportamentale viene raggiunto tramite un massiccio uso, nel corso della giornata ordinaria, di sostanze psicotrope di varia natura, da quelle legali (gli undici caff al giorno di un famoso sergente) a quelle meno legali (le canne mattutine di un famosissimo vicequestore), le quali non sono certo l'unico modo nel quale i detti poliziotti infrangono le regole della legge o del buon senso.
Nella giornata tipo del sovrintendente Corinna Stelea, tale obiettivo veniva raggiunto andando a letto presto, al massimo le undici. A meno che nel corso delle indagini non capitasse qualcosa che le toglieva il sonno.
Ora, sin dall'inizio dell'investigazione in corso, al sovrintendente Stelea era capitato qualcosa che le aveva effettivamente tolto la serenit necessaria per abbandonarsi al riposo del giusto, ovvero l'incarico stesso e
le modalit con cui le era stato assegnato; per dirla con le parole di Corinna, perch Ca**** (barrare volo o zzo a libera scelta) il questore aveva incaricato proprio lei di questo caso infame?
Quella mattina aveva notato un possibile indizio che in qualche modo sembrava indicarle la ragione; adesso, di fronte al computer, la finestra aperta sulla visura camerale della ditta di ragione sociale La Tegolaia s.n.c., quella motivazione si era rafforzata e moltiplicata per dieci.
S? disse Corinna, sentendo che avevano bussato.
La porta si apr e apparve la faccia dell'agente Corradini.
Sovrintendente, il dottor Chiariello  in stanza.
Oh, grazie, Corradini. Vado.
Corinna premette un tasto, si alz, lasciando che la sedia ortopedica basculante rimanesse a basculare da sola per qualche secondo, e si diresse verso la porta mentre la stampante nella stanza, fortunato marchingegno che doveva solo ottemperare agli ordini ricevuti senza chiedersi il perch, iniziava a ronzare, orgoglioso di poter mostrare la propria tempestiva efficienza.
Quando ha finito di stampare, per favore, me li porti di l dal commissario? chiese Corinna, uscendo dalla porta.
S?
Stelea.
Avanti.
Corinna entr, e il dottor Chiariello alz lo sguardo dalle carte che aveva davanti.
Buongiorno, Stelea. Ha bisogno?
Ehm, s, dottore. Volevo ragguagliarla in merito all'indagine.
Il dottor Chiariello fece una faccia un po' schifata.
Mamma mia che brutta parola, ragguagliarla... mi fa venire in mente un piatto di spaghetti freddi, tutti raggomitolati... si sieda e mi racconti, Stelea.
Ecco, allora, prima di tutto... le volevo dire che credo di aver capito come mai il signor questore mi ha conferito, cio...
Parli pure schiettamente, Stelea. Lei  d'accordo, vero, che il questore avrebbe dovuto consultarmi?
Corinna apr la bocca, e poi la richiuse.
Il commissario di divisione Enrico Chiariello era una di quelle persone assolutamente incapaci di rispettare la ritmica di un dialogo, e che non aspettavano che l'interlocutore finisse la frase prima di iniziare la propria.
Che poi, al di l del fatto che il questore l'ha spedita a Bolgheri direttamente senza consultarmi, il problema per me  che ha anche mandato una persona che a prima vista non  adeguata.
Corinna si chiese se quella pausa indicasse un permesso a parlare, apr la bocca e venne troncata di nuovo.
Ecco, Stelea, non si offenda, ma volevo parlarle proprio di questo. Lei  un sovrintendente capace, ma se il signor questore avesse chiesto prima, io magari avrei consigliato Tarquino.
Corinna alz una mano, come a scuola. Sia Corinna che il sovrintendente Stelea non potevano che essere d'accordo. L'ispettore Marcello Tarquino, oltre a essere superiore in grado a Corinna, era originario della zona; inoltre, nei pochi momenti conviviali condivisi con il resto della questura, tutti avevano avuto modo di apprezzare come il vino costituisse una parte decisamente importante della sua alimentazione. Per se il dottor Chiariello voleva la sua opinione, era necessario che una delle due, o Corinna o il sovrintendente, riuscisse ad aprire bocca.
Ha ragione, sono pienamente d'accordo e anche io sono rimasta spiazzata dalla scelta. Per oggi ho parlato con una persona e mi  venuto un sospetto. Corinna trasse di tasca un cartoncino. Questo  il biglietto da visita di una persona che lavora alla Tegolaia.
Isadora Covali, junior product manager lesse il dottor Chiariello. E allora?, chiesero le sopracciglia del medesimo in direzione di Corinna.
Covali non  un cognome italiano,  moldavo. Avevo sentito un accento curioso e sono andata a controll...
S? Chi ?
Questa interruzione non era dovuta a mancato ascolto, ma al fatto che qualcuno aveva bussato.
Mi scusi, dottore disse l'agente Corradini, entrando. Ho qui una stampata per il sovrintendente.
Grazie, Corradini. Le dicevo, sono andata a controllare per scrupolo dopo che ho notato questa cosa e ho fatto una visura camerale. Corinna squadern i fogli di fronte al dirigente, mentre Corradini usciva. Questo  l'elenco dei dipendenti. Trentacinque dipendenti, di cui dieci moldavi. Una manager e nove braccianti.
Trentacinque dipendenti. Ho capito.
Di cui dieci moldavi, dottore.
E allora?
Io sono di origine rumena, dottore.
Lo so. Ma cosa c'entra lei con la Moldavia? La Moldavia  ex Unione Sovietica, no?
La lingua ufficiale della Moldavia  il rumeno. I moldavi tra di loro parlano in rumeno.
Ah.
Corinna pos i fogli, lasciando che ci che aveva appena detto si depositasse sul fondo del cervello del dirigente come sabbia in un bicchiere d'acqua, e piano piano il liquido diventasse meno torbido.
Corinna non ci aveva pensato subito, a quella motivazione, perch non le veniva mai in mente che essere di origine rumena potesse avere un qualche significato particolare. Se avesse dovuto definire ci che era, se avesse dovuto spiegare a qualcuno con che persona stava parlando, probabilmente Corinna avrebbe cominciato con ci che non era.
Corinna non era di destra, non si identificava con la presente sinistra, non seguiva una religione (pur notando come il verbo seguire fosse adeguato ai pi grandi influencer della storia dell'umanit), non mangiava carne e di sicuro non era non binaria. Definirsi tramite ci che non era la lasciava libera, libera di pensarsi in molti altri modi, lasciando nel contempo
anche gli altri liberi di colmare quel vuoto come meglio credevano.
Una libert subdola, solo apparente, perch a quel punto sono proprio gli altri a definirci, con nostra stessa delega, liberi di pensare ci che noi gli lasciamo pensare: e di conseguenza quello spazio riempito da estranei ci impaccia, rende difficili i nostri movimenti, e finiamo paradossalmente per essere meno liberi di quel che intendevamo. Sarebbe un dovere verso noi stessi, prima di tutto, quello di dire chiaramente chi siamo.
Riguardo a una sola cosa il sovrintendente Stelea si sforzava di definirsi in modo affermativo: Corinna era una persona onesta. Il che, a guardare bene, era comunque una continua negazione, perch l'unica maniera di essere una persona onesta  di non comportarsi in modo disonesto. Alle altre cose che la identificavano essere femmina, essere alta uno e novantaquattro, essere figlia di rumeni Corinna dava molta meno importanza. Altri, invece, non cos poca; e tra questi, in maniera particolarmente contorta, c'era il commissario di divisione Enrico Chiariello.
Come molti funzionari pubblici, anche il dottor Chiariello era terrorizzato dalla possibilit di essere accusato di fare distinzioni etniche. Corinna era decisamente la pi adatta a fare le indagini preliminari, data quella premessa: poteva ascoltare cose che magari altri non avrebbero capito. Ma assegnarle direttamente l'incarico perch lei  di origine rumena snobbando un ispettore maggiormente qualificato avrebbe scatenato un putiferio (parola che il dottor
Chiariello adorava per motivi inspiegabili, e che in questo caso siamo costretti ad utilizzare per rispetto della gerarchia. Dico siamo non per plurale maiestatis, ma perch anche a Corinna era venuta in mente l'immagine del dottor Chiariello che diceva e qui si scatena un putiferio). In tutto ci il signor questore, avocando a s il compito di incaricare direttamente il sovrintendente Stelea, aveva evitato che tale assegnazione venisse attribuita al dottor Chiariello e al tempo stesso, essendo egli il signor questore e quindi una figura ben pi importante di un commissario, poteva essere abbastanza certo che nessuno nell'ufficio di Corinna sarebbe andato da lui per lamentarsene.
Ho capito disse il dottor Chiariello prendendo in mano i fogli.
E quindi, ora, come intende procedere?
In primo luogo, domani torner alla Tegolaia e cercher di parlare con alcuni di questi signori.
Sempre che esistano davvero comment il dirigente, guardando le carte e dondolando la testa.
O che siano sempre l rispose Corinna, annuendo.
Comprendiamo il possibile disagio del lettore: fino
a ora si parlava della scomparsa di un marchese bolgherese, e adesso di punto in bianco viene ventilata la possibilit che siano scomparsi una decina di braccianti moldavi. Quello che era venuto in mente, contemporaneamente, sia al sovrintendente Stelea che al commissario Chiariello era che dietro a quel numero statisticamente improbabile di connazionali ci potesse essere una truffa.
Era accaduta una storia curiosa qualche mese prima, in Puglia: immigrati regolari, in possesso di documento, venivano regolarmente assunti come operai stagionali da una ditta vinicola. Nel periodo della vendemmia, lavoravano, e per i restanti nove mesi prendevano il reddito di disoccupazione e, se si ammalavano durante il lavoro, di malattia. Peccato che la ditta vinicola esistesse solo sulla carta: semplicemente, i soldi erogati dall'INPS venivano incassati dalla ditta in combutta con un paio dei finti lavoratori, dato che molti dei documenti erano di conoscenti che lavoravano in nero e che erano completamente ignari di essere stati assunti da una sedicente azienda agricola.
Fra l'altro, parecchi di questi signori sarebbero stati assunti nel 2012, l'ha notato?
L'ho notato. E nel 2013 sarebbe passata esattamente una stagione. Il tempo necessario per accorgersi che c'era in atto qualcosa di losco. Uno come il marchese Crisante, lo scomparso, se si fosse ammoscato di qualcosa li avrebbe, mi perdoni, li avrebbe sputtanati senza piet.
Ne  sicura?
Lei non ha idea dei pezzi che gli ha fatto, all'amministratore della tenuta. In un paio di occasioni li ha presi in giro in pubblico in modo veramente sanguinoso, e in una di queste circostanze l'amministratore, questo signor Mori, ha minacciato in pubblico di sparargli.
E lei come lo sa?
Mi  stato riferito da una fonte disse Corinna, dopo un attimo di silenzio.
Le  stato riferito da una fonte ripet il commissario, tamburellando sulla scrivania, e guardando Corinna da sotto in su.
Ai sensi dell'articolo 203 del codice penale, un giudice non pu chiedere agli investigatori o agli ufficiali di polizia di rivelare i nomi dei loro informatori; ma di solito questo anonimato viene esteso a chiunque non coincida con te stesso. Fra i doveri del bravo poliziotto c' anche quello di proteggere le fonti di informazione, e il modo migliore di proteggerle  di non rivelare chi sono a nessuno. Per cui, nessun dirigente di p.s. si infastidir se, chiedendo chi  che ti ha raccontato una data cosa, un altro qualsiasi lavoratore di p.s. gli risponde molto chiaramente di attaccarsi al tram.
Va bene, Stelea concluse il commissario. Proceda pure come crede ma, mi raccomando, se ha dei dubbi chieda. Non prenda iniziative senza consultarmi a meno che non sia necessario e, so che a lei  inutile dirlo, facciamo le cose secondo le procedure. Questo caso sta diventando pi complicato di quello che gi sembrava. Una qualsiasi alzata d'ingegno e rischiamo di scatenare un putiferio.
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Mercoled notte.
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Niente ti obbliga a pensare come rimanere chiusa da sola in una cantina di notte. Al buio, con il cellulare che non prende e quindi nessuno che pu disturbarti, con una bella porta insonorizzata che ti isola dal resto del mondo e ti lascia alle prese con un senso solo, il tuo olfatto. Purtroppo tutti i profumi promettenti sono preziosamente custoditi nelle loro prigioni di vetro intorno a te, e l'unico modo che avresti di cambiare odore alla stanza sarebbe decisamente controproducente.
Ci misi un quarto d'ora, forse un pochino di pi, per rassegnarmi al fatto che nessuno sentiva le mie urla. Un'altra mezz'ora buona la passai a esplorare al millimetro tutto il volume dell'anticamera, una mano sulla parete e l'altra col telefonino tenuto alto come uno scettro, nel tentativo di trovare un accenno di segnale. Nei tre quarti d'ora di cui si parla, piansi una volta sola dall'inizio alla fine. Poi mi dovetti rassegnare.
Bene, avevo una stanza tutta per me. Virginia Woolf avrebbe detto che ero nella condizione ideale per scrivere un romanzo. Vero, non avevo n carta n penna, ma in compenso avevo una fifa boia. Sapevo, lo sapevo sia dai miei studi che dalla mia esperienza personale, che non c'era il rischio di asfissiare: essendo in una cantina professionale doveva esserci per forza un ricambio d'aria adeguato da qualche parte, nessuno lascia qualche milione di euro di bottiglie in un posto dove potrebbero ammuffire. L'emisfero sinistro del mio cervello, deputato alla razionalit e allevato dalla dottoressa Martini con decenni di studi, lo sapeva benissimo. Purtroppo la met opposta, istintiva e refrattaria al ragionamento logico come ogni emisfero destro che si rispetti, si rifiutava di dar retta a quel comunista e a tutti i suoi paroloni e inondava l'unico corpo a disposizione di Serena con immagini ben poco rasserenanti della sottoscritta rantolante in fondo alle scale.
Sarebbe nobile e intrepido da parte mia dire che i miei pensieri erano per Virgilio e i ragazzi, rimasti senza madre, che si guardavano l'un l'altro smarriti dopo aver esplorato ogni posto che fosse venuto loro in mente ed aver quindi realizzato che in casa non c'era nulla di pronto da mangiare.
In realt, non and esattamente cos.
Dopo la prima ora di sfogo-ricerca-terrore, realizzai che non c'era molto che potessi fare. Inoltre, pur avendo perso molti liquidi per via oculare, cominciavo ad avvertire l'accumulo a livello della vescica, e temevo che me la sarei dovuta tenere per parecchie ore; oltre a tutto questo, forse il buio, forse il rimbalzo dell'adrenalina, sentivo che mi stava venendo un sonno tremendo. La cosa pi furba da fare era tentare di dormire.
Provai a sdraiarmi sul pavimento, mettendomi la borsa sotto la testa, ma non era una buona idea. Come facevano a dormire prima di inventare i materassi? Mi venne in mente una mia amica che aveva lasciato il fidanzato Jacopo, un ragazzo che faceva il lottatore e aveva un fisico da dio greco, e si era messa con un suo compagno di facolt che in costume da bagno sembrava Barbapap, tutto rosa e tondo tondo. La sorella la prendeva in giro, e una volta le chiese che cosa ci avesse guadagnato, a parte il peso, e lei rispose ma guarda, a parte il senso dell'umorismo e tutto quanto, in realt Giorgio in confronto a Jacopo  comodissimo, quando siamo in treno la mattina mi ci appoggio e mi addormento di un bene che non ne hai idea.
Ricapitoliamo: il pavimento, durissimo e freddo. La botola di legno forse meno rigida, ma era pur sempre un piano sospeso nel vuoto, e testarne la robustezza sdraiandoci una Serena sopra non era furbo, c'era il caso di stamparmi di gengive nei gradini sottostanti dopo averla sfondata. Un modo orribile di svegliarsi, o forse di non svegliarsi mai pi.
Con l'aiuto del fido telefonino, esplorai la cantina e decisi che forse potevo accucciarmi nello spazio sotto le scale, in basso. Mi sedetti in terra, mi misi la borsa tra testa e muro e mi appoggiai, le gambe piegate dietro il sedere, in posa da sirenotta (la sirena di ricotta, protagonista indiscussa delle favole sceme che Virgilio raccontava a Martino quando era piccino).
Non so dire onestamente quanto o se abbia dormito. So che a un certo punto aprii gli occhi, perch qualcuno stava aprendo la porta.
Presi il telefonino, d'istinto. Va bene, la prima cosa che faccio quando mi sveglio  prendere il telefonino, tanto lo so che lo fate anche voi. Per fortuna, era scarico. Dico per fortuna ora perch se fosse stato carico si sarebbe illuminato, e se si fosse illuminato molto probabilmente mi sarei trovata in una situazione molto, molto peggiore di quella merda d'elefante in cui gi ero immersa a testa in gi.
Poi la luce si accese nell'anticamera, e sentii aprire la botola.
Dalla scala, sentii scendere una persona che si diresse verso il frigorifero in fondo alla cantina. Vedevo la persona solo da dietro, ma se avessi dovuto descriverla... be', aveva la forma di una bottiglia borgognotta.
Il frigorifero si apr, e la luce ritagli la silhouette di Papa in modo inequivocabile. Lo vidi prendere una bottiglia dal ripiano superiore, quello con le bottiglie senza etichetta, e richiudere il frigo prima di voltarsi. Potrebbe essere stato per quello che non riusc a vedermi, passare dalla luce del frigo al semibuio del corridoio non permetteva di scorgere qualcosa accanto al vano scale; ma potrebbe anche essere che fosse talmente preoccupato da non vedere letteralmente al di l delle sue mani. Di sicuro, era abbastanza preoccupato da aver lasciato aperta la porta dell'anticamera.
Perch dico che era preoccupato?
Innanzitutto per come si muoveva. Papa era uno che gi di suo tendeva a camminare un po' curvetto, ma in quel momento sembrava che si stesse contando i lacci
delle scarpe. E poi, soprattutto, per lo scambio di frasi che mi arrivarono alle orecchie mentre ero l immobile, attraverso la porta aperta.
E se scoprono il corpo? disse una voce femminile.
Mai al mondo. L'hai presente dove l'abbiamo messo? replic in tono assertivo una voce maschile.
L'ho presente s. Nomen omen...
Non mi sembrava di aver mai sentito prima la voce femminile. Quella maschile, invece, l'avevo sentita il pomeriggio stesso.
Papa ritorn su dopo aver salito le scalette passandomi sopra, mentre io restavo immobile, contratta e senza respirare, con le unghie affondate nelle cosce. Fino a quel momento la sensazione era stata brutta, certo: accucciata nell'angolo di una cantina, sicura che prima o poi in qualche modo ne sarei uscita, ma intanto ero in un misto di tensione e disagio un po' come stare sulla poltrona di un dentista che scorreggia in continuazione. In quel momento, invece, era come se il dentista avesse posato il trapano e preso in mano un machete.
Mentre Papa chiudeva la botola sentii un rumore, un fruscio flebilissimo, quasi impercettibile, che veniva direttamente da dietro la nuca. Ci misi un paio di secondi per capire che era il rumore dei miei capelli che strusciavano contro la borsa. Mi si stavano, letteralmente, drizzando i capelli in testa.
Ma  sempre buono? domand la voce femminile, con quella che sembrava una punta di orgoglio.
Buonissimo rispose Papa.
Migliora di anno in anno rincar la voce maschile, con un tono quasi di sconfitta. Pi che dell'evoluzione di un vino, sembrava che parlasse dell'evoluzione di metastasi.
Una roba pi unica che rara, sentire un accento cos mesto e rassegnato nella voce di Walter Mori.
Poi la luce nell'anticamera si spense, la porta si richiuse e sentii la serratura automatica scattare. Fu l'ultimo rumore che potei udire dall'esterno. Per qualche tempo rimasi senza respirare, non so quanto; ancora adesso, se ci ripenso, ho l'impressione che la traversata della cantina da parte di Papa sia durata dieci minuti, ma verosimilmente non pu essere stata pi lunga di una trentina di secondi. Per, di verosimile in quella situazione c'era ben poco. Ma non mi persi dietro a quel tipo di dilemmi sulla percezione temporale, perch quando Papa era tornato indietro, grazie alla luce che veniva da fuori della botola aperta, mi era sembrato di scorgere un particolare che fino a quel momento non avevo potuto notare. Accanto alla scala, a lato dell'arco, pendeva un cordoncino con quelle che mi erano sembrate delle chiavi. Meglio, ero sicura che fossero delle chiavi.
Una serratura elettronica ha sempre una chiave di emergenza, nel caso in cui vada via la luce. Quindi, se quelle appese erano veramente delle chiavi, c'era una grossa probabilit che fossero quelle della cantina. Per cui, avrei potuto prenderle e usarle per aprire la porta. So benissimo che non avete nessun bisogno che ve lo spieghi, ma non avete idea di quante volte mi sono ripetuta questa semplice catena di conseguenze logiche mentre ero ferma immobile l sotto, come se fosse un ciclo in un codice di calcolo. Come quando ero in laboratorio di informatica, a leggere e rileggere il programma compitandolo prima di premere Enter, perch lo sa Dio quante volte a leggerlo sembrava che avrebbe funzionato e poi, una volta mandato in esecuzione, lo schermo stava in pausa per due o tre secondi e poi sputava fuori la scritta Segmentation fault. Cio, non funziona. E non ti diceva dove non funzionava, cosa c'era di sbagliato, ma solo un laconico: cos non va. Dov' l'errore? Ah, quello son cazzi tuoi. Se il programma era di dieci righe  un conto, se era di cento e passa era un altro. Mi trovavo al buio allora come lo ero in quel momento, in cantina, ma all'universit avevo tutto un pomeriggio di tentativi a disposizione; in quel frangente, in quello che avrebbe dovuto essere il mio futuro luogo di lavoro, un singolo errore sarebbe stato un errore di troppo. In un altro contesto avrei apprezzato la metafora, in quello ripassavo e controllavo.
[chiavi], then: [apri porta]. Nel frattempo, tvhile [cattivi nella stanza di sopra]: stai buona e ferma.
Controllai la sequenza di operazioni una decina di volte quindi circa nove pi del necessario prima di convincermi che era giusta, e mi disposi ad aspettare. Mentre aspettavo, rivedevo fra me e me la scena che avevo solo ascoltato, per convincermi di aver capito bene. E se scoprono il corpo? Di chi poteva essere il corpo, se non del proprietario dell'apino, ovvero il marchese Crisante? Quello era ovvio. L'hai presente dove l'abbiamo messo?, aveva risposto il Mori. Da escludersi che uno come il marchese Crisante acconsentisse a farsi seppellire vivo. E, infine, la cosa che l per l avevo udito quasi senza ascoltare, e che adesso cercavo di comprendere. Ma  sempre buono? Migliora di anno in anno. Anche l c'erano pochi dubbi sul soggetto implicito della frase, doveva essere per forza la bottiglia che Papa stava portando su dalla cantina, dal frigo, da quel ripiano dove si trovavano quelle bordolesi dall'aria anonima senza etichetta. Un vino senza etichetta custodito nel frigo con le bottiglie pi preziose, talmente preziose che un Romane-Conti da una decina di migliaia di euro ne restava escluso. Pi passava il tempo, pi diventavo curiosa.
E a un certo punto pass abbastanza tempo da finirla, quella bottiglia, e insieme gli argomenti che senza quell'aiuto alcolico sarebbero stati probabilmente troppo difficili da ricordare. So per esperienza quanto dura una bottiglia in tre, e il fatto che nessuno fosse pi sceso in cantina era un indizio promettente del fatto che fossero andati via. Provai a muovermi, ma ero rimasta con le gambe piegate a terra talmente tanto tempo che ci vollero altri cinque minuti buoni per riuscire a sentirle di nuovo. E anche una volta in piedi, non  che mi reggessi pi di tanto, un po' l'informicolimento e la debolezza, un po' la paura, diciamo che tremolavo abbastanza. Feci le scale fino a met e appoggiai
la mano al muro, cercando a tentoni dove avevo visto le chiavi appese.
Le sentii quasi subito, e mai un pezzo di metallo mi era sembrato cos caldo e amichevole.
Aprii la botola, senza fare rumore, e attesi. Niente.
Andai alla porta insonorizzata, infilai le chiavi, girai, aprii di botto. Il mio piano era di cominciare a correre, nel caso in cui ci fosse stato ancora qualcuno. Lo so, era un piano particolarmente stupido. Il giorno in cui vi troverete chiusi in cantina con sopra di voi tre tizi che discutono di quando hanno ammazzato un vecchio, fatemi sapere se vi viene in mente qualcosa di migliore. Per cui s, nella fattispecie quando ho aperto la porta di botto ho fatto una cosa non particolarmente razionale, ma chi  senza paura apra la prima porta.
E gi il fatto che ve lo sto raccontando vi pu far intuire che al di l non c'era nessuno. Dal finestrone che si affacciava sulle vigne pettinate veniva una luce netta e limpida, e il tavolo di legno e vetro, con la sua solida affidabilit, fu l'unica cosa a due gambe che vidi.
Ero sola, e la cosa stavolta mi rassicurava. Anzi, mi sentivo talmente sicura che prima di andare via rientrai in cantina, la percorsi fino in fondo e andai ad aprire il frigo. In alto, di fronte ai miei occhi, c'era la piramide con una ventina di quelle bottiglie sdraiate, senza etichetta e senza capsula, ma con il tappo in sughero. Un tappo in sughero monopezzo, lungo, come si fa coi vini veramente importanti.
Ero troppo curiosa di sapere cosa ci fosse dentro, ma se avessi preso una bottiglia probabilmente se ne sarebbero accorti. Questo avrebbe dovuto pensare una persona razionale, e la dottoressa Martini lo pens subito. Purtroppo, mentre la dottoressa Martini ragionava, Serena aveva gi aperto lo zaino e ce ne aveva infilate dentro due.
...
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...
Gioved mattino, mooolto presto.
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Serena.
Pronto, Virgilio...
Serena, tutto bene? Dove sei?
Al momento, c'erano varie risposte possibili a quella domanda. Sono in auto, sono sulla superstrada, ma soprattutto sono fuori da quella cantina del menga.
Tutto bene, tutto bene. Sono sulla strada, sto tornando a casa.
Ma stai bene? Hai il fiatone...
Ho il fiatone s. Ho corso per quattrocento metri per arrivare alla macchina, con lo zaino che mi rimbalzava sulla schiena e il cuore che mi rimbalzava tra mandibola e mascella.
Ero uscita dalla cantina e avevo attraversato tutta la sala degustazione fino ad arrivare alla reception mi ero solo fermata un attimo in bagno, abbiate pazienza ma non la tenevo pi e una volta l mi ero guardata intorno alla ricerca di un mazzo di chiavi che potesse aprire la porta. La cosa da fare sarebbe stata alzare il telefono e chiamare il 113 e subito dopo casa. Se fossi stata furba avrei fatto quello. Siccome invece ero Serena, come sono e fui, vidi accanto alla
reception una finestra e pensai che di stare l dentro ne avevo metaforicamente la vescica piena, per uscire mi sarebbe bastato aprirla, e fu quello che feci. Ricapitolo, per chi si fosse distratto: ero nella cantina di una tenuta di propriet di una multinazionale, e in quella cantina c'era un caveau con dentro alcuni milioni in bottiglie di vino.
Avrei dovuto aspettarmelo che aprendo la finestra sarebbe partito un allarme.
Ho il fiatone perch ho corso per arrivare alla macchina.
Come, hai corso? Ti inseguivano?
No,  che sono rimasta chiusa dentro la Tegolaia. Sono rimasta chiusa, se ne sono andati e non si sono accorti che ero sempre dentro.
Ma come  possibile... s, Martino,  mamma. S, sta bene. Si  fermata a cena fuori e le si era scaricato il cellulare. Ora vai a letto. S, amore, fra poco  a casa. No, tesoro, vai a letto e quando torna ti viene a dare la buonanotte. Marti, ascolta, se non entri immediatamente nel tuo letto domani ti sveglierai in quello di un ospedale. E che cazzo.
Non lo maltrattare, poverino, magari era spaventato.
Io invece no, ero tranquillo. Esci di casa alle quattro e alle otto non ti vedo ancora tornare, provo a telefonare e il cellulare mi dice il cliente da lei chiamato non  al momento raggiungibile, si prega di riprovare pi tardi. Pi tardi una mazza, sono qui con due bestie feroci che mi chiedono in continuazione dov'
mamma, quando torna mamma, perch non torna mamma?, il tutto con la bocca piena di hamburger.
L'appetito non gli  passato, almeno.
Ah, quello no. Mi spieghi perch correvi?
Vorrei vedere te, se dopo una mezza nottata passata in una cantina mentre sopra discutevano di dove avevano seppellito un cadavere tu aprissi una finestra e partisse l'allarme. L'effetto era stato tipo pistola dello starter, avevo scavalcato quel davanzale ed ero partita che mi sembrava di essere Bolt. Chiss a che velocit ero andata. A me sembrava di volare, letteralmente che i piedi non toccassero terra. Probabilmente se qualcuno mi avesse ripreso avrei visto una scena tipo Momenti di gloria, una tricheca con lo zainetto che correva al rallentatore, e al posto della colonna sonora di Vangelis una sirena bitonale.
Avevo paura. Anf. E avevo fretta di arrivare alla macchina. Pant. Era buio. Avevo il cellulare scarico e volevo subito metterlo in carica...
Ho capito, ho capito. Allora guarda, famo cos: non parlare, parlo io e ti ragguaglio.
Cos la voce di Virgilio continu a farmi compagnia raccontandomi il tardo pomeriggio e la sera, iniziando da quando Pietro lo aveva chiamato in camera. Cio, non proprio chiamato. Mammaaaa..., aveva strascicato il primogenito dal primo piano. Dimmi, aveva risposto Virgilio. Mi serve mamma, aveva ribattuto Pietro. Mamma non c', ci sono io, dimmi, aveva controproposto il padre. Sto facendo latino, non mi torna una cosa, aveva spiegato il pargolo. Mamma dovrebbe tornare presto, era stata la risposta di Virgilio.
Pietro  un piccolo nerd, come il babbo. Se si tratta di matematica, fisica, logica, le vede. Se si tratta di letteratura, ci si sforza. Se si tratta di lingue straniere, morte o vive non importa,  un dramma. E a quel punto: mamma... per il latino gli va bene, per l'inglese un po' meno. Che poi, non capisco perch allo scientifico si studi il latino e non il greco.  molto pi scientifico, il greco. Se un giorno dovessi diventare ministro dell'istruzione istituirei il LCPD, Liceo Classico Per Davvero: cultura greca a gog, ma tutta, non solo quella umanistica. Il diplomato classico medio ti traduce Euripide senza vocabolario, ma se gli chiedi di dimostrarti che i numeri primi sono infiniti rimane l a bocca aperta. Cultura classica anche quella, sapete? Euclide, mica Elon Musk. E il greco, da parlare anche in classe. Ho sempre pensato che sia una lingua geniale, il greco antico, con quelle parole che si fondono e generano altre parole, in modo quasi chimico. O forse lo penso solo perch non lo conosco, si tende sempre a esaltare le cose che si conoscono poco. Invece il latino, che ho studiato, l'ho sempre trovato un po' meccanico, un po' ingegneristico; lo capisco e me lo ricordo, ma non mi esalta.
Dopo un po', dissi a Virgilio che stavo arrivando e ci salutammo; non che fossi del tutto tranquillizzata, ma mi era venuta in mente una cosa e volevo pensarci. Cos rimasi in macchina, in compagnia del panorama e della strada. Al buio vedevo cose diverse rispetto al giorno, le silhouette degli alberi illuminate dai fari sembravano sagome ritagliate dai campi e dalle colline, come in un libro per bambini. Guardavo gli alberi, tanto per strada non c'era nessuno, mentre il navigatore mi informava che aveva trovato un tragitto pi veloce per arrivare a casa e mi chiese se volevo considerarlo.
Lo spensi, con un colpo di pollice. Lo avevo impostato sull'indirizzo di casa per vedere che strada mi consigliava, il primo giorno che avevo preso l'auto nuova, e poi lo avevo lasciato andare per conto suo. Come se ci fosse bisogno del navigatore, per tornare a casa mia. E anche oggi, se ne posso fare a meno, lo ignoro. Adoro le mappe, ma detesto il navigatore.
Quando ero piccola, avrei voluto conoscere tutte le strade del mondo. Tutte, dalle autostrade agli sterrati, dai carruggi alle quattro corsie. Mi immaginavo che da grande avrei fatto quello di lavoro, una specie di agenzia in cui tu venivi e mi chiedevi che strada devo fare per andare da qui a qua? e io ti rispondevo dandoti due opzioni, la via pi breve e quella pi bella. Essendo una bambina, pi che un'agenzia con scrivanie e telefoni mi immaginavo una sorta di tempio, e io seduta in trono come un oracolo. La Regina dei Sentieri, colei che conosce tutte le strade del mondo.
Poi sono cresciuta, e le strade hanno cominciato a restringersi insieme agli orizzonti, finch non mi sono ritrovata in un circuito, e ho perso il conto dei giri.
Quando ero all'universit ripensavo a volte a quanto ero ingenua da piccina, e se ci ritorno ora mi stupisco di quanto fossi saggia senza saperlo. Non ho mai portato a termine il progetto, e a volte ci ripenso e me ne pento. Tipo oggi. Non conosco abbastanza la Tegolaia, e anche se la conoscessi non so se basterebbe. Vi ricordate che prima vi ho detto di aver salutato Virgilio perch dovevo pensare? In realt, pi che pensare, dovevo convincermi. Mi era venuta in mente una cosa, e volevo concentrarmici, per capire se fosse plausibile, e come ci ero arrivata, ma non era facile: conosco i sentieri fuori di me, ma non quelli dentro di me. Le vie che percorre il mio cervello per passare dai sensi ai pensieri, dalle intuizioni alle conclusioni. Allora sono costretta a ripercorrere la strada che ho fatto. E la strada che ho fatto  la seguente: Pietro e i compiti, il latino, gli ablativi assoluti, dal latino al greco, le parole composte del greco. Avete capito? No? Allora scusate ma ve lo spiego domani, adesso sono veramente stanca e poi sono arrivata, temo che dovr dare spiegazioni a qualcun altro.
Comunque, se vi interessa, avevo capito dove era sepolto il corpo del marchese. Pi o meno.
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Dispositivo dell'art. 63 codice di procedura penale.
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1. Se davanti all'autorit giudiziaria o alla polizia giudiziaria una persona non imputata ovvero una persona non sottoposta alle indagini rende dichiarazioni dalle quali emergono indizi di reit a suo carico, l'autorit procedente ne interrompe l'esame [...].
Il bravo poliziotto ha il dovere di obbedire agli ordini.
Talvolta, a determinati ordini non si pu obbedire, poich per ottemperare al comando sarebbe necessario violare una o pi leggi della fisica, della fisiologia o del buon senso. Se, ad esempio, nel corso di un inseguimento tra autoveicoli tanto cari agli sceneggiatori statunitensi il superiore ordinasse al proprio sottoposto di decollare, il guidatore non avrebbe modo di obbedire al comando. Tale situazione non  troppo dissimile dalla richiesta, da parte dei superiori o delle ordinanze scritte dai superiori stessi, di non avere pregiudizi. Ogni essere umano ha dei pregiudizi: l'importante  saperli riconoscere e non farsene condizionare.
Fin dal momento in cui aveva saputo che Walter Mori aveva sostituito l'agronomo precedente con tale Cipriana Mattei, Corinna si era involontariamente raffigurata come dovesse essere una persona assunta in maniera proditoria da Mori: e quindi, essendo Mori un maschio alfa col feromone baldanzoso, nella mente di Corinna si era presentata l'immagine dinamica&proattiva
di un topone mostruoso con un metro e ottanta di cosce che si muoveva fra le vigne in tailleur di Chanel e dcollet di Manolo Blahnik, nonostante la palese assurdit del deambulare in tacco alto fra superfici friabili e semiliquide di varia natura, ma tutte inequivocabilmente marroni. Di tutti questi pregiudizi Corinna non aveva avuto contezza fin quando non si era trovata di fronte Cipriana Mattei.
Quando diciamo di fronte, tale avverbio di luogo deve essere inteso in maniera colloquiale e non geometrica, in quanto detta Mattei Cipriana era alta un metro e cinquanta scarsi, anche se larga altrettanto, e a Corinna non arrivava nemmeno al collo particolare anatomico del quale peraltro l'agronoma era completamente sprovvista con un accenno di calvizie sulla sommit del cranio, e pi di un accenno di diffidenza nello sguardo.
Se mi deve chiede' quarcosa bisognerebbe fa' alla sverta perch ci parecchio da fa'.
Solo qualche domanda, signora Mattei. Ci vuole il tempo che ci vuole rispose Corinna con professionale cortesia, invece di farle notare che anche lei stava lavorando. Le disposizioni del commissario Chiariello erano state perentorie: evitare il pi possibile qualsiasi inconveniente, il che a livello pratico si traduceva nel trattare con cortesia anche quelle persone che facevano venire voglia di legarle per i piedi con una corda dietro all'apino e via a tutto gas, a fargli arare di denti qualche ettaro di tenuta comportamento che peraltro non sarebbe stato tollerato nemmeno nel codice di Hammurabi; non foss'altro per la difficolt di reperire un apino.
Che ruolo ha all'interno della tenuta?
Tecnico agronomo. Dal dumilatredici.
Dal duemila tredici. In cosa consistono le sue mansioni?
Seguo la vigna e l'oliveto, le coltivazioni inzomma, durante tutto l'anno.
Quindi l'approvvigionamento idrico  di sua competenza?
La donna guard Corinna con aria torva.
Ho capito dove vle anda' a fini' lei. S, l'ho chiesto io di agganciassi ar laghetto del Pippolo.
E l'ha proposto lei da sola?
L'ho detto a Claudio, Claudio Scalzo, il fattore. Lui era d'accordo. Era quell'artri due che 'un eran tanto d'accordo.
Quegli altri due, mi scusi, sarebbero?
Mori e Papa. Ir gatto e la vorpe.
E chi dei due sarebbe la volpe, secondo lei? Questa domanda di Corinna si perse nel breve spazio fra il cervello e la bocca, deviata dalla vigile pur se astratta sorveglianza del commissario Chiariello.
Ma qui c'era poco da traffica', era una cosa che andava fatta.
Ha chiesto lei di discutere la cosa con la propriet?
La donna scosse la testa con tanta energia che la moltitudine di chiavi e attrezzi misteriosi che le pendevano dalla cintura oscillarono tintinnando.
No, io 'un ho chiesto di discute' nulla. Ho detto che se ni garbava di vede' mori' mezze barbatelle bastava anda' avanti un artro paio di settimane e era fatta. Siccome  responzabilit mia, era bene che la propriet lo sapesse cosa avevo detto di fa'.
Lei lavora solo in questa tenuta?
Solo una sega. Son centosessanta ettari vitati.
Li gestisce tutta da sola?
No, ci i lavoranti e i contadini.
E quanti sono?
Una ventina tra fissi e stagionali. Poi c' la vendemmia che  un'artra faccenda.
Non sono un po' pochi?
Per la vendemmia si prende anche artra gente. Poi ora le cose son cambiate, ci aiuta tanto la tecnologia.
Come il tapis roulant che butta via da solo gli acini guasti? Che li riconosce con l'intelligenza artificiale?
Quello  per l'enologi. Per anche io, c' da di' che se chiedo quarcosa Mori me lo prende. Tipo questo aggeggio vi, vede... Cipriana prese uno degli oggetti che le pendevano dalla cintura e lo mostr a Corinna. Era una specie di grossa pinza elettronica con due lenti in cima a ciascuna punta, e un manico dotato di display. Questov  un rospetto fotometro portatile, lo punti su un acino e ti dice ir grado di maturazione, rapporto tra i polifenoli, contenuto in acqua, acidit.
E lo usa in ottobre? chiese Corinna, rimanendo serissima nonostante il modo in cui la donna aveva storpiato la parola spettrofotometro non che Corinna fosse cos giustificata a ridere, visto che Gigliotti anni prima ci aveva messo una giornata per farglielo compitare correttamente.
Di questi tempi vi si usa per le foglie, nei campi, ti d ir contenuto di clorofilla della foglia e da quello vedi la salute della pianta e carcoli quanto e quale concime danni, vedi se dev'esse' potata l o da artre parti. Ogni contadino ce n'ha uno in dotazione. Costa caro assaettato ma  un'artra vita.
Ho capito. Una ventina di persone, mi diceva.
Pi o meno.
Tra cui ho visto che ci sono parecchi di nazionalit moldava, giusto?
L'agronoma distolse lo sguardo, con aria infastidita. O forse preoccupata. Sicuramente, c'era tensione. Se fossimo stati in un film statunitense, in un frangente come questo l'eventuale colonna sonora di sottofondo si sarebbe bloccata, e ogni rumore avrebbe taciuto per conferire il massimo pathos al momento. Siccome siamo in Italia e stiamo narrando della realt, proprio in quel momento il silenzio venne sforacchiato dall'allegro sarcasmo della tarantella di Don Raffa.
Mi scusi.
Corinna tir fuori il cellulare di tasca, mentre l'agronoma sputava per terra. Martini, Serena. Ora no, abbi pazienza.
Ti chiamo dopo.
Dicevo, ho notato che ce ne sono parecchi di nazionalit moldava, giusto?
Parecchi. Perch, c' quarcosa che non va?
No, no. Mi chiedevo solo se fosse un caso.
No, 'un  un caso. Sono i meglio che esistano per lavora' in azienda. Fosse per me vorrei solo loro. Lavorano come ciui, e se la risorvan sempre da soli. Lei 'un lo sa, perch 'un lo sa nessuno, ma ner dumila, dopo che era crollata la Russia quella vera, l'Unione Sovietica, questi delle province si trovarono nella merda ma veramente tanto. In Moldavia 'un c'era nulla, ma nulla. Cibo, andava prodotto. Acqua, andava bollita. Carne non era ir caso di compralla ar mercato, perch c'era ir caso che fosse di bestia a due zampe, non so se mi spiego. C'era la gente che si faceva da sola i vestiti, ritiraron fri i telai dai garagi. Questa gente vi 'un ha paura di nulla. Se lei ha bisogno d'un armadio va all'Ikea, se uno di questi ha bisogno d'un armadio va ner bosco e abbatte un arbero.
Ho capito. E... potrei parlare con qualcuno di questi signori?
Con chi le pare. Ci mancherebbe.
Benissimo. Potrei parlare con Catalin Creanga?
Detto Creanga era il settimo della lista dei dieci lavoranti moldavi, ed era stato scelto da Corinna secondo il principio del controllo a campione: ne pesco uno a caso e vediamo se davvero lavora qui.
Cipriana mise la mano dietro la schiena, sotto il giubbotto, e tir fuori un walkie-talkie di modello uguale a quello del fattore.
Cata, mi senti?
Eccomi disse una voce disturbata dentro l'apparecchio.
C' la polizia ti vorrebbe parla' un secondo. Siamo alle fratte.
Due minuti e arrivo.
Pi di due ma meno di cinque minuti dopo, un apino gir intorno al canneto, si ferm e ne usc un ragazzetto biondo e basso, con una camicia a quadri sopra una maglietta del Milan.
Buongiorno disse, avvicinandosi. Man mano che si approssimava, Corinna ebbe modo di notare varie cose. In primo luogo che tanto ragazzotto non era, anche se si muoveva in modo giovanile doveva avere pi di cinquant'anni. In secondo luogo, anche lui portava alla cintura lo stesso apparecchio che pendeva dai pantaloni dell'agronoma. Era evidente che quel tizio lavorava l per davvero.
Buongiorno. Scusi il disturbo, solo qualche domanda veloce. Lei  Catalin Creanga, nato a...
Chisinu il sei ottobre millenovecento e settantadue.
E anche quello era giusto.
Lavora qui da molto?
Settembre duemila e quindici. Otto anni.
Ed era esatto pure quello.
Si trova bene?
Con tutti tranne che con lei disse l'uomo, indicando Cipriana e sorridendo. L'agronoma, in tutta risposta, grugn. Scherzo. Tutti sono bravi, qui.
E con Papa si trova bene? Lo vede spesso? chiese Corinna, allontanandosi dallo spiazzo e dalle orecchie dell'agronoma.
Certo. Papa  molto, come dite voi, costante. Presente. Sempre sul pezzo.
E anche Mori vede spesso?
Lui meno. Ma anche lui, s.
Che tipo ?
Bravo. Ce l'ha le sue fisse, come tutti i capi. Sulla sicurezza. Qui  grande, entrano da tutte le parti. Cacciatori, in questo periodo, loro entra quando vuole. Questa  riserva di caccia, ma ci sono posti dove si pu e posti che non si pu.
Parlarono ancora qualche minuto della tenuta, Corinna e l'uomo, ma quel dubbio Corinna se lo era gi tolto: era evidente che quella dei moldavi era una falsa pista. Se uno scelto a caso si presenta dopo manco cinque minuti,  chi dice di essere,  vestito da lavoratore e addirittura alla cintura ha...
Scusi, che cos' quello? chiese Corinna indicando l'aggeggio che pendeva dai fianchi dell'uomo.
Questo qui?  uno spettrofotometro.
Corretto anche quello.
Il cellulare in mano a Corinna vibr e il sovrintendente gli dette una rapida occhiata.
Ti devo parlare subito.
Oh, tutti a darmi degli ordini. Mi raccomando di agire con discrezione, dia retta a me, ti devo parlare subito. Va bene il senso del dovere, ma qui ho l'impressione che se n'approfittino. Devo ricordarmi di mettere il telefono in modalit privacy.
Stanotte ero dentro la Tegolaia.
Mi hanno rinchiusa nella cantina.
O cavolo.
Abbia pazienza, devo fare una telefonata urgentissima.
Serena, che  successo?
Ciao Corinna, scusa se ho insistito ma ho pensato che dovevo parlarti subito...
Hai fatto benissimo. Innanzitutto, ora dove sei?
Qui. Cio, qui a casa. Sono tornata stanotte all'una.
Ma scusa, cosa ci sei andata a fare alla Tegolaia?
Eh, dopo che mi hai parlato di Papa sono andata a vedere il sito. Ho visto che cercavano un sommelier e sono andata a portare il curriculum...
Non hai detto a nessuno che te ne avevo parlato io, vero?
E che facevo? Salve, una mia amica poliziotta sta indagando su di voi ma tranquilli, io sono qui solo per bere,  un cadavere quello l nel cassone?
S, abbi pazienza... Ma quindi sei riuscita a uscire da sola? O hai chiamato qualcuno?
No, sono uscita da sola. Praticamente sono rimasta chiusa dentro il caveau, cio, dentro la cantina dei vini pregiati. C' una porta blindata e l'hanno chiusa da fuori mentre ero dentro. E l dentro il cellulare non prende.
Aspetta, aspetta. Ma  stata una cosa accidentale o...
Noooo,  stato un incidente. Praticamente Papa mi ha fatto entrare per farmela vedere, e poi se ne  andato dicendo di dire alla receptionist di chiudere. Non lo so, forse non si sono capiti, fatto sta che ho trovato la porta chiusa.
E come hai fatto poi a uscire?
Guarda, meno male appesa alla parete nel corridoio interno c'era la chiave. Ho usato quella e sono arrivata alla parte comune. Poi di l, siccome ero spaventata, invece di chiamare ho aperto una finestra dall'interno. E anche partito l'allarme...
Orca vacca... scusa Serena, eh, ma gi che eri alla reception non potevi telefonare e farti aprire?
Eeeeh... no, Corinna, non era il caso.
Come non era il caso?
Da quel momento, per circa cinque minuti, Corinna ascolt e basta.
Scusa, ricapitoliamo. Tre persone, mi dicevi.
Tre persone. Mori e Papa sono sicura, Papa l'ho anche visto.
E una donna dalla voce un po' volgarotta...
Che sono abbastanza sicura di non conoscere.
Che sei abbastanza sicura di non conoscere... ripet Corinna, guardando a una ventina di metri di distanza l'agronoma che parlava anche lei al cellulare, si vede che erano in uno di quei punti fortunati dove il telefono prendeva.
Comunque, la cosa che ti dovevo dire  questa del luogo. Mori ha detto: L'hai presente dove l'abbiamo messo? e lei ha risposto: Nomen, omen.
Non so cosa voglia dire, ho fatto ragioneria.
 latino. Significa Un nome, un destino.
Ho capito. Il marchese si chiamava Crisante. Cosa devo cercare, un campo di crisantemi?
Io credo pi un campo di fiori gialli. Crisante  greco, viene da chryss dnthemon, fiore dorato.
Ma te non avevi fatto lo scientifico? Da quando in qua sai il greco?
Ho guardato su Internet.
Se fosse stata una conversazione privata, Corinna si sarebbe presa un po' di tempo anche con se stessa per ironizzare sul fatto che quell'indagine era partita nell'italiano della sua vita adulta, aveva lambito il rumeno delle sue origini, poi in rapida successione erano arrivati degli indizi in latino e subito dopo delle traduzioni dal greco antico. Se si continuava cos, a scavare nel passato della linguistica, entro la fine della giornata le sarebbe toccato interpretare dei grugniti. E guardando l'agronoma, non c'era tanto lontana.
Ho capito. Senti, vuoi sporgere denuncia?
Per cosa?
Per sequestro di persona, in teoria. Sei stata privata della tua libert personale, in fondo.
Non credo proprio che sia il caso.
Corinna prese un respiro pi largo che lungo.
In teoria, ai sensi dell'art. 361 del codice penale, il pubblico ufficiale che (o meglio, il quale) omette di denunciare all'autorit un reato di cui ha avuto notizia nell'ambito o a causa delle proprie funzioni  punito con una multa o, se  un ufficiale di polizia giudiziaria (comma 2), con la reclusione fino a un anno. Quindi, in teoria, ai sensi del codice, Corinna avrebbe avuto il dovere di denunciare il fatto.
Ma al tempo stesso, Corinna aveva il dovere di ottemperare all'articolo 55 c.p.p., secondo il quale la polizia giudiziaria (cio, in questo caso, lei) deve impedire che i reati commessi (cio, in questo caso, un omicidio) vengano portati a conseguenze ulteriori e, soprattutto, ricercarne gli autori (cio, in questo caso, Mori, Papa e X).
Non  raro che due articoli dello stesso codice confliggano e indichino, al momento in cui li si va ad applicare, due comportamenti diametralmente opposti, e non esiste o almeno non era a conoscenza di Corinna alcun articolo del codice di procedura penale che diffidasse l'agente o l'ufficiale di polizia giudiziaria dal comportarsi come un coglione; ma, se fosse esistito, denunciando il sequestro dell'amica Corinna l'avrebbe senza dubbio infranto. Se avesse denunciato, Mori e Papa (e X) sarebbero venuti a conoscenza che c'era qualcun altro in cantina la notte della loro riunione pseudocarbonara, e questo avrebbe fatto perdere a Corinna un vantaggio prezioso.
S, credo per ora sia meglio lasciar perdere. E gi abbastanza incasinata, come situazione. Non  impossibile, lo sai, che ti chieda di dover ripetere quello che mi hai detto e di verbalizzarlo.
Eh certo...
Ora scusa ma ti debbo lasciare. Grazie davvero. Appena ci riesco ti richiamo o passo da te, ok? Vai, ciao.
Corinna chiuse la telefonata e si riavvicin all'agronoma, la quale, quando Corinna fu a distanza d'orecchio,
disse: Vaivai, ora ci da fini' una cosa, ci si sente. Vai. Eccoci disse poi con tono pratico rivolta a Corinna. Ce n'abbiamo ancora per tanto?
Abbiamo finito, pi o meno. Una cosa, scusi: che lei sappia, stanotte  scattato un allarme qui?
S, una bischerata. Ne l'ho gi detto a su' colleghi.
Quali colleghi, scusi?
I carabinieri. L'allarme  collegato con loro, hanno chiamato stanotte dicendo che era partito un sensore. Quarcuno aveva lasciato una finestra aperta, all'interno, nella reception, si vede  arrivata una ventata e la deve ave' spalancata.
Mai dire a un poliziotto che  collega di un carabiniere; sarebbe come dire a Mick Jagger che vi piaceva di pi quando cantava nei Beatles. Ma questo, nella frase particolarmente infelice dell'agronoma, era l'aspetto che a Corinna dava meno noia. Pi sgradevole ancora, il tono sgarbato della donna. Per la cosa pi fastidiosa della frase era che, visibilmente, la donna stava mentendo in maniera spudorata.
Mori era fissato con la sicurezza, aveva detto Creanga. E non dice nulla se una finestra viene aperta la notte? Per una ventata che apre una finestra dall'interno?
Ho capito disse Corinna, annuendo e guardando Cipriana che, invece, guardava altrove.
Ha bisogno di artro?
Per il momento no. Grazie.
Pronto, Giglio?
Ciao Corinna rispose il tecnico Gigliotti con aria
circospetta. Se chiami per le analisi sull'apino, ti dico subito che secondo me...
S, meglio, l'apino. No, avrei bisogno di due cose. La prima: puoi guardare un attimo su Google Earth la Tenuta della Tegolaia?
Avoglia. Che t'interessa?
Dovresti dirmi se da qualche parte all'interno della tenuta, meglio se vicino al laghetto...
Quello dove abbiamo trovato l'Ape affogato?
Quello l, s, dovresti dirmi se vedi delle macchie gialle. Se c' un campo, un prato o un appezzamento con dei fiori gialli.
Fiori gialli, di che tipo?
Fiori gialli pur che siano, basta che siano gialli.
Se sei gelosa di qualcuno devono essere rose, non fiori qualsiasi.
Se continui a fare il cretino te ne faccio avere una corona, di fiori qualsiasi.
... campo o prato con fiori gialli... compit Gigliotti, presumibilmente scrivendo da qualche parte, quasi sicuramente direttamente sulla scrivania bianca con il lapis, cosa che a Corinna dava un fastidio unico. Vai, mi ci metto subito. E poi?
E poi, se li trovi, mi dovresti sentire Bernazzani della cinofila.
Non ci credo. Abbiamo raccattato?
Eh, potrebbe essere. Stiamo a vedere.
...
.
...
Dispositivo dell'art. 656 codice di procedura penale.
...
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...
1. Quando deve essere eseguita una sentenza di condanna a pena detentiva, il pubblico ministero emette ordine di esecuzione con il quale, se il condannato non e detenuto, ne dispone la carcerazione. Copia dell'ordine  consegnata all'interessato.
Uno dei doveri principali del buon poliziotto  quello di non lasciarsi impressionare.
Non di rado, nelle narrazioni letterarie e cinematografiche, questo si traduce nel vedere poliziotti che vengono sorpresi da soli in un covo di spacciatori e si ritrovano ammanettati a una sedia con intorno tre o quattro narcos, tre armati di pistola e uno munito di tenaglie; di solito in tale situazione il torturando, lungi dal cedere alla paura e dal rilasciare spontaneamente informazioni e/o liquami, comincia a fare spiritosissime battute sull'aspetto e la palese mancanza di istruzione dei suoi aguzzini.
Nella realt quotidiana, la situazione nella quale il poliziotto deve cercare di non lasciarsi impressionare  quando varca la soglia di un carcere. Ci perdoner il lettore se non ci lasciamo andare a battute di sorta, ma Corinna non ci trovava veramente niente da ridere.
Il giorno prima, dopo aver parlato con Gigliotti e aver richiesto l'intervento dell'unit cinofila, Corinna era risalita in auto e aveva iniziato a pensare a cosa potesse
fare nell'intervallo di tempo inevitabilmente lungo se anche fosse andato a buon fine, cosa di cui non era affatto sicura in cui le simpatiche bestiole cercavano i resti pi o meno conservati del marchese Crisante Olivieri Frangipane.
Che l'agronoma avesse qualcosa da nascondere, ne era abbastanza sicura; che fosse lei la donna che aveva partecipato all'improvvisato simposio notturno con Mori e Papa, per, era piuttosto difficile da credere. Primo, da come ne parlava non sembrava andare cos d'accordo con Mori, anzi; secondo, per l'ignoranza abissale a livello espressivo. Nomen, omen, aveva detto la donna misteriosa secondo Serena: una persona cos grezza da non saper pronunciare la parola spettrofotometro, anche se l'oggetto le era familiare, forse non aveva delle capacit di latinista cos sviluppate.
La prima cosa da fare, quindi, era prendere informazioni su questa Cipriana, perla dell'agronomia anche se residuo insolubile della pubblica istruzione; e la persona pi adatta a cui chiedere, se fosse riuscita a trovarlo, sarebbe stato proprio il famigerato Meldolesi, il precedente agronomo, licenziato dal Mori per fare posto alla Mattei: la persona ideale per parlare di entrambi senza troppa diplomazia.
Anche lui, per, a quanto diceva la dottoressa Martini alias Serena, non era esattamente il massimo della raffinatezza, e in pi sembrava un tipo aggressivo e molesto. Aveva avuto atteggiamenti spiacevoli, aveva detto Mori. In questi casi, il poliziotto solerte applica la legge non scritta attribuita all'on. Giulio Andreotti A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina e va subito a vedere se per caso il Meldolesi in questione non  schedato.
Non fu quindi una sorpresa, per Corinna, trovare che il Meldolesi Fabrizio, nato a Cecina il 13 giugno 1980, era effettivamente noto alla questura; ma non quella di Livorno o di Pisa, quella di Cuneo. La motivazione era scritta, laconicamente, nella modulistica allegata al database dello SDI, alla voce fatt/DM: dinamica del fatto:
A seguito di ispezione territoriale effettuata mediante attrezzatura aviotrasportata multimediale atta alla ripresa cinematografica porca puttana, non era pi facile scrivere drone?. nella tenuta vinicola Baudero, si accertava l'esistenza di una piantagione di cannabis sativa (volg. Marijuana) la cui piantumazione piantumazione? era stata effettuata abusivamente all'interno della tenuta, in un appezzamento destinato a rotazione della coltura. Successivamente, si accertava come il Meldolesi Fabrizio conoscesse l'ubicazione di tale coltivazione e ne fosse il diretto e unico responsabile, e fosse in pi occasioni ripreso nell'atto di coglierne i frutti casomai le foglie e recarla con s presso la propria abitazione. A questo punto...
A questo punto, pur divertita dall'immagine del Meldolesi che portava a casa un sacchetto di marijuana e le diceva da oggi in poi questa  casa tua, Corinna era saltata alle conclusioni: il Meldolesi era stato arrestato e condannato a anni sette di reclusione ai sensi dell'art. 73 D.P.R. 309/90 per produzione, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti.
Una rapida ricerca nell'anagrafe detenuti aveva indi rivelato che il Meldolesi Fabrizio, dopo aver villeggiato nelle patrie galere di Fossano e Parma, si trovava al momento ristretto presso la casa circondariale di Pisa.
Nome?
Stelea per Meldolesi.
La guardia carceraria porse a Corinna una penna e le indic una riga sul registro.
Firmi qui, per favore.
Mentre Corinna firmava, la guardia usc dal gabbiotto e si diresse verso le sbarre della porta. Quindi, esattamente a dieci centimetri dall'orecchio di Corinna, tir fuori un fischietto e ci soffi dentro. Mentre Corinna cercava di capire se sarebbe rimasta sorda per sempre, da dietro alle sbarre arriv una seconda guardia alla cui cintura ballonzolavano alcune chiavi di dimensione inquietante, che sembravano uscite da un documentario sul medioevo.
La guardia inser la chiave pi grossa di tutte e gir, aprendo un settore di sbarre come se fossero una porta. Corinna entr, senza aspettarsi un cenno d'invito che sapeva non sarebbe arrivato, e si inoltr nella sezione.
Le chiavi non erano l'unico aspetto medievale di quel posto, un corridoio lungo e semibuio lungo il quale passavano dannati in tuta da ginnastica e guardiani in divisa, che non si salutavano tra loro e urlavano dietro ai dannati stessi.
Aspetti qui disse la guardia, aprendo a Corinna la porta della sala colloqui, per poi proseguire e lasciarla sola con i propri pensieri, mentre si guardava intorno, seduta a una sedia che sarebbe stata piccola anche per una persona di statura normale.
La maggior parte delle persone pensa che la condizione delle carceri non le riguardi. Possiamo affermare senza alcun timore di essere smentiti, e senza alcuna traccia di buonismo, che questa  solo una stupida convinzione. Gli ergastolani in Italia sono meno del 5% dei detenuti, il che porta all'inevitabile conclusione che pi del 95% dei carcerati prima o poi uscir di galera; che cosa faranno queste persone una volta fuori di galera, cio nuovamente libere di muoversi fra di noi, dipende fortemente da come sono state trattate mentre erano dentro. Per capire quanto bene funzioni in Italia questo meccanismo, basta pensare che pochi detenuti sono dei novizi: pi del 66% dei galeotti sono persone che, una volta liberate, tornano dentro esattamente per lo stesso reato. Le statistiche vi annoiano? Il consiglio, in questo caso,  di usare l'immaginazione per una piccola provocazione.
Immaginatevi quindi che il 66% delle volte, cio due giorni su tre, alla vostra porta bussi lo spazzino con un sacchetto in mano e vi restituisca la carta o il sacchetto dell'umido che avete buttato via sei mesi fa, dicendovi ci dispiace ma anche questa volta non ce l'abbiamo fatta a riciclarla, riprovi a buttarla via mi raccomando nel bidone giusto e di metterlo fuori il mercoled e vediamo se la prossima volta ci si riesce. Nel
frattempo il sacchetto dell'umido, per ragioni squisitamente organiche, si  ulteriormente corrotto ed  ben pi maleodorante di prima.
Il solerte cittadino che paga le tasse, in tale caso, avrebbe ben donde di incazzarsi come una scimmia urlatrice. Risulta curioso, quindi, che quando la stessa cosa capita agli esseri umani ce ne freghiamo altamente, nella stolida illusione che il nostro giardino sia isolato dal resto del mondo. La triste verit  che facciamo pi attenzione ai rifiuti che ai detenuti.
Se chi legge fosse infastidito, si ricorda che le provocazioni servono esattamente a tale scopo.
Vai Meldolesi, oggi ti tocca una bionda Corinna sent urlare dal corridoio.
Ma almeno  bna? chiese una voce dal tono gradasso.
Per te  un po' secchina, se ti ci sdrai l'ammazzi replic l'urlatore. Poi la porta si apr, ed entr un tizio coi capelli lunghi e la barba folta.
 opinione comune, avrebbe detto una delle scrittrici preferite da Corinna, che il cibo del carcere di solito faccia schifo; bene, visto il detenuto che aveva di fronte, o era uno di bocca parecchio buona oppure gli arrivavano parecchi pacchi da fuori, perch Corinna non aveva mai visto una persona cos grassa.
Ripasso fra trenta minuti disse la voce che fino a dieci secondi prima urlava, mentre il Meldolesi guardava Corinna come per decidere se sarebbe stata meglio arrosto o alla tartara.
Fabrizio Meldolesi? chiese Corinna.
L'uomo obeso annu, con fare quasi solenne.
Eh s, m'ha trovato. Per 'un  che ci fosse troppo da sforzassi, diciamoci la verit. Se in questa stanza ci fosse un co con una pistola, sarei un omo morto.
Sono il sovrintendente Stelea. Dovrei farle qualche domanda.
Spero di sape' rispondere disse l'uomo continuando a guardarla, palesemente pensando a un qualche tipo di binomio Corinna/patate.
Non si preoccupi, sono domande facili. Lei conosce Cipriana Mattei?
Cipriana Mattei... ir nome mi dice quarcosa.
 l'agronoma della Tenuta della Tegolaia.
Mamma mia, cosa mi va a ritira' fri. E sicch lavora alla Tegolaia, senti l.
 stata assunta su richiesta precisa dal direttore della tenuta, Walter Mori. Lui credo che lo conosca.
Ha voglia lei. Anch'io sono stato agronomo alla Tegolaia. Per dieci anni.
E per quale motivo se n' andato?
L'uomo smise di guardare Corinna e si gratt la nuca, prima piano, poi con forza.
Eh, questa vi 'un  facile da rispondere...
C'entra la persona di cui parlavamo?
Quale? Questa tizia o Mori?
Walter Mori.
Eh, diciamo di s.
Meldolesi, o  s o  no.
L'uomo si gratt la testa di nuovo e guard Corinna con aria ispirata.
Ora siamo ner dumilaventitr, giusto?
Corinna cominciava a chiedersi se per caso il Meldolesi non avesse messo su un orticello ad uso personale anche in carcere.
Effettivamente siamo nel 2023.
Allora ne lo posso di'. Sono passati dieci anni, oramai  caduta in prescrizione. Lei lo sa perch sono in garage, vero?
Corinna annu.
Coltivazione abusiva di marijuana in una tenuta vinicola piemontese e conseguente spaccio.
Quello l. Inzomma, la stessa cosa l'avevo fatta quando ero alla Tegolaia. Che fra l'artro mi lasci di' che l'erba che veniva fri da noi a Bolgheri era tre vorte meglio di quella der Baudero, che anche nelle Langhe danno un terroir che leva di sentimento, ma ir nostro ni va via su una rta.
Quindi lei aveva una coltivazione abusiva di cannabis all'interno della Tegolaia?
L'agronomo annu, con aria gonfia. Man mano che parlava, era sempre pi evidente che chi controllava l'orto sociale del carcere non lo faceva con la dovuta attenzione. Per fortuna, c'era qualcuno che le piantine le curava eccome.
Ner canneto, vicino alle fratte. Avevo fatto le cose ammodino.
Corinna iniziava a vedere diradarsi un po' di fumo. Quello metaforico, perch quello inalato con tutta evidenza dal Meldolesi era ancora palesemente in circolo.
Per qualcuno l'ha scoperta lo stesso.
Il Meldolesi annu, di nuovo, grattandosi la testa, come se volesse scuotersi quello stato di dosso. Disgraziatamente, gli effetti neurologici della marijuana non si possono spazzolare via.
 stato il Mori direttamente?
Il Meldolesi annu per la terza volta.
M'ha chiamato e m'ha detto Fabrizio, ascorta, ho trovato un pezzetto di Giamaica ner canneto. Si fa cos: te domani vieni da me con una bella lettera di dimissioni e io non dico nulla a nessuno. La lettera te l'ho gi scritta io, la devi solo firma'.
L'ha presa bene, mi sembra.
Ora l'ho presa bene. L per l, guardi, 'un  che mi fosse andata tanto a genio. Meno male che ci s' messo il marchese, senn andava a fini' male.
Corinna guard l'uomo in salopette e stato confusionale che le parlava da dentro il parlatorio di un carcere. Perch,  finita bene?
E che cosa ha fatto il marchese?
M'ha evitato di fa' una cappellata. Quando m'ha allontanato, il Mori, sono andato a senti' in un par d'aziende se ni serviva un agronomo. Tutt'e due m'hanno detto nisba, e uno m'ha fatto capi' che aveva parlato cor Mori e che nella zona 'un m'avrebbe pi assunto nessuno nemmeno se piangevo in giapponese. Il Mori m'aveva fatto terra bruciata intorno.
Il Meldolesi allarg le braccia, poi mise le mani sulle ginocchia.
E inzomma un giorno mi trovo ar barre con Davide, Davide ir Braccini, a vedere la partita.
Che partita?
Con la Juve. Fiorentina-Juventus, 4-2. Me lo ricordo bene, i gobbi vincevano due a zero e hanno preso quattro pere in quaranta minuti. Da seghe.
Buon per lei disse Corinna con un tono che tradiva una certa impazienza e invitava implicitamente il fattone ad attenersi ai fatti.
Insomma ripart il Meldolesi mi lamentavo che quella merda del Mori m'aveva fatto terra bruciata intorno, e... Insomma, dicevo che avevo ancora una copia delle chiavi della cantina, e dicevo: stasera vado l e gli ci piscio, nel vino. A spregio, nel tino del meglio vino, dell'Alcielo. Avevo bevuto un gocciolino, ero euforico, non l'avrei mai fatto. Cio, forse s, ma Crisante mi mise una mano sulla spalla. Parlava con tutti, Crisante, non faceva distinzioni. E mi disse: non fare cazzate. Ti conosco da quando sei un bimbo, te quando prendi fuoco fai casino. Ce le hai con te le chiavi? Annuii, piano piano. Lei non ha idea di che rispetto incuteva il marchese. Mi fece cos col dito. Il Meldolesi mosse l'indice, come per chiamare qualcuno. Dammele. Gliel'ho date. Queste le riporto io al Mori. Te stai sereno. E come faccio a sta' sereno? Non ho lavoro e nessuno mi assume. Vedi, mi disse Crisante, lo sai qual  la differenza fra me e il Mori? Che lui conosce tanta gente, io invece ho tanti amici.
Il Meldolesi tir su col naso. A scanso di equivoci, precisiamo che era solo perch era sul punto di mettersi a piangere, va bene essere gonfi ma di fronte a un sovrintendente di polizia certe cose non si fanno.
Mi dette il numero di Luciano Baudero.  una brava persona, mi disse, cerca un agronomo, ci siamo visti una settimana fa. Chiamalo e digli che ti ho dato il numero, magari gli garbi.
L'agronomo ed erbivoro scosse la testa, sbuffando.
Ci ho parlato quella sera stessa, gli son garbato, e il luned son partito. Per sette anni sono stato l, s' fatto delle belle cose. E io m'ero fatto il mio orticello, ci tenevo le mie piantine e mi facevo l'affari mia. Poi la fai assaggia a qualcuno e ti dicono bna, e te la chiedano, ti mettano du' sordi in mano, e te dici tre o quattro piante in pi cosa voi che sia... diciamo che ho perso il controllo della situazione, via. Certo anche Baudero se la poteva risparmia', assumi un agronomo e se poi non ti fidi e controlli, cosa l'hai assunto a fa'? Lasciamo perdere. Quando esco dovr andare dal marchese a chiedergli scusa, gli ho fatto fare una bella figura di merda.
Andare dal marchese a scusarsi?
Eh oh. Pover'omo, m'ha mandato cor su' biglietto da visita e mi ci son pulito ir culo.  l'unico di velli l fri per cui mi dispiace.
Il cellulare in tasca a Corinna vibr. Lo aveva silenziato al momento di entrare in carcere. Ma non era una chiamata, era un messaggio.
Gigliotti lavoro
I cani hanno trovato un corpo in un campo di topinambur.
Corinna rimise il cellulare in tasca, cercando di non far vedere che le tremava la mano, e guard il ragazzone troppo cresciuto di fronte a lei, con gli occhi lucidi e mezzo sconvolto.
Un corpo. Quindi non era ufficiale che fosse il marchese Crisante.
Meglio cos, al momento.
Se fosse stata certa della sua identit, Corinna avrebbe avuto il dovere di dare a quell'uomo la notizia che l'unica persona che l'aveva trattato bene era stata assassinata.
Mentre le sbarre si richiudevano alle sue spalle, con il loro clangore definitivo, il sovrintendente prese un respiro profondo e tir fuori il telefono.
Pronto, Giglio.
Ciao Corinna. Com'?
Dimmelo tu com'.
Com'? M'hanno mandato delle foto. Allo stato attuale, morto. Parecchio morto e parecchio decomposto.
Ma  il marchese?
Da tecnico e da ufficiale di polizia giudiziaria non ne ho la pi pallida idea,  veramente in condizioni disastrose. L'unica cosa che ti posso dire con certezza  che  un bipede. Da essere umano... be', chi vuoi che sia? Fai i complimenti al tuo informatore.
Ice. Informatrice.
Allora fai le complimente alla tua informatrice. La conosco?
La conosci, la conosci...
Ma non come ti immagini tu. In effetti; Gigliotti Francesco e Martini Serena si erano conosciuti tempo
prima, quando erano individuati con un numero di matricola a sei cifre, entrambi studenti di Chimica; poi Gigliotti, dopo la laurea, si era dato alla giustizia ed era diventato, in seguito a corsi&concorsi, sovrintendente tecnico della polizia scientifica, e i due si erano persi di vista. Che Gigliotti si ricordasse di Serena, per, Corinna era decisamente sicura: tempo prima, quando la sopradetta Martini Serena aveva cooperato con la polizia, lo stesso Gigliotti l'aveva identificata correttamente, descrivendone con precisione i connotati fisici salienti, aggiungendo alcuni commenti personali che non riportiamo in quanto inopportuni per il ruolo di pubblico ufficiale che ricopriva.
Chi ? La Izzeri?
Corinna rise. La Izzeri era una ex prostituta e spacciatrice di altissimo bordo, che in virt della prima qualit della sua mercanzia aveva contatti con una lite trasversale di industriali, politici e giornalisti, e che pi di una volta aveva dato alla polizia giudiziaria grandi soddisfazioni, anche se di natura diversa rispetto a quella dei suoi clienti.
No, no,  un'altra.
Ma per caso ...
Ascolta, Giglio, invece di fissarti su 'sta cosa, quanto tempo ti ci vuole per confermare di chi  codesto cadavere?
Incomincia la partita? E morto da dieci anni, un giorno di tempo dammelo. Scappare non scappa.
Corinna butt gi la chiamata.
Incomincia la partita? Anche il Meldolesi aveva accennato a una partita. Anche i figli del marchese. Non era andato allo stadio, era andato a piedi al bar per vedere la partita.
Corinna, invece, quella partita l'aveva vista proprio allo stadio.
Erano andati a vedere la partita in scooter, da Pisa, perch era bel tempo, nonostante fosse autunno. Quando erano tornati lui era entusiasta, contento come un bambino, quella felicit totale di quando la gioia per la vittoria della tua squadra coincide con la Schadenfreude per la sconfitta della compagine pi detestata d'Italia. Erano andati a cena fuori, e prima avevano fatto l'aperitivo a un tavolo all'aperto, perch si stava ancora bene all'aria, nonostante fosse sera, e fosse ottobre.
Fiorentina-Juventus 4-2, digit Corinna sulla barra. Eh s, era stato di ottobre. 20 ottobre 2013, per la precisione.
Lo stesso giorno in cui era scomparso, il marchese Crisante aveva ricevuto in mano le chiavi della cantina della Tegolaia. Era ricomparso nella stessa tenuta solo dieci anni dopo, seppellito in un campo di fiori gialli.
...
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Gioved pomeriggio.
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Un albume d'uovo contiene, sospese in acqua, pi di dieci proteine diverse. Ulteriori dieci sono contenute nel tuorlo, insieme a sei o sette tipi di acidi grassi differenti; in tutto quasi trenta componenti di partenza, ognuno con la propria composizione chimica, che ne regola la struttura molecolare e supramolecolare, la quale  sensibilissima a cambiamenti anche minimi sia a livello chimico che a livello fisico.
Il che spiega perch  cos difficile fare la pasta alla carbonara.
Prima di iniziare a cucinare, mi piace allineare di fronte a me sul banco tutti gli ingredienti, in fila come soldati pronti a obbedire ai miei ordini; quando uno ha figli adolescenti, sono soddisfazioni. Quel gioved pomeriggio, sull'attenti, gli ingredienti schierati erano pochi, ma giusti. Otto uova, pecorino, parmigiano, sale, pepe e il guanciale. E poi gli spaghetti, certo. Spaghetti, mi raccomando.
La carbonara  un piatto per le occasioni un po' particolari: sa di pace fatta, di relax, di ritorno a casa tipicamente, la richiesta viene fatta da Virgilio quando rientra da un congresso in Giappone, dopo una settimana a mangiare pesce crudo con o senza riso, perch la mensa nei congressi degli ingegneri  ottimizzata al fine di nutrire le persone in modo unanime nel minor tempo possibile e in maniera salutare, e nulla come il sushi raggiunge l'obiettivo.
Questa volta, invece,  stata richiesta a gran voce dai bimbi, come risarcimento per aver passato una sera senza sapere dove fosse finita mamma, oltre che da Virgilio, come risarcimento per aver passato una sera coi bimbi da solo se facessi il conto io delle sere che ho passato da sola coi bimbi altro che carbonara, due settimane alle Maldive tutti gli anni, ma transeat. E poi la carbonara piace anche a me. Mi piace mangiarla, ma soprattutto prepararla. E una delle occasioni in cui il piccolo chimico che  in me si risveglia e gode a fare le cose come vanno fatte.
I primi passi sono questione di gusti personali: quante uova usare (io uso un uovo intero e un tuorlo a persona che cos coi chiari avanzati faccio le meringhe), quanto e quale formaggio aggiungere (in casa Martini&Rossi si verte su pecorino maremmano e parmigiano in quantit uguali, cinquanta grammi a testa). Si rompono le uova, si sbattono, si aggiunge il formaggio. Si ottiene in questo modo un conglomerato della consistenza dell'asfalto, che va scaldato per sciogliere i grassi del formaggio e denaturare le proteine delle uova. E qui occorre ricordarsi del Secondo Principio della Termodinamica della Carbonara, quello che non va infranto, pena la condanna a mangiarsela tutta e fare anche finta che sia buona: mai superare i sessantadue gradi.
Un uovo  fatto di due terzi di albume e un terzo di tuorlo, e questo lo sanno tutti; l'albume  una soluzione di proteine in acqua, il tuorlo  un miscuglio di acqua, proteine e grassi, e anche questo  universalmente noto. Quello che non tutti sanno  come comportarsi con le proteine in questione per convincerle a fare ci che vogliamo noi, e cio scorrere in una crema morbida.
Le proteine sono lunghe molecole lineari, a spaghetto, che quando sono in acqua si raggomitolano; in questo stato, acqua pi gomitoli, la soluzione ha una viscosit simile alla bava di lumaca accettabile come sciroppo per la tosse, ma non come alimento. Per formare una crema dobbiamo denaturarle, e cio srotolare i gomitoli, e per farlo abbiamo due modi a disposizione: meccanicamente (sbattiamo) o termicamente (scaldiamo). Alcune proteine si srotolano meglio nel primo modo, altre nel secondo.
Siccome siamo Homo sapiens e abbiamo due mani e un cervello, di solito adoperiamo tutti e tre, e nell'usare la seconda metodologia scaldare dobbiamo fare attenzione. Una volta denaturati, cio srotolati, i filamenti proteici se continuiamo a scaldare possono nuovamente riaggrovigliarsi fra loro, cio non arrotolandosi di nuovo su se stessi, ma formando una rete questo processo si chiama coagulazione, e d un solido di consistenza gelatinoso/grumosa, dovuto all'acqua che rimane intrappolata nelle maglie della rete proteica, e non vogliamo che questo accada. Per dirla con George Orwell: denaturazione, buono coagulazione, cattivo.
Qui abbiamo un problema: una delle proteine dell'albume, la conalbumina, denatura a 61 gradi e, in presenza del ferro contenuto nel tuorlo, comincia a coagulare intorno ai 63. Per essere sicuri di srotolare ma non di coagulare, per evitare sia l'effetto bava che l'effetto uova strapazzate, abbiamo una sola via: non superare i 62 gradi, appunto.
Semplice come principio, ma non facile da realizzare praticamente.
La prima volta che ho fatto la carbonara secondo tutti i crismi della chimica mi sono armata di termometro, di pentola con l'acqua bollente e di ciotola di alluminio dove avevo sbattuto le uova e il formaggio. La procedura  la seguente:
1) Si tiene la ciotola immersa nell'acqua bollente, sempre mescolando, finch il contenuto non raggiunge i 62.
2) Quando si raggiunge detta temperatura si leva la ciotola dall'acqua e si aspettano uno-due minuti affinch l'inerzia termica si inverta e la crema inizi a raffreddarsi.
3) Nei due-tre minuti in questione si tiene la mano sinistra sotto l'acqua fredda imprecando con vigore perch l'alluminio  un ottimo conduttore di calore e scalda tutto quello con cui  a contatto, che sia crema o che sia mano non importa.
4) Si ripete il procedimento finch l'ustione alla mano non  pi sopportabile; a questo punto si esclama secondo me  pronta e si butta la pasta.
E cos ho fatto finch, qualche anno fa, non mi sono comprata un robot da cucina col termostato. Con questo, la procedura si riduce a tre soli passi:
1) Si sbattono le uova (nel robot) per denaturare le proteine, e poi si aggiunge il formaggio (grattugiato dallo stesso robot).
2) Si imposta il termostato a 62 e si mette un timer da dieci minuti.
3) Ci si fanno allegramente gli affari nostri mentre il robot fa tutto lui.
Di solito, in questi dieci minuti ne approfitto bassamente per dedicarmi ad attivit a fatturato zero: sistemare i tulipani nel vaso (tanto belli ma bisogna trovargli il posto giusto, o come dice una mia amica architetto giustificarli in un contesto), oppure leggere compulsivamente notizie inutili su siti che non ammetterei mai di aver consultato. Oppure anche dare un'occhiata all'indice dell'ultimo numero di Nature, per non perdere il vizio, o per vedere come avanza la scienza anche senza di me e potermi dire: ecco, vedi, a questo ci stavo pensando anche io, lo sapevo che funzionava. Insomma, posso fare un sacco di cose il multitasking, il vero superpotere femminile, ovvero l'ennesima trappola culturale. E proprio qui il mio cervello inciampa. Perch se  vero che ho le mani libere  anche vero che nei pochi minuti in cui il prodigioso apparecchio esegue la conversione da viscido liquido a sublime cremina, lui, il mio cervello appunto, ha praterie in cui fare capriole. E cos parte con una lode agli elettrodomestici di oggi, scivola in una considerazione su quelli di ieri e a quanto abbiano fatto pi questi attrezzi che non migliaia di sociologi per la condizione femminile. Hanno letteralmente regalato tempo e concretizzato la possibilit di scegliere cosa fare di quel tempo. Prendete l'umilissima lavatrice, abbiamo idea di quante ore di fatica infernale ha fatto risparmiare? Il tempo  denaro... e infatti eccolo l, che spunta all'orizzonte come un sol dell'avvenire, il problema del riconoscimento del lavoro femminile e della disparit di stipendi. La questione della donna riassunta nel tempo necessario a raggiungere i 62 gradi centigradi. Quindi quale dovrebbe essere l'elettrodomestico del futuro in grado di regalare l'indipendenza economica? Qui di solito suona il timer del robot e posso smettere di arrovellarmi su un problema impossibile, letteralmente salvata dalla campana.
Invece, stavolta, non riuscivo a non pensare a quello che mi era successo la notte precedente. Meglio, a quello che avevo sentito la notte precedente. Tre persone che parlavano di dove avevano seppellito un'altra persona. Non avevo dormito per niente, tutta la notte a rigirarmi e a pensare. Era come se avessero cambiato verso di rotazione del mondo. Ero talmente sconvolta che ho finito per fare una cosa che non avevo mai fatto, e che provo vergogna anche solo ad accennare.
Come dite? Rubare due bottiglie di vino? No, no, non quello. Intendo una cosa che ho fatto stamani, non ieri. Qualcosa di molto pi riprovevole.
Ho preso l'iPad e ho guardato una puntata di Chi l'ha visto?
Crisante dovrebbe anelare a ritirare un premio, un premio importante. Ma dice di non sentirsi bene, e manda al
suo posto la figlia. Poi prende il suo motocarro, dice che deve andare a fare un aperitivo e parte. Da quel momento nessuno lo vede pi. Il nostro inviato Giacomo Aspromonte con Federica Belardinelli.
Le immagini dello studio avevano lasciato spazio a una foto di Crisante Olivieri Frangipane sorridente, abbracciato a una donna sorridente e a un ragazzo basso, dall'aria seria.
Crisante  vedovo da qualche anno, ma gli affetti familiari non gli mancano: passa le sue giornate insieme ai figli, Ramona e Oreste, che lo aiutano e che un giorno lo sostituiranno nell'azienda di famiglia. Una azienda importante, che vende vino in tutto il mondo.
L'immagine di Crisante in versione famiglia era andata in dissolvenza, sostituita da una fotografia del marchese in salopette e stivaloni di gomma accanto al suo motocarro coup. Un'altra immagine di Crisante in giacca e cravatta, con al collo un tastevin, la coppetta d'argento per assaggiare il vino.
Crisante si  sempre occupato in prima persona di tutti gli aspetti dell'azienda, dalle viti alla vinificazione, la sua grande passione, fino alla vendita. Breve pausa. Ma da qualche tempo, Crisante non  pi lo stesso.
La sfilata in stile Barbie delle varie versioni del marchese Crisante sommelier, Crisante vignaiolo, Crisante tifoso sottolineava nel frattempo la voce del giornalista. Poi le foto di repertorio avevano lasciato spazio alle immagini di una donna, la stessa della prima foto, ma stavolta in versione animata.
Babbo ha sempre fatto tutto da solo, ma non ce la faceva pi a occuparsi di tutto aveva detto la donna, seduta a un tavolo in mezzo a un oliveto. E allora era diventato critico su qualsiasi cosa. C'erano dei momenti che non gli andava bene nulla. Per era convinto di poter continuare a fare tutto lui. Ma non poteva, gli anni passano per tutti. Era anche cascato, un paio di settimane prima... s, insomma, prima...
Era cascato? Si era fatto male?
Lui diceva di no, ma si vedeva che insomma la botta l'aveva accusata, eh... Quella domenica non  nemmeno andato a Firenze a vedere la partita,  andato a vederla al bar. Come faceva quando la Fiorentina era in trasferta.
Come mai non l'ha guardata qui a casa, se stava poco bene?
Nooo, figurarsi, qui in casa non la guardava mai, senn lui e Oreste litigavano. Una volta c'era la sua fidanzata, la fidanzata di Oreste, e dal salotto si sentivano le bestemmie di babbo... e Oreste che gli urlava: Babbo, ma contieniti e lui di rimando: Io? Ci son gi loro che si contengano. Non ce n'e uno che corra, di questi strusciamuri. Io alla loro et arricciolavo i picconi, questi hanno paura di sciuparsi la pettinatura.
La voce della figlia, che parlava del padre al passato, aveva lasciato spazio a quella del giornalista e ad altre foto del marchese a cena, tra i familiari.
La sera del 20 ottobre Crisante  atteso a Firenze per una premiazione. Uno dei suoi vini, Basileus, ha ricevuto un importante riconoscimento, i Tre Bicchieri della rivista specializzata Gambero Rosso. Ma Crisante dice che si sente stanco, e chiede alla figlia di andare al posto suo.
Le immagini erano passate all'interno, inquadrando un quarantenne dall'aria tetra. Se era il figlio Oreste, quello nella foto all'inizio, era invecchiato veramente male.
Secondo me non e che stesse poco bene, o non solo aveva suggerito il non pi giovane, che il sottopancia confermava trattarsi di Oreste Olivieri Frangipane. Babbo non era proprio un diplomatico, con due o tre persone di quell'ambiente aveva litigato di brutto. Non gli anelava di vederle, tutto qua. Infatti poi  uscito lo stesso.
Le immagini erano tornate all'aperto, mentre il giornalista tornava al presente.
Sono le sette appena passate quando Crisante prende il suo motocarro e parte da casa. Dalla sua abitazione, villa Olivieri, sulle colline di Bolgheri, va verso il paese di Donoratico, il borgo pi grosso nelle vicinanze. Cinzia Parietti, cassiera del supermercato,  l'ultima persona ad averlo visto quel giorno.
Saranno state le otto, stavo per chiudere aveva detto la ragazza, una trentenne con i capelli ricci e con i dentoni da castoro. Arriva questo signore con il carrello pieno, aveva patatine, noccioline, una cassa da sei di Coca-Cola. Ci siamo detti due parole, mi ha chiesto se ero sempre aperta e io gli ho chiesto di sbrigarsi perch ero in chiusura. Per fare prima l'ho aiutato perch non ce la faceva a mettere la Coca-Cola sul nastro, si vede era troppo pesante. Non me lo ricordo cosa ci siamo detti, mi sembra di avergli chiesto se era una festa per i bimbi e lui m'ha detto che era un aperitivo per bimbi troppo cresciuti.
Occhio che se non sei in pensione guardare questa roba  illegale aveva osservato Virgilio, passandomi dietro le spalle.
S, lascia perdere... avevo risposto, mettendo il video in pausa.  una cosa che mi era venuta in mente.
Hai intenzione di scomparire? Nel caso, se tu stavolta potessi preparare la cena prima...
Ma certo, tesoro mio risposi, chiudendo l'iPad. Vi faccio il pollo alle mandorle. Non ti preoccupare se sono amare, due o tre bocconi e poi non senti pi niente. A parte le puttanate, cosa vorreste stasera?
Mah, se proprio me lo chiedi, visto che comincia a fare freddino, io vedrei bene una bella carbonara...
E carbonara fu, come si diceva prima.
Per un risultato ottimale,  necessario calcolare al minuto il momento in cui metti il guanciale in padella. Ci sono tre processi da coordinare affinch la procedura
vada a buon fine: la cottura della pasta, la rosolatura della pancetta e la transumanza degli altri commensali, che devono essere presenti in cucina a darti una mano nel momento in cui scoli gli spaghetti, altrimenti  un casino.
La mia procedura, affinata in anni di carbonare a pi mani,  la seguente: nel momento stesso in cui si butta la pasta, Virgilio apparecchia e Serena inizia a chiamare a intervalli regolari Pietroooo... Martinooo... si mangiaaa.... La cottura degli spaghetti richiede dodici minuti, la rosolatura del guanciale circa sette, per cui dopo cinque minuti Virgilio accende il fuoco sotto il salume e Serena alza il volume, urlando Pietroooo.. Martinoooo... mollate quel cazzo di cellulare e venite a mangiareeee....
A due minuti dal termine della cottura, Serena mette lo scolapasta nel lavandino mentre Virgilio va su in camera a chiamare i bimbi, alternando ad alta voce una divinit e un animale da cortile. In questo modo, di solito le cose funzionano splendidamente. Quella sera, in realt, la procedura rischi di incepparsi, perch durante uno dei momenti cruciali della procedura la mantecatura in padella calda ma a fuoco spento suon il campanello.
S... oh! O te?
Salllve... disse Giulia, a denti stretti, i piedi convergenti, mentre gli occhi rimanevano bassi. Scusate il disturbo... Posso venire dentro un attimino?
A patto che tu ti fermi a mangiare con noi dissi, quasi per scherzo ma nemmeno troppo. Va bene le
amiche, per dopo un'ora di preparativi mangiare la carbonara gommosa anche no.
Guarda, volentieri disse Giulia, aprendo sia il cancellino che la bocca in un sorriso.
E quindi?
E quindi son tornata dal supermercato dopo aver passato il pomeriggio al ricevimento coi professori e ho trovato la mi' socera l sdraiata sul divano sembrava Ilaria del Carretto, la tavola sparecchiata, erano l'otto e un quarto. Mi guardo intorno e lei mi fa: Daniele  a correre.
Giulia arrotol un gomitoletto di spaghetti intorno alla forchetta e mand gi prima di continuare.
Bna davvero... E insomma, io incomincio a mettere la roba a posto e dopo qualche minuto arriva, il maratoneta, e mi fa: eccomi. E io, mentre son l che continuo a mettere la roba in frigo come una scema, faccio: sono le otto e venti, prima delle nove non si mangia. Non c' problema, mi fa lui, tanto devo fare la doccia. Ah, fra parentesi, io non m'ero nemmeno ancora cambiata. Va su, ti giuro, erano le otto e venti.  sceso alle otto e cinquantasette. Trentasette minuti per farsi la doccia, 'un ce l'avrebbe messi nemmeno Cleopatra.
Giulia si ferm un attimo per prendere un sorso di vino. Come dite? Che avevo detto che io e Virgilio stappiamo solo per le occasioni speciali? Vero. E infatti quella era un'occasione speciale. Primo, c' la carbonara in tavola, e bere solo acqua con la carbonara  come guardare un film di Sergio Leone senza la colonna sonora. Secondo, era arrivata d'improvviso una mia amica che
aveva appena litigato col marito, avr diritto a un bicchiere, no? E quindi avevo preso una delle due bottiglie anonime&misteriose che avevo trafugato la sera prima alla Tegolaia, cos a condividerla con l'amica incavolata mi sentivo anche meno in colpa.
E io l a apparecchiare mentre c' la roba in forno continu Giulia con quell'altra che prima mi chiacchiera del nulla per venti minuti e poi chiede di fare silenzio perch inizia Un posto al sole, te non lo guardi Un posto al sole?, no, io aspetto lo spin-off, Un calcio in culo, protagonista la mi' socera e chiunque me la levi da' coglioni.
Giulia prese un'altra forchettata, ormai il piatto era quasi vuoto, e continu:
Dicevo, a un certo punto arriva lui trentasette minuti arriva e mi fa: non  ancora pronto? E io: magari se mi davi una mano si faceva prima. E lui: s, hai ragione.  che se venivo gi la mi' mamma m'attaccava bottone e oggi non ce la potevo fare a sopportarla.
Giulia pos la forchetta nel piatto e spalanc gli occhi tipo attore di teatro No, guardandomi.
E la devo sopporta' io? Guarda, Serena, mi s' chiusa la vena. Mi sono levata il grembiule, che fra l'altro non avevo avuto ancora il bene di cambiarmi, e gli ho detto il pollo  in forno, chiama i ragazzi e cenate, per quattro ce n' abbastanza, se casomai vi resta appetito sur divano c' una gallina, fateci ir brodo. Io vado a fare una passeggiata, m' passata la fame.
Sono contento che ti sia tornata disse Virgilio, mentre radunava gli ultimi spaghetti dal piatto.
No, anzi, grazie. Vi sono piombata addosso cos all'improvviso, v'ho anche mangiato una cofana di spaghetti... squisiti, fra l'altro. E anche questo vino  veramente buono.
S... dissi sovrappensiero, odorandolo. Non potevo che essere d'accordo, era senza dubbio un gran vino.  il miglior complimento che si possa fare: buono. Buono, non brava. E io voglio sentirmi dire buono, voglio che le persone a tavola con me stiano bene, che godano dello spandersi del profumo della pancetta e del sapore della pasta. Il mio massimo premio  questo: voglio sapere di aver fatto bene qualcosa e poter esserne soddisfatta, non sentirmi dire che sono brava. E quella sera non riuscivo a gustarmelo completamente. Il corpo era l, ma dal collo in su ero da tutt'altra parte.
Ti posso assicurare che per quanto mi riguarda sono satollo disse Virgilio alzandosi. Anzi, avrei bisogno di un caff. Chi lo vuole?
Ti ringrazio ma per me no disse Giulia, facendo un gesto con la mano. Giulia  intollerante alla caffeina, le basta sfiorarla per stare male una volta mi raccont che, durante un colloquio di lavoro, le avevano offerto un caff, e lei ci aveva messo lo zucchero e poi aveva girato distrattamente il cucchiaino nella tazzina e sempre distrattamente lo aveva tirato su e se lo era messo in bocca: risultato, non aveva dormito per due giorni, passati in gran parte sul cesso.
Te, Sere, lo vuoi?
Eh? Ah, io s, grazie dissi, riscuotendomi. Tanto mi sa che stanotte dormirei anche con la cocaina. Ieri sera non ho chiuso occhio.
E tocc a me raccontare la mia, di disavventura, evitando accuratamente di accennare alle voci che avevo sentito. C'ero gi io che ci stavo male, non era il caso di spaventare anche qualcun altro.
Ma quindi la nonna di Giacomo sta a casa con loro?
Chi  la nonna di Giacomo?
La mamma di Daniele spieg Pietro.
No, Marti disse Virgilio. Per il momento, siccome si  infortunata a un piede e non pu stare da sola, allora sta con loro. Poi quando star meglio torner a casa sua. O almeno cos si dice.
Anche Giacomo non la sopporta comment Pietro senza staccare gli occhi dal cellulare. Dice che sta tutto il giorno davanti alla televisione.
Stai buono te che sei sempre attaccato a quel coso comment Virgilio.
Nonna Augusta verr mai a stare da noi?
Se continuate a cenare con il cellulare in mano potrebbe essere una soluzione.
Io cosa c'entro? chiese Martino.
Curioso, era la stessa cosa che pensavo io dissi, mentre mettevo i piatti in lavastoviglie.
In che senso?
Che se solo accenni alla possibilit di mettere tua madre in casa puoi anche farla dormire nel nostro letto, io mi trasferisco in Olanda.
Mia madre nel nostro letto disse Virgilio passandomi un piatto.
Grazie per avermi regalato questa immagine orribile. Dormir meglio stanotte.
 solo autodifesa. Sono due giorni che dici che la tua mamma ha qualcosa che non va.
Ma ha qualcosa che non va disse Pietro. Quando eravamo l a cena non si  lamentata per tutta la sera.
Come mamma stasera,  stata sempre zitta rincar Martino.
E mettetevici anche voi, a paragonare mia madre e vostra madre ridacchi Virgilio. Stanotte dormo sul divano. E comunque  vero.
Cosa, che tua mamma sta male o che le somiglio?
Per carit di Coso. Notavo solo che stasera sei stata parecchio silenziosa.
C'era gi quell'altra, che parlava... dissi, continuando a riempire la lavastoviglie.  conveniente, avere la lavastoviglie in basso. Cos per riempirla devi chinarti e nessuno ti vede in viso, mentre racconti una fandonia.
 vero, ero stata zitta per tutta la cena, o quasi. Per essere precisi, dal momento in cui avevo stappato il vino e l'avevo odorato; poi l'avevo anche assaggiato, ma non ne avrei avuto alcun bisogno, per riconoscerlo. Anche perch lo avevo bevuto poco pi di ventiquattr'ore prima, alla Tegolaia, di fronte a Papa.
Ci scommettevo la mia, di mamma: il vino in quella bottiglia anonima e senza etichetta era Alcielo.
...
.
...
Luned della settimana dopo.
...
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...
Drin.
S?
Corriere per la signora Martini.
Arrivo dissi, chiudendo il citofono e aprendo la porta quasi contemporaneamente. Al di l del cancellino, il ragazzo del corriere teneva in mano una scatolotta con scritto fragile in rosso lungo il fianco.
La lascio qui? disse, facendo cenno di posarla in terra.
No, no, la dia pure a me risposi, percorrendo il vialetto con passo trotterellato, cercando di non sembrare troppo coinvolta, tipo Snoopy quando  ora di cena.
...'ngiorno...
Entrai in casa, chiusi la porta, portai la scatola sul tavolo di salotto e andai a prendere il taglierino. Due colpi precisi e l'involucro si separ, rivelando uno strato di multiball di quelli che tutti noi adoriamo schiacciare per sentire il pop. Srotolata la plastica, apparve in tutta la sua nettezza una scatola di legno di cui prima si intuiva solo la presenza, con una cornice rettangolare marchiata a fuoco e dentro la scritta Alcielo 2010.
Andai nel ripostiglio, aprii la cantinetta, presi le sue sorelle una alla volta e le portai in salotto, allineandole sul tavolo. Poi liberai l'ultima arrivata dalla scatola di legno e ce la misi accanto. In fila, tutte e quattro. Alcielo 2019, 2016, 2015, 2010.
Era stata la pi difficile da trovare, il 2010. Le altre le avevo trovate tutte nella mia enoteca preferita, il Vanni, a Lucca; questa annata non ce l'avevano, e avevo dovuto farmela spedire da Firenze, da un'altra enoteca che conoscevo e della quale mi fidavo. Mai acquistare vini pregiati da enoteche che non conosci: una volta, durante il lockdown, comprai su un sito una bottiglia di sauternes che, a giudicare dall'odore, doveva essere stata conservata nel cesso di un circo.
Andai in cucina, presi il cavatappi e le stappai, tutte e quattro, una dopo l'altra; poi levai quattro bicchieri e ne misi uno davanti a ogni bottiglia. Infine, tolsi dalla cantinetta la seconda bottiglia misteriosa e stappai anche quella, mettendole davanti il suo bel bicchiere. Quindi presi il taccuino e misi anche quello sul tavolo, davanti alla mia sedia.
Qualche sera prima, quando avevo assaggiato il vino della bottiglia incognita, quella trafugata durante la mia nottata in cantina, avevo capito varie cose: era un merlot con cabernet frane, e quello si coglieva subito, con una aggiunta di schiava gentile, e pure questo era abbastanza chiaro. Ed era prodotto a Bolgheri, senza dubbio. Ero avvantaggiata dal riconoscere il vino, devo ammetterlo, perch lo avevo assaggiato la sera precedente. Quello era Alcielo, senza ombra di dubbio. Solo, non sapevo di quale annata. E non sapevo perch venisse conservato in quel modo, senza etichetta. E avevo la sensazione che la cosa avesse un significato. Ma  ancora buono? Migliora di anno in anno. La seconda cosa non la posso sapere, ma la prima la potevo testimoniare in prima persona. Lo avevo assaggiato non troppe ore prima, ed era buonissimo.
L'ora perfetta per fare le degustazioni tecniche  fra le dieci e le undici del mattino: le papille e le narici sono riposate, la mente  lucida e non sfiancata da una giornata lavorativa non retribuita, e i tre maschi sono fuori dalle balle. Quindi, si poteva procedere alla verticale. Con il termine verticale, i sommelier e gli avvinazzati professionali indicano una degustazione di un certo numero di annate dello stesso vino, a partire dal pi giovane verso il pi maturo. In questo caso, per, partii dal vino incognito: era quello che meritava la mia massima forma, la prima annusata e la prima sorsata. Per iniziare, per, il vino va osservato.
Inclinai il bicchiere e lo ruotai, guardando il disco liquido che ondeggiava, lasciando una risacca trasparente e morbida. Non troppo vecchio, al massimo dodici anni: il colore era ancora quello di un vino giovane, rubino intenso con delle sfumature viola al bordo. Lo confrontai con quello negli altri bicchieri.
Il 2016 e il 2019 erano praticamente indistinguibili, al colore, e gli archetti morbidi sulle pareti sembravano identici. A proposito, gli archetti sul bicchiere c'entrano poco con la qualit del vino e tanto con la quantit di alcol. Ma scusate, tecnicismi. Il colore, si diceva: entrambi i vini pi giovani erano pi intensi del vino incognito, segno che erano chiaramente pi recenti. Il 2015 invece aveva una sfumatura diversa, pi simile a quella del vino X. Quanto al 2010, invece, si iniziava a vedere una sfumatura granata, indice di una maturazione che nel mio vino misterioso non sembrava ancora esserci.
Il profumo fu ancora pi eloquente.
In una verticale  abbastanza facile distinguere un vino dall'altro, perch il naso si abitua abbastanza presto all'odore principale, quello che hanno tutti i vini di uno stesso tipo, e non lo sente pi; ed  proprio grazie a questo meccanismo di assuefazione che siamo in grado di discernere gli aromi secondari, quelli diversi da un'annata all'altra. E in questo caso, pur essendo il vino incognito chiaramente di modello Alcielo, non era n un 2015 n un 2010. Gli altri due li avevo scartati fin dall'inizio, erano troppo giovani in confronto.
Adesso, era il momento di assaggiare.
Il 2015 era quello pi simile, senza dubbio; nel 2010 il sapore del tannino era molto attenuato, quasi scomparso, indice che i polifenoli si erano degradati ed avevano perso di astringenza che invece, nel 2015, era ancora ben presente. E nel vino X sembravano essere ancora intatti, anzi, forse addirittura lievemente pi accentuati.
Aspettai dieci minuti, bevvi un bicchiere d'acqua e feci una piccola passeggiata in giardino, cercando di convincermi a non saltare troppo presto alle conclusioni. Tornai dentro, assaggiai di nuovo. La differenza, sia di gusto che soprattutto di odori, era clamorosa.
A questo punto, bisognava considerare i fatti.
Quel vino era un Alcielo, senza dubbio. Ma era troppo vecchio per essere un 2015, e troppo giovane per essere un 2010.
Solo che, nell'arco di tempo compreso, Alcielo non era mai stato prodotto. Capita non di rado, per le bottiglie pi rappresentative: si fanno solo nelle annate che lo meritano. E nelle annate tra il 2010 e il 2015 quel vino non era mai stato prodotto. Questo stava scritto sul sito dell'azienda e confermato dalle guide.
Adesso sapevo che non era cos: in una di quelle annate il vino era stato prodotto, ma non era mai andato sul mercato. Il che era strano.
Ancora pi strano se si andava a considerare che l'annata pi straordinaria per la zona di Bolgheri in tutto il nuovo millennio era stata l'annata 2013. Il 13  compreso fra il 10 e il 15? Bolgheri, abbiamo un problema.
Il problema si ingigantiva se si incominciava a pensare che il 2013 era l'anno in cui era scomparso il marchese Crisante.
Non ebbi tempo di soffermarmici troppo, perch suonarono il campanello.
Andai ad aprire sovrappensiero, dimenticandomi che alcune persone hanno l'abitudine di sganciare il cancellino da dentro, insinuando la mano, e di suonare una volta davanti alla porta d'ingresso. Ho detto alcune persone, ma avete capito benissimo di chi sto parlando.
Buongiorno, Serena.
Ah, salve Augusta. Che succede?
Stavo andando al supermercato e mi  venuto in mente... inizi la suocera, per poi interrompersi d'improvviso guardando alle mie spalle, incredula, come se avesse visto dietro di me un corteo di senegalesi in uniforme nazista.
Mi voltai, lentamente, cercando di capire cosa avesse attirato la sua attenzione, e quello che vidi fu un tavolo con sopra cinque bottiglie di vino con davanti cinque bicchieri riempiti per un terzo. Sopra il tavolo, l'orologio del salotto informava che erano le dieci e trentasette.
Vi ricordate, vero, che vi avevo spiegato che le dieci di mattina sono l'ora ideale per una degustazione tecnica? Ecco, adesso dovevo spiegarlo ad Augusta Pino.
Mi dicevi che stavi andando al supermercato... provai, mentre l'occhio della suocera restava fisso sul tavolino.
Serena, cosa stai facendo?
Cosa? Ah, quelle dissi, con l'aria scanzonata di chi viene sorpreso mentre sta facendo un modellino. Non so come facesse, ma quella donna riusciva a farmi sentire in colpa di respirare. Sto facendo una scheda tecnica per l'azienda, quella dove ho fatto il colloquio.
Una scheda tecnica? chiese la suocera, confrontando il proprio orologio con quello da parete, forse sperando di aver sbagliato fuso orario.
S, praticamente questa azienda lavora molto con l'estero e sai, ogni paese ha i suoi gusti. Agli americani il vino piace pi dolce che non a noi, i giapponesi danno molta importanza ai profumi e meno ai sapori... In pratica mi hanno chiesto di redigere una scheda per indicare quali annate destinare a quali paesi.
Ero molto contenta di aver usato una parola cos desueta come redigere in modo accurato. Magari cos la generalessa si sarebbe convinta che non ero completamente ubriaca gi di prima mattina.
Quindi ti hanno preso constat Augusta, sempre guardando l'orologio, col tono di chi dice: ora del decesso dieci e trentanove.
Mostrai le bottiglie sul tavolo.
Be', di fronte a una prova del genere, diciamo che sono fiduciosa.
 pi facile mentire, se ti fai nella testa una domanda diversa da quella che ti hanno appena rivolto e rispondi a quest'ultima. Nella fattispecie, mi ero immaginata che Augusta mi avesse chiesto: E quanto sei sicura che il vino che  nella bottiglia senza etichetta  proprio quello che pensi?.
Augusta fece altri due passi in casa e io chiusi la porta, per non dare l'impressione che speravo che si togliesse dalle scatole il prima possibile. La donna si avvicin al tavolo. Per fortuna, tutto era disposto in maniera ordinata e professionale: i fogli di carta, i bicchieri con la giusta quantit di liquido, il taccuino. Sembrava esattamente quello che era una degustazione tecnica.
Augusta mise una mano sull'esemplare del 2010 e lo inclin lievemente, guardando l'etichetta.
Mercato americano e giapponese... disse quasi sovrappensiero.
Eh s.
E quanto costa una di queste bottiglie?
Presi un respiro profondo. Era una domanda che mi ero fatta varie volte, il giorno prima, pur sapendo benissimo la risposta.
In enoteca, intorno ai duecento euro.
Come vi dicevo prima, Augusta Pino era in grado di farmi sentire in colpa anche per il fatto di usare la stessa aria che respirava lei, figuriamoci a ricordarmi che avevo speso quasi ottocento carte per quattro bottiglie di vino.
Duecento euro? chiese la suocera con voce da suocera incredula.
Per il cliente ricordai, senza specificare che quel cliente a volte ero io.
Augusta scosse la testa, piano piano.
Ma come  possibile che qualcuno spenda tutti questi soldi per una bottiglia di vino...
Presi un respiro ancora pi profondo del primo.
Non era la prima volta che affrontavo quel discorso, sia con Augusta che con altri. Cento euro per una bottiglia di vino?, chiedevano incredule persone che
magari ne avevano spese duecentocinquanta per vedere allo stadio la stessa partita di Champions League che potevano godersi in televisione, senza dover condividere spazio e grugniti con altri quadrupedi acefali. Ma per una bottiglia di vino, no: oltretutto, come sostenevano alcuni medici molto competenti, fa male alla salute.
Ora, qui bisogna intendersi su cosa chiamiamo salute: c' anche la salute mentale, oltre a quella fisica. E poi, ricordiamocene, la nostra civilt  pronipote diretta degli ateniesi, gli inventori del simposio: ci si riunisce a cena, si beve con moderazione, i freni inibitori si allentano e le discussioni possono farsi pi ardite, pi astratte, pi provocatorie. Si dicono cose che da sobri non verrebbero mai in mente, grazie alla fiducia e alla buona compagnia di cui ci si circonda. Gli ateniesi, quei malsani perditempo, bevevano, e hanno portato la filosofia, la matematica e il pensiero democratico a vette che ancora oggi prendiamo a ispirazione; i maniaci del fitness e della prestanza fisica, quelli che mostravano ai loro figli gli schiavi ubriachi per far vedere quanto era pericoloso il vino, erano gli spartani. Contributo di Sparta alla civilt occidentale? A parte 300 di Frank Miller, non mi viene in mente nulla.
A cose normali, avrei risposto cos. Anche tenendo conto che avevo bevuto cinque sorsi di vino a stomaco semivuoto e non ero, forse, al massimo dell'autocontrollo. Ma ero abbastanza lucida da rendermi conto che Augusta non aveva detto quella frase come un'accusa
nei miei confronti, per una volta. Anzi, sembrava quasi che ce l'avesse con se stessa.
Augusta, c' qualche problema?
Augusta appoggi la bottiglia sul tavolo come se fosse stata l'asta di una bandiera e si trasform nuovamente in suocera. In un attimo, da signora Viterbo a generale Augusta Pino per un istante ebbi l'impressione che le fossero spuntate anche le spalline della divisa.
Non c' niente da fare: a quella domanda, fatta da me, Augusta non avrebbe risposto mai. Almeno direttamente. Perch data la reazione, data la rapidit con la quale le era ricresciuta l'armatura, era abbastanza chiaro che avevo messo l'alcol sulla ferita. Augusta aveva un problema, e quel problema riguardava i soldi.
Ma sono lo stesso vino? chiese, guardando nuovamente la bottiglia su cui aveva poggiato la mano.
Il 2010 in effetti era l'unica ad avere l'etichetta vecchia, quella piena, mentre le altre avevano gi la veste nuova, la cornice di carta che personalmente trovavo elegantissima. E anche questa era una novit. Intendo, non l'etichetta, ma il fatto che mia suocera cambiasse discorso di solito, quando dico o faccio qualcosa che lei reputa inopportuno me lo fa notare con la matita rossa e blu.
S, hanno cambiato l'etichetta qualche anno fa risposi, quasi rasserenata dal vedermi riconosciuto lo status di essere umano.
Ma come mai?
Lo si fa, a volte. Per adeguarsi ai gusti, per distinguersi. A volte fanno dei troiai inguardabili. In questo caso devo dire che il tipo  stato veramente bravo.
Il tipo? chiese Augusta, continuando a guardare la bottiglia, con tono improvvisamente di nuovo appuntito.
S, il direttore marketing dell'azienda. Dopo quello che avevo sentito qualche notte prima, non riuscivo a pronunciarne il nome con tutta questa disinvoltura.
 un'azienda di Bolgheri, questa Tegolaia?
S, non  troppo lontana, alla fine. E poi  un impiego part-time, per ora...
Scusa, una curiosit. Il tipo con cui hai fatto il colloquio, si chiama mica Alberto Papa?
Stavolta fu il mio turno di guardare incredula la congiunta. Cosa faceva quella donna, mi pedinava? Mi aveva messo delle cimici negli orecchini?
Mamma mia, non sapevo che fosse cos noto al di fuori del mondo delle enoteche provai, con tono leggero. Si inorgoglir molto, quando glielo dir.
La suocera mi guard come un sommo sacerdote dell'antico testamento avrebbe guardato un'adultera. Vi giuro, uno sguardo da giudice, di pura e assoluta disapprovazione con forse un goccio appena di incredulit.
Ma  quell'Alberto Papa l?
Rimasi un attimo spiazzata. Come faceva a sapere di Papa?
Be', io ne conosco solo uno... dissi, sempre provando a tenerla sul leggero. Per, scusa, come fai a saperlo? Te lo ha detto Virgilio?
Serena, lo sanno tutti.
Lo sanno tutti?
In che guaio ti stai ficcando? Ma ti rendi conto che hai una famiglia?
Eh no, eh. Quello era troppo.
Quello che successe dopo non va esattamente a mio onore.
Tenete conto che non ero ubriaca, ma nemmeno sobria. Ero perfettamente in grado di dire quello che pensavo, ma non in grado di chiedermi se fosse opportuno; come un ateniese, per intenderci. E quello feci, dissi quello che pensavo. Pi o meno.
Ripenso spesso a quello che ho detto ad Augusta Pino, e a quello che avrei dovuto dirle invece. A grandi linee, iniziai puntualizzando che il fatto di non aver mai avuto una vita sessuale non le permetteva di inventarsi quelle altrui, e temo di aver continuato invitandola a portarsi via tutte quelle bottiglie e scolarsele, cos poteva per una volta in vita sua provare l'ebbrezza di non avere freni inibitori e darsi alla pazza gioia.  possibile che abbia anche insinuato di non provarci col direttore di banca, che  l'unico essere umano che la saluta sorridendo, perch  notoriamente gay, e sicuramente per riuscire a sorriderle pensa al momento in cui andr via. Vi risparmio la seconda parte del discorso, perch l ci andai veramente gi pesante.
Ma tutto questo, purtroppo, lo pensai soltanto.
L'unica cosa che dissi, riuscendo credo per la prima volta a guardarla negli occhi senza sentirmi sotto esame, fu solo:
Augusta, per favore, fatti i cazzi tuoi.
Augusta si alz in piedi con aria gelida e si diresse verso la porta senza dire niente. Solo dopo averla aperta si volt e disse:
Se vuoi sapere come faccio a saperlo, forse ti pu interessare che stamani hanno detto al Tg3 che ieri hanno trovato un cadavere all'interno della Tenuta Tegolaia, a Bolgheri. Qualche ora fa hanno arrestato l'enologo, un tizio che si chiama Alberto Papa. Ma se non ho capito male, pare che tu lo conosca gi.
...
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...
Articolo 354 codice di procedura penale.
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1. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria curano che le tracce e le cose pertinenti al reato siano conservate e che lo stato dei luoghi e delle cose non venga mutato prima dell'intervento del pubblico ministero.
Uno dei doveri imprescindibili del bravo poliziotto  di tenere in ordine.
Nelle serie tv, nei film o nelle opere di fantasia in generale questo aspetto  quasi universalmente trascurato, giacch l'unico settore della casa o dell'ufficio che il poliziotto dei film tiene ordinato e catalogato  la collezione di vinili di jazz preferibilmente appartenuti al padre, che glieli ha lasciati nel testamento destinando al figlio primogenito la villa a Malibu, e che l'investigatore inevitabilmente mette su sul vecchio giradischi nei momenti in cui deve riflettere sull'indagine o immediatamente dopo essere stato destituito per aver pestato a sangue un sospettato, aprendo una bottiglia di whisky che finir nel corso della nottata.
Nella realt, invece, se l'ispettore o il sovrintendente o comunque la persona addetta alle indagini non tenesse in ordine tutti i documenti del caso, si susseguirebbero casini apocalittici; in primis perch prima o poi dovr trasmettere al procuratore incaricato di svolgere la funzione di pubblico ministero tutti gli atti raccolti nel corso delle indagini (come da art. 347 c.p.p.) e in secundis, perch, contrariamente a quello che si
vede nei film, un poliziotto non segue mai un caso alla volta (come in qualsiasi lavoro di questo mondo).
Per cui, come da comma 1 art. 347, in quel momento Corinna stava elencando e raccogliendo tutti gli elementi essenziali del fatto e delle indagini ad esso correlati.
Sezione ALTRO:
Parte Indumenti indossati:
Copricapo: n.n.
Soprabito/Cappotto: Giaccone in lana casentina d colore arancione di marca Tessilnova...
Era bastata una rapida occhiata alla documentazione della persona scomparsa (quella che con burocratico ottimismo viene definita scheda ante mortem) per rendersi conto che il corpo dissotterrato nel campo di topinambur della Tegolaia era effettivamente quello del marchese Crisante Olivieri Frangipane; da quel momento, l'indagine per ritrovare il marchese Crisante era diventata una indagine per scoprire chi lo avesse ucciso.
Il cadavere presenta numerosi traumatismi sia a livello cranio-encefalico in sede occipitale che a livello toracico. La presenza di un complesso fratturativo di tipo lineare al cranio consente di riferire il trauma ad un oggetto contundente di forma oblunga e di aspetto sottile scrivere un tubo o un palo era troppo faticoso mentre le fratture in sede toracica, per vastit e gravit delle stesse, sono compatibili con un urto violento contro una superficie piana ed anelastica come un pavimento.
Il pessimo stato di conservazione del cadavere certo che avrebbero potuto tenerlo in cantina, oltre che assassini anche maleducati non permette di identificare componenti emorragiche a livello subaracnoideo o intraparenchimale n tampoco tampoco? in sede pleurica o polmonare. La violenza degli impatti necessari a produrre tali fratture  comunque indubitabilmente in grado di provocare profonde lesioni ed emorragie interne con conseguente decesso del soggetto.
Insomma, il marchese Crisante era stato preso a legnate in testa e poi era cascato dall'alto, oppure era cascato dall'alto e poi era stato preso a legnate in testa. Comunque fosse, invertendo l'ordine dei fattori in questo caso il risultato non cambiava: il marchese Crisante aveva de facto passato il titolo nobiliare alla figlia in conseguenza delle ferite riportate.
A seguito di tutto ci, si erano verificati vari eventi, quasi tutti scaturiti da decisioni di una singola persona.
Una volta trovato il cadavere, infatti, l'ispettore Bernazzani del Nucleo Cinofilo aveva immediatamente avvertito il commissario, dottor Enrico Chiariello; il sunnominato dottor Chiariello aveva quindi disposto il sequestro della Tenuta della Tegolaia e degli edifici pertinenti ai sensi dell'art. 321, avvertendo simultaneamente il pubblico ministero, dottor Elio Frustalupi.
A sua volta, il dottor Frustalupi aveva iscritto nel registro delle notizie di reato, tramite modello 44 (reato a carico di persone ignote), la notizia che in data 20
ottobre 2023 era stata ritrovata la vittima di un presunto omicidio. Pi o meno in contemporanea, Corinna aveva deciso che era il momento di fare una chiacchierata pi approfondita con Alberto Papa.
E pi o meno mentre Corinna prendeva in mano il fascicolo con i verbali di sommarie informazioni, un'allegra tarantella aveva iniziato a diffondersi nell'aria.
Pronto, Serena.
Pronto, Corinna. Come va?
Bah, come va. Diciamo che si procede disse Corinna, appoggiando sulla scrivania un plico su cui si leggeva: Innanzi ai sottoscritti ufficiale e agente di P. G. Stelea Corinna e Altobelli Agostino  presente Papa Alberto il quale, richiesto di declinare le proprie generalit, previo ammonimento delle conseguenze penali....
Ho visto che avete fatto degli arresti.
... sono e mi chiamo Papa Alberto, nato a Castel del Piano il 6 giugno 1979, residente in via Giuseppe Di Vittorio....
Ti riferisci a Papa? Tecnicamente  in stato di fermo. Comunque s, al momento non pu andare alle Bermuda, mettiamola cos.
Ma  per quello che vi ho detto io?
Questo non posso dirtelo rispose Corinna, tamburellando con la penna sul plico.
A pagina 3 del plico stesso, il testo riportava il seguente scambio:
domanda: Lei e a conoscenza del fatto che la notte del 18 ottobre  suonato un allarme nella cantina?
risposta: Mi  stato riferito che ignoti avevano lasciato aperta una finestra dall'interno.
domanda: La signora Mattei Cipriana, interrogata in merito, sostiene di averle domandato chi fosse entrato in cantina la notte, e ha avanzato l'ipotesi che sia lei che Mori Walter foste presenti. A quanto sostiene la signora Mattei, lei a tale osservazione ha risposto testualmente: Cipriana, fatti i cazzi tuoi. Questa circostanza  esatta?
risposta: S, confermo.
domanda: Dove si trovava lei la notte in questione?
risposta: Ero nella mia abitazione, in localit Donoratico.
domanda: Per quale motivo risulta allora che la sua tessera elettronica personale sia stata usata per accedere ai locali del caveau della cantina alle ore 21,37 della notte in questione?
risposta: n.n.
A questo punto, alle ore 14,45, si d atto che essendo emersi dalle dichiarazioni appena rese indizi di reato sul conto della stessa persona esaminata, il presente verbale viene interrotto, previo avvertimento che sul suo conto saranno svolte indagini.
Ad ogni modo continu Corinna in via ufficiosa, credo ti faccia piacere sapere che la tua disavventura dell'altra notte  stata molto utile.
Be', sono contenta. Anche perch ho una cosa da dirti, e se non te la dicessi...
Corinna tacque. Serena, dopo qualche secondo, riprese a parlare:
Allora, vado dritta al punto: l'altra sera, mentre ero chiusa in quel caveau, potrebbero, dico, potrebbero essermi finite nello zaino un paio di bottiglie di vino...
Il sovrintendente si guard intorno. Se avesse letto Virginia Woolf, anche Corinna sarebbe stata d'accordo che una stanza tutta per s  indispensabile. Dato che in quel momento non c'era nessuno, poteva parlare liberamente.
Roba di valore? Cio, Serena, in quel caveau ci sono bottiglie che valgono decine di migliaia di euro. Quando abbiamo disposto il sequestro ci hanno fatto non sai quante storie. Spero che tu...
No, no, niente di tutto questo. Erano bottiglie senza etichetta, conservate nel frigo in fondo.
Bottiglie senza etichetta? Guarda, Serena, in questo momento francamente credo che la cosa rivesta un interesse pari a zero. Dormi pure tranquilla. Anzi, bevitele.
Eh, l'ho fatto. E per quello che ti chiamo. Quel vino non esiste.
Corinna pos il plico che stava mettendo a posto e appoggi i gomiti sul tavolo. A volte, anche il pi bravo dei poliziotti ha bisogno di fare una cosa per volta.
Aspetta che ricapitolo. Il vino in quelle bottiglie, quindi, secondo te,  il vino top di gamma dell'azienda, questo Alcielo...
Esatto.
Ed  di una annata che non  mai stata prodotta?
Direi piuttosto di una annata che non  mai stata messa in vendita.
S, ma pu capitare. Correggimi se sbaglio, ma dei top di gamma non tutte le annate vengono prodotte.
Vero. Non vengono prodotte quando l'annata non  buona, o ottima. Ma l'annata 2013 per Bolgheri  stata eccezionale, forse la migliore degli ultimi trent'anni.
Magari qualcosa  andato storto nella vinificazione?  cascato un topo nel tino?
Che entrino topi in quelle cantine la vedo dura. E comunque no, non  andato storto niente. Ci metto la mano sul fuoco che quel vino  Alcielo 2013, ed  fantastico. Non buono, Corinna, fantastico. Ha qualcosa che non riesco a definire, non l'ho mai sentito in nessun altro vino.
E allora perch non lo hanno messo in vendita? E ne conservano una ventina di bottiglie in modo clandestino nel caveau? Per come me la stai dicendo,  una roba da feticisti.
Questo non lo so. Per posso fare una ipotesi.
Dimmi.
Allora, partiamo da un presupposto: non vendere il top di gamma in una annata eccezionale per una azienda come la Tegolaia  una grossa rimessa economica. E il cinque per cento della produzione, come bottiglie, ma  il trenta per cento come ricavi. Ci deve essere un motivo grave per non averlo messo sul mercato.
Corinna annu, anche se la sua interlocutrice non poteva vederla. La Tegolaia era di propriet di una multinazionale, era una azienda che non guardava troppo a concetti come tradizione o buon nome. Rinunciare a un guadagno legittimo a cuor leggero era impensabile.
E io credo che il marchese avesse scoperto il motivo. Quel vino non  prodotto a norma.
In che senso?
Allora, per produrre il Bolgheri doc le regole sono strettissime. Tanto per dirne una, sono ammesse solo uve prodotte nel comune di Castagneto Carducci ma esclusivamente a est dell'Aurelia.
E perch?
Perch al di l dell'Aurelia sono troppo vicine al mare, ed  un terreno diverso.
C' della pazzia, in questo, lo sai?
La definirei pi passione.
A me sembra pazzia.
E va bene, pazzia. Ma  una pazzia che frutta milionate di euro.
Corinna annu nuovamente. Nei giorni passati a studiare le carte della Tegolaia si era resa conto che era una azienda con dei guadagni spropositati. In provincia c'erano aziende enormi, come le catene di supermercati, che avevano un fatturato di cento milioni di euro e un utile di meno di un milione. La Tegolaia aveva un fatturato di trenta milioni di euro e un utile di dodici milioni, non unit.
E quindi, secondo te...
Secondo me, il vecchio Crisante si era reso conto che da qualche parte fuori capitolato arrivavano uve in modo clandestino. Forse la schiava gentile, che non  un'uva autoctona,  tipica del Trentino. Sembra una cavolata, ma se produci Bolgheri doc con uve che non fanno parte del doc succede un patatrac. Cio, al di l
delle accuse e del fatto in s, fai una figura di merda colossale. Lo dicevamo prima,  un mondo di appassionati, e la passione non perdona. Da quel momento i tuoi vini valgono meno di zero, e non ti rialzi pi.
Un vino che non esiste?
Questo  quello che dice la mia fonte.
Mi sembra una cosa un po' tirata per i capelli, Stelea disse il dottor Chiariello. Lei capisce, non posso andare dal procuratore a dirgli che una fonte anonima sostiene che un vino trovato nel caveau della Tegolaia  in realt un top di gamma tenuto fuori commercio per ragioni che mi sembrano oltremodo fantasiose.
Con il dovuto rispetto, dottore,  la stessa fonte che ci ha detto di cercare il corpo del marchese in un campo di fiori gialli. Credo che sarebbe opportuno sondare questa possibilit.
Anni prima, Corinna all'acquario di Genova aveva visto un polpo dentro una teca di vetro svitare un barattolo contenente delle capesante e poi mangiarsele. Le avevano fatto una foto, in quell'occasione, e ricordava ancora il suo sguardo riflesso nel vetro, un misto di ammirazione per l'intelligenza dell'animale e al tempo stesso di serena consapevolezza di essergli superiore. Ecco, lo sguardo con cui il dottor Chiariello esamin Corinna era lo stesso, in un certo qual senso di ammirazione, ma con la stessa distanza che c' fra un essere umano e un cefalopode.
 bello che lei abbia tutte queste fonti nella zona, Stelea disse il commissario, annuendo. Nel caso in
cui lei ottenesse la promozione a viceispettore, lo sa che potrebbe anche capitare di trasferirsi, vero?
Corinna si irrigid.
Non volevo in alcun modo venire meno alle mie prerogative, dottore. Le ricordo che la mia fonte ha identificato con certezza una delle tre persone convenute la notte del 18 ottobre nella cantina della Tegolaia, e cio Alberto Papa,  ragionevolmente sicura che il secondo componente fosse Walter Mori, anche se non lo ha potuto vedere direttamente, e ci ha riferito che era presente una terza persona, una donna che non  stata in grado di riconoscere.
Ottimo. Per al momento abbiamo solo la certezza della presenza di Papa. La sua fonte sarebbe eventualmente disposta a testimoniare in tribunale?
Corinna non ci pens nemmeno mezzo secondo. Gi di partenza la situazione non era scorrevolissima: Serena, nel corso della sua, diciamo cos, intercettazione audiofonica aveva commesso un furto. Il rischio di tradirsi, di far venire fuori uno o pi aspetti decisamente illegali era altino. Se fosse stato rivelato che in seguito alle indiscrezioni di Corinna una madre di famiglia era finita a fare da agente segreto nel corso di una indagine, pi che una promozione si prospettava una rimozione.
Credo che sia difficile.
Il dottor Chiariello annu lentamente, e parl con aria quasi contrita.
Lei conosce da molto tempo questa sua fonte, Stelea?
Corinna non rispose. N fece un gesto con la testa.
Non sono certo io, Stelea, a doverle ricordare che bisogna fare molta attenzione a dare eccessiva fiducia alle persone a noi pi vicine.
Lo sguardo del dirigente, pi che di rimprovero, sembrava quasi di delusione. Corinna, invece, continuava a tacere.
Adesso, a noi disse Chiariello, in tono pi conciliante.  appena arrivato l'avvocato di Papa, credo che lei farebbe bene a parlarci.
Buongiorno, signor Papa. Buongiorno, avvocato.
Buongiorno sovrintendente salut l'avvocato, Stefano Carrara, un quarantenne di altezza media che Corinna aveva sempre visto sorridente. Chi scrive, da molto tempo  fermamente convinto che, se Carrara non fosse stato un avvocato e Corinna non fosse stata un sovrintendente, i due se la sovrintenderebbero parecchio. Data la diversit dei ruoli e data l'ingombrante presenza del sottoscritto senso del dovere, la cosa non era andata mai pi in l di un paio di furtivi aperitivi.
Signor Papa, che cosa fa di preciso un enologo? La cosa  rilevante ai fini dell'indagine? chiese l'avvocato Carrara.
Dato che l'indagine riguarda un viticoltore e le persone coinvolte lavorano tutte in questo ambito, vorrei avere un'idea pi precisa del ruolo del suo assistito. Pu rispondermi o no, signor Papa,  suo diritto tacere.
Alberto Papa alz le spalle. Non sembrava, in effetti, una domanda cos compromettente.
Principalmente, segue il vino in tutte le sue fasi, dalla vigna alla vinificazione. Decide quali vigne piantare, dove piantarle, come tenerle. A che altezza farle crescere a seconda del terreno. Decide la data della vendemmia insieme con l'agronomo e con il produttore, perch bisogna capire se puntare pi alla qualit o alla quantit...
Quindi lei segue il processo dall'inizio alla fine. Le  mai capitato, signor Papa, di vinificare all'interno della Tegolaia uve di provenienza estranea a quella della tenuta?
Alberto, non sei tenuto a...
Ma Papa, guardando Corinna come se gli avesse chiesto se per caso voleva fare del sesso con lei mentre l'avvocato Carrara metteva i gemiti a verbale, disse con voce incredula:
Ma lei vuole scherzare.
La cosa non sarebbe possibile nemmeno inconsapevolmente? Cio, lei potrebbe aver utilizzato uve di provenienza esterna ordinate a sua insaputa?
Papa scosse la testa.
Le ripeto, tutto quello che usiamo lo seguiamo io e Cipriana, l'agronoma, dall'inizio alla fine. Non dico che conosco per nome ogni grappolo che finisce nei tini, ma ci manca poco.
E non le  mai capitato, adesso o in passato, di usare uve che lei conosceva e che non provenissero dalla Tegolaia?
Non capisco cosa intenda.
Mi spiego meglio:  mai capitato che lei usasse uve della Tenuta Olivieri Frangipane, d'accordo con Ramona Olivieri? E che il marchese Crisante fosse venuto a saperlo? Trova la cosa tanto comica?
Alberto, ti ricordo...
Stefano, fammi parlare. Mettiamo le cose in chiaro, sovrintendente: quello che dice non ha senso. Le uve della Tenuta Olivieri sono diversissime dalle nostre.  proprio un modo di concepire l'uva diverso. Noi teniamo le vigne basse, sessanta centimetri, perch qui da noi il terreno  pi freddo, mentre Olivieri le tiene a ottantacinque. Noi abbiamo vigne giovani, dai dieci ai trentacinque anni, gli Olivieri hanno delle vigne centenarie.  una roba, un concetto completamente diverso. Solo di recente, e su mio consiglio, hanno iniziato a piantumare nuovi terreni a nord, per via del cambiamento climatico, come facciamo tutti.
Come mai, dopo anni, ha accettato di tornare a lavorare per Olivieri Frangipane? Non era oberato dal lavoro alla Tegolaia?
Alberto Papa lev le mani dalla scrivania e se le appoggi sulle cosce.
Alla Tegolaia dopo qualche anno le cose erano andate a regime, e cominciavo ad avere pi tempo da dedicare ad altro. Nel frattempo le cose dagli Olivieri avevano incominciato un po' a declinare, anche per via del fatto che il marchese non c'era pi. Il marchese era pesante, era sgradevole, ma di vino ci capiva. Ramona dopo qualche anno mi ha chiesto una mano. Ci siamo tutti un po' riavvicinati. Papa si mise a braccia conserte, come se avesse freddo. Ho dovuto lavorare tanto, i primi anni. La situazione era disastrosa. Vigne semiabbandonate, erbacce accanto alle piante che assorbivano tutto il nutrimento, vendemmia fatta in modo approssimativo...
E quindi lei continua ad essere in buoni rapporti con Ramona Olivieri, giusto?
Assolutamente s. Ma questo non significa che ci scambiamo le uve come se fossero figurine dei calciatori.
Per significa che vi frequentate ancora, giusto?
S, certo che ci frequentiamo ancora.
Eravate per caso insieme anche la notte del 18 ottobre scorso, nella vostra cantina?
Per la prima volta, l'avvocato Carrara si dimentic di mantenere il sorriso.
Alberto, come tuo avvocato e anche come tuo amico ti devo avvertire...
Alberto Papa guard l'avvocato come se non lo riconoscesse.
Stefano, per favore, fatti i cazzi tuoi.
Erano le sei di sera, e Corinna stava tornando verso casa quando sent il cellulare vibrare in tasca. Una vibrazione, non un tintinnio: non un messaggio, ma una mail.
Corinna prese il telefono e apr la mail.
Da: Chiariello, Enrico.
Oggetto: modello 21.
Corinna apr la pagina e la guard. Niente che non
sapesse gi, ma ugualmente qualcosa che le dette enorme soddisfazione.
Come si diceva prima, a seguito degli eventi, il pubblico ministero aveva iscritto nel registro dei reati usando il modello 44 (a carico di persone ignote); il documento che invece le aveva inviato il dottor Chiariello era compilato secondo il modello 21, ovvero quello a carico di persona nota. Anzi, di persone note, perch le persone erano tre:
a) Papa Alberto, nato a Castel del Piano il 6-6/1979
b) Mori Walter, nato a Cecina il 20/10/1973
c) Olivieri Frangipane Ramona, nata a Cecina il 12/3/1974
...
.
...
Mattina del giorno dopo.
...
.
...
Il secondo caff della mattina  il migliore della giornata.
Il primo serve solo a svegliarti, non te lo gusti appieno, e poi di solito lo bevi di rincorsa, quasi con l'ansia, cronometrando la lentezza con la quale Martino si prepara per andare a scuola e Pietro si prepara a perdere il pullman. Sono cos, gli adolescenti, fanno da contrappasso alla tua fretta con una serenit flemmatica quasi soprannaturale serenit che sfoggiano solo quando ti vedono impiccata, si badi bene, in tutti gli altri casi saranno pronti a mordere per qualsiasi inezia.
Invece, il secondo caff ce lo prendiamo io e Virgilio da soli, con calma, coi nostri tempi e magari anche con un biscottino. Il secondo caff  il migliore della giornata.
Di solito.
Perch a volte, invece,  l'occasione per dirci in faccia cose che in presenza dei due animaletti domestici non possiamo, il momento in cui pu partire il tappo alla vena che ti sei tenuta (o tenuto) per tutto il giorno (o la giornata) precedente (che  neutro, grazie a Dio).
Ho parlato con mamma, ieri pomeriggio. O meglio, ha parlato praticamente solo lei.
Ti ha detto di ieri mattina?
Domanda idiota, lo so. Ma cosa faccio? Taccio? Cambio discorso? Gli dico: Ieri invece avrebbe fatto meglio a stare zitta?.
 stato un qui quo qua iniziai. Ha cominciato a parlare di Papa, a chiedermi che casino stessi combinando, che lo sapevano tutti e che avevo una famiglia... e io ho equivocato.
S, ho capito che hai equivocato. Per potevi spiegarglielo, invece di dirle di farsi i cazzi suoi.
 sempre incavolata?
Non  incavolata. Lo sai come  fatta mia madre: non si incavola, condanna. Ieri nemmeno ti chiamava per nome, parlando con me ti indicava come tua moglie.
Sorrisi. Un sorriso teso, ma un sorriso. Nemmeno Virgilio mi indica come mia moglie, mi ha sempre chiamato Serena. A volte, scherzando, dice Serena, che  moglie a me. Mi chiedo se i linguisti paladini della schwa abbiano mai notato questa cosa, ci indigniamo quando non vediamo scritto qualcuno/a/o/* e non facciamo caso a quando invochiamo un diritto di propriet su un essere umano.
Tua moglie si  fatta regalare cinque bottiglie di vino da duecento euro da della gente che  stata arrestata il giorno dopo disse Virgilio, producendosi in una accettabile imitazione della suocera. E te non sei nemmeno preoccupato?.
E tu che le hai detto?
Che non ero preoccupato, abbiamo una cantinetta professionale termostatabile a tre temperature diverse, non c' rischio che le bottiglie si rovinino. Piuttosto, le ho detto che ero preoccupato per lei. Che l'avevo vista chiaramente nervosa e deconcentrata.
E lei che t'ha detto?
Eh... oh, te lo dico ma non farne cenno, mi ha fatto giurare sui rotoli di Qumram che non dicevo nulla a nessuno, tantomeno a te.
Che figlio obbediente. E quindi?
Insomma, due anni fa mia mamma aveva investito parte dei suoi risparmi in banca, in un fondo pensioni svedese, un prodotto di nuova generazione che il direttore le aveva assicurato che era promettentissimo e sicuro e di qui e di l...
Non ci credo.
Non ci credevo nemmeno io. Pare che la genitrice abbia perso pi o meno ventimila euro.
Oh cazzarola. Ci credo che sia preoccupata per i soldi.
S, anche lei. A questo proposito, avrei due domande: la prima  se quel vino da duecento soldi a esemplare lo hai buttato via o se lo abbiamo ancora...
Ma per chi mi hai preso? Lo ho ritappato religiosamente e l'ho rimesso a posto.
E la seconda  dove lo avevi nascosto, perch quando sei tornata l'altra sera di bottiglie ne avevi solo due.
Chi tace acconsente, si dice. A volte, chi tace  perch non ha nulla da dire. Io non avevo nulla da dire.
Sere, lo sai, quel che  mio  tuo, quel che  tuo  mio continu Virgilio per magari se me lo dicevi prima di spendere mille euro di vino...
Non mille, poco pi di ottocento. Una ce l'avevo gi. Ok, invece di tagliarti una mano ti mozzo quattro dita. Seriamente, ho detto che non sono preoccupato, ma in realt nemmeno serenissimo. Vai a fare un colloquio di lavoro, ti rinchiudono dentro una cantina e la settimana dopo arrestano l'enologo... posso farti una domanda?
Anche due.
Qualche sera fa mi hai raccontato che ti sei sentita con Corinna. C'entra qualcosa o  solo un mio delirio privato?
Rimasi in silenzio per qualche secondo.
Non  bello tenere nascoste le cose a chi vuoi bene, anche se lo fai proprio perch gli vuoi bene.
La verit era che l'anno scorso, quando mi ero ritrovata coinvolta in una indagine, e avevo dato un contributo, mi ero sentita viva come non mi capitava da tempo. Da elettrodomestica che si era messa via da sola e aveva chiuso l'armadietto da dentro, facendo finta che l'armadio fosse il mondo, mi ero ritrovata di nuovo a dover scegliere, sbagliare, tentare, capire. A vivere, insomma.
Poi l'euforia, l'eccitazione, l'entusiasmo era passato.
Ma il ricordo no, e l'orgoglio nemmeno.
Insomma, non dico che speravo che ammazzassero di nuovo qualcuno, ma quando Corinna mi aveva telefonato il cuore mi aveva mancato alcuni battiti.
Guardai Virgilio, e posai la tazzina del caff. Lo sai come si conserva una bottiglia?
Virgilio mi guard un po' spaesato.
L'ideale sarebbe tenerla sdraiata, perch il liquido bagna il tappo e lo fa aderire bene al vetro continuai. Per se a un certo punto della sua vita per un po' di tempo la lasci in piedi, da quel momento l deve stare in piedi, perch messa cos il tappo non  pi bagnato dal liquido, si secca, si restringe e pu ammuffire. Se a quel punto la rimetti sdraiata, il liquido tocca il tappo ammuffito e via, il vino  rovinato. Andai dietro a Virgilio e lo abbracciai, dalla schiena. Una volta che hai rimesso in piedi una bottiglia devi tenerla in piedi, senn rischi che ammuffisca.
Non stiamo parlando solo di vino, eh?
Non proprio.
Come hai detto che si chiama?
Dionisa. Dionisa qualcosa, il cognome non l'ho capito.
Ma di dov'?
Sarda. Se tu l'avessi sentita al telefono non avresti dubbi, parla in stampatello. Non si preoccupi signor Daniele, alla sua mamma io ci penso. Nemmeno le mattonelle le faccio toccare, in braccio la porto in bagno se serve.
S, certi nomi solo in Sardegna li usano... comment Debora.
Tacqui. Un po' perch il padre dei miei figli, pur essendo toscano, si chiama Virgilio, figlio di Socrate e nipote di Pindaro; un po' perch mi stavo gustando il racconto dell'Amica Ritornata, che gi mi era stato anticipato a grandi linee da Virgilio. Non sentivo Giulia da qualche giorno, quando si era presentata a cena senza invito ma con un giramento di zebedei da decollo verticale, e nei giorni successivi non c'era stato modo n di sentirci n di andare a camminare. Ma quei pochi giorni erano stati gravidi di eventi; da parte mia, la scoperta dell'identit del vino misterioso, l'Alcielo mancante. In casa di Giulia, invece, la presa di coscienza del marito, che finalmente era stato messo con le spalle al muro e invitato a tirare fuori una parte anatomica che ci faceva rima (con le spalle, non col muro) e di conseguenza a riportare la madre a casa sua. Ma  anziana, aveva provato Daniele, non  autosufficiente; nemmeno voi, aveva replicato Giulia, sono stata via di casa una sera e c'era una pila di piatti e sudicio che sembrava un'installazione di Marina Abramovic. Te pensa cosa succede se vado via di casa per davvero. Morale della favola, al tavolo delle trattative era stata decisa l'opzione badante, una infermiera professionista che avrebbe assistito la claudicante suocera fino a completa saldatura della frattura, sia quella metatarsale che quella matrimoniale. E cos, tramite la rete analogica di conoscenze incrociate che ogni paesino di campagna ha da ben prima dell'esistenza del web, era stata reperita e ingaggiata Dionisa Marras, degna di fede in quanto infermiera diplomata e soprattutto cugina dell'istruttore di judo di Martino, e il trattato di pace era stato ufficialmente ratificato.
Guarda, ci sono andata vicina stava continuando Giulia, che marciava a ritmo olimpico all'estrema
sinistra del terzetto. E spero che stavolta l'abbia capita.
S,  incredibile comment Debora. Finch non ti vedono incazzata come una bestia non reagiscono.
Ah, stavolta m'ha visto arrabbiata, non ti preoccupare.
Mamma mia commentai. Sei arrivata a casa mia che fumavi dalle orecchie.
E tu avessi visto dopo. L per l a casa tua mentre si mangiava m'ero anche calmata, ma poi tornando indietro m' rimontato un nervoso... che ci ha messo due giorni a passarmi. Sono stata tutta la notte con l'occhi sbarrati, e il giorno dopo un mal di pancia...
Come se avessi accettato. Dicono cos, da queste parti, le persone beneducate quando rifiutano quello che gli stai offrendo. Come se avessi accettato, aveva detto Giulia quando Virgilio aveva proposto il caff. Forse  stato quello che me l'ha fatto venire in mente, o forse no. O forse Giulia nemmeno l'ha detto, ma sta di fatto che io l'ho pensato. Come se avessi accettato. E se fosse stato vero? Cosa sarebbe successo, a Giulia, se avesse davvero bevuto un caff, lo sapevo.
... tutta la notte con gli occhi pallati. E lui che mi chiede: dormi? E io, a merda: prima dormivo.
Era possibile? In linea di principio, s. Potevo confermarlo io da sola? Nemmeno per idea.
Dormivo e sognavo. Sognavo di tira' la mi' socera fri di casa con tutto il divano.
Quello andava veramente al di l delle mie capacit. Ma c'era qualcun altro che poteva farlo.
Presi il telefonino, e Debora mi guard curiosa.
Chi devi chiamare?
Nulla, m' venuta in mente una cosa per la spesa e volevo segnarmela.
Aprii gli appunti e cominciai a scorrere la lista della spesa, cos, per giustificare quello che avevo appena detto. Non potevo chiamarla ora, Corinna, mentre ero con quelle altre due. Andai in fondo alla lista, la lista fatta da Virgilio in ordine di esplorazione del supermercato, che cominciava con le verdure e finiva con la roba da bere. Coca-Cola, aggiunsi distrattamente in fondo alla lista, e riposi il telefonino. Avrei chiamato appena arrivata a casa.
Bimbe, non so voi ma io dopo ho una valanga di roba da fare. Che ne dite se aumentiamo un po' il passo?
Pronto, Serena.
Pronto, Corinna. Come stai?
Bene. Belli impegnati. Hai presente, no?
Hai voglia. Anzi, scusa se ti disturbo... puoi parlare?
Guarda, mi dai un attimo? Sentii il rumore di una porta che si apriva e si chiudeva. Scusa, ci sono. Dimmi.
Ti dicevo, scusa se ti disturbo, ma credo di aver capito una cosa abbastanza importante. Riguardo al vino, ad Alcielo. All'Alcielo che non esiste, intendo. Non te l'ho detto, l'altra volta, ma quando l'ho assaggiato ho sentito un carattere piuttosto particolare, una cosa che...
Serena, Serena disse Corinna, prima dicendo il mio nome e poi scandendolo in calando, lo stesso tono che avrebbe usato con un tizio in piedi su un cornicione, prima di dire pensaci bene. Ascolta, hai fatto gi tantissimo per questa indagine, e io sono sinceramente pentita di averti coinvolta. Sia pur non volendo, per causa mia sei stata esposta a un rischio che non avevo valutato correttamente, e...
Guarda, Corinna, se ti pu consolare non penso assolutamente che sia stata colpa tua.
Tu forse no, ma il mio superiore non l'ha presa benissimo. Si  convinto che gli stia facendo le cose alle spalle per fare la splendida con il questore, mi ha detto nemmeno troppo velatamente che se continuo a agire mi gioco la promozione.
Ma pu farlo?
Diciamo che pu influire. Magari mi fa delle note caratteristiche di merda. Peggio ancora, come mi ha fatto capire, mi fa delle note caratteristiche fantastiche e mi spedisce in culo al mondo. Pare che in Val d'Aosta ci sia tanto bisogno, ultimamente ammazzano pi gente che nella Grande Guerra e ci sono colleghi parecchio indisciplinati.  una cosa di cui sei certa?
Eh, no... dovrei chiederti di fare delle analisi...
Delle analisi.
Eh...
Guarda, Serena, in questo momento la scientifica  tutta trasferita alla Tegolaia e hanno da fare una quantit di rilievi che non hai idea. Se io mi intrometto e dico gi che ci siete fatemi questa analisi perch me l'ha
detto una fonte, e non rivelo la fonte, mi mandano in un altro posto che non  Pisa ma sono quattro lettere lo stesso. Scusa, ma in questo momento se non seguo la procedura mi metto veramente nel casino.
Ho capito, Corinna, ma credo che sia importante. Cio, credo di aver capito che...
Serena, ascoltami. Alla tenuta possono far finta di nulla e raccontarmi una manica di stupidaggini, ma sanno benissimo che quella finestra non si  aperta da sola. Sanno che c'era una persona dentro la cantina quella notte. E potrebbero non metterci molto a risalire a chi . Capisci che questa cosa la devo assolutamente evitare? Quando ci siamo sentite la prima volta, si trattava di una persona scomparsa. Adesso  ufficialmente omicidio.
Ma anche l'altra volta era omicidio, Corinna...
L'altra volta eri una sconosciuta, Serena. Ora no.
Sere?
Feci un salto sulla sedia. Cio, per modo di dire. Ero convinta di essere sola in casa.
E te cosa ci fai qui?
Virgilio scese le scale con passo silenzioso. Grande Capo Indiano, lo chiamavano all'universit; all'epoca era per i capelli, lunghi e neri. Adesso i capelli sono un po' meno lunghi, sono brizzolati e soprattutto sono parecchio pi radi, ma il soprannome resta valido lo stesso, anche se per altri motivi. Non so come faccia, vi giuro: un uomo di cinquantanni, e che pesa il doppio della sua et espressa in chili, che si muove e scende le scale senza fare alcun rumore, come un Sioux.
Avevo una call con la Norvegia, me la sono presa calma e l'ho fatta direttamente da casa.
Ho capito.
S, anch'io disse Virgilio, guardando il telefono. O meglio, ho capito quasi tutto.
In che senso?
Sarei curioso di sapere per che cosa hai bisogno di una analisi per un vino, visto e considerato che sei un sommelier di modello ultra executive.
Stai facendo del sarcasmo?
No, no, sono curioso per davvero.
Glielo dissi. Non potevo fare altro.
E questo  quanto. Non posso esserne sicura, ma capisci quanto sarebbe importante, vero? Cio, se ne fossi sicura...
Ma non ne puoi essere sicura.
No, non ne sono sicura per nulla.
Cio, al gusto non avevi avvertito nulla?
Ma s, o forse no. Cio, ho notato un sentore strano, durante la verticale, per a livello primario. Una traccia, ecco. E ci son tante cose che possono dare un sapore strano a un vino. Avrei bisogno di una analisi. Te che analisi faresti?
Io farei una cromatografia...
Eh, appunto.
Lo guardai, allargando le braccia. Un cromatografo con la sensibilit che mi serviva non era uno strumento che compri su Internet. Mi serviva una strumentazione professionale e qualcuno che la sapesse usare, io nella mia vita precedente da chimico facevo tutt'altro. Ci voleva un chimico analitico di quelli seri, non una madre di famiglia che non esercitava da anni o un teorico riconvertito in informatico.
Per mi servirebbe una persona fidata. Potremmo chiedere al Nottolini... hanno il laboratorio di analisi qui vicino.
Ehm, temo che al momento non sia possibile. Il laboratorio  chiuso e a quanto so stanno tentando di venderlo.
Oh Cristo. Andava cos male?
No, andava anche bene. E che lui e Claudia si sono separati e stanno divorziando.
Oh Cristo... mi dispiace.
E mi dispiaceva davvero. Nottolini&Bentiguardi, o Andrea e Claudia per gli amici, erano chimici come noi, e si erano sposati poco prima di noi. Avevamo fatto la lista di nozze nello stesso posto.
Anche a me, ma non  che ci si pu far molto disse Virgilio, in tono pratico. Pensiamo a quello che si diceva prima. Secondo te  importante?
Secondo me  fondamentale. Cio...
Cio, sarebbe fondamentale se la polizia lo sapesse, giusto?
Eh s, eh.
E a te, scusami se ti faccio questa domanda... cio, visto anche quello che si diceva prima, prima che tu andassi a camminare intendo, ti farebbe piacere che il tuo contributo venisse riconosciuto, oppure ti basterebbe che lo sapessero e basta?
Rimasi un secondo spiazzata. Pi o meno, era la stessa domanda di Corinna: anche Virgilio si preoccupava di sapere se ci tenevo a venire individuata. Non ero sicura di conoscere la risposta autentica, quella che riguardava me, ma sapevo quale fosse la risposta giusta.
No, in questo momento mi basterebbe che lo sapessero e basta mentii.
Ottimo. Allora, in questo caso, potremmo avere la soluzione. Facciamo all'italiana, con l'algoritmo noto come conosco un tizio in questura.
Bene. Mi fa piacere. E chi conosci, in questura, che mi  ignoto?
Te lo ricordi quell'analitico che sembrava un po' tonto, quello tutto culturista, grosso come una credenza?
Il pugile suonato?
Lui. L'ho incontrato un po' di tempo fa, e sono piuttosto sicuro che lavori nella polizia scientifica.
E perch dovrebbe darmi retta? Fra l'altro, manco mi ricordo come si chiamasse.
Perch ci farebbe una gran figura coi suoi superiori. Tentar non nuoce. E come si chiama me lo ricordo io. Si chiama Gigliotti.
Gigliotti. Hai ragione. Te sapresti come rintracciarlo? Perch io non ne ho idea.
Virgilio annu, tutto soddisfatto.
Ho il numero di telefono. Ce lo siamo scambiati.
Ottimo. Allora potresti chiamarlo te.
Io? Io ero Grande Capo Indiano, lui era Pugile Suonato e te eri il Naso. Eri famigerata in tutta la facolt. A te darebbe retta, a me mi riderebbe sul muso.
Ma nemmeno si ricorder chi sono, figurati. E forse  meglio, se mi riconosce magari mi denuncia per intralcio alle indagini.
Pu essere. Per se non lo chiamassi magari non lo verrebbero mai a sapere, e dei malvagi rimarrebbero impuniti. E l'unica che pu fargli notare questa cosa sei tu. Da grandi poteri derivano grandi responsabilit.
E tonfa. Prima l'identit da tenere nascosta, ora i grandi poteri. Stavo diventando un supereroe e non avevo nemmeno una tutina adatta da mettermi.? Se fossi Spiderman almeno vivrei a New York, altro che Ponte San Giacomo... e comunque scusa, cosa faccio? Lo chiamo e gli dico senti Gigliotti, non ci si vede da una vita e mettiamo subito le cose in chiaro, di come stai non me ne frega una beneamata mazza, avrei solo bisogno che tu mi facessi delle analisi per un caso che state seguendo, lascia perdere tutto quello che ti dicono i tuoi superiori e dai retta a me che non sono nessuno ma in compenso ci si conosce appena?
No, cos no. Io avrei in mente un altro approccio. Pi, diciamo, cognitivo comportamentale, ecco. Se mi dai un attimo di tempo te lo spiego.
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Articolo 384 codice di procedura penale.
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1. Anche fuori dei casi di flagranza, quando sussistono specifici elementi che, anche in relazione alla impossibilit di identificare l'indiziato, fanno ritenere fondato il pericolo di fuga, il pubblico ministero dispone il fermo della persona gravemente indiziata di un delitto [...].
Uno dei compiti pi essenziali di un buon poliziotto, nel corso di una indagine,  di trovare delle prove che siano utilizzabili in tribunale.
Nei film, il valente poliziotto ordisce una trappola per la quale mette a rischio carriera, salute, famiglia, reputazione e financo il gatto, finch l'astuto (fino a quel momento) criminale non si condanna da solo con la flagranza sempre desiderato usare questa parola delle proprie azioni.
Nella realt capita spesso che gli agenti, gli inquirenti, i magistrati e anche i giudici siano assolutamente convinti della colpevolezza di un imputato, ma ci nonostante non possano fare altro che dichiararlo innocente; e non di rado questo avviene perch gli inquirenti si fanno raggirare dalle loro stesse convinzioni, dimenticandosi che un conto  sapere e un altro  dimostrare.
Quando Corinna si sedette di fronte a Walter Mori per iniziare l'interrogatorio di garanzia, era oltremodo convinta che la persona che aveva davanti fosse coinvolta, insieme a Papa e a Ramona Olivieri, nella morte del marchese Crisante, ma anche oltremodo consapevole che i pochi indizi in suo possesso erano a) assolutamente insufficienti e b) non producibili in tribunale in quanto ottenuti da un informatore anonimo (art. 203 c.p.p., comma 1-bis).
Inoltre, sapeva che le tre persone indicate si conoscevano da tempo e che farle cadere in una qualsiasi contraddizione sarebbe stato difficilissimo, anche tenendo conto che avevano avuto dieci anni di tempo per prepararsi una versione e una notte intera come minimo per ripassarla. La strada della contraddizione, del far emergere piccoli particolari per poi farli scontrare tra di loro, in sede di interrogatorio era irta di difficolt, pericolosa, a rischio continuo di mostrare i propri dubbi o di infilarsi in un vicolo cieco.
Per fortuna, Corinna non aveva alcuna intenzione di seguire quella strada.
La informo cominci Corinna che tutto ci che dir potr essere utilizzato contro di lei, e che le dichiarazioni rese a carico di altre persone la obbligheranno a testimoniare nel processo che eventualmente verr intrapreso contro costoro. Credevo che lo dicessero solo nei film.
Anche in un posto diverso dal proprio ufficio, e non esattamente in una posizione comoda, Walter Mori non aveva perso un centimetro cubo della propria spocchia; Corinna lo aveva visto capitare spesso. Con quel genere di persone, di solito, il sovrintendente adottava un atteggiamento confidenziale.
Posso iniziare con una domanda personale?
Faccia pure disse l'avvocato. Il mio cliente pu sempre avvalersi della facolt di non rispondere.
E quello di solito  ci che fanno i criminali professionisti: si avvalgono della facolt di non rispondere, e fanno scena muta, sapendo benissimo che conviene loro molto pi stare zitti che non fornire appigli. Ma gli omicidi, la gran parte delle volte, non sono opera di professionisti per quanto non ci spingeremmo mai a dire che si tratti di dilettanti, cio di persone che ne provano diletto. Esordienti, ecco, quello potrebbe essere il termine pi adatto.
 vero che lei teneva davanti all'ufficio uno zerbino con stampato lo stemma della famiglia Olivieri Frangipane?
Il mio cliente... cominci l'avvocato, ma Mori lo ferm mettendogli una mano sul braccio.
A cose che pu venire a sapere comunque, credo sia meglio rispondere. S, ho avuto quello zerbino. Non era un'idea mia, me lo avevano regalato i ragazzi dell'ufficio per i miei quarant'anni. L'ho messo l quando me l'hanno consegnato, ma poi l'ho tolto la mattina dopo.
Non si intonava bene col resto dell'arredamento?
Anche. E poi io non ce l'avevo con la casata degli Olivieri Frangipane, solo con il suo capofamiglia.
Quello che  stato ritrovato cadavere con fratture multiple sepolto in un campo nella propriet che lei dirige?
Sovrintendente, evitiamo per favore le domande di cui sa la risposta disse l'avvocato, con aria professionale.
Va bene. Comunque, senza dubbio il suo cliente non mente quando dice che con altri membri della famiglia Olivieri il rapporto era ottimo. Lei si trovava, la sera del 18 ottobre, in compagnia di Alberto Papa e di Ramona Olivieri all'interno della cantina della Tegolaia, giusto?
Giusto,  cos.
Come mai vi siete trovati in un'ora e in un posto cos insoliti?
Volevamo parlare con Ramona. Farle sentire la nostra vicinanza. Dopo il ritrovamento dell'Ape era comprensibilmente scossa. Gliel'ho detto, siamo sempre stati amici.
Siete sempre stati amici. Ed  stato lei ad invitare Ramona nella tenuta?
S, sono stato io.
E di cosa avete parlato?
Di cosa vuole che abbiamo parlato... di tutto e di niente. Di quanto suo padre ci mancasse, di che fine avesse fatto.
Non avete accennato al luogo dove era stato sepolto?
Walter, ti ricordo che hai il diritto di non rispondere disse l'avvocato, con tono quasi annoiato. Walter Mori sorrise.
No comment, sovrintendente.
Benissimo. Avete bevuto qualcosa, mentre eravate in cantina?
Lo sapete benissimo. Alberto ha usato la sua tessera personale per entrare nel caveau.
E si ricorda che vino avete bevuto?
Mori ebbe per la prima volta un attimo di sincera curiosit.
Non vedo cosa questo c'entri con quello che  successo. E comunque non mi ricordo.
Non si ricorda? Una persona come lei, che di lavoro fa le etichette dei vini, non si ricorda che vino avete aperto in una occasione del genere?
Di lavoro non faccio solo le etichette dei vini. E comunque no, non mi ricordo.
Non si inalberi, signor Mori. Il mio era un sincero complimento. Lei deve essere orgoglioso, i vini della Tegolaia da quando c' lei hanno avuto un vero e proprio salto di qualit.
Corinna tir fuori una guida dei vini del Gambero Rosso e una rivista in inglese con un logo bianco in campo rosso.
Lei  entrato alla Tegolaia nel 2009, e dal 2010 iniziano a fioccare tre bicchieri e altri riconoscimenti che prima, mi sembra di capire, l'azienda non aveva mai raggiunto. Cio, i vostri vini non piacevano solo al marchese Crisante, mi pare.
Mori fece una risatina.
Innanzitutto, il mio compito  quello di vendere vini, non di produrli. Il merito di quei risultati, quelli scritti l,  tutto dell'enologo, di Papa. Io ho solo, diciamo cos, parlato nelle sedi giuste. E quanto al fatto che i nostri vini a Crisante non piacessero,  la storia della volpe e dell'uva. Senn non si spiega come mai tentasse di portarci via l'enologo.
Tentava di portarvi via Papa?
Sissignore. Lo voleva in esclusiva. Voleva che lavorasse solo per lui. E aveva ragione, eh, perch lei su quei libriccini l vede che noi siamo cresciuti, ma provi a guardare nel frattempo cosa facevano gli Olivieri Frangipane. Non hanno imbroccato un vino per tre o quattro anni, e s che ci sono state un paio di annate da record, e nel 2012 avevano fatto dei bei troiai. Sulla guida non li trova perch su quella guida l ci sono solo i vini buoni, si chieda chi li voleva in quegli anni i vini Olivieri Frangipane. Poi con Ramona, che  una persona ragionevole, abbiamo trovato un accordo. Papa lavora per entrambi, da quando non c' pi il marchese. Ci si guadagna tutti.
Da quando non c' pi il marchese? L'avvocato si schiar la voce.
Se lei sta insinuando che il mio cliente abbia ucciso Crisante per potergli cedere part-time il suo enologo, sovrintendente, devo avvisarla che si sta esponendo al ridicolo.
No, avvocato, nulla di tutto questo. Stavo solo notando che il marchese  scomparso nel 2013, e nel 2013... Corinna fece finta di sfogliare il librone dei vini ... il vostro vanto, Alcielo, non ha preso nemmeno mezzo bicchiere. Vi  venuto cos male?
Mori si strinse nelle spalle, come se la cosa non lo riguardasse.
No, tutt'altro. Non  stato nemmeno prodotto. Non esce tutti gli anni. Quei vini l si producono solo in annate eccezionali.
Non  stato proprio prodotto. Posso chiederle come mai?
Guardi che non c' niente di strano. Come le dicevo, questi vini escono solo in annate eccezionali.
Ecco, questo  il primo motivo per cui mi sono incuriosito aveva detto Gigliotti, tirando fuori il computer portatile e appoggiandolo sul tavolo. Certi vini, certi grandi vini vengono prodotti solo in annate eccezionali,  vero. Ma il 2013  stata una annata eccezionale.
Gigliotti gir il computer di centottanta gradi, di modo che il dottor Chiariello, di fronte a lui, potesse vedere per il verso giusto ci che il tecnico intendeva. Accanto a Gigliotti, il sovrintendente Stelea Corinna era seduta, a gambe accavallate, mentre alle spalle del dottor Chiariello il calendario appeso al muro avanzava l'ipotesi che fosse il 24 ottobre, ovvero tre giorni prima dell'interrogatorio di Walter Mori che stavamo seguendo fino a poco fa.
Vede, dottore, per l'annata 2013 ci sono stati ben nove vini denominati Bolgheri superiore che hanno preso tre bicchieri, cio il massimo della valutazione disse il tecnico, mentre lo schermo del portatile rifletteva il viso del dottor Chiariello che rifletteva.
Ed  tanto? chiese Corinna, seduta accanto a lui, con tono diffidente.
Eh,  parecchio. Cio, tanto per dare un'idea, nelle annate ottime ne prendono cinque o sei. Nove rispetto a sei significa il cinquanta per cento in pi. Gigliotti torn a parlare alzando la voce di un mezzo tono, segno evidente che si stava nuovamente rivolgendo al dottor Chiariello e non pi alla pari grado Stelea. Nove rispetto a sei significa il cinquanta per cento in pi. Tenga conto che questo vino, Alcielo,  stato prodotto nel 2010 e nel 2015, annate da cinque/sei medaglie d'oro, per cos dire, ma non nel 2013, annata eccezionalerrima. Ora, vedete bene anche voi che c' qualcosa di strano, no?
La ringrazio di attribuire anche a noi poveri laureati in Legge un'intelligenza quasi umana, Gigliotti. S, vediamo bene anche noi che c' qualcosa di strano.
Gigliotti si ingobb vistosamente e mise le mani avanti, sia in senso anatomico che in senso figurato.
Mi scusi, dottore, non intendevo minimamente... era solo un modo di dire...
Vediamo di evitare i modi di dire, altrimenti prima o poi succede un putiferio. E quindi cosa intendeva fare?
Gigliotti, sotto lo sguardo sconfortato di Corinna, cerc di rimettersi in posizione eretta. Era uno spettacolo piuttosto incoerente, vedere quella montagna di muscoli che si accartocciava su se stessa di fronte a un omarino occhialuto e dall'aria malsana. Se non fosse stato Gigliotti, probabilmente Corinna avrebbe apprezzato la scena. Conoscendo il tecnico, in realt, stava male per lui.
Ecco, come le dicevo al telefono,  strano che in quel frigo che  in fondo al caveau, insieme a bottiglie di gran pregio, si trovi questa ventina di bordolesi senza etichetta. Non si tiene il vino sfuso del nonno accanto al bordeaux d'annata, no?
Bordolesi... Bordeaux... Non sapevo che lei si intendesse cos tanto di vini, Gigliotti.  un'ottima notizia per la polizia, vuol dire che il suo stipendio  pi che sufficiente per togliersi qualche piccolo sfizio.
Con tutto il rispetto, dottore, magari potessi permettermi certe bottiglie. Per so che lo spazio costa. Che in un caveau cos limitato e cos ben protetto ci fossero delle bottigliacce senza etichetta, togliendo spazio ad altra roba, mi sembrava curioso. Sono andato un po' a documentarmi e ho trovato questa incoerenza, per cui vorrei prima di tutto verificare che quelle bottiglie che si trovano nel frigo in fondo al caveau non contengano effettivamente Alcielo 2013, cio l'anno della scomparsa del marchese. Avrei bisogno che lei chiedesse al pm un mandato per analizzare una di queste bottiglie.
E come fa a verificarne l'annata, scusi? Cio, capisco che per confronto lei possa dire che quel vino  un Alcielo, ma l'annata...
Lo si pu fare con la dendrocronografia rispose Gigliotti, ritornando finalmente diritto con la schiena e andando sull'impersonale, palesando cos che in quel momento non parlava pi lui ma la Scienza.
La dendrocosa?
 una variante dell'analisi al carbonio 14. Nell'atmosfera, nell'anidride carbonica, c' una certa quantit pi o meno costante di carbonio 14, che  radioattivo. Le piante, nel corso della fotosintesi, respirano c02, anidride carbonica, e la trasformano in legno. Di conseguenza, ogni pianta vivente incorpora una certa quantit di carbonio 14 e di altri elementi radioattivi. Alla morte della pianta o della sua propaggine, come ad esempio un grappolo che viene vendemmiato, questi atomi radioattivi iniziano a decadere. Misurando la quantit di carbonio 14 si pu sapere quindi in che anno sono stati vendemmiati i grappoli che sono finiti in quella bottiglia.
Lo conosco il carbonio 14, Gigliotti. Ma so che serve per misurare il tempo a millenni, non certo ad annate.
Questo perch fino agli anni '60 la quantit di carbonio 14 nell'atmosfera era estremamente bassa. Ma dagli anni '60, da quando ci sono stati i test nucleari all'aperto e, in seguito, l'incidente di Chernobyl, questa quantit  enormemente aumentata. Questo rende l'analisi molto pi precisa, e per renderla ancora pi precisa si usa appunto la dendrocronografia.
Ecco, questa me la deve spiegare ammodo...
 un modo per usare il legno degli alberi come riferimento. Praticamente, lei sa che ogni anno il tronco di un albero forma un anello, e che a ogni anello corrisponde un'annata. Quello che si fa  prelevare una parte di tronco corrispondente all'annata che si vuole analizzare, e confrontare la quantit di radionuclidi ancora presenti, non decaduti, in quella parte di tronco, con quella nel vino. Si confronta la curva di decadimento negli anelli dell'albero, che  certa, con quella del vino in questione.
Le pupille del dottor Chiariello si allargarono, e Gigliotti ebbe cos la certezza che quello che stava raccontando era convincente. Allent quindi percettibilmente il controllo del lessico e si permise un tono pi colloquiale.
Misurando la quantit di carbonio 14 e di altra roba radioattiva presenti nel tronco alle varie annate, a partire dalla presente gi gi fino al duemila  qualcosa, e confrontandola con la analoga quantit di carbonio 14 e roba simile nel nostro vino misterioso, dovremmo essere tranquillamente in grado di determinarne l'annata.
Va bene. E una volta che sappiamo l'annata?
Una volta che sappiamo l'annata, mi piacerebbe vedere se quel vino l  effettivamente fatto con tutti i crismi o se c' stato fatto qualche magheggio chimico o di ingredienti che ne proibisce la vendita. O se sono state usate uve non permesse dal capitolato, o di provenienza esterna. Tutto questo si pu fare...
E mentre Gigliotti si addentrava nei tecnicismi della spiegazione, Corinna pensava. Di solito, quando Gigliotti diventava tecnico, lei si ritrovava a pensare a come mai una delle persone pi timide della terra, al momento in cui cominciava a spiegare gli aspetti chimici o fisici di una analisi, perdeva ogni insicurezza e cambiava letteralmente il modo di parlare. In quel caso, invece, il sovrintendente Stelea si chiedeva se quello che stava sentendo fosse tutto vino della bottiglia di Gigliotti, e aveva la netta sensazione di no.
Va bene, Gigliotti, mi sembra che quello che dice abbia senso. Chiamo subito il pm e le faccio avere il mandato quanto prima.
Per una volta devo essere d'accordo con Chiariello cominci Corinna mentre tornavano nella stanza di Gigliotti. Non sapevo che tu ti intendessi cos tanto di vini.
Gigliotti, lo sguardo verso il fondo del corridoio, non disse niente e continu a camminare, visibilmente orgoglioso del suo successo con il dirigente.
Vabb, certe competenze uno se le forma. Ne ho fatte, lo sai, di analisi...
E tutte quelle considerazioni sui tre bicchieri e sulle annate di Bolgheri? Notevoli, anche considerando che sei astemio.
Ma quelle le ho trovate in rete. Cio, voglio dire...
Giglio, uno in rete trova quello che cerca. Bisogna sapere cosa cercare, ed  parecchio strano per non dire di peggio che uno che non beve sia cos puntiglioso quando parla delle annate dei vini di Bolgheri.
Gigliotti, sempre camminando, annu e alz le mani.
Mi dichiaro colpevole, vostra altezza rigidissima, ammetto di aver parlato con la nostra comune conoscenza Martini Serena, detta il Naso. Certo che non ti si pu nascondere niente.
Non era difficile. Hai ripetuto a pappagallo tutte le stesse cose che mi ha detto lei qualche giorno fa...
Quasi tutte disse Gigliotti sorridendo. Tutto tranne una cosa.
E quale sarebbe quella che non so?
Gigliotti fece di no con il dito in alto, mentre camminava, continuando a guardare davanti a s.
Prima devo fare una analisi. Non vorrei che ti venissero in testa false speranze. Prima confermo la sua soffiata, poi te lo dico.
Ti ringrazio, Giglio, sono abbastanza adulta da non rimanere troppo delusa dalle false speranze. Anzi, sono abbastanza adulta da rimanerci male se qualcuno mi fa una cosa alle spalle e mi mette di fronte al fatto compiuto.
Capisco che tu ci rimanga male, per scusa, prima di tutto  venuta da te. Siccome tu non l'hai voluta ascoltare, poi  venuta da me. E io a quel punto sono andato da Chiariello.
Giglio, non siamo l'ufficio oggetti smarriti, siamo la polizia di stato. Non  che dobbiamo ascoltare chiunque venga a lamentarsi.
E siamo d'accordo. Per scusa se te lo faccio notare ma nemmeno Serena  la gattara che un giorno s e uno no viene a dirti che ha scoperto chi piscia sui cassonetti.  una persona informata sui fatti e competente che ci ha gi dato una grossa mano in passato. Non capisco perch tu non le abbia dato ascolto. Perch ha dovuto parlare con me, e non con te? E non mi raccontare delle merdate sulla promozione perch so benissimo che non  vero. Come mai l'hai stoppata?
Dopo qualche secondo Corinna fece almeno altri sei o sette passi, che data la lunghezza delle sue gambe erano un intervallo considerevole, prima di rispondere, quasi a bocca chiusa:
Lo sai disse. E che a un certo punto... Non mi piace coinvolgere troppo le persone che conosco. Ci sono gi rimasta scottata una volta. Non mi piace.
Gigliotti tacque per qualche secondo. Poi disse, semplicemente:
Non ci pensavo. Scusa.
E, continuando a camminare, le mise un braccio sulla spalla.
Visto che anche Gigliotti, che dei colleghi di Corinna era quello che la conosceva meglio, non era in grado di trovare le parole adatte per il momento, anche chi scrive ritiene opportuno tacere e lasciare da soli i due.
Prima di tornare al presente, per, in quanto senso del dovere mi corre l'obbligo di fare alcune precisazioni. Forse, dopo quello che era stato detto, vi state immaginando che un caro parente del sovrintendente, da lei coinvolto inopinatamente in un'indagine, si fosse ritrovato in mezzo a un conflitto a fuoco e fosse stato abbattuto da dei criminali, o dalla polizia, o da entrambi; ma chi scrive vi pu assicurare che niente di tutto questo  successo, e che le persone coinvolte sono ancora tutte vive e godono di ottima salute.
Date le circostanze, per, non  il caso che diciamo di pi. Mi scuserete, ma al momento c' un interrogatorio da portare avanti.
Come le dicevo, questi vini escono solo in annate eccezionali ripet Mori, accavallando le gambe e intrecciando le dita sul ginocchio.
Be', ma il 2013 per Bolgheri  stata una annata eccezionale. Leggo qui: Camarcanda, tre bicchieri, Sapaio
tre bicchieri, Grattamacco tre bicchieri, Sassicaia idem,
e poi Millepassi, Ornellaia, Motta, Podere Ritorti, Poggio al Tesoro...
I terroir sono estremamente diversificati, qui in Maremma, sovrintendente. Una annata eccezionale sul versante sud di una collina pu coincidere con una annata normale sul versante ovest. Mori stacc le mani dal ginocchio e le allarg, mostrando che non poteva fare altro che accettare la realt, e sperare che Corinna facesse altrettanto. Per noi non  stata una grande annata, tutt'altro.
Con che uve  prodotto questo vino, Alcielo? E un uvaggio, si dice cos, particolare, vero?
S,  un taglio bordolese, cio dei vitigni tipici di Bordeaux, Cabernet Frane e Merlot, con una aggiunta di un vitigno tipico del nord che si chiama schiava gentile.
Lo stesso uvaggio nelle bottiglie senza etichetta, giusto?
Come?
Nel caveau della cantina, in fondo, c' un frigo che custodisce dei vini di gran pregio. Conservate insieme a queste, ci sono una ventina di bottiglie senza alcuna etichetta. Una di queste bottiglie  stata sottoposta ad analisi chimica e chimico fisica presso un laboratorio autorizzato. Corinna prese una cartellina verde dalla borsa e la pos sulla scrivania. I risultati sono qui presenti, se vuole consultarli. Le faccio una domanda, per: sarebbe corretto dire che il vino che contengono ha lo stesso uvaggio di Alcielo, che i grappoli che sono stati usati provengono dalla vostra tenuta e che quel vino  stato prodotto nel 2013?
Mori aggrott le sopracciglia, in una pessima imitazione di chi fa finta di sforzarsi di seguire un discorso.
Quel vino  un esperimento enologico di Papa. Non ne so niente.
Corinna annu piano piano.
Mi sembra giusto che lei non ne sappia niente. In fondo lei si occupa di vendite, e quel vino l non lo potrete mai vendere.
Corinna si appoggi allo schienale della sedia e continu a parlare come se stesse spiegando per quale motivo la Mori F. C. avesse preso tre gol in un quarto d'ora.
Non lo potrete mai vendere perch contiene alcuni additivi non permessi dalla legge. Contiene saccarosio, caramello e caffeina.
Mori rimase immobile, almeno nelle fattezze. Perch nel breve spazio del discorso di Corinna l'abbronzatura aveva letteralmente cambiato colore, come se le parole del sovrintendente fossero gocce di limone, che cadendo l'una dopo l'altra in una tazza di t lo avevano fatto virare da marroncino a giallo.
Saccarosio, caramello e caffeina ripet Corinna. Come se qualcuno ci avesse versato dentro della Coca-Cola.
...
.
...
Due giorni prima dell'interrogatorio.
...
.
...
Sommelier disse Gigliotti. Senti l. Cio, proprio di lavoro?
Esatto. Pi o meno. Invece te, da quanto tempo  che lavori in polizia?
Eh, sono quasi quindici anni. Ho fatto dieci anni all'Ufficio Centrale, terza sezione afferente alla quarta divisione.
Eravamo di fronte agli uffici della polizia scientifica, seduti dentro uno dei bar pi tristi del creato sapete, quei locali con i tavolini in formica con scritto fuori dalla vetrina Pranzi di lavoro e con tre o quattro tramezzini anziani in brutta vista nella vetrinetta. Del resto Gigliotti era stato piuttosto limitante, quando lo avevo chiamato per dirgli che avevo bisogno di un consulto di chimica legale: ho da lavorare come uno schiavo delle piramidi, se ti va ci possiamo prendere un aperitivo stasera alle sette quando esco, che poi alle otto vado in palestra.
Il che significa? chiesi posando il bicchiere con dentro un analcolico troppo rosso per essere vero.
Significa indagini su documenti, inchiostri, vernici, analisi inorganiche e fibre. Soprattutto fibre, dovessi dire 
E quindi passi le giornate ad analizzare vestiti di grandi maison internazionali usati per strangolare giovani ereditiere?
Uguale uguale ai film, guarda. Gigliotti ridacchi. L'hai presente le serie americane, no, quelle dove ci sono delle topone in tacco dodici che mettono della roba a caso in un cromatografo e dieci minuti dopo il cromatografo gli dice marca e modello del vestito da cui viene il tessuto nonch profilo genetico dell'ultima persona che l'ha tenuto in mano, nome, cognome, ultimo domicilio conosciuto e locali che  solito frequentare, tante volte non fosse in casa al momento dell'arresto? Ecco, nel mio laboratorio non ci sono n le topone n il cromatografo.
Siamo messi cos male?
No, in realt no. Solo che ora non sono pi all'Ufficio Centrale, sono al Gabinetto Provinciale qui a Pisa. Faccio un po' di tutto. Tipo, l'altro giorno ero con il fango fino ai ginocchi a spalare in un campo. Per le analisi che servono le faccio fare a Firenze, o a Roma, oppure anche qui all'universit.
Comunque ti trovi bene, mi sembra.
Ma s, s. Il lavoro mi piace. Anche i colleghi. Fra l'altro c' una collega che so che ti conosce...
E come no. L'altissima e severissima sovrintendente Stelea.
La severissima e alterrima Corinna, quella l. Guarda, in realt avercene come lei. Almeno ti sta a ascoltare e tenta di capire cosa dici. C' della gente che per fargli entrare certi concetti in testa li devi scrivere su un foglio, arrotolarlo e ficcarglielo nell'orecchi.
Colleghi tuoi?
Non solo. Anche dei giudici, o dei magistrati. Gigliotti abbass impercettibilmente il volume della voce. A volte ho avuto delle questioni con dei giudici che magari sapevano Cicerone a memoria, ma non capivano le evidenze scientifiche nemmeno a spiegargliele coi pupazzetti. Ma anche roba elementare, tipo percentuali. Niente, faresti in tempo a vincere lo scudetto col Poggibonsi prima di fargli capire della roba coi numeri dentro. E sconfortante. Poi arriva il testimone oculare, uno che prende cazzi per fischi, e quella  la prova regina.
Annuii, comprensiva, mentre nel frattempo mi toccava riconoscere che Virgilio con tutta evidenza aveva ragione. Gigliotti  uno scienziato che lavora per la legge, aveva detto Virgilio.  un tipo di chimica diversa da quella che conosciamo noi. Noi nerd che abbiamo passato la vita su quella roba l sappiamo come funzionano le analisi chimiche, ma un giudice non lo sa e nella maggior parte dei casi non lo vuole sapere, del resto di media quelli che fanno gli avvocati o i giudici si sono iscritti a Legge per non vedere pi una formula matematica in vita loro. Se vuoi una scusa valida per poterlo consultare, parti da l.
Ecco, guarda, nemmeno a farlo apposta, proprio di questo ti volevo parlare. Ti  mai capitato di fare analisi per frodi sul vino?
Avoglia. Siamo in Toscana...
E che tipo di analisi fai?
Dipende da quello che serve... a te cosa servirebbe sapere?
S, hai ragione, mi spiego meglio. Dunque, mettiamo che io abbia la ragionevole certezza che un certo vino sia stato contraffatto...
Che tipo di contraffazione?
Aggiunta. Aggiunta di zuccheri e altro. Lo posso provare a un livello accettabile per un altro chimico, uno che parla la mia lingua, che conosce le tolleranze degli strumenti e che sa che certe molecole nel vino non ci possono essere. Per quello che mi servirebbe a questo punto  di poterlo dimostrare in tribunale, non di dimostrarlo a un altro chimico. Che tipi di analisi si portano in tribunale in questi casi?
La prima parte della frase, ovviamente, era falsissima. Che ci potesse essere della Coca-Cola lo avevo supposto per via del racconto della cassiera a Chi l'ha visto? e della reazione di Giulia dopo aver bevuto quel vino. La seconda, invece, era assolutamente sincera, ed era il punto d'arrivo, quello che speravo di riuscirgli a domandare senza fargli venire troppi sospetti sul perch gli facessi una richiesta del genere.
Principalmente, l'abbondanza isotopica relativa rispose.
Dio bno, la uso sempre anch'io si inser il barista mettendoci sul tavolo due vasetti di patatine e noccioline sminate da chiss dove. Per vede' se il vino  bno, chi non lo fa?
Prendi per esempio la frode pi comune, l'utilizzo di uve da zone fuori capitolato continu Gigliotti senza dargli ascolto, mentre io annuivo come se non sapessi gi quello che mi stava dicendo.
Ogni atomo di un dato tipo ha dei gemelli, i cosiddetti isotopi, che hanno le stesse caratteristiche chimiche, ma diverso numero di neutroni e quindi diversa massa le molecole che li contengono chimicamente restano identiche, cambia solo il loro peso. E un po' come se questi isotopi fossero automobili della stessa marca e modello, ma con degli optional differenti, tipo lo schermo del cruscotto pi grande o i sedili in pelle: le performance restano identiche, ma come aspetto degli interni sono ben distinguibili.
 una frode usatissima: faccio venire delle cannonate di uva dalla Puglia e ci faccio il Chianti Classico. Solo che l'uva pugliese  diversa da quella toscana, come isotopi: a seconda della zona geografica di produzione, la percentuale di deuterio rispetto all'idrogeno e di ossigeno 18 rispetto al 16 cambia tantissimo. Per cui, io dovrei avere una abbondanza isotopica nota. Se l'abbondanza si discosta di un certo tot...
S, ma se io ho un problema di aggiunta, e non di utilizzo di altre uve?
Il protocollo  sempre quello. Abbondanza isotopica relativa. Prendi l'aggiunta pi comune, l'annacquamento. Aggiungi acqua al vino. L'acqua che utilizzerai avr una composizione isotopica relativa diversa da quella presente nell'acino, che...
E se l'aggiunta fosse in piccole quantit? Cio, tali da non spostare questi equilibri?
Guarda, facciamola semplice. Gigliotti, con piglio da uomo pratico, prese il cellulare e lo svegli con una doppia polliciata. La cosa migliore  prendere il manuale dell'OIV, International Organisation of Vine and Wine, e cercare. Se un metodo  certificato dall'OIV viene accettato in tribunale senza problemi, basta sapere cosa stai cercando.
Eh, non lo so se la molecola che intendo la trovi l dentro...
Guarda, a meno che tu non stia cercando roba veramente esoterica, se  una molecola organica qui dentro la trovi.
Anche la caffeina?
Gigliotti alz le sopracciglia.
Cosa c'entra la caffeina nel vino?
Eh, appunto. C' la caffeina l dentro?
Non vedo perch dovrebbe esserci... che senso ha aggiungere caffeina al vino?
Non proprio caffeina pura. Un prodotto che contiene caffeina. Mettiamola cos, ho il fondato sospetto che un produttore di cui non faccio il nome abbia aggiunto al proprio vino un piccolo quantitativo di Coca-Cola.
Gigliotti ci mise un minuto buono a smettere di ridere.
Coca-Cola nel vino? Dai, cio, c' gente che mette la Coca-Cola nel vino?
Ne sono piuttosto sicura.
Non ci credo... mamma mia, cosa non si fa per vendere il vino agli americani. Quando lo fate il vino al gusto popcorn?
Non l'ho fatto io e stai tranquillo che non lo comprerei mai.
E chi l'ha fatto?
Feci finta di ignorare la domanda.
Scusa, torniamo al punto, cio alla molecola. Che analisi proporresti per dimostrare al di l di ogni ragionevole dubbio...
Che cosa? Che c' della caffeina o che c' della Coca-Cola?
La seconda che hai detto.
Eh, bel casino. La caffeina da sola non basta. Cio, lo sai anche te, se io trovo della caffeina ho dimostrato che c' la caffeina. Ma se vuoi dimostrare che ci  stata versata della Coca-Cola,  un problema diverso. Quello che farei io  cercare una corrispondenza di proporzioni. Intendo, se io ti dico: ho trovato del cioccolato sbriciolato nell'acqua, met  cioccolato bianco e met  cioccolato al latte. Che cosa ho sbriciolato nell'acqua?
Immagino un ovetto Kinder...
Appunto. Allora, bisognerebbe trovare un secondo composto chimico che nella Coca-Cola  sicuramente presente, in composizione ricavabile sperimentalmente, e nel vino sicuramente no. Partirei dalle molecole del caramello. Il caramello si forma dallo zucchero quando lo porti a centosessanta gradi come minimo...
... per cui nel vino di per s non si pu formare.
Esatto. Io lo farei con l'NMR. Si prendono queste due molecole e si determinano quantitativamente nella Coca-Cola. A quel punto hai la proporzione nella Coca-Cola presa pura, tipo, ogni millimole di caffeina ci sono zero virgola venticinque millimoli di diacetile. E poi si guarda se anche nel campione di vino incriminato ci sono queste due molecole e stanno nelle stesse proporzioni. Se trovo un rapporto di uno a zero virgola venticinque, cio ogni quattro di caffeina ce n' una di diacetile, posso ragionevolmente presumere che qualcuno ci abbia messo della Coca-Cola. Dovrebbe essere plausibile, come test. Io farei cos, una roba del genere qualsiasi giudice te la accetta.
E te la sapresti fare, come prova?
Qui, no. La commissionerei a un laboratorio esterno dicendogli quello che devono fare. Di solito uso quello dell'universit, va benissimo, son bravi parecchio, lo sai anche te. Per devo avere un motivo per commissionare l'analisi, non la posso richiedere cos perch mi sbrilla, o meglio, posso ma la dovrei pagare io Gigliotti Francesco di tasca mia. Io farei cos, se fossi in te: prepari due campioni, Coca-Cola e vino, e li fai analizzare dall'universit. Chiaramente, devi portare all'analista una bottiglia ancora integra e tappata all'origine e fargli firmare una dichiarazione che lui sottoscritto Tizio Qualunquetti ha prelevato il campione da una bottiglia integra, senn potrebbe anche venire il sospetto che la Coca-Cola ce l'hai messa te.
Ecco, adesso si arrivava al punto. Quello che mi aveva detto Gigliotti fino a quel momento lo sapevo,
o ci sarei potuta arrivare anche da me, ragionandoci un po'. Sul far analizzare quel vino, con quel che ne era rimasto a casa dopo la verticale, anche. Ma sul fare assumere un valore legale a quell'analisi, questo era un altro paio di maniche.
Eh, il problema  proprio preparare il campione... questo vino  inaccessibile per me.
Costa tanto, eh?
No, il problema  che proprio non ci posso accedere. Si trova in un posto a cui non posso arrivare. E in un frigorifero dentro una cantina che si trova in una tenuta che  sotto sequestro.
Non so descrivervi lo sguardo di Gigliotti. Credo che Carlo d'Inghilterra, quando ha trovato su Internet una foto della futura moglie del suo secondogenito, abbia fatto esattamente la stessa faccia.
Ed  sotto sequestro perch hanno dissotterrato il cadavere di un marchese scomparso dieci anni fa.
Quindi sei te la guida Michelin... disse Gigliotti dopo qualche secondo.
Guida Michelin?
S, il confidente, insomma. E un modo di dire. La talpa, il cantastorie, la guida Michelin...
S, ho capito il concetto. Cosa c'entra la guida Michelin con il confidente?
Cazzo, Martini, siamo nell'era dei social, ormai chiunque sa tutto di tutti, gli unici che riescono a rimanere anonimi sono quelli che lavorano per le guide gastronomiche. Ma guarda l...
E voi sapevate che c'era un informatore?
Giusto uno zinzino, sai. Parte un'indagine per persona scomparsa dieci anni fa, che di solito  una di quelle cose che non vanno mai da nessuna parte, fai il tuo lavoro e aspetti il permesso per chiudere il fascicolo, e dopo una settimana la tua amica pennellona mi dice cerca un campo di fiori gialli e facci scavare, che son quelle indicazioni da sensitivo che ti fanno solo perdere tempo, e invece ci trovano lo scomparso, regolarmente morto. Altro che sensitivo,  chiaro che c'era un informatore. Ma come mai non l'hai detto a Corinna, anche questa roba della Coca-Cola?
Ho provato, ma non mi ha voluto ascoltare. Ha detto che doveva seguire la procedura e che sta messa in mezzo con la promozione e che non vuole fare le cose in maniera informale.
Gigliotti esal un lungo sospiro, e poi annu con l'aria di chi sopporta.
Eh, si  fissata che potrebbero non darle la promozione. Che detto fra noi, non esiste, per il lavoro che ha fatto e poi con questa cosa qui, mai vista un'indagine per persona scomparsa che va con questa velocit. Per s, lei  un po' spaventata da questa cosa ed  una persona... se l'hai conosciuta, anche te,  sempre stata una persona rigida, molto controllata. E poi tieni conto che non  una che si fida facilmente, anzi. Cerca di avere tutto sotto controllo. Anche io ora devo organizzarmela bene, avere una scusa per analizzare questo vino...
Te la do io la scusa buona. Ti faccio una panoramica precisa della situazione, non preoccuparti.
No, no, chi si preoccupa...  solo che devo fare le cose ammodino. Brava ragazza Corinna, ma ecco, un tantinello...
Rigida e diffidente, ho capito.
S, bisogna anche dire che, con quello che le  capitato con il marito, che non si fidi  il minimo...
Non sapevo che fosse sposata.
Divorziata.
Annuii, con aria che speravo risultasse comprensiva.
Capito. Be', succede.
Gigliotti si guard intorno, come se temesse l'arrivo improvviso di qualcuno.
Non t'ha detto niente, vero?
No, ma la capisco. Cio, insomma, la capisco ma anche no. Ci conosciamo da un po', ormai, mi rendo conto che sia un argomento sgradevole ma  anche una cosa che succede a tanti...
Il mio ex compagno di studi ridacchi con aria nervosetta.
Succede a tanti, parliamone.
Be', Gigliotti, le corna son sempre esistite.
Seee, le corna... Ma meglio. Conosco il marito di Corinna, ti posso assicurare che  sempre stato innamorato perso di lei e che non si  mai sognato di tradirla. No, no, sei fuori strada. Costantino, il suo ex marito intendo,  in carcere.
Oh cacchio. Ecco, s, questo capita un po' meno. Immagino che ci si rimanga male.
Costantino c' rimasto peggio. Sai, l'ha fatto arrestare lei.
...
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Articolo 64 codice di procedura penale regole generali per l'interrogatorio.
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1. La persona sottoposta alle indagini, anche se in stato di custodia cautelare o se detenuta per altra causa, interviene libera all'interrogatorio, salve le cautele necessarie per prevenire il pericolo di fuga o di violenze.
Corinna si stacc dallo schienale e appoggi i gomiti alla scrivania.
Di fronte a lei, Walter Mori era rimasto seduto, ma aveva perso nel giro di una decina di secondi buona parte della sua tracotanza. Adesso era sempre sulla sedia, ma afflosciato, quasi sgonfio e visibilmente inerte, come se qualcuno gli avesse sfilato il midollo dalle vertebre. E l'atmosfera era di quelle che rendono inopportuno qualsiasi tipo di parole non necessarie, come quelle sulle caratteristiche di un buon poliziotto.
Non so se si ricorda, ma l'ultima persona in ordine temporale ad aver visto vivo il marchese Crisante  una cassiera di supermercato, Cinzia Parietti, la quale verso le otto circa della sera del 20 ottobre dice di aver servito il marchese Crisante alla cassa, e di aver notato che nella spesa del marchese c'era una cassa da sei bottiglie da due litri di Coca-Cola.
Mori adesso era virato stabilmente su un colore camomilla chiaro, che si intonava malissimo con la sua camicia bianca, ma si accordava perfettamente con l'obiettivo di Corinna.
C' un'altra persona che ha visto vivo il marchese Crisante, quel giorno, ed  un suo ex dipendente, Fabrizio Meldolesi. Meldolesi sostiene di aver dato le chiavi della cantina della Tegolaia al marchese Crisante, sotto precisa richiesta del marchese, affinch le riportasse in azienda. Si parla del 2013, quando gli accessi alla cantina erano delle semplici chiavi, non come oggi che sembra di entrare a Fort Knox.
Corinna prese dalla borsa una mappa catastale e la spieg sul tavolo.
Adesso, questa  la mappa del paese. Qui, come vede, c' il supermercato in questione, da dove  partito il marchese con l'Ape, con le chiavi della cantina e con una cassa di Coca-Cola, e qui c' il punto dove  stato ritrovato il corpo del marchese, ormai sprovvisto sia di chiavi che di Coca-Cola.
Corinna fece un tratto con la penna, unendo i due luoghi sulla mappa. Come  noto fin dai tempi di Euclide, da due punti passa sempre una retta; se un terzo punto, gi presente sul piano, dovesse incontrare la stessa retta, la cosa avrebbe un significato. Ora, la retta tracciata da Corinna incrociava effettivamente un terzo punto, sulla mappa del Comune, ovvero la cantina della Tenuta della Tegolaia.
E qui disse Corinna mostrando per l'appunto il terzo luogo geometrico in questione  dove  stato ritrovato un vino contenente della Coca-Cola. Io ho un'ipotesi su come ci sia finita, e ho tre persone che potrebbero confermarla, smentirla o dirmi che non ne sanno nulla. Lei, Alberto Papa e Ramona Olivieri.
Il sovrintendente batt la mano sulla mappa, due volte, come a fare i complimenti a un cane che ha riportato il bastoncino.
Come vede, questa mappa era pulita. Non c'era nessun tratto di penna, prima. Lo sa cosa significa, questo, avvocato?
L'avvocato lev le mani dalla scrivania e si abbotton la giacca, sospirando.
Che il mio assistito  il primo con il quale sta parlando.
Mori, come si diceva, fino a quel momento era rimasto immobile, anche come pantone. L'avvocato, dopo qualche secondo, si chin verso di lui e gli parl in un orecchio. Mori annu, in un gesto che sembr utilizzare tutte le poche forze che gli erano rimaste. L'avvocato guard Corinna.
Il mio assistito vorrebbe rendere una dichiarazione spontanea.
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Articolo 350 codice di procedura penale.
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7. La polizia giudiziaria pu altres ricevere dichiarazioni spontanee dalla persona nei cui confronti vengono svolte le indagini, ma di esse non  consentita la utilizzazione nel dibattimento, salvo quanto previsto dall'articolo 503 comma 3.
Eravamo andati a una premiazione a Firenze, la domenica sera.
Il dovere di un buon poliziotto, a volte,  di non dire e non fare niente, per non interrompere il flusso di parole di un indagato.
Corinna, in quel momento, stava compiendo il suo dovere. E anche noi cercheremo di fare altrettanto.
Siamo rientrati alla Tegolaia insieme, io e Alberto, verso le due e mezzo di mattina. Lui aveva lasciato l'automobile alla tenuta ed eravamo andati con la mia, cos da fare il viaggio insieme. Queste cene sono sempre distruttive, si beve e si fa tardi, e noi come premiati non potevamo permetterci di andare via prima della fine, cos in questo modo quello pi lucido guidava e al limite ci si dava il cambio, si chiacchierava, ci si teneva svegli. Cos, fra una storia e un'altra, siamo partiti da Firenze verso l'una e siamo arrivati alla tenuta verso le due e mezzo, appunto.
Le mani di Mori erano appoggiate sul tavolo, semichiuse e giunte, il pollice destro che strusciava sopra il sinistro, forte, come a tentare di mandare via una macchia.
Ci siamo resi conto subito che c'era qualcosa di strano perch si vedeva la luce sul retro. Veniva dalla porta di servizio, quella che usiamo per entrare direttamente in cantina.
Purtroppo, con tutta evidenza, quella sulle mani di Mori non sembrava una macchia n tantomeno un neo. L'impressione era che tentare di mandarlo via strofinando fosse inutile, e anche asportarlo chirurgicamente non si poteva.
La porta era chiusa, cio, era chiusa ma non a chiave. E c'era una chiave dentro la serratura, in un mazzo che non avevo mai visto. Siamo entrati io e Alberto, insieme, uno accanto all'altro. La luce nel corridoio, quella dove ci sono gli uffici, era spenta, il chiarore veniva da sotto, dai locali di fermentazione.
Le mani si staccarono, una in basso e l'altra sopra, separate da un recipiente immaginario.
Praticamente il mosto viene caricato dall'alto, e la pigiatura avviene per gravit,  il peso stesso dell'uva che schiaccia gli acini. In cima, all'imboccatura dei tini troncoconici, c'era un camminamento in metallo per poter controllare le operazioni. Un camminamento di quelli prefabbricati, con la scala. Dico c'era, perch ora non c' pi, abbiamo cambiato tutto l'assetto della cantina proprio in seguito a... a quello che le sto raccontando.
I palmi delle mani tornarono a rivolgersi verso il piano del tavolo, a mostrare qualcosa che non c'era, in un gesto da prestigiatore stanco.
Accanto alla scaletta, nel punto centrale della cantina, c'era il corpo. Era a destra della scaletta. Era a faccia in gi, con un piede tutto rigirato all'interno, sembrava una bambola rotta. Lo abbiamo riconosciuto subito tutti e due, con quel cappotto arancione. Era il marchese. Siamo andati a vedere se potevamo fare qualcosa, ma era chiaro che era morto. Era freddo, era grigio. E c'era... c'erano due denti, sul pavimento, a un paio di metri. Sotto il corpo c'era una pozza scura, ma non era sangue. Era Coca-Cola, c'era ancora la bottiglia accanto.
Le mani continuarono a muoversi, mimando quello che gli occhi avevano visto e il cervello tentava di rifiutarsi di credere.
C'era il corpo del marchese, sopra questa pozza di Coca-Cola, e c'era l'ultimo pezzo del corrimano della scaletta tutto piegato. C'era un baffo di sangue, nel punto in cui era piegato. Ci doveva avere picchiato di testa. Una scena assurda, sovrintendente, mi creda. Una scena da film.
Walter Mori tir su la testa e guard Corinna con aria smarrita.
C'era Alberto accanto a me, pallido pi del marchese. Dobbiamo dirlo a Ramona, fa. Che significava: Devi dirlo tu a Ramona. Anche qui, sovrintendente, la lascio solo immaginare. Dovevo telefonare a una mia amica, una che c'ero stato a ridere e scherzare fino a un paio d'ore prima, e dirle che avevo trovato suo padre morto nella mia cantina.
Mori ogni tanto abbassava la testa, mentre parlava, come se leggesse da un libriccino tenuto sotto il banco.
Siamo usciti, dentro la cantina il cellulare non prende, ho telefonato a Ramona e le ho detto di raggiungerci subito alla Tegolaia. Non le ho detto cosa era successo, ma credo che il mio tono di voce... insomma, bastava. E poi siamo rimasti fuori ad aspettarla. Ci sono dieci minuti dalla Tegolaia a casa di Ramona, ma a me  sembrata un'ora. L'ora pi brutta della mia vita. Quando  arrivata aveva la faccia rigata di lacrime. Cosa ci fa l'Ape di babbo qui fuori? ha detto. Noi non l'avevamo nemmeno visto. Le abbiamo detto che Crisante era nella cantina, gi di sotto. E che doveva prepararsi. Quando l'ha visto  rimasta pietrificata.
Le mani del direttore marketing non trovavano quiete. Si riappoggiarono sulla scrivania, e ruotarono con i palmi in su.
Cos' quella, ha chiesto. E Coca-Cola, le ho detto. Mori guard Corinna con aria sincera.
E a quel punto Alberto ha avuto una crisi isterica.
Ci siamo resi conto subito di cosa era successo. Doveva essere caduto dal camminamento. Ma perch era su quel camminamento? ci siamo chiesti. Mentre Ramona era gi, abbracciata al padre, siamo saliti su. Il tino di Alcielo era aperto, e davanti c'era una confezione di plastica e tre o quattro bottiglioni di Coca-Cola, vuoti.
Alberto Papa sembrava pi calmo di Mori. Come se se lo aspettasse, come se fossero anni che se lo aspettava. Quella che per Mori era stata una mazzata, per Papa sembrava una liberazione.
Lo avr sentito alla nausea, sovrintendente, Crisante era uno che scherzava pesante. Nelle ultime settimane mi aveva fatto delle offerte, voleva che andassi a lavorare per lui. Non ci sarebbe stato nulla di male, ma lui mi voleva in esclusiva, che lavorassi per lui e basta. Gli ho risposto di no, che non volevo abbandonare la Tegolaia, che mi trovavo bene. Resta, resta, mi aveva risposto, resta a fare la Coca-Cola, sempre pi dolce e sempre uguale. Non ti lamentare quando ti daranno una boccetta di colorante azzurro e ti chiederanno di fargli il vino al puffo. Mi aspettavo che in qualche modo avrebbe cercato di rivalersi e ci avrebbe giocato qualche tiro. Be'... adesso sapevamo come.
L'enologo guardava Corinna dall'inizio, da quando era entrata. Guardava il viso, la postura, le mani, scrutando l'effetto di ogni parola, di ogni frase, come per essere sicuro che gli credesse. Capita spesso, a chi dice la verit.
Ce lo avevamo davanti agli occhi. Crisante era entrato la notte in cui era sicuro che non ci fosse nessuno della cantina, mentre eravamo a Firenze per la proclamazione dei tre bicchieri. Era riuscito a procurarsi le chiavi non so come, era entrato portandosi dietro una cassa di Coca-Cola, ed era andato su per versarla dentro al tino di fermentazione di Alcielo. Dodici litri in un tino cos grosso si sarebbero sentiti appena, ma bastava e avanzava. Se qualcuno se ne fosse accorto sarebbe successo un casino, ma il vecchio Crisante era sicuro che non se ne sarebbe accorto nessuno. E ci avrebbe goduto come una bestia, a vedere tutti noi intenditori che non sentivamo la Coca-Cola nel vino. Come quei miliardari che comprano quadri rubati e se li mettono nel loro salottino privatissimo, e li possono rimirare solo loro. Quello deve aver pensato, sono sicuro. Solo che... l'imboccatura del tino era in alto, lui non era troppo in forma, aveva avuto qualche problema di stabilit, aveva pi di settant'anni in fondo. Oltretutto la ringhiera era di quelle componibili, vecchia, un po' malferma, ogni tanto ti rimaneva in mano. A un certo punto, per versare, doveva essersi sporto troppo dalla ringhiera, aveva perso l'equilibrio ed era finito di sotto.
Mentre Papa parlava, a Corinna torn in mente il Meldolesi che dava le chiavi al marchese Crisante. Lei non ha idea di che rispetto incutesse il marchese, aveva detto. Era convinto di averle consegnate a una persona responsabile, e aveva finito per causarne la morte.
Vorrei che lei si mettesse nei miei panni, dottoressa. Ci siamo guardati intorno. Il marchese, una delle persone che pi detestava Walter, era morto nella nostra cantina. Era morto cadendo dal camminamento della nostra cantina, che era in condizioni di sicurezza agghiaccianti, era un prefabbricato vecchio di vent'anni. Era morto mentre ci rovinava il nostro vino pi pregiato. Non le so dire quanto ero, anzi, nemmeno cosa ero. Arrabbiato, sconvolto, spaventato. Ho cominciato a dire che era colpa di tutti, che era colpa nostra e colpa sua. Colpa nostra, perch quel camminamento lo sapevo, lo sapevamo tutti che era pericoloso, e colpa sua, perch era entrato per farci un danno. Che ci saremmo andati di mezzo tutti, a noi avrebbero chiuso la cantina per fare tutti gli accertamenti e avremmo perso tutta la produzione.
Papa annu lentamente, in modo calmo, quasi rassegnato.
E a quel punto Ramona ha avuto una crisi isterica.
Mio babbo  morto e tu ti preoccupi che voi perdete la produzione? Gli avrei strappato la faccia. Io ho perso mio padre, gli dissi. Ho perso mio padre e ho perso la faccia. Il marchese Crisante morto mentre piscia nel vino dei nemici, questo scriveranno domani. Diventeremo la barzelletta, anzi, lo zimbello di tutta Bolgheri. Mi sono alzata e le giuro, dottoressa, volevo picchiarlo. E a quel punto Walter ha alzato una mano. Nessuno perder niente, ha detto. Ci fidiamo di noi?
Ramona Olivieri Frangipane, l'ultima dei tre, era arrivata accompagnata dal fratello, che era rimasto ad aspettare fuori. Senza sapere, o forse sapendo qualcosa, o forse tutto, di quello che la sorella aveva iniziato a raccontare.
Allora, noi tre sappiamo che non c'entriamo niente. Eravamo a cento chilometri di distanza, e tu hai sentito Crisante, lo hai abbracciato, Ramona, scusami la brutalit, hai sentito anche tu quanto era rigido e freddo. Crisante  morto mentre noi eravamo a Firenze, ne siamo sicuri tutti e tre.  stata una fatalit. E allora?
Dalla borsa, Ramona tir fuori l'ennesimo fazzoletto. Il viso era una maschera di mascara, stalattiti di trucco che venivano portate via dal fazzoletto e poi si riformavano. Non piangeva, Ramona: perdeva lacrime.
Nascondiamo il corpo e nascondiamo il motocarro. E puliamo tutto. Abbiamo quattro ore, ce la facciamo. Ma tu sei pazzo, gli ho detto. Ho preso e sono andata via. Sono montata in macchina e sono tornata a casa.
Ramona Olivieri scosse la testa e gett via il fazzoletto nel cestino, a raggiungere gli altri.
Mentre tornavo, mi continuava a ronzare nel cervello la frase di Walter. Nessuno perder niente. Mi sono fermata, gli ho telefonato. Siete sempre l? ho chiesto. E dove vuoi che siamo, mi ha risposto. Aspettatemi, gli ho detto.
La schiena della donna si raddrizz, come di fronte a una autorit, un generale nemico che ti ha sconfitto, a cui devi porgere gli onori in parata.
Abbiamo caricato il corpo di babbo su un muletto elettrico, per non fare rumore, e lo abbiamo portato al centro della spianata di fiori gialli che  appena fuori dalla cantina. Alberto ha levato uno zollone, abbiamo seppellito il corpo e poi lo abbiamo ricoperto. Abbiamo ritirato su i fiori che il muletto aveva schiacciato, alla meglio, e poi Walter ha preso l'Ape, gli ha levato il freno a mano e l'ha fatto scendere spento fino al Pippolo, e l'ha spinto gi.  andato sotto piano piano, e a un certo punto  sparito verso il basso.
Sembra la scena di un film, pensava Corinna. Un film tratto da un libro di Calvino. Il marchese sotterrato. Chiss perch non hanno mai fatto film dai libri di Calvino. No, un momento, Il cavaliere inesistente lo hanno fatto. Era un film strano, mezzo a cartoni animati e mezzo reale, con lo stop motion. E certo, come fai a far muovere un cavaliere che non esiste, negli anni '70?
Te lo costruisci come modellino, lo metti l e lo muovi passo passo. Vorrebbe sembrare vero ma  clamorosamente finto, lo stop motion, il modo in cui si muovono gli oggetti  disuguale e artificioso, anche in quelli fatti meglio prima o poi emergono delle incoerenze fastidiose.
Il racconto di Ramona, invece, sembrava autentico. Come quello degli altri due.
Chi legge, forse, si sar chiesto il perch dopo aver promesso che non ci saremmo intromessi, ci siamo permessi di descrivere le movenze dei dichiaranti. Il fatto  che, anche se non vengono riportati a verbale, i gesti fanno parte delle dichiarazioni. Il modo in cui le mani si muovono, la maniera di sedersi, come gli occhi sembrano frugare nel cervello alla ricerca di dettagli: non c', contrariamente a quanto alcuni credono o raccontano, una tabella di significati delle gestualit, un traduttore automatico che vede occhi a sinistra e interpreta bugia, ma tali mosse fanno parte del racconto, e chi raccoglie la testimonianza non pu ignorarle. Per quella che era l'esperienza di Corinna ogni persona mente a modo suo, ma tutti i testimoni sinceri si somigliano. Si somigliano perch, pure se in presenza di un interlocutore, sembra che parlino a loro stessi. E Mori, Papa e Ramona in quello si somigliavano, oltre che nei loro racconti, privi di discrepanze e di amnesie. Coerenti, in accordo in ogni momento fino all'ultimo, quando si erano salutati dopo aver seppellito rispettivamente un padre, un collega e un nemico.
Walter mi ha abbracciato. Fatti coraggio, Ramona, mi ha detto...
La donna aveva le lacrime agli occhi.
... ora sei te il marchese Olivieri Frangipane.
...
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...
Dispositivo dell'art. 2107 codice civile.
...
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...
La durata giornaliera e settimanale della prestazione di lavoro non pu superare i limiti stabiliti dalle leggi speciali (o dalle norme corporative).
Le cinque di sabato sera sono, probabilmente, il momento peggiore pensabile per iniziare qualcosa sul lavoro. Questo fino a qualche anno fa, quando il lavoratore era un animale beneducato, abitudinario come un gatto anziano, che sapeva quando cominciare, quando finire e soprattutto come non farsi trovare se non era il momento. Mica come nel terzo millennio, che l'orario scritto sul contratto  di quaranta ore settimanali e l'intervallo nel quale il tuo superiore pu telefonarti e chiederti di dare un'occhiata alla mail invece ne dura 168.
Tutti problemi che ad essere sinceri, e un senso del dovere come sono io non pu che essere completamente veridico, a Corinna toccavano meno di zero.
Potremmo qui spiegare che Corinna era abituata a lavorare duro e a non staccare mai sin da quando era ragazzina, che la mattina andava a ragioneria, il pomeriggio studiava e la sera e nei weekend dava una mano nella pasticceria dei cugini per arrotondare; si potrebbe, addirittura, fare leva sull'umana piet della lettrice ricordando che Corinna non era pi sposata e che, nel momento in cui avesse aperto la porta di casa dopo essere tornata dalla questura, il suo salottino le avrebbe sbadigliato in faccia tutta la noia di essere rimasto solo per il giorno intero, esattamente come stava per rimanere sola lei. Potremmo dirlo, potremmo disquisire in maniera logica e convincente a favore dell'uno e dell'altro argomento quando non addirittura di entrambi ma lo faremmo nella sincera e serena consapevolezza di stare raccontando una valanga di cazzate. Perch la verit  che quando Corinna restava sola in questura, con tutti gli incartamenti di un caso davanti e nessuno a rompere le scatole intorno, era esattamente dove, come e cosa voleva essere, a suo agio come un bambino davanti a un cumulo di neve fresca.
Fra l'altro, Corinna non era il tipo di persona che si fermava d'abitudine sul luogo di lavoro oltre le sei di pomeriggio; quando lo faceva era perch c'era una buona ragione. E la buona ragione era che aveva appena scoperto che qualcuno, non sapeva ancora chi ma sapeva con certezza che, le aveva raccontato una valanga di cazzate pari a quella di cui si dissertava prima.
Fin dal giorno precedente, quando aveva interrogato i tre che avevano ritrovato il corpo del marchese spiaggiato sul pavimento della cantina, Corinna aveva avuto la sensazione che qualcosa non tornasse. Il problema era che tale sensazione non era assolutamente giustificabile sulla base degli interrogatori, il che per un investigatore pu essere fastidioso, specialmente se lo devi raccontare a un magistrato.
I tre, infatti, avevano raccontato tre versioni assolutamente compatibili della storia, che si incastravano l'una nell'altra senza creare incoerenze e senza mai contraddirsi, nemmeno quando Corinna aveva usato la tecnica definitiva della Sacra Scuola della Polizia Giudiziaria, ignota ai non adepti dell'arte marziale dell'investigazione, tramandata in segreto da millenni da istruttore ad allievo con il nome di Raccontamelo al Contrario.
L'essere umano, infatti,  in grado di inventare e di narrare storie complicatissime, e gran parte delle attivit umane, dallo scrivere romanzi al truffare gli anziani, si basano sulla nostra capacit di raccontare in modo convincente una storia mai avvenuta. Molte persone sono in grado di mettere insieme o di recitare una serie di eventi mai accaduti in maniera credibile, ma quasi nessuno  in grado di ripetere la stessa serie di eventi se gli si chiede di ripeterla al contrario, dalla fine all'inizio. Se la storia  avvenuta veramente, se  nata dai nostri sensi e non dalla nostra mente, siamo in grado di riportarla in ordine inverso senza troppe difficolt; ma se ce l'hanno raccontata, o se ce la siamo inventata, le difficolt saranno enormi. Nel caso in cui chi legge non fosse convinto, lo invitiamo a recitare l'alfabeto al contrario, partendo dalla Z, e a segnarsi quanti errori fa Corinna una volta ci aveva provato, e alla P aveva smesso. I tre, invece, erano andati avanti tranquillamente senza esitazioni visibili anche quando Corinna aveva chiesto loro di ripercorrere i loro passi all'incontrario.
La sensazione che ci fosse qualcosa di sbagliato, dunque, non nasceva da qualche incoerenza nei loro racconti, ma piuttosto dal contrasto tra il carattere di Ramona Olivieri Frangipane e la sua reazione. Una persona viene chiamata, scopre che il padre  morto all'improvviso e acconsente a seppellirne il cadavere?
Ragionevole, certo, sulla base di quello che avevano detto sia Mori che Papa e Ramona; ragionevole, anche troppo. E se le persone fossero ragionevoli, se riuscissero ad essere razionali anche in situazioni come quella che era stata descritta, la polizia quasi non avrebbe lavoro.
Una sensazione, per l'appunto, una traccia labile e incerta come una scritta su una nuvola, fino al momento in cui Corinna aveva parlato con Gigliotti.
Ciao Giglio. Com'?
Insomma aveva risposto Gigliotti tenendo aperta la porta del laboratorio. Erano circa le tre di sabato pomeriggio, due ore prima rispetto a quando Corinna era rimasta praticamente sola in ufficio, circondata dalle sue amate carte. Ho questa spalla che mi fa sempre male.  una settimana ormai. Mentre facevo il Nakayama ho sentito tirare qui dietro, sotto la scapola.
Corinna evit accuratamente di informarsi su cosa fosse il Nakayama essendo Gigliotti un fanatico del calisthenics, verosimilmente si doveva trattare di un esercizio a corpo libero di quelli che richiedono di assumere una posa completamente priva di dignit; una volta, anni prima, quando Gigliotti aveva accennato a
un esercizio che si chiamava ice cream maker, Corinna aveva espresso il desiderio di vedere cosa fosse, e come risultato il Chiariello era entrato nel suo ufficio mentre il tecnico, appeso con le mani tipo scimmia, si spenzolava col corpo parallelo al suolo dal tubo del riscaldamento.
Sono stato anche dal fisio, ieri, ma nulla. Come faccio un movimento di trazione, fa male.
Beato lui che non sente pi niente aveva constatato Corinna, accennando alle fotografie sulla scrivania del collega, che ritraevano da varie angolature il fagotto di ossa e poco altro che un tempo era stato il marchese Crisante Olivieri Frangipane.
Boia, quello poco ma sicuro aveva risposto Gigliotti, prendendo le fotografie e cominciando a disporle ordinatamente sul piano del tavolo, come se si apprestasse a fare a cambio di figurine con la collega.  stato dieci anni sottoterra, ormai i muscoli son diventati cabernet sauvignon. Insomma, mi dicevi che ti hanno raccontato che l'hanno ritrovato ai piedi della scala di ferro, come se fosse cascato dal tramezzo della cantina. Caduta, impatto, morte.
Esatto.
Gigliotti aveva guardato la collega da sotto in su, e Corinna si era sentita fremere dalla testa ai piedi. Prima che si possano creare fraintendimenti, sar opportuno sottolineare che Corinna trovava Gigliotti attraente pi o meno come una lavatrice, e che il suo fremito, per quanto inopportuno in un ispettore di polizia nell'ambito delle proprie funzioni, era esclusivamente professionale. Anche se il tecnico non aveva ancora aperto bocca, era chiaro che stava per spiegarle come egualmente quello che le avevano raccontato non stava n in cielo n in terra.
Ci sono due problemi in questa versione aveva cominciato Gigliotti, perdendo ogni inflessione dialettale, come accadeva magicamente ogni volta che cominciava a esporre i risultati delle analisi, e indicando la prima foto, quella della cantina presa da Corinna dalla panoplia con la storia della cantina della Tegolaia.
Il primo problema  che per cadere dal tramezzo il marchese avrebbe dovuto sporgersi oltre la ringhiera fino a portare il suo baricentro al di l della ringhiera stessa. Ora, da questa foto qui, paragonando con altri oggetti presenti, si pu stimare che l'altezza del corrimano della ringhiera fosse di un metro e dodici centimetri, con un errore compreso fra pi e meno tre centimetri. Il marchese stesso, sia da carta d'identit che da misurazione diretta, risulta alto centosettantotto centimetri. Per un maschio eretto il baricentro si situa ad una altezza che  circa zero virgola cinquantasei volte la sua statura, il che nel caso del marchese significa novantanove virgola sessantotto centimetri, cio meno di un metro. Va anche considerato per che il baricentro di un essere umano dipende dalla posizione che assume.
Se fossero stati al bar, Corinna avrebbe osservato che lo sapeva, e che aveva visto un documentario su Dick Fosbury, il saltatore in alto che aveva sviluppato il suo modo di saltare, passando l'asticella di schiena e arrotolandovisi intorno con le gambe piegate, perch in quel
modo le gambe restavano pi in basso rispetto al tronco e quindi il baricentro rimaneva sotto l'altezza dell'asta lungo tutto il passaggio. Essendo sul posto di lavoro, ed essendo Corinna una donna, non le pass nemmeno per l'anticamera del cervello di interrompere inutilmente il collega, come solitamente sarebbe successo a parti invertite.
Novantanove virgola sessantotto centimetri sono quasi tredici centimetri sotto l'altezza del corrimano aveva continuato Gigliotti. Nel caso il corpo si fletta il baricentro si abbassa ulteriormente di circa tre centimetri. Tradotto in termini pratici, anche se il marchese fosse svenuto e si fosse afflosciato sul corrimano, non sarebbe potuto cadere di sotto, l'equilibrio lo avrebbe fatto cadere sul piano del tramezzo.
Ho capito. Per passare il corrimano avrebbe dovuto subire una spinta aveva continuato Corinna, adeguandosi al linguaggio tecnico del sinonimo (cio del tecnico).
E qui abbiamo il secondo problema aveva replicato Gigliotti. Il corpo del marchese presenta numerose fratture, le quali possono essere suddivise in tre gruppi: una frattura cranica in sede occipitale, cinque fratture costali in prossimit della colonna e una allo scafoide della mano destra. Tralasciamo per il momento la frattura alla mano, che non c'entra nulla, e concentriamoci sulle altre due fratture: costole e cranio. Le fratture costali sono prodotte dall'urto con un corpo piano ed anelastico...
... come il pavimento... aveva tradotto Corinna.
... mentre quella cranica  stata prodotta verosimilmente da un corpo lungo e affusolato...
... come il corrimano in fondo alle scale aveva concluso Corinna.
Come il corrimano in fondo alle scale, col cazzo aveva confutato Gigliotti, abbandonando temporaneamente lo stile didattico, e indicando le foto con l'indice. Le due fratture sono troppo diverse. Hanno profondit e aspetto d'impatto completamente diversi. Ho fatto due conti, partendo dalla descrizione delle fratture e dalla loro estensione, e non possono essere state prodotte dallo stesso fenomeno. Se io casco da quattro metri d'altezza, al momento in cui impatto con un corpo lo faccio con una forza data dall'effetto della gravit sul mio peso, giusto? Quindi, che io picchi con la testa o che io picchi con la schiena, lo faccio con la stessa forza, giusto?
Corinna aveva acconsentito tacendo, e Gigliotti era andato avanti.
In questo caso, siccome il corrimano  pi alto del pavimento, se il marchese fosse caduto avrebbe sbattuto prima la testa sul corrimano e poi la schiena sul pavimento. Quindi la forza dell'impatto sarebbe stata paragonabile, casomai il rallentamento dovuto al primo urto avrebbe prodotto un impatto sul pavimento con la schiena di forza minore. Avrei dovuto trovare una frattura alla testa pi grave e pi estesa di quella alle costole, oppure analoga.
Gigliotti aveva mimato il fenomeno atterrando col dorso della mano destra prima sulla lampada da tavolo e poi sul tavolo stesso, lasciandola quindi esanime.
Purtroppo qui  l'inverso aveva ripreso, risuscitando la mano destra dal tavolo e appoggiandosela piano sulla nuca. Anche considerando la diversit delle ossa del cranio e delle costole, non c' dubbio: la frattura del cranio  stata procurata con molta meno forza di quella che ha causato la frattura alle costole. Il cranio  fessurato, le costole sono sbriciolate. Per cui le cose sono due: o il marchese  caduto sul pavimento,  rimbalzato verso l'alto come su un tappeto elastico e ha picchiato la testa nel corrimano, e questo possiamo escluderlo data la natura del pavimento...
... oppure qualcuno ha dato una randellata al marchese sulla nuca e poi l'ha spinto di sotto dalla ringhiera aveva completato Corinna.
Gigliotti aveva sorriso.
Che bella la fisica, vero?
Corinna si era massaggiata la mandibola.
Ma allora, scusa, come me la giustifichi la sbarra piegata e sporca di sangue in fondo alle scale?
Be', questo  quello che ti hanno raccontato comment Gigliotti.
Non  una evidenza fisica, come queste qua.
Il problema  che non si sono mai contraddetti osserv il sovrintendente (quello femmina).
Allora vuol dire che se la sono preparata bene ribatt il sovrintendente (quello maschio).
Giglio, li ho interrogati per otto ore ciascuno. Lo sai come esaminiamo gli indagati. Bisogna essere bravi per non contraddirsi mai. Ora, che tu incontri uno scafato che non ci casca mai pu essere, ma tre...
Eh, la scienza ha questo di fastidioso: io ti posso dire solo quello che non pu essere successo. E di sicuro non  andata come dicono 'sti tre.
E quindi Corinna aveva cominciato a fare l'unica cosa che potesse fare: riguardare ogni documento dell'indagine, anche se non sapeva se potesse servire o meno. Si dice, a volte, cercare un ago in un pagliaio: ecco, Corinna stava cercando in un pagliaio qualcosa di forse grosso come un ago, ma che non sapeva esattamente cosa fosse. E fu cos che, a un certo punto, ebbe la sensazione di aver trovato qualcosa.
Per essere sicura di averlo trovato, fu costretta a telefonare a Gigliotti. Chi scrive comprende il vostro disappunto: un qualsiasi lavoratore pubblico oltre a dei doveri ha anche dei diritti, e anche Corinna sapeva benissimo che era sacrosanto diritto di Gigliotti di non lavorare oltre le sette di sera ma, come sa qualunque studente di qualsiasi materia dalla matematica alla giurisprudenza, sapere qualcosa  un conto e saperla usare  un altro.
Pronto, Corinna.
Ciao Giglio. Ti disturbo?
Ma figurati, sono appena le nove e mezzo di sabato sera. Ho invitato a cena Beyonc ma lo sai, lei  sempre in ritardo. Dovrei avere una quarantina d'anni di tempo prima che arrivi, dimmi pure.
Senti, prima mi hai elencato le fratture del marchese. Hai anche detto che c'era una frattura al polso, ma quella hai detto, tue testuali parole, che non c'entra nulla...
Eh s,  una frattura precedente.
Cio,  una frattura saldata?
No, no,  una frattura ancora ben presente, ma precedente alla morte.
E come fai a saperlo, scusa?
Si vede dalle analisi. Abbiamo prescritto delle analisi molto precise sul corpo della vittima, dato lo stato di conservazione. In sostanza, quando un osso si frattura sulla sua superficie si libera una proteina, la glicoforina, che per comincia a venire riassorbita quasi subito dall'osso nuovo, dal momento che l'osso vivente inizia pressoch immediatamente il processo di guarigione. Ma se la frattura avviene al momento della morte, o ne  la causa, da quel momento l l'osso  morto, ergo non si riforma e non riassorbe pi nulla, e quindi la povera glicoforina l rimane. Ora, sulle fratture alle costole e al cranio la glicoforina  presente, ma sulla frattura al polso no. Questo significa che il polso del marchese si era fratturato giorni prima della morte.
Dove si trova di preciso, questa frattura, me lo descrivi?
 una frattura di scafoide, cio, l'osso che si incastra tra il primo metacarpo del pollice e il radio.
Scafoide... e senti un po', te che sei tutto calistenico, che movimenti impedisce la frattura di quell'osso?
Mah, principalmente l'estensione e la circonduzione della mano.
Cio, per intenderci, se avessi lo scafoide fratturato non riuscirei a girare l'acceleratore della moto, giusto?
Esatto, no, quello sarebbe proprio un movimento doloroso. Lo scafoide  un osso bastardo, anche quando te lo fratturi spesso la radiografia non lo vede. Te sei convinto che sia un dolorino da trauma di quelli che passeranno e poi invece non passa, anzi, a volte l'osso ti va in pseudoartrosi e sono cazzi.
Giglio, ti rendi conto del significato di quello che mi hai appena detto, vero?
Be', significa che il marchese aveva il polso fratturato nei giorni precedenti alla morte. Lo avevano detto alcuni testimoni, era caduto qualche giorno prima. Probabilmente era per quello che non aveva preso la moto per andare a Firenze a vedere la partita. Non riusciva a girare l'acceleratore.
Appunto, Giglio. Gli faceva male girare l'acceleratore. Capisci?
Be', s... ma non lo sapevamo gi?
Chiediamo indulgenza in anticipo per il sovrintendente Stelea, in quanto era in procinto di macchiarsi del reato di delitto contro l'uguaglianza di genere (art. 604-bis codice penale, anche se la giurisprudenza su questo punto  ancora poco chiara), ma ogni tanto anche il lavoratore delle forze di polizia ha il diritto di sfogarsi.
Cazzo, Gigliotti, ma sei veramente un maschio. Gli faceva male girare l'acceleratore!
Eh. E quindi non poteva guidare la moto. Ma non lo sapevamo gi?
Io ci rinuncio.
 disdicevole, ma chi scrive deve ammettere che la scrivania di Corinna a questo punto era un vero e proprio casino: carte ovunque, di tutti i generi, dai rapporti della scientifica alle riviste di enologia comprate giorni prima per documentarsi, un mosaico di carta che sembrava un pavimento posato da un piastrellista sbronzo.
Ma non possiamo che essere soddisfatti dell'abnegazione del sovrintendente Stelea, che era andata ben oltre quelli che erano i suoi doveri e adesso stava di fronte alla scrivania, in piedi, con le mani sui fianchi: un gesto che, per chi la conosceva, aveva un significato preciso. Il pi  fatto, dicevano quelle mani; ho capito cosa  successo, adesso devo solo capire perch.
Corinna, da bambina, adorava gli enigmi, come i labirinti stampati sui giornalini, di cui bisognava trovare la via d'uscita a partire dall'inizio con un tratto di penna, e ricordava ancora il giorno in cui aveva capito che c'era un trucco, o meglio, un metodo per trovare l'uscita facendo molta meno fatica. Bastava partire dall'uscita, non dall'inizio; ripercorrere al contrario la strada, dal tesoro fino al cartello della partenza, era molto pi facile. Ricordava ancora la sensazione di quel giorno, la sensazione di poter essere orgogliosa del proprio cervello. Una cosa che aveva provato non troppe altre volte, nella vita. E non di rado applicando lo stesso principio. Come negli interrogatori, come nei labirinti: vai al contrario. Parti da quello che sai, dalla fine: e quello che sai  che qualcuno ha dato una sprangata in testa al povero marchese, e il povero marchese  caduto in seguito a quella.
Ma come ha fatto a cadere se, come dice Gigliotti, il corpo aveva il baricentro pi basso della ringhiera? La risposta stava nella ringhiera stessa. Una ringhiera componibile. Una ringhiera malandata, l'aveva definita lo stesso Mori; perdeva i pezzi.
No, aveva detto letteralmente: ti rimaneva in mano. Ecco, c'era un unico modo in cui poteva essere andata: la sbarra che aveva colpito in testa Crisante Olivieri era davvero quella della ringhiera, che Ramona aveva visto insanguinata accanto al cadavere del padre. Ma quello che poteva essere successo era che fosse veramente in mano a qualcuno; che qualcuno l'avesse smontata o divelta dalla sua sede dal soppalco, l'avesse ribadita in testa al marchese sempre sul soppalco e che, a causa della mancanza di ringhiera del soppalco medesimo, dato che si trovava in mano all'omicida, il marchese fosse potuto comodamente precipitare al suolo, in ottemperanza alle leggi della fisica, e procurandosi ulteriori fratture alle costole, di gravit ben maggiore di quella alla testa. Poi due pezzi di ringhiera erano stati scambiati: quella che aveva colpito il marchese era stata rimontata in basso, accanto al cadavere, in modo che chi fosse entrato credesse che il marchese aveva battuto la testa nella ringhiera cadendo.
Infine, la notte, come da loro stessa ammissione, Mori, Papa e Ramona avevano pulito tutto. E i lavori di rifacimento successivi avevano cancellato ogni traccia.
Questa era la dinamica dei fatti, Corinna ne era sicura.
E anche sul chi, Corinna era piuttosto sicura. Una persona che si era tradita, inconsapevolmente, nonostante la storia raccontata perfettamente; talmente perfetta e coerente che doveva essere stata ripassata a lungo, la notte in cui Serena era rimasta chiusa in cantina.
Ma Mori aveva detto una cosa.
Una cosa di cui non si era nemmeno reso conto.
Una stupidaggine, una nota di colore, un particolare senza importanza e che sembrava uguale a mille altre cose gi sentite; ma anche i labirinti sono fatti di muri tutti uguali, e l'inizio della strada per uscire spesso sembra portarti in una direzione che non c'entra affatto, o addirittura riportarti indietro. Ma finch non batti nel muro, finch non incontri un vicolo cieco, hai il dovere di seguirla, quella traccia.
E Corinna aveva un unico modo di seguirla.
Il sovrintendente prese in mano il cartellino che aveva messo gi al centro della scrivania.
Isadora Covali, junior product manager.
E sotto, il numero di telefono. Bene, era il momento di usarlo.
Ci scuserete il tono confidenziale e romanzesco, ma in questi casi i poliziotti hanno il dovere di essere orgogliosi del proprio lavoro.
Pronto?
Pronto, Serena. Sono Corinna.
Ah, ciao. Scusa, non riconoscevo il numero...
 il numero dell'ufficio. Scusa l'ora, stai mangiando?
No, no. Cio, a dire la verit, stavo per andare a letto...
Corinna guard l'orologio uno dei pochi testimoni di cui poteva fidarsi completamente. Le undici e venti.
Oh cavolo. Scusa, io... cosa ha detto tuo marito?
Ha detto ai ragazzi che se qualcuno chiama a quest'ora dev'essere importante. Ci fu un momento di silenzio. E io, devo dire, sono d'accordo con lui. Dimmi pure.
Senti, avrei da chiederti una cosa. Anzi, pi di una cosa. Anzi, una valanga di cose. Ho bisogno di capire se una certa persona aveva un motivo per... insomma, lo sai.
Ah. Ok, certo, certo. Sono qui. Dimmi pure.
Allora, tieni presente che ho in mente un'idea ma non sono in grado di esprimerla ancora in maniera compiuta, ho un casino in testa, e perdonami in anticipo se ti far delle domande e poi non potr dirti che cosa comportano le risposte, e...
Corinna, non preoccuparti. Se posso essere d'aiuto, chiedi pure. Fammi pure tutte le domande che vuoi.
Benissimo. Incomincio, allora. In una azienda che produce vino, quanto  importante l'enologo?
...
.
...
Articolo 392 codice di procedura penale (comma b).
...
.
...
1. Nel corso delle indagini preliminari il pubblico ministero e la persona sottoposta alle indagini possono chiedere al giudice che si proceda con incidente probatorio:
[...]
b) all'assunzione di una testimonianza quando, per elementi concreti e specifici, vi  fondato motivo di ritenere che la persona sia esposta a violenza, minaccia, offerta o promessa di denaro o di altra utilit affinch non deponga o deponga il falso.
La porta dell'ufficio si apr e Corinna la tenne aperta.
La ringrazio, signora Covali. La pregherei di restare a disposizione nei prossimi giorni. Signor Olivieri?
Oreste Olivieri Frangipane, che era seduto sull'ultima delle seggioline di plastica in fila lungo il corridoio, si alz e si mise a posto la piega dei pantaloni senza una parola.
Pu sembrare una stupidaggine, ma uno dei doveri del buon poliziotto  di non trascurare nulla. Un particolare pu essere piccolo come una vite, ma se l'assenza di quella vite fa collassare tutta la costruzione, allora  bene sincerarsi che tale vite ci sia. E il tempo, la possibilit di fare determinati atti in un certo lasso di tempo, l'intervallo necessario per andare da qui a l,  da sempre il mulo da traino, l'utensile pi affidabile dell'investigatore esperto. Puoi mentire su tutto e farla franca, ma se (tanto per fare un esempio a caso) l'indagato sostiene di aver impiegato dieci minuti per andare in auto dal posto A al posto B e i due luoghi distano trentasei chilometri, o hai una Formula 1 o hai un grosso problema.
Per questo, le domande che stava facendo Corinna quella mattina riguardavano soprattutto il tempo.
Allora, signor Olivieri esord Corinna, mentre al suo fianco l'agente Corradini si risedeva al computer e cominciava a verbalizzare, le dovrei fare qualche domanda in merito alla notte tra il 20 e il 21 ottobre 2013. Dopo che sua sorella  andata via, la sera di domenica, per andare a Firenze alla cena di proclamazione, a che ora ha rivisto sua sorella?
Alle nove e dieci di mattina.
Molto preciso come riferimento.
Vede, quando l'ho rivista non mi ha nemmeno salutato.  entrata direttamente in camera mia senza bussare e mi ha chiesto: Ti sei accorto che babbo non  rientrato stanotte?. Mi  venuto istintivo guardare l'orologio. Erano le nove e dieci. Mi ricordo quella mattina piuttosto bene.
Le nove e dieci. E lei era a letto?
Stavo dormendo, s.
Lei aveva passato tutta la notte a casa?
S. Ero stato la mattina a Massa Marittima a visitare una tenuta, ho pranzato fuori con alcuni amici, poi sono tornato dopo pranzo e sono rimasto a casa a leggere. E da l non mi sono pi mosso.
Da solo?
Alle nove e mezzo il domestico  andato a casa, quindi dalle nove e mezzo s, da solo.
Come mai non  andato alla cena insieme con sua sorella?
Mi sembrava di averle gi risposto, a questa domanda... ma capisco, lei deve fare il suo lavoro. Come le ho gi detto, non era il caso che partecipassi alla cena. Sapevo per certo che sarebbero state presenti alcune persone che non mi erano e non mi sono gradite.
Lei si riferisce a Walter Mori?
Mi complimento per la sua memoria, sovrintendente. S, mi riferisco a Walter Mori.
Suppongo che, a causa di questo, non vi incontriate spesso.
Cerco di evitarlo quanto pi possibile.
Ed  mai stato nella Tenuta della Tegolaia?
Forse due volte, negli ultimi dieci anni.
E per quale motivo lei provava astio nei confronti di Walter Mori?
Io non provo astio nei confronti di Walter Mori. E lui, casomai, che prova astio e disprezzo nei nostri confronti. Anche questo ho gi avuto modo di dirglielo.
Ah gi, la storia dello zerbino... disse Corinna, con aria poco convinta.
Lei non mi crede?
Una storia francamente abbastanza incredibile, signor Olivieri.
Incredibile, ma vera.
Quindi lei sostiene che tale zerbino sia davvero esistito?
Ma che domanda ?
Corradini smise di scrivere e guard Corinna. Il sovrintendente gli fece cenno di continuare, poi rispose:
Le ricordo, signor Olivieri, non importa se si parla di un particolare marginale, che lei non  indagato, ma  qui in qualit di persona informata sui fatti. Non ha il diritto di non rispondere alle domande e non ha il diritto di mentire per difendersi. Se mi mente, commette un reato. Lei lo ha visto coi suoi occhi, tale zerbino, o qualche persona gliene ha parlato? chiese Corinna, sempre con il tono formale del sovrintendente che ammonisce il dichiarante a stare attento a cosa dice.
Ho visto con i miei occhi di fronte all'ufficio del signor Mori, in corridoio, uno zerbino con lo stemma della mia famiglia, per potersi pulire i piedi con il nostro blasone ogni qual volta volesse.
E sarebbe in grado di descriverlo, questo zerbino?
Come no? Circa di queste dimensioni, con lo stemma di famiglia bianco e giallo in campo blu, e sotto la scritta Olivieri Frangipane Vino in fiaschi e damigiane.
 il motto della vostra ditta?
Ma per carit... gemette Oreste. Una stupida frase di scherno, della quale l'autore magari era pure orgoglioso. Devo disegnarglielo o possiamo andare avanti?
Corinna scosse la testa, mentre Corradini continuava a scrivere sulla tastiera.
Lei mi deve perdonare, signor Olivieri, ma abbiamo il dovere di verificare la precisione con la quale i testimoni ricordano certi particolari.
Oreste Olivieri annu con aria di nobile sopportazione.
Mi scusi, sovrintendente, ma questa storia mi infastidisce ancora. Spero di averla convinta che non mi sono inventato nulla. Se non  necessario, preferirei andare oltre.
Corinna annu con fare pratico, rilassandosi visibilmente sulla sedia.
Sono d'accordo, abbiamo dedicato tempo sufficiente alla cosa. Ha molto da fare, in questo periodo, immagino. Deve seguire la fioritura, giusto?
Anche lei si intende di vigna?
Diciamo che qualcosa ho dovuto imparare, negli ultimi tempi...
Comunque s, siamo alla fioritura. I prossimi quindici giorni saranno una fase cruciale. Bisogna seguire la pianta giorno per giorno, e c' bisogno di tutta l'attenzione, cento occhi e cento mani, e senza Ramona  ancora pi difficile...
Sua sorella le d una mano anche in vigna, quindi?
In realt, ad essere sinceri, non proprio. La parte enologica la seguiamo maggiormente io e Papa, Ramona  pi sul lato amministrativo, ma se c' da fare lo fa. Se c' da montare su un trattore, per intendersi, non si tira indietro.
Mi ricordo. Mi accennava, quando ci siamo incontrati la prima volta, che lei segue la parte enologica e Ramona quella pi di vendite e di organizzazione, giusto?
 cos. Era la volont di babbo. D'altronde io ho studiato enologia e lei economia, sarebbe stato un po' bizzarro il contrario.
Qualcuno dei due avrebbe mai preferito il contrario?
No, in realt no. Ognuno dei due ama il proprio lavoro. E poi siamo sempre pronti a darci una mano l'uno con l'altra.
Come mai avete richiamato Papa, allora?
In che senso?
Nel 2016, mi risulta che la vostra azienda si sia rivolta nuovamente ad Alberto Papa come enologo. Ci sono fatture di consulenza che lo attestano.
Be', come le dicevo, c' sempre bisogno di una mano, e babbo stimava molto Alberto come enologo. Si fidava di lui, e aveva gi lavorato per noi...
Suo padre stimava molto Papa come enologo, e si fidava di lui. E di lei?
Prego?
Le ho chiesto se suo padre aveva per le sue capacit la stessa stima che aveva per quelle di Papa.
Mi sembra ovvio. Altrimenti perch mi avrebbe destinato a seguire la parte enologica?
Forse perch non aveva alternative. E forse a un certo punto  possibile che se ne sia pentito.
E perch avrebbe dovuto pentirsene?
Come le dicevo, signor Olivieri, ho dovuto studiare parecchio sul vino nel corso dell'indagine. E ho notato un particolare curioso, un particolare che spicca per la sua assenza.
Corinna appoggi sulla scrivania una delle sue amate cartelline, contenente delle fotocopie. Pagine di un libro, o meglio, di una guida, con delle bottiglie e dei calici stilizzati.
La vostra azienda, Olivieri Frangipane, sin dagli anni '80 ha ottenuto giudizi pi che lusinghieri sui suoi vini. C' solo un periodo in cui siete pressoch scomparsi dalle guide di settore. Fino al 2010, siete presenti con notevole assiduit nei vini top di molte guide; non di rado vi toccano anche i tre bicchieri, il riconoscimento pi prestigioso.
E quella era la prima vite che mancava, nella storia. Lo aveva fatto notare proprio Walter Mori, durante il proprio interrogatorio di garanzia (come verbalizzato a pagina 251 della presente narrazione): erano anni, aveva osservato Mori, che la ditta Olivieri Frangipane non imbroccava un vino.
Tale osservazione era stata confermata direttamente a casa di Martini Serena, grazie a una consultazione attenta e scrupolosa di un ventennio di guide in possesso di Serena stessa, dal Gambero Rosso a Wine Spectator.
Non era stato immediato ricostruire la cosa, perch nei vini l'effetto viene fuori molto tempo dopo la causa; un grande rosso da invecchiamento dell'annata 2011 viene messo in commercio dopo anni di affinamento in bottiglia, quindi nel 2014 o nel 2015. Ma dei vini Olivieri Frangipane prodotti tra il 2011 e il 2017 nelle guide non c'era pi traccia: l'azienda si riprendeva con un bianco nel 2018, appunto, e piano piano aveva iniziato a riaffacciarsi all'eccellenza solo negli ultimi anni.
Poi, dall'annata 2011 fino a circa il 2018, letteralmente scomparite. Non solo cessano i tre bicchieri, ma anche i doppi e i singoli.
Oreste Olivieri allarg le braccia, con l'aria dell'uomo elegante che vede una truppa di turisti mangiare con le mani sulle panchine davanti a Santa Maria Novella.
Abbiamo cambiato modalit di produzione, e ci siamo dati ai vini naturali. Non tutti li capiscono. Ci vuole tempo.
Be', sua sorella questo tempo non glielo ha concesso, tanto  vero che nel 2016 Papa  stato nuovamente assunto come consulente.
L'uomo scosse la testa. Non era una domanda, e Corinna non si aspettava una risposta.
Se vi ricordate, la domanda con cui Corinna aveva iniziato a consultare Serena la sera prima era molto semplice, quasi infantile: che lavoro fa, e quanto  importante, esattamente, un enologo?
Ma l'enologo in questione, quello che Corinna aveva in testa, non era Alberto Papa.
In realt gi suo padre aveva intenzione di assumere Papa, e da ben prima. Pi di una persona mi ha confermato che il marchese Crisante aveva contattato Papa nuovamente nell'estate del 2013, per chiedergli di lavorare in esclusiva per voi. Papa gli ha risposto che non poteva seguire contemporaneamente voi e la Tegolaia. Altri hanno confermato questa richiesta.
Chi glielo ha detto, Mori e Papa? Le ricordo, sovrintendente, che il signor Mori Walter e il signor Papa Alberto hanno mentito pi volte nel corso di questa indagine.
Ha ragione. Su una cosa, per, Mori concorda con lei.
Corinna tir fuori una seconda cartellina, di colore
verde, con scritto MORI WALTER, interrogatorio garanzia, 27/10/2023.
Nella sua dichiarazione cominci Corinna Walter Mori descrive precisamente lo zerbino di cui lei stava parlando all'inizio della nostra chiacchierata.
Oddio, con questo zerbino, disse lo sguardo di Oreste Olivieri.
Quello che emerge da questa dichiarazione, signor Olivieri,  che lo zerbino in questione  stato consegnato a Walter Mori per il suo quarantesimo compleanno, in data 20 ottobre 2013.
 possibile che questa informazione colga il lettore di sorpresa, e lo induca a pensare che Corinna ne fosse venuta incidentalmente in possesso solo poco prima. In realt, Corinna lo sospettava da tempo. In occasione del primo colloquio tra Corinna e Isadora Covali (come verbalizzato a pag. 79) la detta Covali ricorda di essere stata presente alla detta festa di compleanno. Sempre come da verbale, a pag. 248, Mori riporta che detto zerbino gli  stato regalato per il suo quarantesimo compleanno. A pag. 231, nel riportare le generalit degli indagati, si annota a registro che Mori  nato il 20/10/1973. Tutte queste informazioni, combinate, avevano permesso a Corinna di inferire, e quindi successivamente di ottenere per via testimoniale, l'informazione qui riportata.
Come da testimonianza della signora Covali Isadora, la persona che  appena uscita da questo ufficio prima che lei entrasse, tale oggetto gli  stato consegnato la domenica dai signori Leonarducci Giovanni e Birindelli Alessio, durante la festa di compleanno organizzata nella tenuta, e posato di fronte all'ufficio. Lei era presente alla detta festa di compleanno?
Ma per chi mi ha preso? Io andare alla festa di compleanno di quel buzzurro?
Lei quindi conferma che non era presente alla festa. Si ricorda allora in che occasione ha visto il detto zerbino?
Ma non me lo ricordo... saranno passati anni.
Glielo chiedo perch lo zerbino  stato regalato, e quindi esposto dove lei dice di averlo visto, in data 20 ottobre. Invece, sempre in data 20 ottobre, Walter Mori asserisce di averlo tolto dal corridoio e averlo gettato via prima che arrivasse in cantina sua sorella, Ramona, avvertita dell'accaduto. Alberto Papa conferma questa versione. Per cui, stando alle due versioni concordanti, il lasso di tempo in cui lei pu aver visto questo oggetto si restringe al giorno 20 ottobre 2013.
Corinna volt lo schermo del computer in modo tale che Oreste Olivieri potesse leggere.
Ora, come da sue parole riportate e che le rileggo, lei mi dice che nella giornata in questione lei la mattina era fuori sede, a Massa Marittima, ed  tornato a casa nel pomeriggio. Il suo domestico conferma che lei  rimasto in casa fino alle nove e mezzo, ora in cui il suddetto l'ha lasciata solo. Per cui le chiedo ancora una volta, signor Olivieri: in che frangente lei ha visto lo zerbino di cui si parla?
Nessuna risposta.
Sarebbe sbagliato dire che lei pu aver visto quello zerbino solo nella notte del 20 ottobre 2013, mentre in compagnia di suo padre si trovava all'interno della cantina della Tegolaia?
Silenzio.
Sulla base di quanto da lei dichiarato,  ragionevole supporre che lei si trovasse insieme a suo padre, Crisante Olivieri Frangipane, la notte in cui  deceduto per cause violente, nel luogo stesso in cui  stato rinvenuto il cadavere. Lei ha modo di dimostrare l'infondatezza di questa supposizione?
Di nuovo, nessuna risposta.
Corinna guard verso il collega, e annu.
Corradini, senza scomporsi, ricominci a scrivere.
A questo punto, alle ore 11,35, si d atto che essendo emersi dalle dichiarazioni appena rese indizi di reato sul conto della stessa persona esaminata, il presente verbale viene interrotto, previo avvertimento che sul suo conto saranno svolte indagini.
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Qualche settimana dopo.
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La storia che raccontiamo oggi  una storia antica e contemporanea, una storia di blasoni nobiliari e di esigenze imprenditoriali, con un aspetto quasi da mitologia greca, perch parliamo di figli che uccidono i padri.
Aspettai che il cancello elettrico si chiudesse prima di partire. Lo ha installato Virgilio, che quando deve programmare un computer  un mostro ma quando deve mettere le mani su un aggeggio elettronico li crea, i mostri. Mi ricordavo ancora di quando aveva programmato gli irrigatori per farli funzionare dalle quattro alle sei di mattina, io ero a giocare sul prato con Martino e alle quattro del pomeriggio in punto sono scattati, e da Ponte San Giacomo mi sono ritrovata tutto d'un colpo in Amazzonia.
Solo quando si fu chiuso partii, mentre intanto il podcast continuava.
La nostra storia inizia il 20 ottobre 2013, quando Crisante Olivieri Frangipane, marchese di Poggio al Greve, esce dal cortile della sua abitazione, alle sette di sera, a bordo di un veicolo un po' particolare. Non  la motori eletta, che usa di solito, la potente Norton che adora, ma  un altro mezzo che usa spesso: un motocarro, un Ape. Perch usare un Ape? Ci sono due motivi. Crisante  un viticoltore e adora usare questo mezzo, versatile e affidabilissimo, per spostarsi nei sentieri tra le vigne, ripidi e fangosi, in cui praticamente ogni altro mezzo  inservibile. Ma c' un altro motivo per usare il motocarro: Crisante, nel cassone, trasporta un oggetto, un oggetto curioso, insolito per un agricoltore. E una cassetta da sei bottiglioni di Coca-Cola. O meglio, al momento in cui esce di casa ancora non c': la comprer al supermercato, di l a poco, dopo essere uscito di casa.
Percorsi tutta la stradina di casa mia con estrema cautela. Questo  un posto residenziale, pieno di bimbi e di nonni, quando si guida bisogna avere sei occhi, due per ogni asse dello spazio. Poi, arrivata in fondo, misi la freccia e svoltai.
Con questa Coca-Cola, Crisante si dirige verso la cantina di un'altra tenuta vinicola. Si chiama la Tegolaia,  confinante con la Tenuta Olivieri, ma  molto pi grande.  di propriet di una multinazionale olandese che si chiama Oreng, ed  amministrata da un italiano, Walter Mori. E Crisante conosce molto bene Walter Mori. Lavorava per lui, per Crisante, come direttore marketing fino a pochi anni prima, quando Mori si era licenziato per insanabili divergenze di vedute, e Crisante non l'aveva presa bene. Poi anche l'enologo che lavorava per Crisante si  licenziato ed  andato a lavorare anche lui alla Tenuta della Tegolaia. Ricordiamoci questo nome, Alberto Papa.  importante, torner.
Ecco, questo non  proprio esattissimo. Alberto lavorava gi per la Tegolaia quando ha abbandonato Crisante nel 2011, non ce la faceva a seguire entrambe. Ma transeat, non  fondamentale.
Anzi, in un certo senso,  proprio Alberto Papa il movente di quello che succede, e che potremmo definire gelosia. Ma non immaginatevi niente di torbido, quella che stiamo per raccontare, pur nelle sue tragiche conseguenze,  una storia molto pi comune. Quello che e importante, a questo punto,  che Crisante Olivieri e Walter Mori si odiano. Si detestano. Crisante ha giocato a Mori degli scherzi piuttosto brutti, in un caso l'ha addirittura umiliato in pubblico.
Altro che umiliato in pubblico. La sottoscritta lo sa bene,  stata lei la causa di quell'umiliazione.
Ma non era il solo, Mori, che Crisante aveva umiliato. Il marchese Crisante, in un certo senso, incarna la maledizione del toscano, come la chiama qualcuno: una persona che se incontrata occasionalmente  simpatica, piacevole, estroversa, ma a viverci insieme pu rivelarsi un incubo. Anche i figli, spesso, sebbene adulti, si sentivano rimproverare come se avessero ancora dieci anni.
Trattava chiunque come se non capisse un tubo, mi aveva detto Papa. Se ti capita una volta, ed  uno sconosciuto, ti arrabbi. Se ti capita tutti i giorni, e quell'uomo  tuo padre, la rabbia cova e cresce.
E mentre ascoltavo queste parole, un tizio in monopattino  sceso dal marciapiede e si  immesso controsenso sulla strada, sfiorandomi e facendomi venire un infarto. A cose normali, avrei tirato gi il finestrino e sarebbe toccata anche a lui una bella umiliazione in pubblico. O forse a me, non lo so. Di solito esagero e poi va a finire che mi rendo ridicola. Ma oggi no, oggi proprio non  il caso di rovinarsi la giornata.
Chi di noi, noi che ci ribaltiamo dalle risate nel vedere Amici miei, vivrebbe accanto al conte Mascetti? Chi, nella vita reale, sarebbe in grado di sopportare i suoi scherzi? E attenzione, perch lo scherzo che il nostro nobile, il marchese Crisante, ha intenzione di fare quella sera  ancora pi pesante. Per prendere in giro Mori, e la sua azienda, spesso Crisante dice che i suoi vini sono tutti uguali, come la Coca-Cola. E Crisante ha intenzione di rendere concreta questa metafora, ha intenzione di versare della Coca-Cola nel tino dove sta fermentando il vino di punta della Tegolaia, un bordolese che ha un nome suggestivo: Alcielo.
Mi resi conto che stavo continuando a seguire il tizio con lo sguardo sullo specchietto retrovisore, e mi riscossi. Mi  gi capitato, pi di una volta. Mi incazzo perch qualcuno non mi d la precedenza, mi distraggo e rischio di fare un incidente anch'io.
Non  chiaro quale sia l'intenzione, se  uno scherzo o un sabotaggio. Forse lo diverte sapere che nel vino che verr venduto a prezzi stratosferici nei ristoranti pi pregiati c' della Coca-Cola, o forse in futuro ha intenzione di smascherare questa sua stessa adulterazione. Eh s, adulterazione: perch,  vero che nei vini si possono fare varie aggiunte, si possono far assorbire i tannini dalle botti, si pu aggiungere anidride solforosa per conservarli, ma per lo meno in Italia non si pu aggiungere zucchero. E la Coca-Cola ne contiene, di zucchero. Quel vino l, tecnicamente, da quel momento in poi non  pi vino. E Crisante si dirige verso la tenuta, con il suo carico, quando a un certo punto ha un problema.
Arrivai alla fine di via Pont elungo, dove si immette nella provinciale, e aspettai. A quell'ora era pieno di gente che andava a lavorare, e trovare un buco fra una macchina e l'altra non era mai facile.
Crisante qualche giorno prima  caduto, in casa, e si  procurato una piccola frattura. Una frattura comune, anche questa, pi comune di quanto si creda: una frattura allo scafoide, un osso del polso, talmente piccolo che alla radiografia le fratture dello scafoide molto spesso non si vedono. Non si vedono, ma si sentono, certi gesti fanno male, molto male, e man mano che li fai il dolore si acutizza e diventa insopportabile. Come girare un acceleratore. E il suo mezzo di trasporto, il motocarro, l'Ape, ha l'acceleratore, come se fosse una motocicletta.
Anche i monopattini sono pericolosi esattamente come una bicicletta, se usati a cazzo di cane come quel tizio prima. S, scusate, la smetto.
Dopo un po', Crisante non riesce pi ad andare avanti. E qui succede una cosa, uno di quei bivi che avrebbero potuto cambiare completamente la nostra storia, una vera e propria sliding door. L'ultima telefonata che parte dal telefono di Crisante e verso le otto e mezzo di sera, alla figlia, Ramona. Le chiede se e arrivata, e le chiede se Mori e Papa sono alla cena. Vuole essere sicuro, probabilmente, che alla Tegolaia non ci sia nessuno. Non c' nessuna chiamata dal telefono di Crisante dopo le otto e mezzo di sera, e per questo gli investigatori pensano in un primo momento che Crisante abbia sempre agito da solo. Ma non  andata cos.
Respirai profondamente. Un po' per farmi passare il nervoso del mancato incidente, un po' perch quella parte del racconto mi stringeva il petto.
Quando si accorge di non riuscire pi ad andare avanti, Crisante  in un punto della tenuta in cui sa che i cellulari non prendono. Ma Crisante, come tutti i vignaioli da queste parti, per parlare con persone nelle vicinanze non usa il cellulare, usa il walkie-talkie. Chiama il figlio con il suo walkie-talkie, gli descrive dove si trova e gli dice di venire a prenderlo.
Mi stringeva il petto talmente tanto che continuai a respirare profondamente.
Il figlio, Oreste, raggiunge il padre. Crede di doverlo semplicemente riportare a casa, ma il padre gli spiega invece quali sono le sue intenzioni. E Oreste, in un primo momento, lo aiuta.
Macch. Credevo di poter affrontare questo racconto in maniera fredda, razionale. E invece no, non ci riesco. Esattamente come con il monopattino, non riesco a mettere un confine tra la ragione e l'emozione.
 arrivato il momento di conoscere Oreste.  anche lui un enologo,  l'enologo di famiglia. Ma non  bravo come Papa, che  uno dei migliori d'Europa. E non  nemmeno bravo come vorrebbe il padre. Ha preso in mano lui la produzione dopo che Papa si  licenziato, e il risultato... be', il risultato  stato un disastro. Nel vino, ci si accorge tardi delle scelte sbagliate. Passano anni dopo la vendemmia, anni di fermentazione, maturazione in botte, affinamento in bottiglia. Dopo che sono passati tre anni, stappi quella bottiglia e rimani deluso. E il marchese Crisante  rimasto deluso, molto deluso. Tanto che ha deciso di chiedere a Papa di tornare a lavorare per lui, alla Tenuta Olivieri. Ma Papa ha rifiutato.
Lo sfondo del podcast cambi, e la labilissima musica di sottofondo scomparve, lasciando spazio al bruso di un'aula di tribunale. Part una voce che, pur non avendo mai sentito, riconobbi.
Ho fatto presente a mio padre che facendo quella cosa l, che adulterando il vino con la Coca-Cola, avremmo messo in una brutta situazione anche Alberto.
Lei intende Alberto Papa?
S, Alberto Papa.
E suo padre che le ha risposto?
Mi ha risposto che, mi perdoni, che erano cazzi suoi e che se voleva rimanere a lavorare per la NATO invece che tornare a fare il vino come si deve allora se lo meritava. Se uno se la va a cercare con il lanternino, se la merita. Cos disse. Mentre eravamo sul soppalco, continuavo a chiedergli perch avesse cercato di nuovo Alberto. Mi ha detto che avevo gi fatto troppi danni. Gli ho ricordato che erano le mie prime annate e che dovevo fare esperienza. Mi ha detto... non ricordo le parole precise che mi ha detto. Comunque, il senso era che non sapevo fare il mio lavoro e che stavo rovinando l'azienda.
Anche questo, a quanto sapevo, non era esattamente vero. Oreste si ricordava cosa il padre gli avesse detto. Me lo aveva raccontato Corinna.
Gli ha detto testualmente: Esperienza? Io alla tua et avevo gi due figli, te hai bisogno del manuale di istruzioni anche per cercare i porno su Internet. Non ti sai levare un dito dal culo, figurati se sei in grado di riparare ai casini che hai fatto. Avevamo una reputazione, prima che tu ti mettessi a giocare all'enologo. Da domani ne cerchiamo uno vero, ora intanto sistemiamo questi stronzi. Se uno se le va a cercare con il lanternino, se le merita.
Se uno se le va a cercare con il lanternino, se le merita ripetei. Eh, l'ha preso in parola...
Se sono vere met delle cose che hanno detto Oreste e Ramona sul padre, mi stupisco che non l'abbiano ammazzato prima disse Corinna. Umiliazioni su umiliazioni, continue. Trattati come due bimbetti. E quando  morta la madre, la cosa  peggiorata.
Di chi  morta la mamma? disse Martino, dall'alto delle scale.
Non lo conosci, tesoro.
Marti, lascia stare mamma disse la voce di Virgilio, sempre dall'alto.  tardi. Lo sai che Corinna  un poliziotto, se non vai subito a letto viene su e ti ammanetta al tubo dello sciacquone.
Non ce l'abbiamo il tubo dello sciacquone,  interno.
Notevole spirito di osservazione. Da grande farai anche te l'investigatore. Sarebbe bello che tu usassi questa attenzione anche coi segni delle equazioni. Virgilio, affacciandosi, si rivolse direttamente a noi: Scusate, se volete avere un minimo di privacy ed evitare che domani chiunque sappia tutto vi conviene andare in giardino.
S, forse  il caso dissi, chinandomi e prendendo il mio bicchiere.
Ma scherzi? disse Corinna. Colpa mia che mi sono trattenuta. Non mi sono resa conto del tempo che passava.
Be', vuol dire che sei stata bene.
Guarda, era un casino di tempo che qualcuno non mi invitava a cena.
Be', magari  il momento di ricominciare, no?
Corinna mi guard, e poi si guard intorno.
C'era un intero discorso, in quello sguardo, che lei
non avrebbe mai fatto e che io non avrei mai avuto il coraggio di cominciare. Era cos: io di Corinna continuavo a sapere molto poco, e non sapevo se lei era a conoscenza anche di quel poco.
Dai, che domani ci si sveglia presto tutte e due disse, alzandosi dal divano.
Ti accompagno alla macchina?
Ma no, non ti stare a disturbare.
Ci eravamo gi appoggiati un paio di volte a quella ringhiera, ed era venuta via dalla sede. Per cui la stavo tenendo, per evitare che si staccasse. Mio padre ha detto quelle parole, e la ringhiera si  smontata di nuovo. Avevo mio padre davanti a me.
E quindi lo ha colpito?
S, l'ho colpito.
Quante volte lo ha colpito?
Una. Una volta sola.
Il fruscio si spense, e l'audio torn da studio, con la musica labilissima in sottofondo.
Per ironia della sorte, il corpo viene ritrovato poche ore dopo, da tre persone, fra cui c' la sorella, Ramona. Viene chiamata proprio da Walter Mori, e vede una scena che sembra quella di un incidente. Mori e Papa, entrambi, sono convinti che sia un incidente. E le fanno una proposta, una proposta assurda. Talmente assurda che Ramona se ne va. Se ne va a casa, preoccupata. Deve dare la notizia al fratello.
Uscii dal viale alberato immettendomi sulla via dell'argine, e mi avvicinai all'inevitabile rotonda in uno stato d'animo tale che non mi sarei incavolata nemmeno se sulla rotonda mi avessero sorpassato due ciclisti, uno a destra e uno a sinistra. Presi la prima svolta, arrivai in fondo alla strada e vidi in lontananza il cartello con scritto Mulinello.
Quando arriva a casa, Ramona nota che l'auto del fratello non c'. Questo la consola. Ha ancora tempo, prima di dargli la notizia. E durante questo tempo, le parole di Mori iniziano a sembrarle meno assurde.
Mentre percorrevo la strada, solo un'auto mi pass accanto nella direzione opposta. Tutte le altre andavano nel mio stesso verso, dalla campagna alla citt.
Mori e Papa, i due che hanno trovato il cadavere, sono convinti che sia stato un incidente. Ramona  convinta che sia stato un incidente. E qui nasce la seconda parte della storia, una storia cos assurda che sembra tratta da una sceneggiatura, e invece  vera. La proposta di Mori e Papa  semplice: occultare il cadavere e nascondere il motocarro. Trasformare una tragedia in una scomparsa, per evitare accuse. Ognuno  colpevole, in quel momento: il vecchio marchese, di effrazione e danneggiamento, e Mori, per la mancanza di norme di sicurezza. Tutti e due hanno da perdere, e riportare in vita Crisante Olivieri non si pu. E Ramona si rende conto che l'unico modo per evitare danni a tutte e due le aziende  fare quello che dicono Mori e Papa.
Rallentai, mentre mi avvicinavo. Volevo godermi il momento, lo confesso, quelle ultime centinaia di metri prima di parcheggiare, un po' come il maratoneta che arriva in testa da solo al traguardo e sa che pu rallentare, perch nessuno pu pi raggiungerlo.
Il corpo del marchese viene seppellito, al buio, aiutandosi con le torce dei cellulari, e il motocarro viene fatto affondare in un laghetto poco distante. Poi Ramona torna a casa, sperando che il fratello non sia ancora tornato. Ma stavolta l'auto di Oreste  sotto casa. Oreste aveva detto che non sarebbe uscito di casa, eppure evidentemente lo ha fatto....
Spensi il podcast, tanto ormai ero arrivata. E poi, il resto della storia lo conoscevo pi di loro.
Una sola cosa non sapevo, e non ci sarebbe probabilmente mai stato modo di saperlo. Quanto aveva capito, Ramona, quella notte?
Aveva capito che il fratello era l in cantina, col padre? Sicuramente. C'era una cosa che nel podcast non veniva accennata, ma Corinna me lo aveva raccontato, ed era
il vero motivo per cui Ramona aveva cambiato idea. Ramona si era ricordata che il padre nei giorni precedenti aveva dolore al polso e non riusciva ad aprire le bottiglie
d'acqua. Non riusciva a girare i tappi a vite. E come avrebbe potuto fare, da solo, quella notte, a stappare sei bottiglie di Coca-Cola? Qualcuno doveva averlo aiutato. E l'auto del fratello non era nel cortile. Come aveva detto Mori, il marchese Olivieri era lei. Era lei che doveva gestire la situazione. Andava protetta non solo la memoria del padre, ma forse anche la posizione del fratello.
A quel punto, Ramona ha capito qualcosa di pi?
Ha capito che non stava pi nascondendo un'effrazione, ma un omicidio?
A queste domande, forse nemmeno Ramona sarebbe stata in grado di rispondere sinceramente.
Io stessa mi ero vista perdere la brocca perch mi ero convinta che Augusta Pino mi stesse accusando di avere un amante. Di che cosa si potesse essere convinta Ramona la notte in cui era morto suo padre, nemmeno Ramona stessa ormai poteva saperlo pi. Aveva ragione Barbero, aveva ragione Gigliotti: i testimoni, spesso, sono inaffidabili. Esserci e basta non basta.
Aprii il finestrino e misi la mano fuori, aperta, per sentire l'aria che mi dava il cinque scorrendo intorno alle mie dita aperte. Dietro il cartello della localit, c'era un isolato a forma di triangolo occupato da una specie di casermone di cemento ricoperto da insegne di ogni tipo. Uno dei posti pi brutti che possiate pensare. Ma a me quel posto, quel giorno, sembrava stupendo.
Ognuno ha un posto che giudica il pi bello del mondo. Una casa, un monumento, un canyon. Per me,
il posto pi bello del mondo  la basilica di Santo Spirito in Oltrarno, a Firenze. Perch non  un trofeo da turisti, o almeno non ancora, e perch in realt non  una chiesa, ma un manifesto programmatico.
L'interno  chiaro, luminoso, con tutti gli elementi architettonici evidenziati in grigio, e quando entri hai la precisa impressione di sapere esattamente dove sei. Sai quanti passi devi mettere in fila per arrivare all'altare, e quanto  alto il salto da compiere per toccare i rosoni del soffitto, regolari, scanditi, cos come  regolare e scandito il pavimento.
Conosci perfettamente quanto  grande l'edificio, ma non in metri o in braccia fiorentine: lo misuri con gli occhi, e l'unit di misura sei tu. Sai quanto  grande rispetto a te, sai quanto sei grande rispetto a lui. L'uomo  la misura di tutte le cose, dicevano nel Rinascimento, e il buon Pippo Brunelleschi questo concetto lo riassume in mattoni, a maggior gloria dell'uomo stesso.
E io, donna del duemila, che se disegno una casa faccio un rettangolo sormontato da un triangolo, e pure storto, ho sempre ritrovato inconsciamente tutto ci nelle mappe e nelle cartine o nella conoscenza delle colline della zona in cui abito. Sapere dove e a che distanza sono i posti mi dice se li posso raggiungere, e in quanto tempo, con che mezzo, o sforzo, o impegno. Non  la strada che si stende, sono io che la percorro. La libert a cui aspiro si definisce su una cartina in modo compiuto: non  la possibilit di andare ovunque, vagando in un deserto insensato, ma la possibilit di scegliere con consapevolezza dove posso andare, e solo se la strada per arrivare  confacente. Non so se alla fine ce l'ho fatta, se da grande sono diventata per davvero la regina dei sentieri; ma so che adesso per me questo titolo ha un altro significato. Non solo una persona orgogliosa della sua conoscenza, o affascinata dallo spazio, ma soprattutto una che sa valutare quanta forza serve per arrivare alla meta, perch ha capito che la cartina che le hanno disegnato intorno  solo un labirinto, e l'importante non  tornare al punto di partenza, ma uscirne. Scegliendo la strada giusta, si pu fare.
E quella strada su cui mi trovavo adesso, che da anni facevo sporadicamente senza guardarla, mi apprestavo a farla tutti i giorni, sempre la stessa e sempre uguale.
Parcheggiai l'auto un po' pi lontano di quanto avrei potuto, nel primo posto vagamente plausibile, e mi avviai a piedi verso l'edificio. Tra le insegne ce n'era una un po' pi piccola, che bisognava conoscere per individuarla; un cartello giallo con una scritta nera, che invece di dire addio a Bocca di Rosa diceva laconicamente: ACA Analisi Chimiche Ambientali.
Erano successe parecchie cose, in quei mesi. Per esempio, come mi aveva raccontato Virgilio, due nostri ex compagni di corso si erano separati. Non so se ve li ricordate, Nottolini e Bentiguardi; erano quei due che avevano messo su un laboratorio di analisi ambientale. E la separazione, che pure era stata abbastanza pacifica, non era stata indolore; nell'impossibilit di continuare a lavorare insieme, alla fine avevano preso la decisione di vendere il laboratorio e di spartirsi al cinquanta per cento i soldi della vendita.
Sarebbe un affare aveva detto Virgilio.
Sarebbe un affare aveva confermato Augusta Pino, dopo aver consultato i documenti e valutato lo stato patrimoniale e il reddito. Ora, se lo diceva Virgilio mi fidavo il giusto: ma se lo diceva Augusta Pino a seguito di confronto tra somma del valore patrimoniale e totale dei ricavi annui moltiplicati per un coefficiente misterioso dopo aver sgozzato un gallo di fronte a un Bancomat, tendevo a crederle.
Sarebbe un affare ma dobbiamo prendere un mutuo feci notare noi tutti questi soldi non ce li abbiamo. Cosa facciamo, vendiamo un rene di Pietro?
Casomai di Martino disse Pietro dal divano  pi giovane, vale di pi.
Quanto vi manca? chiese Augusta con tono perentorio.
Quanto ci manca rispetto a questa cifra? Ti direi, pi o meno... cio, adesso dovrei controllare, ma come ordine di grandezza...
Centomila disse Virgilio, con voce piana.
Centomila ripet Augusta Pino senza fare una grinza, rimanendo in silenzio.
Era la seconda volta che ci rivedevamo da quando... s, avete capito benissimo, non mi ci fate ripensare. La precedente era stata una sorta di quadriglia, sapete, quei balli inglesi dove quando uno
viene verso di me io vado dove stava prima lui, rigidi e impettiti entrambi come corazzieri col mal di schiena.
Benissimo, centomila dissi, per riempire il vuoto. E quindi?
Voi avete il mutuo, ragazzi.
Lo so, Augusta. E anche, anzi,  soprattutto per quello che...
Voi avete il mutuo. Io no. E non ne ho nemmeno bisogno. Ve lo dico, questa  un'occasione che non potete perdere.
Augusta cominciai, con un tono preso direttamente in prestito da un romanzo di Jane Austen. Non credo proprio che sarebbe opportuno...
Ascolta, Serena mi ferm Augusta, guardandomi direttamente nel cervello. La penultima volta che ci siamo viste, mi hai invitato in maniera piuttosto chiara a farmi i fatti miei.
Non dissi niente.
Posso farti notare che stiamo parlando del benessere e del futuro della famiglia di mio figlio, e che questi sono fatti miei?
Di nuovo, non dissi niente. Ma a volte lo stesso comportamento pu avere due ragioni differenti.
Avresti nuovamente la possibilit di tornare a fare la chimica...
E non di andare a giro ad avvinazzarti, mi sembr di capire da quella pausa ben pi lunga del necessario.
... e non mi sembrerebbe razionale buttarla via.
Guardai Virgilio.
L'ultima volta che avevo sentito Augusta Pino pronunciare la parola razionale avevo 16 anni, frequentavo la terza liceo, lei era la mia professoressa di matematica (non finir mai di stupirmi per gli isomorfismi del mondo) e stava parlando di numeri e rapporti tra essi. Adesso invece era mia suocera, e analizzava la possibilit che io, nuora, ricostruissi un rapporto con il lavoro con il lavoro per cui avevo studiato anni. Ma soprattutto, in quel momento, Augusta Pino non era suocera n ex, ma sempre temutissima professoressa: era una persona, lei s molto razionale, che stimava con lo stesso piglio con cui aveva affrontato la vita un investimento economico per tutta la famiglia, dimostrando ancora una volta capacit che a me e a Virgilio mancavano del tutto.
Mi costa dirlo: non fu tanto l'intervento economico indispensabile, per carit quanto piuttosto l'atteggiamento quasi manageriale a ricordarmi quali fossero le doti di quella donna, ed erano quelle stesse per cui normalmente l'ho criticata.
Mamma, sono centomila euro fece notare Virgilio. Sono tanti soldi.
Su quello hai ragione disse Augusta. Forse la cosa migliore  un assegno circolare. Andr bene, ai vostri amici, un assegno circolare?
Non illudetevi, n voi n lei: continuer a criticare.
Ma oggi posso solo essere riconoscente.
L'assegno va benissimo. Firmi qui, per favore.
Augusta aveva firmato, appoggiandosi al tavolo intagliato del notaio. Poi aveva firmato il direttore della banca.
Poi era stato il turno di Nottolini. Alla fine, la penna era arrivata in mano a me.
Sei nervosa? mi aveva chiesto Virgilio, la sera prima.
Era da tempo che non mi esibivo in una firma, e mi guardai con autentica curiosit mentre dalla S maiuscola gemmavano le altre lettere, piccine piccine, e le linee della M di Martini si curvavano sulle punte, disegnando una strada che non sapevo ancora dove mi avrebbe portato. E in quel momento ero ancora pi agitata della sera prima.
Non sono nervosa avevo risposto a Virgilio. Sono agitata. Sono inquieta.
Bene. Finch sei inquieta, possiamo stare tranquilli.
San Giuliano Terme, 25 maggio 2023.
...
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FINE.
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Per finire.
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Molte persone sono state tormentate prima e durante la scrittura di questo libro: ringraziarle  il minimo che possiamo fare.
Il primo ringraziamento, per ovvi motivi, ad Albiera Antinori e Vittorio Piozzo di Rosignano, per la loro gentilezza e ospitalit, oltre che per aver fornito continua ispirazione con i prodotti delle loro cantine.
Un ringraziamento speciale a Ivo Basile e Gianluca Putzolu, per averci raccontato, fatto toccare con mano e soprattutto assaggiare parecchi concetti fondamentali del mondo di cui parliamo, e ad Adriana Falsone per la sua competenza non so quante siano le case editrici dotate di sommelier. Un ultimo, ma non meno importante, ringraziamento ad Augusto Cava e Franco Manna, che il vino ce lo hanno fatto scoprire quando eravamo studenti universitari, nel corso di epiche serate nei loro ristoranti.
Non di solo vino vivono i romanzieri; i giallisti, in particolare, hanno un continuo bisogno di essere rassicurati sulle procedure di polizia. Un grazie sincero e bipartisan quindi a Cristiano Birga (Polizia giudiziaria), per la sua continua assistenza sul funzionamento delle indagini preliminari, e a Sergio Schiavone (Carabinieri), per le sue delucidazioni sulle metodologie scientifiche investigative. Se eventuali inesattezze fossero rimaste nel testo,  tutta colpa nostra.
Grazie ad Antonio, Mattia, Chiara, Floriana, Maurizio, Francesca, Rita, Tiziana, Valentina, Alessandro con la B, Alessandro con la G, Chiara con la C e a tutte le persone della casa editrice che hanno curato questo romanzo e soprattutto i suoi personaggi ancora pi del solito, che gi era parecchio. E grazie a Fulvio che, come al solito, deve fare gli straordinari.
Infine, grazie a tutti coloro che leggono i nostri manoscritti nella loro prima stesura, e non se ne sono ancora stufati: Serena, Virgilio, Letizia, Mimmo, Davide, Liana, Virginia, Massimo, Martina, Nicola.
E grazie a te, lettrice o lettore che hai in mano questo libro.
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FINE.